LETTERATURA ANTICA E MODERNA TRE

23/02/2026

 

Oggi ho una poesia di San Francesco d’Assisi.

SAN  FRANCESCO E  IL  LEBBROSO.

Di A.  Silvio Novaro

 

Svogliatamente al caval diè di spone

Francesco figlio di ser Bernardone

e uscì d’Assisi tacito e soletto,  e portava un

bel manto e un bel berretto,  ma triste egli era

e non sapea perché  mentre uno sguardo al ciel

d’autunno dié.  grigio era il ciel,  grigio il momte

Appennino,  e pien di foglie secche era il cammino.

Movensi al vento quelle foglie rosse:  la sua

tristezza ei non sapea che fosse…

Or mentre il pian cavalca pensieroso,  davanti

al suo caval vede un lebbroso,  che implora

l’elemosina col volto,  rotto dal male e

contraffatto molto.  Un freddo orrore si

raduna in mezzo alcuor di cavaliere un gran

ribrezzo gli lega i polsi.  Al suo caval s’abbraccia

perché da scudo alla vista gli faccia.

 

PROSA

 

Questa poesia narra con semplicità un episodio della  giovinezza di Francesco, quando ancora non era stato toccato dalla grazia di Dio.  Francesco,  figlio di un ricco mercante Pietro Bernardone,  era uno dei giovani più ammirati e invidiati di Assisi.  Eppure nonstante la ricchezza,   e la gioventù,  non era felice ,  anzi,  provava una grande insoddisfazione di sé,  di cui non riusciva a scoprire le cause.  Ma un triste giorno d’autunno,  il tipico autunno con le foglie secche trasportate dal vento e il cielo grigio,  Francesco se ne andò col suo cavallo senza una meta e senza allegria.  Appena fuori dalla città,  improvvisamente vide un lebbroso,  col volto devastato dalla malattia,  in atto di chiedere la carità.  Che spettacolo orrendo,  e il primo impulso per Francesco è stato quello di fuggire e di abbracciare più stretto il cavallo,   perché gli nascondesse la vista del povero malato.  Ma nel suo cuore nacque un sentimento di pietà:  scese da cavallo e trasse dalla sua borsa un fiorino d’oro e lo donò con gesto fraterno al lebbroso.  Poi non contento della carità che aveva compiuto volle baciargli tre volte la mano,  augurandogli la pace.  Poi montò a cavallo e nel partire si voltò per dargli ancora il saluto,  ma il lebbroso non c’era più.  Al suo posto c’erauna rosa che mandava un soave profumo e Francesco sentì il suo cuore sgombro di tristezza,   e pieno di allegria e di amore.

 

 

SPIEGAZIONE DEL VANGELO SECONDO MATTEO n. due

20/02/2026

TENTAZIONE DI GESÚ

Dal Vangelo secondo Matteo

 

Dopo il battesimo Gesù sentì una voce dall’alto dire: ” Questo è il mio figlio prediletto,  nel quale mi sono compiaciuto”.

Gesù fu condotto dallo Spirito per essere messo alla prova.  Restò quaranta giorni e quaranta notti senza mangiare né bere.  Ebbe fame,  soffrì,  ma non si arrese al maligno.  Gesù resistette alle lusinghe di Satana che lo incitava ad accettare le sue proposte,  dicendogli con tutta la malvagità che aveva in sé,  di trasformare quei sassi in pani,  allora avrebbe capito che era veramente il Figlio di Dio;  ma Gesù  benché fosse agli estremi delle sue forze,  gli rispose: “Non si vive solo di pane”.  Basta la fede in Dio a fortificare le nostre tentazioni.  Allora il maligno non si rassegnò e condusse Gesù nella città Santa,  lo fece andare sul pinnacolo del tempio e lo esortò a buttarsi,  e se era il Figlio di Dio Lui lo  avrebbe salvato.  Ma Gesù superò anche questa prova e  gli rispose:”  Non tentare il Signore  Dio tuo “. Di nuovo il Diavolo lo condusse sopra un monte altissimo,  e da lì si vedeva tutto il paese,  le ricchezze del paese e gli disse che se Gesù avesse venerato lui,  cioè satana sarebbe stato il padrone di tutto ciò che vedeva.  Gesù vinse anche l’ultima prova di satana,  lo invitò ad andarsene dicendogli: “Adora il Signore Dio tuo e solo a Lui rendi culto”.  Subito dopo Gesù fu venerato da una schiera di angeli,  perché riuscì a mantenersi forte e vincere il male.  Quel male tentatore che ci perseguita quando desideriamo il superfluo?  La vita comoda senza sacrifici e senza lottare;  quella cecità di persone che restano indifferenti al male degli altri; e tutto quello che non è amore per il prossimo,  per il creato e per il Cielo,  può indurci in tentazione e peccato.

21/02/2026

IL MARTIRIO DI GIOVANNI BATTISTA

Dal Vangelo secondo Matteo

Giovanni arrestato per ordine di Erode Antipa,  governatore della Galilea,  viene rinchiuso nella fortezza di Macheronte.  Tutto questo succede per far tacere l’uomo che ha comunicato i vizi di Erode,  il tetrarca corrotto;  per finire queste accuse,  prima che dalle predicazioni di Giovanni si espandessero fino alla politica.  Ma Erode si ferma solo alla prigione,  non lo vuole morto,  lo considera un bravo profeta e politico,  lui lo vuole solo neutralizzare.  ma a volerlo morto invece è la nipote di Erode,  Erodiade  soggiogata dalla madre sempre per lo stesso motivo;  perché aveva sposato il fratello di suo marito morto e non voleva che fosse motivo di scandalo.  Una sera Erodiade ballò per Erode suo zio,  e infatuato di lei anche per come ballava,  gli disse che avrebbe esaudito ogni suo desiderio. Erodiade volle la testa di Giovanni Battista su un vassoio d’argento;  Erode restò perplesso a questa richiesta della ragazza,  ma poi una promessa era altrettanto da rispettare e non negò questo suo desiderio.  Così mandò qualcuno a decapitare Giovanni e portarono la sua testa su un vassoio d’argento. Lui non si ribellò,  Per Giovanni conta solo la sua totale disponibilità per la missione affidatagli da “DIO”  e non l’esistenza terrena del suo corpo.

 

23/02/2026

 

LA PECORELLA SMARRITA

Dal Vangelo secondo Matteo

 

12  Che ve ne pare?  Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una,  non lascerà forse le novantanove sui monti,  per andare in cerca di quella perduta? 13 Se gli riesce di trovarla,  in verità vi dico,  si rallegrarà più per quella che per le altre novantanove che non si erano smarrite.  14 Così il Padre vostro Celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.

Spiegazione

Quello che ci vuole dire l’evangelista Matteo è intelligenza razionale e irrazionale,  la serenità  e un crescendo clima d’ amore per Dio,  per il prossimo e per noi stessi.  Gesù è il nostro pastore e noi le sue pecore;  ha un occhio per tutti,  specialmente per chi ha più bisogno,  come la pecorella smarrita;  essa ha perduto la fede,  e si è inoltrata in una via buia senza uscita;  solo Lui può risanarla,  e noi con il nostro aiuto .  Dio ci insegna come vivere, come trattare con amore non solo la gente a posto e buona con la fede,  ma soprattutto chi non è in grado di superare la barriera del male per entrare nella grazia della fede.  Non ci dobbiamo vergognare a tendere la mano a nessuno di chi ha toccato il fondo o così facendo togliamo la grazia di Dio:  se amiamo amiamo Dio,  se odiamo odiamo anche  Dio.  Ecco perché Gesù lascia le novantanove pecore del gregge,  rischiando di non ritrovarle per salvarne una:  ma le altre ormai potevano camminare da sole,  quella smarrita no.

Lo stesso vale Nella parabola “Il figliol prodigo” :  Il padre del ragazzo smarrito ha seguito le orme del Signore come nella “Pecorella smarrita” .  Il padre aveva perso un figlio ma poi accettando il suo ritorno a casa l’ha ritrovato;  come molti padri e madri non farebbero.

 

I MIEI VERSI E POESIE CINQUE

17/02/2026

 

Amore è il ritorno della primavera

che dà il suo benvenuto al mondo

è la sinfonia di un tramonto d’estate con le sue calde

lame  piene di luce per te.

Elena L.


A volte un fiore sotto i rovi nella boscaglia

nasconde ciò che c’è di più prezioso in un cuore

 e nello spirito:  sensualità,  potente che si lega al

profondo dell’anima, va oltre  questa fiamma

ed è la magia che solo l’amore vero sa riconoscere.

Elena L.

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18/02/2026

Il vero amore non si uniforma , resiste nell’essere se stesso;

vive nella realtà del cuore,  del corpo e dell’ anima e non si

perde mai tra le nuvole o tra le genti.

Elena L.

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Vai  dai poveri mortali,  eterno sogno d’amore,  io ti offro tutto di me  e del mio mondo.  Il tuo volto sarà mutevole,  vi si alterneranno la luce del divino,  la luce di mille vite in una sola e  la luce della speranza! Ineffabile Creatura! Offri la tua anima al giardino incantato delle rose.

Elena L.


19/02/2026

 

L’amore vero è grandezza che cela tra le pieghe della vita fino a sorprenderci, e arricchisce ciò che già ci appartiene,  senza stancarci mai.


20/02/2026

Tu sei la mia grande sete davanti a una fonte di acqua fresca. Come l’agonia di una vita cerca l’acqua della fonte di Dio Salvatore.


21/02/2026

 

I malintesi nascono dalle passioni instabili.  L’animo sensibile ritrova dimensioni interiori grandi piene d’amore vero.


22/02/2026

Un essere umano senza l’amore vero è come la Madre Terra colpita dalla siccità.  Non aspetta altro che la sua acqua per poter germogliare e vivere felice senza morire dentro come la cenere.

23/02/2026

Amore è irrazionalità lucida.  Questa minima differenza è di grande importanza.

 

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SPIEGAZIONE DEL VANGELO SECONDO MATTEO

13/02/2026

 

IL DISCORSO DELLA MONTAGNA

Dopo ogni miracolo e clamorose guarigioni,  Gesù è creduto da molta gente;  altra gente lo guarda con sospetto e diffidenza,  ma cerca di non darlo a capire,  tenendo ben nascoste le piaghe dello Spirito.  Gesù legge nelle loro anime,  e così salì sulla montagna,  gli apostoli si sedettero intorno a Lui facendosi ascoltare prima da loro,  prese la parola recitando le “Beatitudini”:  il codice dell’amore,  prolungato quel giorno e mai più revocabile.  Viene definito il rapporto verticale tra ogni uomo e Dio soldato,  al rapporto orizzontale di tutti gli uomini tra loro.  Certe sue parole hanno guarito i malati,  altre indicano la via per il risanamento dello spirito;  e requisiti capitoli per la conversione da perduti a beati. Ogni segno è un gesto d’amore,  e ogni gesto d’amore è accompagnato da riferimenti alla fede e da inviti da imitazioni di lui.  Gesù dice:  chi predica l’amore deve essere il primo a praticarlo.

 

16/02/2026

LA NASCITA DI GESÚ

 

Un giorno,  nove mesi prima a Nazaret,  Maria ricevette il messaggio destinato a sconvolgere la sua vita e quella di Giuseppe.  L’Angelo Gabriele entrò nella casa di Maria e le disse: ” Ti saluto piena di grazia;  il Signore è con te”.  Ma Maria si turbò a queste parole e si chedeva che cosa volesse dire questo saluto.  Ma l’Angelo soggiunse e le disse:  “Non temere Maria perché tu hai trovato grazia presso Dio;  concepirai e darai alla luce un bambino e lo chiamerai Gesù.  Sarà grande e da grande Egli verrà chiamato Il figlio dellAltissimo,  e Dio gli darà il trono diDavide suo padre e regnerà nella casa di Giacobbe per sempre,   il suo regno non avrà mai fine.  Allora Maria disse all’Angelo:” Ma come avverrà questo? Io non ho  relazione con alcun uomo”.  L’angelo le rispose:” Lo Spirito Santo verrà da te e la potenza dell’Altissimo  ti prenderà sotto la sua ombra,  per questo il bambino sarà Santo e verrà chiamato “Figlio di Dio”,  Emmanuele,  (Dio è con noi) .  Maria si assoggettò a questo destino più grande di lei;  ma non potè non pensare alla sua famiglia,  specialmente a Giuseppe.  Cosa dire a Giuseppe?  Le crederà?  Questo era il suo unico pensiero.  Matteo l’evangelista,  ci rivela che questa sua preoccupazione era grande e autentica.  Giuseppe saputa la notizia,  decise di ripudiarla in silenzio,  segretamente,  anche perché voleva molto bene a Maria,  non voleva farle del male.  Lui aveva già maturato questa decisione quando l’Angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse:  ” Giuseppe non temere di prendere con te Maria tua sposa,  perché ciò che ella ha concepito viene dallo Spirito Santo:  darà alla luce un figlio e tu gli darai il nome di Gesù.  Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati.  Quando si svegliò Giuseppe prese con sé Maria senza indugi.  Il tempo passò,  ci furono altri eventi dopo questi,  e un bel giorno Maria accompagnò Giuseppe fino a Betlemme  per il censimento.  Il viaggio era lungo e faticoso,  specialmete per Maria in quello stato,  ma Maria non era obbligata ad accompagnare il suo sposo,  lei ancora una volta decise di stare accanto a Giuseppe e lui accanto a Lei,  e poi nelle sue condizioni da gravida non si staccava mai da lei.  Arrivati a Betlemme,  si trovano nel villaggio binco,  sembrava un oasi di pace,  ma dentro era pieno di baccano,  di uomini tornati al paese per il censimento ,  di pellegrini,  pastori nomedi ecc.  Allora si recarono alla vecchia casa di Giuseppe,  ma anche lì era piena di ospiti,  non ci stava più niente,  Giuseppe era talmente preoccupato che non perse tempo,  si rifugiarono al riparo in una stalla per le greggi.  Maria,  proprio in quella notte mette al mondo un figlio,  lo fasciò,  e lo  depone in una mangiatoia,  dove si mettono i foraggi per le greggi.  In quel momento è nato il Salvatore di Israele;  ma solo due persone al mondo lo sapevano.  Non lontano da lì,  dei pastori  vegliato tutta la notte i recinti dei greggi,  per timore deavevanoi briganti stabilirono dei turni di guardia.  Il silenzio si era fatto ancora più profondo,  quando ad un tratto l’Angelo del Signore apparve in tutto il suo splendore e furono colti da grande spavento.  E l’ Angelo disse loro”  Non temete,  io vi annuncio una grande gioia,  che sarà quella di tutto il popolo.  “Oggi nella città di Davide  è nato il Salvatore che è Cristo Signore,  per questo vi servirà un segno,  voi troverete un neonato avvolto in fascie,  deposto in una mangiatoia”.  E subito si unì una schiera dell’esercito celeste,  che lodava Dio dicendo:  ” Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che ama.  I pastori allora abbandonarono i loro greggi e andarono a Betlemme dove trovarono Maria,  Giuseppe e il Bambino.  E mentre spunta un nuovo giorno essi glorificarono Dio per tutto ciò che hanno udito e veduto.

 

17/02/2026

 

I MAGI  SECONDO  MATTEO

La narrazione dell’omaggio reso a Gesù dai magi fatta dall’evangelista Matteo,  occupa nel Vangelo una parte importante.  In questo passo,  l’interpretazione logica,  va al di là del realismo storico:  e perciò il suo racconto può essere ben compreso analizzandone il signficato.  I magi venivano dall’Oriente,  dalla patria dei magi vaganti,  scrutatori di stelle,  e indagatori di misteri.  Sostanzialmente si tratta di stranieri.  Dopo i poveri,  sono gli stranieri ad accorrere riverenti presso Gesù.  E i loro doni al Bambinello,  simboleggiano tutte le ricchezze che i pagani portano con sé al momento della conversione:  la loro cultura,  le loro qualità umane,  e tutto ciò che di buono esiste per darlo in dono al grande Re.   I magi chiedevano in giro dove avrebbero trovato il neonato,  “Il Re dei Giudei”,  e dissero di avere visto sorgere una stella che li condusse proprio  là nella mangiatoia della stalla dove era nato ;  poi dopo   averlo adorato se ne andarono felici…

18/02/2026

  FUGA DALL’EGITTO

Il re Erode interrogò i Magi con l’inganno dicendo che voleva sapere dove si trovasse il  Messia per andare ad adorarlo,  mentre invece voleva trovarlo per ucciderlo;  ma sono stati avvertiti in sogno dall’Angelo di non tornare da Erode,  ma di ritornare al paese per  un’altra strada.  Erode dopo essersi accorto di essere stato ingannato dai Magi,  ordinò a tutti gli scribi e ai sommi sacerdoti del popolo di trovare il luogo dove era nato il Messia.  Erano appena partiti i Magi che un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe per dirgli di prendere con sé il bambino e Maria e di allontanarsi dal posto,  perché re Erode lo stava cercando per ucciderlo.  Così Giuseoppe,  Gesù e Maria partirono per l’Egitto e lì vi restarono fino alla morte di re Erode.  Nel frattempo Erode fece uccidere tutti i bambini che trovò,  al di sotto dei due anni;  andarono di luogo in luogo,  di casa in casa e ci fu la strage degli innocenti,  più di trenta bambini…

RITORNO DALL’EGITTO

Morto re Erode,  l’angelo apparve in sogno ancora a Giuseppe,  dicendogli di ritornare nel paese d’Israele perché ormai Gesù era al sicuro,  dal momento che chi lo perseguitava sono morti tutti.  Gesù era  sfuggito al massacro,  e  andarono ad abitare nella regione della Galilea, in una città chiamata Nazaret;  e così si adempì ciò che era stato detto dai profeti e Gesù fu chiamato il Nazareno.

Predicazione di Giovanni

Giovanni Battista,  nato alcuni mesi prima di Gesù,  ha scelto di vivere nel deserto,  un ambiente senza indulgenza per ogni tipo di debolezza.  Egli incontra gente di ogni tipologia:  poveri,  ricchi,  ebrei e non ebrei,  gente friduciosa e gente disperata ecc.  Ma tutta questa gente aveva qualcosa in comune:  tutti si aspettavano che accadesse qualcosa:  e a tutti egli rivela la venuta del Messia.  Li spinge a prepararsi,  diffonde a tutti la certezza del Suo arrivo,  perché l’atteso è già presente:  “si tratta di Gesù di Nazaret”  È mezzogiorno,  il sole sul deserto picchia forte,  screpolando anche le dune del deserto.  Giovanni è vestito come i beduini:  con una pelle di cammello,  per nutrirsi aveva miele e locuste. Si  affrettava verso il Giordano,  perché la gente arrivava da ogni parte di Gerusalemme,  da tutta la Giudea e dalle zone vicino al Giordano.  In riva al fiume lo aspettano i suoi discepoli,  sono sempre più numerosi,  e sempre di più;  ma  nonostante questo Giovanni non è soddisfatto,  anzi,  non lo è per niente. Lui vede con sdegno il suo paese cadere sempre più in basso,  nella fogna,  nel vizio e nella corruzione,  come Erode Antipa governatore della Galilea:  una fogna di corruzione e di vizio,  perché lui stesso è giunto a sposare la moglie di suo fratello.  Poi Giovanni viene attratto dalla corazza luccicante dei soldati e dice:  ci sono anche oggi dei soldati tra i seguaci in attesa.  Già ieri ne aveva battezzati due e chiedevano che cosa dovevano fare dopo il battesimo,  per essere davvero dei convertiti.  Giovanni rispose che non dovevano maltrattare il prossimo e di accontentarsi delle loro paghe che percepivano,  incitandoli a cambiare vita,  i loro pensieri,  affinché si trovassero puliti all’arrivo del Messia.  Giovanni lo ripete in continuazione dicendo loro:” Sta arrivando colui che è più potente di me;  se io vi bettezzo con l’acqua della conversione,  Lui vi bettezzerà con il fuoco dello Spirito Santo.  Lui saprà se siete grano da mettere nel granaio e se siete la pula da bruciare.  Con questo discorso Giovanni ci fa capire che senza la fede non riusciamo a vedere Dio nè tanto meno al riparo dall’inferno;  ma soprattutto la fede ci insegna come cambiare direzione per il nostro futuro e per il futuro del mondo.

20/02/2026

IL BATTESIMO DI GESÚ SECONDA VERSIONE

Dal vangelo secondo Matteo

Quel giorno Gesù dalla Galilea si recò al Giordano per farsi battezzare da Giovanni,  dove Giovanni è atteso da un gruppo di seguaci per ricevere il battesimo e per ascoltare la sua parola.  Ma tra la folla Giovanni riconosce Gesù;  si conoscevano già,  ma poi per le loro strade diverse si persero un po’ di vista,  ma non nel cuore.  I due giovani sono parenti, Giovanni pensa che Gesù sia venuto a parlare con lui,  come faceva qualche tempo fa,  a volte mettendolo anche a disagio.  Gesù ancora non ha fatto miracoli,  ma si è saputo della sua sapienza:  per Lui non c’era niente che non sapesse fare o dire.  Ormai Gesù per Giovanni era già un grande,  e non uno che doveva imparare da lui.  Però sapeva anche che Gesù non era ancora famoso come “Messia” ,  con una schiera di gente che lo adorava e una schiera che lo odiava, appunto per la sua sapienza e per essere l’unico vero “RE” come appunto avverrà nel corso della sua vita.  Ad un certo punto Giovanni e Gesù si trovano uno di fronte all’altro,  e quando Gesù china il capo per farsi battezzare,  Giovanni rimane perplesso,  anzi un po’ si altera perché davanti alla sua grandezza lui non avrebbe voluto battezzare Gesù,  non lo trovava giusto,   ma Gesù che battezzasse lui.  Gesù lo convince che questa è la volontà di Dio sulla terra.  Allora Giovanni comprende la parola “Giustizia” ,  lo fa scendere nel fiume e lo battezza.  Con questo atto,  qui incomincia la missione di Gesù e finisce quella di Giovanni.  Lui così umile e giusto si ritira per lasciare il posto al grande Re e Gesù percorre il suo camino senza di lui.  L’incontro ha sigillato i loro destini.  Uno incomincia e l’altro sta per finire,  addirittura Giovanni verrà poi imprigionato e decapitato per ordine di Erode…

 

 

 

 

 

DIALOGANDO CON VOI

13/02/2026

Residenza del dottor Robert e della dottoressa Linda

 

 

Buon S. Valentino a tutti gli innamorati  !

Amore significa non eludere mai la realtà immergendoci in facili distrazioni!

L’Amore è come un fiore perenne delicato da proteggere per non farlo morire mai.

Amore significa sentirsi  completamente liberi perché Amore è la pienezza del cuore e dell’anima.

L’amore non ferisce mai!

Se non sei capita non sei amata!

 

Annalisa  Che vuoi dire con amore significa sentirsi completamente liberi…

Elena  Certo non voglio dire di lasciarsi o di avere altre persone,  ma essere completamente liberi in questo senso significa che se ami davvero,  ti senti completamente libera dentro da ogni desiderio da ogni male da tutto il resto,  perché sei a posto così!  Poi non hai finito la frase che dice: “perché l’amore è pienezza, del cuore e dell’anima!”

16/02/2026

 

 

Annalisa   Perché ti sei scattata un selfie con gli occhi chiusi?

Elena  Perché  sabato pomeriggio sono andata a confessarmi e,  dopo avermi ascoltato, il parroco mi ha detto che ho il peccato negli occhi.

Annalisa  Quanto avrei voluto esserci per sentire quello che gli avrai detto!  Non oso chiedertelo.

Elena  Te lo dico  gratis:  io sono stata educata,  gli ho detto che se fossi stata senza peccato non sarei andata a confessarmi;  ho detto questo solo per essere gentile,  perché in realtà non ho fatto niente,  mi sono confessata per ricevere la Santa Comunione.  Lui rispondendomi maleducatamente,  io gli ho semplicemente fatto osservare di guardarsi dentro perché il peccato non era nei miei occhi ma nel suo cuore. Poi mi sono inginocchiata, ho salutato i Santi e sono uscita.  Bla,bla,bla,bla.

 

Annalisa  Ami di più i ricchi o i poveri?

Elena  Io amo le persone con la ricchezza interiore,  anzi la nobiltà d’animo;  poi che siano ricchi o poveri proprio a me non me ne può fregar di meno!  Sai sarò sfortunata,  perché la bruttezza interore la vedo ancora prima di parlare con una persona,  poi succede che mi dica:  ma dai non puoi sempre credere in tutto quello che vedi!  Invece sì,  devo crederci sempre se non voglio rimanere delusa.

Annalisa  È vero che anni fa sei stata fidanzata con un principe vero? Era straniero o italiano?

Elena  Prima era un vescovo,  adesso è diventato un principe.  Comunque se ti riferisci al principe inglese donnaiolo,  no!  Non avrei neanche accettato di conoscerlo!  Averli conosciuti ed essere fidanzati c’è un bel mare di mezzo.  Comunque sono cose che non devono riguardare che me stessa e nessun altro.

18/02/2026

Annalisa  Sai mi sono accorta che tu non riesci proprio a mentire,  sei come l’acqua pura che scorre nel ruscello di Robert e Linda.  I tuoi versi sono assolutamente vivi e stupendi;  ma cos’hai in quella testolina?

Elena  Mentire perché?  È una rottura.  In quanto a pura non dirmelo più perché mi offende;  sul serio.  Io non mento ma se non voglio dire una bugia sto zitta piuttosto.  Nella mia testa ho della segatura;  sai come dicevano quando ero piccola?  (degli zii acquisiti)  Ero così testarda che quando volevo ottenere una cosa non c’era niente che mi fermasse,  a meno che quella cosa ferisse qualcuno;  chi mi era a contatto mi diceva che avevo la segatura dentro la testa. Sapessi come si arrabbiava con loro  mia nonna!

 

Annalisa  Altro che segatura,  quelli che dicevano così erano analfabeti mia cara.

19/02/2026

 

Annalisa  Sei bravissima a fare le prose,  Te l’ha detto Marco quello che dice il suo prof, di Italiano?

Elena  Sì,  grazie!

Annalisa  Ti prego non smettere!

Elena  Per ora no,  ma a volte però ci sono poesie che non mi dicono tanto e questo mi fa rompere un po’ la pazienza.  Mi piace tanto la letteratura ma devi ammettere che c’è qualche poesia noiosa anche nei grandi poeti.

Annalisa  Anche questa prosa della poesia di Montale è bellissima. Quella che mi piace di più per ora è quella della “Lettera alla madre ”  della poesia di S. Quasimodo,  però sono tute belle,  anzi le tue prose abbelliscono le poesie pur restando nel tema.

Annalisa   Come ti piacerebbe vivere? Sei contenta della tua vita?

Elena  Non tanto,  d’ora in poi vorrei viaggiare di più,  per esempio andare a trovare Piter,  anche se sono posti impossibili,  io ci andrò.  Come del resto,  ora tra poco andrò a cavallo anche se prima di arrivarci dovrò fare un bel po’ di strada.

Annalisa  solo per cavalcare un’oretta o due?

Elena  Sì.

LETTERATURA ANTICA E MODERNA DUE

11/02/2026

Questa era la dimora del poeta Gabriele D’annunzio.  Ora diventata museo pubblico a Gardone Riviera (sul lago di Garda)

 

Elena  Oggi è stata una giornata molto impegnativa;  ringrazio di cuore Il dott. Robert,  Linda,  Alessandro e Federica.

12/02/2026

Elena  Sì,  entro oggi vi preparerò la prosa di un’altra poesia di S. Quasimodo.

“Lettera alla madre”.

“Mater dulcissima,  ora scendono le nebbie,  il Naviglio urta confusamente contro le dighe,  gli alberi si gonfiano d’acqua,  bruciano di neve.  Non sono triste nel nord,  non sono in pace con me,  ma non aspetto il perdono da nessuno;  molti mi devono lacrime da uomo a uomo.  So che non stai bene, che vivi,  come tutte le madri dei poeti povera e giusta nella misura d’amore per i figli lontani.  Oggi sono io che ti scrivo ” Finalmente dirai,  due parole di quel ragazzo che fuggì di notte,  con un mantello corto e alcuni versi in tasca.  Povero,  così pronto di cuore,  lo uccideranno un giorno in qualche luogo.  “Certo,  ricordo fin da quel grigio scalo di treni lenti che portavano mandorle, e  fichi alla foce dell’Imera,  il fiume pieno di gazze  di sole e di eucaliptus.  Ma ora ti ringrazio,  questo voglio, dell’ironia che hai messo sul mio labbro mita come la tua.  Quel sorriso mi ha salvato da pianti e da dolori;  e non importa se ora ho qualche lascrima per te,  per tutti quelli come te che aspettano e non sanno che cosa.  Oh gentile morte,  non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro,  tutta la mia infanzia è passata sullo smalto del suo quadrante,  su quei fiori dipinti :  non toccare le mani e il cuore dei vecchi!  Ma forse qualcuno risponde?  Oh morte di pietà,  morte di pudore!  Addio cara,  addio mia dulcissima mater.

 

PROSA

Spinto dall’angoscia per la madre malata,  il poeta decide di rispondere  ad una delle sue lettere.  Inizia parlando del paese in cui vive,  delle nebbie del nord,  del fiume burrascoso,   degli alberi sbiancati dalla neve e spezzati dal gelo.  Nonostante questi scenari diversi dal paese in cui viveva da piccolo fino alla sua maggiore età,  dice che non è triste nel nord,  ma non è in pace con se stesso.  Molti gli devono lacrime da uomo a uomo,  per i torti subiti e l’amarezza a causa di chi non l’ha capito.  Ma non si aspetta che nessuno gli porga le scuse;  l’uomo così inorgoglito e superbo,  non si abbasserà mai a chiedere scusa a un poeta squattrinato.  Poi il pensiero va alla madre,  si rammarica per non averle scritto prima e per non essere diventato ricco ,e  di non averle dato una vita più dignitosa. Lei che ha vissuto solo per i figli lontani.  Poi il poeta immagina che lei risponda alle sue parole:  e con un lampo di gioia negli occhi ricorderà quel ragazzo  che tanto tempo fa se ne andò di casa con pochi spiccioli e qualche verso in tasca.  Lei preoccupata perché aveva paura che in quel mondo a lui sconosciuto si trovasse  male e anche nei guai,  per il suo buon cuore e per la sua ingenuità.  Ora lui la ringrazia per avergli insegnato l’ironia come difesa.  Poi si sente addolorato e non vorrebbe che morisse senza che prima possa leggere la sua lettera.  Egli implora la sorte perché l’orologio del tempo non smetta di andare avanti,  ricordandosi del vecchio orologio appeso al muro della sua cucina e cerca di capire pregando,  se Iddio gli dà una risposta,  ma forse con la sua poca fede non riesce a sentire la sua voce o il suo pensiero,  e  rassegnato dice:  la morte a volte ci toglie dalle ingiustizie e dalla sofferenza che la vita ci assegna;  e la saluta con un ultimo addio:  “addio  cara,  addio mia dulcissima mater”.

 

Annalisa  Ma questa prosa fa rabbrividire tanto è commovente;  è bellissima!  Perché non fai la prosa anche della tua poesia che hai dedicato a tua madre?  “Canto alla madre”?

Elena  Taci, taci,  che la dovevo fare l’anno scorso poi ho portato avanti e se non facciamo rumore andiamo avanti ancora.

16/02/2026

SANTA MARIA DEGLI ANGELI

Di Giosuè Carducci

Frate Francesco,  quanto d’aere abbarccia

questa cupola bella del Vignola, dove incrociando

a l’agonia le braccia,  nudo giacesti sulla terra sola!

E luglio ferve e di canto d’amor vola,  nel pian

laborioso.  Oh che una traccia  diami il canto

umbro de la tua parola,  l’umbro cielo mi dà de

la tua faccia!  Su l’orizzonte del montan paese

nel mite solitario alto splendore,  qual del tuo

paradiso in su le porte,  ti vegga io dritto con le

braccia tese cantando a Dio.  Laudato sia,

Signore per nostra corporal  sorella morte!

PROSA

Nel luglio del 1877 ilCarducci andò a Perugia come commissario per gli esami di maturità classica.  Di lì si recò a visitare Assisi e così ne scrisse al suo amico G. Chiarini: ” sono ad Assisi” :  è una gran bella cosa,  paese,  santuario e città,  per chi intende la natura e l’arte,  nei loro accordi con la storia,  con la fantasia con gli affetti degli uomini.  (Sono tentato dice il poeta di fare alcune poesie su San Franceso)”.  Ma in realtà gli venne fuori solo questa bella poesia intitolata “Santa Maria degli Angeli”,  che gli fu ispirata dalla visita alla basilica costruita nel luogo dove San Francesco morì.  Il poeta contemplando la bella cupola del Vignola (L’architetto Jacopo Barozzi,  detto il Vignola perché nacque a Vignola prov.  di Modena)  vorrebbe veder profilarsi,  sullo sfondo dei monti,  la figura del Santo,  in atto di preghiera,  mentre eleva a Dio il suo canto di lode e d’amore,  che si diffonde nella serenità del paesaggo umbro.

Elena  L.

17/02/2026

Oggi presento su richiesta un’altra poesia di Giosuè Carducci:  “Pianto Antico”. E la mia prosa.

PIANTO  ANTICO

L’albero a cui tendevi la pargoletta mano

il verde melograno da’ i bei vermigli fior

nel muto orto solingo,  rinverdì tutto or ora,

e giugno la ristora di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta,  percossa e inaridita

tu dell’inutil vita,  estremo unico fior,

sei nella terra fredda,  sei nella terra negra;

né il sol più ti rallegra,  né ti risveglia amor.

 

PROSA

 

Pianto Antico,  perche?  Perché è antico come la vita è il dolore umano che colpisce l’uomo per la perdita di una persona cara;  e perciò il Poeta chiama “Antico”il suo pianto per la morte del suo unico figlioletto  Dante.  Il dolore del Carducci fu straziante,  ma quando egli compose questa poesia,  un anno dopo la morte del piccolo,  esso si era come trasfigurato nella contemplazione virile di una legge universale.  La natura riforisce ogni anno a primavera,  e gode della luce e del calore del sole;  l’uomo invece quando la morte l’ha colpito,  non rifiorisce più  (questo è secondo lui)  E qui si nota che al poeta manca il conforto della fede cristiana nella vita futura,  e perciò il suo dolore,  pur così misurato,  è sconsolato e tragico.

Elena  L.

18/02/2026

Elena  Ancora G. Carducci a richiesta gentile

 

NELL’ANNUALE ‘ DELLA FONDAZIONE DI ROMA

 

Te redimito di fior purpurei,  april te vide su ‘ l

colle emergere, dal solco di Romolo torva

riguardante su i selvaggi piani;  te dopo tanta forza

di secoli ;  aprile irraggia, sublime,  massima,  e

il sole e l’Italia saluta,  Te ,  flora di nostra gente,

  o Roma.  Se al Campidoglio non più la

vergine tacita sale dietro il Pontefice

né più pèr Via Sacra,  il trionfo piega i quattro

candidi cavalli,  questa del Foro la tua solitudine

ogni rumore vince, ogni gloria;  e tutto che al mondo è

civile,  grande Augusto,  egli è romano ancora.

Salve Dea Roma!  Chi disconosciti cerchiato,  ha il senso

di fredda tenebra,  e a lui nel reo cuore germoglia

torbida la selva di barbarie.  Salve dea Roma! Chinato

ai ruderi del Foro,  io seguo con dolci lacrime e adoro i

tuoi sparsi vestigi,  patria,  diva santa genitrice.

Son cittadino per te d’Italia,  per te poeta,  madre dei

popoli  che desti il tuo spirito al mondo,  che Italia

improntasti di tua gloria.  Ecco a te questa,  che tu di

libere genti facesti,  come uon,  Italia,  ritorna,  e

s’abbraccia al tuo petto,  affisa ne i tuo in d’aquila occhi

E tu dal colle fatal pe’l tacito Foro le braccia porgi

marmoree,  alla figlia liberatrice additando le colonne

archi e gli archi:  gli archi che nuovi trionfi aspettano

non più di tegi,  non più di cesari,  e non di catene

attorcenti braccia umane su gli eburnei carri,  ma il

tuo trionfo popol d’Italia,  su l’età nera,  su l’età

barbara su i mostri onde tu con serena giustizia

farai franche le genti.  O Italia  O Roma!  Quel giorno

placido tonerà il cielo su’l Foro e i cantici di gloria

di gloria,  di gloria correran per l’infinito azzurro.

PROSA

Tra le molte poesie del Carducci che evocano il passato,  quelle ispirate dalla storia,  dal significato,  dal mito di Roma sono le più alte e potenti.  A Roma il poeta pensa con gratitudine commossa,  con slanci di passione,  con veri gridi dell’anima,  o che la saluti nell’Annuale della sua fondazione come “Flora di nostra gente”,  o che l’ammiri dall’alto del Gianicolo,  simile a una nave immensa lanciata per l'”Impero del mondo” o che rammenti le rovine imponenti delle terme di Caracalla e invochi la febbre per mantenere in sacro silenzio quella solitudine”.  Era il 21 aprile del 753 quando Romolo tracciò il solco della città quadrata;  oggi,  dopo tanti secoli,  Roma è ancora illuminata dal sole di aprile e l’Italia la saluta come la primavera della nstra gente.  Che importanza ha se i consoli non salgono più al Campidoglio per celebrare il loro trionfo?  Roma è grande anche nella solitudine,  e chi non riconosce la missione che essa ha esercitato nel mondo civile è un barbaro.  Il poeta ,  chino sui ruderi del Foro,  venera i segni dell’antico splendore e immagina che in futuro sul Palatino si celebrerà un nuovo trionfo,  quello del popolo italiano,  rinato a nuova vita,  sulle tenebre delle barbarie.  Quello pensa il Carducci,  che sarà un nuovo giorno di gloria per l’Italia e per Roma.

Elena L.

19/02/2026

Elena  Finalmente una poesia e poeta che mi piacciono molto.  Eugenio Montale in “Maestrale”.

MAESTRALE

S’è rifatta la calma nell’aria:  tra gli scogli

parlotta la maremma.  Sulla costa quietata nei

broli, qualche palma a pena svetta.  Una carezza

disfiorala linea del mare e la scompiglia un attimo

soffio lieve che vi si infrange e ancora il cammino

ripiglia.  Lameggia nella chiaria e vasta distesa,

s’increspa indi si spiana beata,  e specchia nel suo

cuore vasto,  codesta povera mia vita turbata.

O mio tronco che additi,  in questa ebrietudine

tarda,  ogni rinato aspetto coi tuoi raccolti diti

protesi in alto,  guarda:  sotto l’azzurro fitto

del cielo,  qualche uccello di mare se ne va; né sosta

che su tutte le cose pare sia scritto:  “più in là”.

PROSA

Il poeta paragona la sua vita al mare,  il quale come lui,  è fatto di tempeste e di calme. Si sente triste il poeta,  dentro di sé c’è un vuoto:  forse un vuoto d’amore,  ma poi guardando il paesaggio e i giardini (I broli sono i giardini) egli si sente più sollevato e dimentica per un attimo la sua tristezza.  E così anche il mare è tornato tranquillo dopo la lotta con il vento impetuoso:  soltanto qualche albero svetta lievemente e qualche piccola onda s’infrange sulla costa.  Il mare è freddo come l’acciaio,  e come in uno specchio si riflette la vita del poeta,  che nel vedere un uccello volare verso il mare,  incita se stesso  ad andare oltre,  sempre più lontano.

Elena L.

20/02/2026

Oggi invece abbiamo ancora una poesia di Salvatore Quasimodo: “Finita è la notte”.

FINITA È LA NOTTE

 

Finita è la notte,  e la luna si scioglie

lenta nel sereno,  tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra

di pianura,  i prati sono verdi, come nelle

valli del sud a primavera.

Ho lasciato i compagni,  ho nascosto il cuore

dentro le vecchie mura,  per restare solo

a ricordarti.  Come sei più lontana della

luna,  ora che sale il gorno,  e sulle pietre

batte il ferro dei cavalli.

 

PROSA

Il poeta dalla sua lontana Siracusa si è trasferito in Lombardia.  È settembre e le pianure lombarde brillano di vegetazione,  come in primavera le valli meridionali.  Una notte egli prova il desiderio di essere solo con il suo cuore,  e lasciati i compagni,  si chiude in una casa per ricordare,  e pensa con struggente nostalgia a colei che egli ama.  Passano così le ore;  la luce lunare è soppraffatta da quella dell’alba,  e a mano a mano che il giorno cresce,  e si odono i rumori della vita che si risveglia,  la figura della donna amata si allontana,  sbiadisce.  Con rammarico il poeta pensa :  è finita la notte e la vita attiva irrompe e rompe tutti i suoi sogni.

Elena L.

21/02/2026

Elena  Oggi abbamo la poetessa Ada Negri con la poesia “Fiorita di Marzo.

FIORITA DI MARZO

La fioritura vostra è troppo breve,  o

rosei peschi o gracili albicocchi nudi sotto ai

bei petali di neve.  Troppo rapido è il passo

con cui tocchi il suolo,  e al tuo passar l’erba

germoglia,  o primavera,  o gioia de’ i miei occhi.

Mentre io contemplo ferma sulla soglia dell’orto,

il mio miracolo dei fiori sbocciati sulle rame

senza foglie,  essi ne’ loro tenui colori,  tremano

già del vento alla carezza,  volan per l’aria

densa di languori,  e se ne va così la tua bellezza

come una nube,  e come un sogno muori,  o fiorita

di Marzo o giovinezza!

PROSA

Il primo apparire della primavera ogni anno,  sembra ai nostri occhi incantati un miracolo,  ma la sua durata ci ricorda la labilità di tutte le cose che come i fiori di questi frutti siano instabili.  È arrivata la primavera,  e al suo passaggio rapido l’erba germoglia,  i peschi si coprono di fiori rosa,  e gli albicocchi di fiori bianchi.  È una visione d’incanto che dà gioia agli occhi,  e la poetessa si ferma sulla soglia dell’orto per ammirare,  ma è altrettanto triste dentro perché questa fioritura è fragile,  basta un soffio di vento o una gelata notturna per distruggere tutto perché questi fiori sono sbocciati dai rami senza foglie;  come gli amori finti che non reggono più di tanto perché non ci sono le fondamenta della verità ma solo l’illusione.  E come i rami fioriti di ieri che ora sono grulli e spogli senza niente.  Troppo poco la fioritura è durata,  come la giovinezza infranta!

Elena L.

 

 

LETTERATURA ANTICA E MODERNA

04/01/2026

 

 

 Se leggerai  con passione le pagine qui

dentro, potrai provar grande emozione

ma ancora più dolce sarà l’incanto!

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MARCO     Tutte le tue prose e le tue relazioni di storia me le ha fregate il prof. di Italiano.  Adesso però avrei bisogno delle spiegazione di un capolavoro di Aessandro Manzoni “I promessi sposi”  Dai promessi sposi,  “Questo matrimonio non s’ha da fare”  Grazie!  Mille volte anche per lui.

 

Elena  Mi fa piacere.  Come abbiamo detto  il racconto non contiene  solo la descrizione dell’incontro di don Abbondio con i Bravi,  ma già anticipa i temi principali del romanzo,  e il nuovo stile di Manzoni narratore.  Egli,  fin dalle prime pagine, ci si rivela con atteggiamento bonario,  come di chi ha una più serena visione della vita,  ed è disposto a comprendere meglio i difetti degli uomini.  La figura di Don Abbondio,  già appare in una luce tutta negativa,  eppure c’è nel narratore,   con lo sdegno di chi,  riferendosi ad astratti principi di bene assoluto,  condanna chi lo trasgredisce,  bensì,  la convinzione che la viltà di Don Abbondio che lo fa venir meno ai propri doveri sia anche determinata dalla condizione storico-sociale.  Ecco infatti che Manzoni ci descrive la società del seicento,  società corrotta,  dove il potere ha sempre la meglio,  perché la giustizia viene amministrata dall ‘aristocrazia e questa,  non curandosi delle leggi,  che pare siano numerosissime e non tralasciano di stabilire pene severissime per ogni colpa,  tende solo a difendere i propri privilegi di classe.  Ecco dunque una società in cui ogni individuo tende ad associarsi ad altri,  per potersi difendere e poter a sua volta esercitare,  impunito ,  delle prepotenze.  Alla luce di queste considerazioni,   le colpe di Don Abbondio vengono considerate con benevolenza,  perché il povero curato conosce bene le leggi della società,  e sa che è meglio inchinarsi ai potenti;  di conseguenza egli ha impostato tutta la sua vita all’insegna della sottomissione al più forte.

Emerge una figura meschina,  senza dubbio,  un carattere ambiguo e servile,  che tende sempre a scaricare sugli altri le responsabilità;  che non assume posizioni a favore dei più deboli,  che solo contro questi sa essere forte, che aspira,  ad onta del suo sacerdozio,  ad una vita tranquilla e comoda.  Eppure si ha l’impressione che don Abbondio sia,  come altri,  vittima delle iniquità e delle sopraffazioni di quel periodo storico che va sotto il nome di “Dominazione spagnola”.

Elena L.

Marco  Grazie zietta ti amo.

05/02/2026

Elena  Come mi hai chiesto ieri sera,  ho già preparato la prosa di  “Rio Salto”,   (un’altra poesia del Pascoli.)

RIO SALTO  (prosa)

Questa poesia descrive un sogno ad occhi aperti,  Rio Salto è il ruscello che scorreva vicino alla sua abitazione. Piove a dirotto, e il rumore dell’acqua che batte contro la grondaia della sua casa,  suscita nella fantasia del poeta,  la visione di cavalieri chiusi nelle loro corazze luccicanti (cavalli pregiati da corsa riccamente bardati,  che venivano usati dai cavalieri nei viaggi oppure nelle cerimonie),  si allontanano al galoppo verso la valle fonda, lungo le rive del Rio Salto.  Il suo fantasticare lo porta lontano,  e si bea di questo stato euforico che lo trascina verso una realtà non troppo lontana e felice.  Ma cessati i rumori del temporale,  anche le immagini fantastiche si dileguano come la luce tremolante per il vento,  andava ad offuscarsi  piano piano verso una realtà diversa ma non meno bella di allora,  appaiono i rumori abituali,  si presenta al poeta,  qual è bella anch’essa non meno di un sogno:  è quella infatti della sua terra natia e i pioppi stormiscono lungo le sponde antiche del fiume!  Questa poesia fu scritta prima della morte del padre e del fratello;  quando ancora nella sua casa si viveva un’aria di felicità,  per la famiglia riunita.

06/02/2026

Prosa della poesia di Giacomo Zanella “Il mezzogiorno in campagna”.

 

Il poeta è una grande ammiratore della natura e delle sue bellezze,  sa osservare i vari aspetti e momenti,  e ritrarne con pennello di artista infinite e delicate sfumature. In questo sonetto,  dominano nella calma meridiana della campagna,  due personaggi: il mendico e il pollo.  Essi sono ravvicinati nel comune atto istintivo di soddisfare la propria fame.  A mezzogiorno il povero si ripara dal caldo, all’ombra di un vecchio noce,  e chiede la carità alla massaia,  mentre il cane abbaia difronte allo sconosciuto.  La donna caritatevole,  lascia per un momento la sua cucina, e offre al mendico un pezzo di pane.  Il povero mangia con avidità;  ma altri due aspettano qualcosa da quel pane:  la gallina e il pollo,  il quale si allunga tutto pur di arrivare alla briciola caduta in terra.

 

La prosa e la spiegazione dell’Inno “Fratelli D’ Italia”.

Goffredo Mameli compose l’inno fratelli D’Italia in quel clima di entusiasmo e di speranza che si era diffuso anche a Genova nel settembre del 1847,  in seguito alle riforme effettuate da Pio IX nello Stato Pontificio.  L’inno musicato dal genovese Michele Novaro,  divenne ben presto così popolare che tutti i patrioti lo impararono a memoria e lo cantarono sui campi di battaglia del 1848-49.  Così scrisse Giosuè Carducci:  ” Io ero ancora fanciullo,  ma queste magiche parole,  anche senza la musica,  mi mettevano i brividi per tutte le ossa.  E anche oggi,  ripetendole,  mi si inumidiscono gli occhi”. L’inno è un ardente invito agli italiani perché si uniscano,  nella fratellanza,  nella speranza e nel ricordo delle glorie passate,  combattano contro lo straniero, che calpesta il suolo sacro della Patria.

 

L’Italia s’è desta:  si è svegliata dal torpore provocato dalla dominazione straniera.

Scippio : P.  Cornelio Scipione era il grande generale romano ,  vincitore di Annibale nella battaglia di Zama.

S’è cinta la testa:  si è circondata la testa,  indossando l’elmo per combattere.

“Le porga la chioma”: la Vittoria porga la chioma all’Italia,  perché questa possa afferrarla.

 

07/02/2026

 

Auguro a tutti un sereno e gioiso weekend.

09/02/2026

E’ pericoloso far notar troppo all’uomo quanto egli sia simile alle bestie,  senza mostrargli la sua grandezza.  È anche pericoloso mostrargli la sua grandezza senza la sua piccolezza.  È ancora più pericoloso lasciargli ignorare l’una e l’altra.  Ma è molto utile mettergli davanti l’una e l’altra.  Se egli si vanta io l’umilio,  se egli si umilia,  io lo innalzo e lo contraddico sempre finché capisca che egli è un mostro incomprensibile!  (molti uomini quando voglono qualcosa di impossibile fanno così con il loro prossimo).

Difficile indagare l’anima umana:  difficile giudicare un uomo.  A volte uomini magnanimi hanno meschinerie e talora macchie perfino inconfessabili;  mentre a volte uno spiraglio illumina di luce improvvisa anche la coscienza  più tempestosa e nera… Misteri dell’anima umana,  in cui soltanto Dio riesce a leggere.

10/02/2026

Elena   Ragazzi,  ma,  io non ho difficoltà a fare le prose di ogni genere,  però mentre ci siete,  cercate delle poesie più belle;  avrei più soddisfazione anch’io.  Non che queste siano brutte,  ma sono tristi.

EUGENIO MONTALE     “Meriggiare pallido e assorto!

 

Meriggiare pallido e assorto,

presso un rovente muro d’orto

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli e frusii di serpi

Nelle crepe del suolo e sulla veccia

spiar di file di rosse formiche,  c’hora si rompono

ed ora s’intrecciano,  a sommo di minuscole biche

Osservare tra frondi il palpitare lontano

di scaglie di mare,  mentre si levano tremuli scricchi

di cicale dai calvi picchi.

 

PROSA

Elena L.

 

In questa poesia spicca il profondo e disperato pessimismo del poeta nei confronti della vita e del senso dell’esistenza umana.  L’angoscioso senso di vuoto che avverte chi è nato per scoprirsi sconfitto  (cioè tutta l’umanità) viene reso anche con il linguaggio scarno,  ridotto all’essenziale,  fino ad apparire oscuro.  La fatica del vivere è resa felicemente dalla struttura stilistica del componimento,  nel quale si trova un infinito di ogni periodo (meriggiare,  ascoltare, osservare,  spiare,  sentire);  ciò determina una pesante monotonia ritmica nelle notazioni del paesaggio che riempiono disordinatamente le tre quartine iniziali:  notazioni rapide e secche,  aride,  come è rapida e arida la vita dell’uomo.  E l’ultima strofa dà un senso compiuto alla premessa descrittiva:  non resta che una triste meraviglia in chi per tutta la vita è condannato a seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.  Ne pensiero di Montale,  questa muraglia rappresenta l’impossibiltà per il poeta, e per tutti gli uomini,  di superare i limiti posti dal destino al desiderio di raggiungere l’infinito…

 

Marco  Un’altra prosa di “Salvatore Quasimodo in : “Ed è subito sera”.

Elena  Ma quante ne volete?  Ne ho già fatte cinque di questa poesia,  tutte diverse, ma ovviamente con lo stesso significato.  E vada per l’ultima.

Ed è subito sera Prosa  (sesta versione)

Questa poesia elegante,  raffinata,  esprime l’amore,  il rimpianto delle cose perdute e il tormento del dolore umano.  Elena L.

 

 

RISPOSTE AI LETTORIQUARANTADUE CENTOSESSANTESIMA PARTE

03/01/2026

 

 

Sono Alessandra,  Mia figlia ha smesso di allattare il bambino perché è affetta da mastite;  che cos’è esattamente?  Si guartisce?  Ti ringrazio.

 

Elena  La mastite è una condizione  flogistica della mammella a decorso acuto o cronico. La mastite acuta si verifica nelle prime settimane di allattamento,  (si chiama esattamente :  mastite puerperale) in seguito a penetrazione di germi o ragadi attraverso il capezzolo e i condotti galattofori;  nel primo caso si ha una linfangite,  e poi una mastite interstiziale  essendo interessato lo stroma.  Nella seconda si ha una mastite parenchimatosa o ghiandolare.  Il processo può rimanere circoscritto (ascesso mammario o mastite purulenta) o può estendersi in tutto l’organo. (mastite totale o panmastite).  In ogni caso la mammella colpita presenta una tumefazione,  circoscritta o diffusa, dolente: inoltre si ha febbre, linfadenite, ecc.  malessere generale,  fuoriuscita di pus dal capezzolo, insieme al latte,  Il decorso è lungo e ostacola l’allattamento.  Si cura con antibiotici e spesso con incisione chirurgica con drenaggio.  La mastite cronica è causata da germi piogeni,  e presenta una sintomatologia analoga alla precedente.

Annalisa  Sono  andata dal medico perché ho gli occhi che mi lacrimano spesso e poi mi bruciano,  ecc.  lui mi ha detto che ho la cistite,  come può essere?

Elena  Sì,  hai la cistite agli occhi.  Si chiama dacriocistite ed è un’infiammazione del sacco lacrimale causata,  da streptococco o da pneumococco,  quasi sempre secondaria o ostruzione delle vie lacrimali. Nei bambini la dacriocistite, è una complicazione della dacriostenosi congenita;  negli adulti,  invece, può seguire a trauma nasale,  rinite ipertrofica,  polipi della mucosa,  ipertrofia dei turbinati inferiori,  ecc.  La dacriocistite acuta è caratterizzata da dolore,  rossore ed edema locali,  congiuntivite,  blefarite,  dacrioblenorrea,  e a volte da febbre e leucocitosi.  La dacriocistite cronica dà un lieve rigonfiamento del sacco lacrimale,  che in alcuni casi può presentarsi disteso per la presenza di una raccolta purulenta,  chiamata ascesso lacrimale o flemmone del sacco.

 

10/02/2026

Elena  Mi hanno chiesto che cos’è l’interferone.

È una proteina efficace,  prodotta da cellule animali,  capace di prevenire e di bloccare la riproduzione intracellulare dei virus.  La produzione di interferone è indotta dall’ingresso nella cellula sia di virus attivi,  sia di virus inattivati al calore o mediante trattamento con raggi ultravioletti.  L’interferone svolge certamente un ruolo di grande importanza nel processo di guarigione delle malattie da virus.  Esso condizionerebbe inoltre,  il grado di virulenza di un virus.  In pratica,  l’interferone avrebbe una funzione coplementare rispetto agli anticorpi,  i quali mentre rappresentano un valido mezzo di difesa contro l’attecchimento delle infezioni virali,  hanno però un’influenza modesta sul meccanismo di guarigione delle infezioni in atto.  Esistono tre tipi di interferone:  alfa,  beta  e gamma,  sintetizzati da cellule diverse  delle linee linfocitarie e fibroblastiche.  L’ultimo è chiamato anche interferom-immune.  Il ruolo biologico dell’interferone,  è stato per un certo tempo interpretato esclusivamente in funzione della sua attività antivirale,  mentre la maggior parte degli studiosi, ritiene che la produzione di interferone sia un articolare meccanismo di reazione delle cellule ad agenti dannosi di varia natura e che l’azione antivirale rappresenti un aspetto importante ma solo parziale di tale reazione.  La scoperta degli effetti antivirali dell’interferone ha comunque suggerito la possibilità di un suo impiego terapeutico  nelle infezioni da virus,  ma numerose difficoltà ne hanno reso  a lungo impossibile l’utilizzazione clinica.  Solo dopo numerosi esperimenti in laboratoro,  hanno cominciato ad essere disponibili i primi preparati commerciali a base di “Alfa, e Gamma  Interferon,  non privi comunque di effetti collaterali importanti come :  febbre,  astenia,  ecc.

19/02/2026

 

 Annalisa e Marco    Che cos’è l’infiltrato in medicina?  Grazie!

Elena  È una condizione patologica di un tessuto,  che ha subito un processo di infiltrazione.  Il termine viene più comunemente usato nel campo della patologia polmonare tubercolare.  Infiltrato perifocale o epitubercolosi,  reazione delle zone polmonari che circondano il  focolaio primario o le adenopatie satelliti.  L’inizio è spesso febbrile,  acuto con febbre a 39-40ºC,  acuto con tosse secca e dolore toracico,  seguito dopo pochi giorni da febbre,  e deperimento,  talora si riscontrassero segni clinici di essudato polmonare,  che però più spesso mancano,  per cui la diagnosi è possibile solo radiologicamente.  Di solito la regrssione avviene in poche settimane.  Infiltrato precoce o tisiogeno diAssmann-Redeker,  focolaio circoscritto post- primario,  solitamente unico,  situato in regione sottoclaveare di origine linfoematogena,  aerogena o da attivazione locale di vecchie lesioni.  L’inizio spesso è acuto,  febbrile,  se si tratta di decorso benigno,  la febbre dopo alcuni giorni esita in febbricola;  è molto frequente l’emoftoe,  anche come segno iniziale  (emoftoe d’allarme).  La risoluzione benigna è frequente,  ma non è rara l’evoluzione a cascosi acuta con escavazione e formazione di caverna,  con escreato positivo per la presenza di bacillo di Koch,  o la diffusione di un intero lobo con massima tendenza a caseosi.

 

23/02/2026

Patty  mi ha detto:   Ho chiesto a Marco che cosa posso fare per curare la sciatica,  lui mi ha risposto che devo farmi l’ernia al disco.  Dimmi che è uno scherzo.  Grazie!

 

Elena Potrebbe essere uno scherzo di tuo figlio,  ma non è così banale come scherzo.  A volte  il dolore sciatico è dato proprio dall’ernia al disco.  Non dovrebbe essere il tuo caso,  anche perché se è una sciatalgia si risolve bene.  Sei all’inizio quindi non sei recidiva e questo è un bellissimo segnale.  Usa i farmaci che ti ha dato il medico,  e se non ti passerà  poi vediamo cos’altro si può fare.  Intanto togliti quell’ansia che hai e vivi con felicità;  è una medicina anche questa sai?

 

IL VANGELO SECONDO LUCA QUARTA PARTE

30/01/2026

 

N.B.  Io sto scrivendo il vangelo così com’è,  perché mi è stato detto di fare così,  perché i vangeli non si possono scrivere diversamente,  ed ho pensato : sarà  proprio perché ognuno deve trarre conclusioni con la propra testa! Molte persone non ce l’hanno e senz’altro faceva piacere loro di vedere come è scritto l’originale.

Dal capitolo nove:  IL RITORNO DEGLI APOSTOLI

10 Al loro ritorno,  gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e li portò in una città chiamata Betsàida.  11  Ma le folle lo seppero e lo seguirono.  Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. 12 Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo:”Congeda la folla,  perché vada nei villaggi e nelle campagne d’intorno per alloggiare e trovar cibo,  poiché qui siamo in una zona deserta”.

Moltiplicazione dei pani

Gesù disse loro: “Dategli voi stessi da mangiare”.  Ma essi risposero: “non abbiamo che cinque pani e due pesci,  a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente”.  14  C’erano infatti circa cinquemila uomini.  Egli disse ai discepoli:” Fateli sedere per gruppi di cinquanta”.  15 Così fecero e l’invitarono a sedersi tutti quanti.16  Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo,  li benedisse,  li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17  Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

SPIEGAZIONE O COMMENTO

Il significato di questo vangelo,  del miracolo dei pani e dei pesci,  viene dalla capacità di sapere accogliere tutti,  di dimostrare l’amore di Dio anche in questi momenti di povertà,  non si mandano via  le persone solo perché non vogliamo ospitarle a nostre spese;  così non si manifesta l’amore di Dio,  ma si pensa solo a se stessi.  Invece Gesù,  allarga le braccia e benedice quel poco che c’è facendolo non solo  bastare per tutti e ne rimase molto ancora.  Quello che rimase è anch’esso amore perché Lui non lesinò con la volontà di dare al suo prossimo da mangiare e amore;  perché il  dare è amore. E se noi non siamo capaci di moltiplicare il pane e i pesci,  e da noi non c’è niente da mangiare,   non  dobbiamo avere paura ad ospitarli ugualmente e allargare le nostre braccia per mostrare loro il nostro amore che è privo d’interesse e di altre speculazioni.

 

Confessione di Pietro

18 Un giorno,  mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui,  pose loro questa domanda: “Chi sono io secondo la gente?”.19  Essi risposero: “Per alcuni Giovanni il Battista,  per altri Elia,  per altri uno degli antichi profeti che è risorto”.  20  Allora domandò: “Ma voi chi dite che io sia?”.  Pietro prendendo la parola,  rispose: “Il Cristo di Dio”. 21 Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. 22 ” Il Figlio dell’uomo,  disse,  deve soffrire molto,  essere riprovato dagli anziani,  dai sommi sacerdoti e dagli scribi,  essere messo a morte e risorgere il terzo giorno”.

Abnegazione cristiana

23 E a tutti diceva:  “Se qualcuno vuol venire dietro a me,  rinneghi se stesso,  prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. 24 Chi vorrà salvare la propria vita,  la perderà,  ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.  25 Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero,  se poi si perde o rovina se stesso? 26 Chi si vergognerà di me e delle mie parole,  di lui di vergognerà il Figlio,  dell’uomo,  quando verrà nella gloria sua del Padre e degli angeli santi.  27 In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti,  che non morranno prima di aver visto il regno di Dio”.

02/02/2026

 

Trasfigurazione:

 

28 Circa otto giorni dopo questi discorsi,  prese con sé Pietro,  Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29 E mentre pregava,  il suo volto cambiò aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30 Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia 31 apparsi nella loro gloria,  e paralavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme.  32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno;  tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i suoi due uomini che stavano con lui. 33 Mentre questi si separavano da lui,  Pietro disse a Gesù: “Maetro,  è bello per noi stare qui.  Facciamo tre tende,  una pe te una per Mosè e una per Elia”.  Egli non sapeva quel che diceva. 34 Mentre parlava così,  venne una nube e li avvolse:  all’entrare in quella nuba,  ebbero paura. 35 E dalla nube uscì una voce che diceva: “Questi è il figlio mio,  l’eletto; ascoltatelo”.  36 Appena la voce cessò,  Gesù restò solo.  Essi tacquero e in quei giorni non riferirono ad alcuno di ciò che avevano visto.

L’epilettico guarito

37 Il giorno seguente,  quando furon discesi dal monte,  una gran folla gli venne incontro. 38  A un tratto dalla folla un uomo si mise a gridare:” Maestro,  ti prego di volgere lo sguardo a mio figlio,  perché è l’unico che ho. 39 Ecco,  uno spirito lo afferra e subito egli grida,  lo scuote,  ed egli dà schiuma e solo a fatica se ne allontana lasciandolo sfinito. 40 Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo,  ma non ci sono riusciti”.  41 Gesù rispose:” O generazione incredula e perversa,  fino a quando sarò in voi e vi sopporterò? Conducimi qui tuo figlio”.  42 Mentre questi si avvicinava,  il demonio lo agitò per terra agitandolo con convulsioni.  Gesù minacciò lo spirito immondo,  risanò il fanciullo e lo consegnò a suo padre. 43 E tutti furono stupiti per la grandezza di Dio.

 

Predicazione della passione

Mentre tutti erano pieni di meraviglia per tutte le cose che faceva,  disse ai suoi discepoli: 44 “Mettetevi bene in mente queste parole:  il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato in mano agli uomini”.  45 Ma essi non comprendevano questa frase:  per loro restava così misteriosa che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento.

03/01/2026

46  Frattanto sorse una discussione fra loro,  chi di essi fosse il più grande. 47  Alora Gesù,  conoscendo il pensiero del loro cuore,  prese un fanciullo,  se lo mise vicino e disse:  48 “Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome,  accoglie me,  accoglie colui che mi ha mandato.  Poiché chi è il più piccolo tra tutti voi,  questi è grande”.  49 Giovanni prese la parola dicendo: “Maestro abbiamo visto un tale che scacciava demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito,  perché non è con noi,  tra i tuoi seguaci”. 50 Ma Gesù gli rispose:” Non glielo impedite,  perché chi non è contro di voi è per voi”.

Viaggio a Gerusalemme

Gesù respinto dai Samaritani

51 Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo,  si diresse decisamente verso Gerusalemme 52 e mandò avanti dei messaggeri.  Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio dei Samaritani per fare i preparativi per lui. 53 Ma essi non vollero riceverlo,  perché era diretto verso Gerusalemme. 54 Quando videro ciò,  i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: ” Signore,  vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”.  55  Ma Gesù si voltò e li rimproverò. 56 E si avviarono verso un altro villaggio.

 

Per seguire Gesù

57 Mentre andavano per la strada,  un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada “. 58 Gesù gli rispose:” Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi,  ma il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.  59 A un tratto disse: ” Seguimi”. E costui:” Signore,  concedimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti;  tu va’ e annunzia il regno di Dio”.  61 Un altro disse: ” Ti seguirò Signore,  ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”.  Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio.

 

CAPITOLO 10

Missione dei discepoli

1 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2  Diceva loro: “La messe è molta,  ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone delle messe perché mandi operai per la sua messe. 3 Andate:  ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi: 4 non portate borsa né bisaccia né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.  5 In qualunque casa entriate,  prima dite: Pace a questa casa. ” 6 Se vi sarà un figlio della pace,  la vostra pace scenderà su di lui,  altrimenti ritornerà su di voi. 7 Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno,  perché l’operaio è degno della sua mercede.  Non passate di casa in casa. 8 Quando entrerete in una città e vi accoglieranno,  mangiate quello che vi sarà messo dinnanzi. 9 Curate i malati che vi si trovano e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio. 10 Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno,  uscite sulle piazze e dite: 11 Anche la povere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi,  noi la scuotiamo  contro di voi;  sappiate però che il regno di Dio è vicino.  12  Io vi dico che in questo giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. 13 Guai a te,  Corazin,  guai a te,  Betsàida!  Perché se in Tiro e Sidone fossero stati compiuti i miracoli compiuti tra voi,  già da tempo si sarebbero convertiti vestendo il sacco e coprendosi di cenere.  14 Perciò nel giudizio Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi.  15  E tu,  Cafarnao,  sarai innalzata fino al cielo? Fino agli inferi sarai precipitata! 16 Chi ascolta voi ascolta me,  chi dispezza voi disprezza me.  E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato”.

04/01/2026

Il ritorno dei discepoli

17 I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: “Signore,  anche i demoni si sottomettono  a noi nel tuo nome”.  18 Egli disse: “Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. 19 Ecco,  io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico,  nulla vi potrà danneggiare. 20 Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi:  rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”.

Esultanza di Gesù

21 In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse:  “Io ti rendo lode. Padre.  Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.  Sì Padre,  perché così a te è piaciuto.22 Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre,  né chi è il Padre se non il Figlio e colui il Figlio  al quale lo voglia rivelare”.  23 E volgendosi ai discepoli,  in disparte disse: “Beati gli occi che vedono ciò che voi vedete. 24 Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete,  a non lo videro, e udire ciò che voi udite,  ma non l’udirono”.

Il buon Samaritano

25 Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova:” Maestro che devo fare per ereditare la vita eterna?”: 26 Gesù gli disse: Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. 27 Costui rispose: ” Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore,  con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”.  28 E Gesù: “Hai risposto bene;  fa’ questo e vivrai”. 29 Ma quegli volendo giustificarsi,  disse a Gesù: ” E chi è il mio prossimo?”.  30 Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gérico e incappò nei briganti che lo spogliarono,  lo percossero e poi se ne andarono,  lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso,  un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. 33 Invece un Samaritano,  che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione.  34 Gli si fece vicino,  gli fasciò le ferite,  versandovi olio e vino;  poi caricatolo sopra il suo giumento,  lo portò a una locanda e si prese cura di lui. 35  Il giorno seguente,  estrasse due denari,  e li diede all’albergatore,  dicendo:  “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più,  te lo rifonderò al mio ritorno. 36 Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. 37 Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”.  Gesù gli disse:” Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

SPIEGAZIONE O COMMENTO

 

Quando ci capita di vedere qualcuno che ormai ha toccato il fondo,  potrebbe essere un ubriaco,  oppure dei bullizzati,  o persone che vivono ai margini della società,  spesso ci voltiamo dall’altra parte, o c’incamminiamo più velocemente per non vedere o per non entrare in situazioni poco piacevoli e poi crediamo di essere timorati di Dio,  sostenendo di avere una grande fede,  oppure ci sentiamo a posto perché andiamo tutte le domeniche in chiesa a fare la comunione.  Tutte queste cose sono degne di noi se siamo capaci di specchiarci nell’acqua limpida e non arrossire di noi stessi.  Oppure guardarci bene dentro e dirci ma chi sei?  Se per caso incontrassimo il ricco o la celebrità che ha inciampato ed è caduto,  allora ne saremmo onorati di soccorrerlo e poi vantarci sarebbe il minimo per sentirci bene,  perché esalta le nostre emozioni dell’ego.  Ma il Signore ci mette alla prova e ci svela attraverso questa parabola che non è così, che  tutti gli esseri umani sono figli suoi,  specialmente chi sta soffrendo come l’uomo aggredito della parabola.  Dio ci insegna che per essergli vicino dobbiamo entrare in empatia con chi ne ha più bisogno,   perché la bontà della pace  è  la chiave del paradiso.

 

05/02/2026

Marta e Maria

38 Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio,  e una donna di nome Marta,  lo accolse nella sua casa. 39 Essa aveva una sorella,  di nome Maria,  la quale,  sedutasi ai piedi di Gesù,  ascoltava la sua parola; 40  Marta invece era tutta presa da molti servizi.  Pertanto,  fattasi avanti,  disse:” Signore,  non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che  mi aiuti”.  41  Ma Gesù le rispose:” Marta,  Marta,  tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,  42 ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno.  Maria si è scelta la parte migliore,  che non le sarà tolta”.

Spiegazionedi Marta e Maria

 

Qui il Signore ci invita ad ascoltare le persone che sono in viaggio,  a non chiudere loro la porta in faccia ed essere dei buoni cristiani ospitandole nella nostra casa.  Potrebbero avere bisogno,  e di qualunque cosa si tratti va’ il nostro rispetto dell’ospitalità,  potrebbe essere chiunque.  Maria non ha pensato solo a se stessa,  ma si è occupata del viandante.  Marta invece aveva paura di non fare in tempo a finire ciò che stava facendo;  indaffarata sempre di più perché vedeva che Maria restava là a parlare con lo sconosciuto. Il suo egoismo la faceva indispettire così tanto da andare a lamentarsi con l’ospite di Maria.  L’uomo Gesù le disse che quello che Maria stava perdendo poi lo avrebbe riguadagnato in molto di più,   non Marta che ha rifiutato di parlare con lui ed ha indugiato sui turbamenti meschini dell’anima. Questo non mette in discussione il bisogno di ordine e concretezza di Marta,  ma la disponibilità nei confronti del prossimo al momento del bisogno.

06/02/2026

Sempre dal vangelo secondo Luca,  capitolo 8  “La parabola del seminatore”.  Si trova nella terza parte del vangelo secondo Luca,  e qui sotto la spiegazione.

 

COMMENTO

Anche in questa parabola Dio ci mette alla prova,  per vedere la nostra perseveranza  e fino a che punto  siamo vicini a Lui.   C’è chi ha una straordinaria capacià di ascoltare,  e fino a che punto noi riusciamo ad amare.  In questa parabola ci sono tre modi sbagliati di approcciarsi al Signore,  per capire il suo messaggio che ci vuole insegnare.  Questi tre modi sbagliati di seminare sono i modi in cui noi ci comportiamo con lui cioè,  dove non cresce o dove cresce e brucia il grano o si perde, significa che noi non siamo degni di essere in sintonia con lui,   non riusciamo a capire fino in fondo le sue parole perché non siamo abbastanza attenti  alle sue intenzioni profonde;  questi tre modi di seminare sono sterili come la nostra perseveranza,   la fede e il modo di stare ad ascoltare che abbiamo nei suoi confronti,  cioè distratto.  Mentre il quarto modo in cui il seminatore  sparge le sementi,  allora ci accorgiamo che è esattamente come lui ci vorrebbe e cioè nella piena fede e custodirla perchè si rinforzi  sempre.  Chi ascolta la parola di Dio e la mette completamente  a frutto,  farà sì che esso entrerà nel regno dei Cieli.

 

 

DIALOGANDO CON VOI

29/01/2026

 

29/01/2026

Daniela   Secondo te il potere di comprensione è identico a tutta la gente?

Elena  Io credo proprio di no.  Mettiamo il caso che ti venga detta o mostrata la verità di qualcosa,  e che tu la percepisca  molto rapidamente;  la tua comprensione è immediata perché è priva di barriere.   Se invece hai molte barriere e molti pregiudizi,  capirai in maniera diversa da chi barriere non ne ha.

31/01/2026

Se partirò adesso sarò di ritorno lunedi sera o martedì mattina, prima che sorga il sole. Vi porto dentro il cuore.  Ciao!

02/02/2026

 

Annalisa  Finalmente eccoci qua!  Dimmi come ti senti?  Posso immaginare,  però vorrei che tu fossi felice.

Elena  Certo che queste partenze lasciano il vuoto,  poi ci si abitua,  così ti dicono; ma in realtà non ci si abitua mai. Forse starei meglio là dove ha lasciato le sue cose,  o forse no.  Comunque cerco di essere felice cercando di ingannarmi ma anche questo io non ci riesco. La vita è bella,  meravigliosa,  ma è anche crudele. L’importante per me è essere me stessa sempre! Sapere aspettare,  ma non rinunciare mai alla speranza  che un giorno non molto lontano Io e Piter potremo lavorare insieme.

Annalisa  E il cavallo?  Ti sei accorta che sente la tua mancanza?

Elena  Certo,  quando ci si affeziona,  è così per tutti;  gli animali capiscono come le persone,  a volte di più,  Hanno una sensibilità che ti leggono dentro,  dipende qual è il rapporto che si è instaurato tra l’essere umano e l’animale.  Annalisa,  hanno suonato il campanello ti devo lasciare,  a più tardi.

Annalisa   Vorrei chiederti tante cose,  ma oggi vedo che non è giornata e non vorrei essere crudele,  quindi, le cose importanti rimandiamole a domani;  si può fare.  Come ti trovi nel paese di Linda e Robert?  Meglio là oppure lì dove abiti tu.

Elena  Là io non ho trovato una persona,  solo una che sia cattiva,  anzi,  guai per me!  Mi proteggono.  Qui dove abito ci sono quelle buone e quelle cattive,  quindi pazienza! Soddisfatta?

Annalisa  posso capire il tuo dispiacere per avere sempre Piter così lontano,  l’importante e che non succeda niente,  per il resto vi volete bene anche se siete lontani,  ma siete anche vicini con il cuore.

Elena  Quello sì,  però c’è un proverbio che dice:  “chi è causa del suo mal,  pianga se stesso”! Quando Piter era piccolo cercava sempre di imitarmi,  perché ci adoravamo,  poi crescendo io gli ho inculcato la passione per la “Missione”,  ne parlavamo sempre.  Poi nella sua famiglia,  ci sono dei militari,  e degli ecclesiastici,  quindi abbiamo fatto tombola!

Annalisa  Ora è tutto chiaro,  il perché ti senti in colpa.

03/01/2026

 

Annalisa  Che cos’è che spinge un essere umano ad essere cattivo;  che cos’è la cattiveria,  e perché si abbatte così numerose volte su persone innocenti? Si può curare?

 

Elena  La cattiveria è il male!  Viene da persone che hanno dei complessi,  o sono infelici,  oppure sono invidiose,  persone che hanno dei problemi.  Oppure la cattiveria potrebbe essere Viltà,  egoismo,  complesso di superiorità  e viene anche dalla delinquenza,  il non essere stato corretto o-a da piccoli. Sì,  si può curare se si prende in tempo,  da molto giovani;  e fare capire loro che è sbagliato questo sentimento che hanno verso le persone che loro credono deboli solo perché sono buone.

 

04/01/2026

Annalisa   Ciao dolce!  Sai che in mezzo alle notizie che ho letto stamattina,  ho visto che c’è un prete  che lascia il sacerdozio,  cosa ne pensi? Lui dice che ha avuto molti amori, e che senza una donna non può continuare per questa strada, cioè a fare il prete.

 

Elena  I sacerdoti sono uomini, e quindi degli esseri umani fatti di carne,  cuore e cervello,  (è la legge umana e fisiologica) è ovvio che ad un certo punto se qualcuno s’innamora succede l’inevitabile.  Come fanno a condannarli?  Allora con queste leggi si dovrebbe diventare sacerdoti a 85 anni,  forse allora avranno raggiunto la pace dei sensi;  oppure essere evirati da giovani,  se qualcuno lo vorrà.  Secondo me e anche secondo tanti,  i peccati non sono quelli dell’innamoramento ,  ma i peccati della carne sono quelli del vizio, (cioè quando un uomo ha tante donne) quello sì,  e sono peccato anche per chi non è un ecclesiastico.

Annalisa  Dimmi,  ti piacerebbe crescere adesso un bambino di cinque anni,  come allora?

Elena  Adesso non me lo darebbero,  ma oggi come oggi sono più vigorosa di allora;  quindi la mia risposta è sì.  Per adottare un bambino oggi però c’è da subire un calvario che non te lo immagini neanche.  Piuttosto li lasciano morire di fame.

Elena  Ragazzi sono le ventitre passate,  mi dispiace ma devo andare a dormire perché cado dal sonno.

Annalisa e Marco  Grazie per la partita a scacchi;  certo che siamo ancora indietro in confronto a te! Marco,  quasi mi vergogno!

Elena  Non bisogna essere impazienti in questo gioco,  se sarai frettoloso non imparerai mai bene;  la pazienza e la memoria un giorno ti daranno grandi risultati.

Annalisa  Posso venire domani?

o5/01/2026

Annalisa  Dimmi,  sei una donna gelosa?

Elena  No,  non lo sono mai stata,  curiosa sì,  ma gelosa mai. Curiosa sì, per vedere se indovino oppure se le cose sono solo in apparenza;  poi ognuno è libero di fare ciò che crede giusto.

Annalisa  Grazie per la partita a scacchi. Ti batterò il giorno che si chiama “Mai più”.

Elena  Ma stai scherzando?  Hai appena imparato,  vedrai che un giorno vincerai.  Ciao buona notte!

09/02/2026

Dott. Robert e Linda   Vorei  dire a quel professionista da due soldi,  che non si trattano male i pazienti perchè non avete avuto ciò che volevate sapere o vedere.  Le persone così dovrebbero cambiare mestiere!  Vi è andata bene perché la persona offesa è una  signora;  anche le signore però sanno battersi,  questo non è un avvertimento ma è una promessa.  Allenatevi bene,  perché la prossima volta Lei vi staccherà tutti i denti in una botta sola!  Ringraziate il cielo se non è già avvenuto,  anche i santi non porgono sempre  l’altra guancia!

Bisogna pensare che ci siano molte persone ignoranti e incolte lì da te perché a loro dà fastidio la tua cultura che ti sei guadagnata fin da piccola.  Che gente orribile e vuota!  La cattiveria non è certo intelligenza e cristianità! Ma da galera!  Gioite per la leggereza e per la sporcizia che vi portate dentro  e poi rallegratevi! Povero mondo!

E poi tutte quelle menzogne per ottenere poi che cosa? La menzogna è il pane degli stolti.

Annalisa  Se  ti ho chiamato “Dolce”,  ti sei offesa?  Quando ti metto un nomignolo come dolce o tesoro,  guarda che non sono gay e nemmeno bugiarda:  è un segno di affetto.

Elena  Lo so,  se ti ho scelta come amica è perché ti ho letto nel profondo e so che sei sincera.  Lo stesso è di Marco, il dirmi che mi ama non è opportunismo,  ma affetto che prova per me;  affetto sincero.  Vedi quando uno ti mette in guardia perchè dice che questi complimenti non sono leali,  è perché è lui che è così,  o lei!  Non preoccupatevi ulteriormente,  io lo sento ciò che è vero e ciò che è menzogna.

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ANNI VERSARIO DELL’APPARIZIONE DELLA BEATA VERGINE A BERNADETTE S.

 

Madonna di Lourdes    Immacolata Concezione 11 FEBBRAIO 1858

 

Regina del Cielo,  della Terra del Giorno e della Notte,  proteggi le anime false perché sono disorientate. Dona loro la tua sorgente affinché possano purificarsi. Io ho detto sempre la verità.

11/02/2026

Annalisa   Io vorrei chiedere alla Baeata Vergine che oltre la protezione degli ammalati,  se mettano sotto la sua protezione anche i bambini piccoli e indifesi;  me l’avevi detto un mese fa,  poi ho pensato ad altre cose e non mi sono più interessata come avrei dovuto fare.  Ieri è venuto fuori che maestre e suore sono sotto accusa per maltrattamenti pesanti ai bambini di cui si stavano occupando mentre i loro genitori li credevano al sicuro.  Non avrebbero mai immaginato che potesse succedere anche lì,  dal momento che in quel posto ci lavorano anche delle suore.  Ma che cosa possono aver fatto dei bambini così piccoli per suscitare in donne adulte e suore delle mostruosità così inconfessabili. Per fortuna una ragazza che ha lavorato lì per un po di tempo ha raccontato la cosa ai carabinieri altrimenti, le torture sarebbero andate avanti ancora.  Tu cosa ne pensi,  ce ne saranno ancora?

Elena  Io ormai non resto più basita,  perché questa storia va avanti da molto,  troppo tempo,  sì,  ce ne sono ancora da smascherare,  ma ci vorrà del tempo per installare aggeggi che possano darc delle prove concrete;  la mente umana è inaffidabile  un giorno sono gioiose il giorno successivo sono delle bestie che si avventano su dei batuffolini così delicati e amabili.  Non c’è tanto da commentare,  ma soltanto da dire che si facciano curare,  le persone violente non si possono lasciare con dei bambini o dei disabili,  o degli anziani che non riescono più a  difendersi.