Archive for the 'La nostra salute' Category

09/03/2018

 

Come agiscono gli ormoni sul sistema cardiocircolatorio? E su quello respiratorio?  Grazie Patty.

 

Gli ormoni agenti sul sistema cardiocircolatorio e sull’apparato respiratorio,  avviene che ogni qualvolta che,  attraverso vie nervose provenienti dal cuore o da altre zone, il centro cardioacceleratore ed il centro respiratorio vengono stimolati;  aumenta anche la dilatazione dei vasi del cuore, e dei muscoli scheletrici,  mentre diminuisce quella dei vasi dei visceri addominali e della pelle.  Le vie bronchiali vengono dilatate in modo da diminuire la resistenza all’aria.  Contemporaneamente a questo effetto,  mediato attraverso vie nervose,  vi è un effetto collaterale sinergico,  mediato attraverso ormoni.  I messaggi motori che partono dal centro cardioacceleratore e da quello respiratorio  vanno anche a stimolare la midollare surrenale.  Le cellule di questa ghiandola endocrina  (cellule cromaffini)  secernano l’adrenalina,  un ormone che ha gli stessi effetti dei messaggi motori simpatici sul cuore,  sui vasi,  sui bronchi.  L’adrenalina come sappiamo è dunque una sostanza cardioacceleratrice e vasodilatatrice nel territorio cardiaco e  in quello muscolare,  vasocostrittrice nel territorio viscerale;  è inoltre  broncodilatatrice.  Continua.

 

10/03/2018

 

Gli ormoni sono sostanze che hanno la caratteristica di essere secrete da ben determinate ghiandole o  cellule e di esercitare azione specifica su determinate finzioni di altre cellule e di organi bersaglio a cui giungono per via sanguigna.  Molte volte tra l’agente che stimola la secrezione di ormoni e le cellule secernenti è inserita una via nervosa.  In questo caso si parla più appropriamente di correlazioni neuro-ormoniche.  Molte funzioni dell’organismo sono quasi esclusivamente regolate da ormoni,  non solo l’apparato respiratorio e cardiovascolare,  ma come ho già scritto in un altro articolo,  vi sono correlazioni ormonali che operano in tutto il nostro organismo.  In questo caso il collegamento con il sistema nervoso è molto più difficile da precisare,  anche se indubbiamente è presente.  Si tratta di funzioni che rivestono un’importanza generale,  come l’accrescimento e la differenziazione dell’organismo,  la maturazione sessuale e i cicli sessuali dell’adulto e certi aspetti generali della macchina chimica che è il corpo umano.

 

12/03/2018

 

Sulla produzione di ormoni che presiedono alla regolazione delle funzioni sopraelencate assume spesso mansione direttiva l’ipofisi ghiandolare, detta anche adenoipofisi o ipofisi anteriore.  Questa poi è intimamente legata alla neuroipofisi estrema appendice dell’ipotalamo al quale convergono un’infinità di informazioni sensitive che viaggiano nel sistema nervoso di conduzione o provengono dalle caratteristiche del sangue stesso  (temperatura,  concentrazione salina,  concentrazione di sostanze alimentati,  ecc.).  È certamente a questo livello che si ha la connessione tra il sistema nervoso e la costellazione endocrina,  cioè un’integrazione che ha il fine di raggiungere lo sviluppo armonico e la salvaguardia dell’individuo e della specie.

La secrezione operante a livello intestinale è provocata dallo stimolo esercitato dal contenuto intestinale direttamente su cellule endocrine,  produttrici di ormoni,  presenti nella mucosa intestinale. praticamente il contenuto intestinale,  appena uscito dallo stomaco,  stimola la secrezione di secretina che a sua volta incrementa la produzione degli enzimi proteolitici propri del pancreas (tripsinogeno e chimotripsinogeno).  I fermenti proteolitici pancreatici continuano e completano la digestione acida dello stomaco.  Il contenuto in grassi dello stesso liquido intestinale stimola invece la secrezione di colecistochinina che a sua volta agisce promuovendo l’espulsione della bile dalla vescica biliare nel duodeno.  la bile contiene gli acidi biliari,  sostanze indispensabili alla digestione dei grassi.

 

13/03/2018

 

La secrezione degli ormoni operante a livello renale,  il contenuto di acqua e di sali di sodio nel sangue esercita la sua influenza su cellule di origine nervosa aventi funzione secernente e chiamate perciò “cellule neuroendocrine”,  localizzate nell’ipotalamo.  Queste cellule producono particolari ormoni polipeptidici,  quali la vasopressina;Questa,  arrivata con il sangue su certi recettori del nefrone,  agisce regolando l’assorbimento di acqua.  Quando il contenuto di acqua nel sangue è elevato e quello del cloruro di sodio è basso,  la secrezione ormonale è depressa e i tubuli collettori non operano il riassorbimento di acqua;  per questa ragione l’urina terminale aumenta.  Quando avviene il contrario invece il contenuto di acqua diminuisce e la concentrazione di cloruro di sodio ematico aumenta,  la secrezione di vasopressina viene attivata ed il nefrone trattiene la maggior quantità di acqua possibile,  perciò l’urina terminale diminuisce di quantità.

 

Quando gli ormoni agenti sugli apparati implicati nella  termoregolazione,  la regolazione della produzione e della dispersione di calore avviene in modo da mantenere costante la temperatura corporea interna.  Tale regolazione non è attuata soltanto attraverso informazioni sensitive,  che giungono ai centri termoregolatori situati nell’ipotalamo,  e attraverso messaggi motori che provengono dagli stessi centri e che raggiungono i visceri,  i muscoli,  e la pelle;  la termoregolazione per via nervosa è infatti coadiuvata anche da ormoni.  Prima di tutto la temperatura del sangue può influire anche direttamente sui centri termoregolatori.  Questi poi sono vicini ed in una connessione con l’ipofisi ghiandolare, da cui può essere secreto un ormone (ormone tireotropo) che incrementa il consumo di ossigeno e la produzione di calore di alcuni tessuti (fegato,  rene,  ecc.).  Sempre dagli stessi centri può essere per via nervosa,  avviata una stimolazione alla midollare della surrenale,  il cui secreto ormonale,  l’adrenalina,  agisce sui muscoli dei peli (delle piume degli uccelli) provocandone l’erezione.  Tale erezione fa aumentare lo strato di aria ferma intorno al corpo e diminuisce pertanto la dispersione di calore. L’adrenalina inoltre,  svolgendo azione vasocostrittrice sui vasi cutanei,  provoca diminuzione della irrorazione della pelle che diventa più fredda,  e anche per questa ragione disperde meno calore.

 

14/03/2018

 

Come ho già detto in un altro articolo,  ci sono ormoni che regolano l’accrescimento e sono gli ormoni somatotropi prodotti dall’ adenoipofisi (parte anteriore dell’ipofisi).  La sintesi proteica e l’accrescimento delle ossa vengono stimolati da questi ormoni.  La loro deficienza patologica produce nanismo,  mentre una patologica iperproduzione  produce gigantismo e acromegalia ( esagerato sviluppo della mandibola e degli arti)  la mineralizzazione delle ossa è anche sotto l’influenza di un altro ormone:  il paratormone,  proteina prodotta dalle paratiroidi.  Le ghiandole paratiroidi sono situate vicino alla tiroide e sono verosimilmente influenzate dall’ipofisi ghiandolare attraverso un ormone  paratireotropo secreto da quest’ultima.  Il paratormone innalza la quantità di calcio nel sangue e favorisce la sua deposizione nelle ossa.  Il livello delle ossidazioni cellulari a certi aspetti del differenziamento evolutivo dei tessuti sono sotto il controllo della tiroxina,  parte attiva dell’ormone prodotto dalla tiroide.  Anche l’attività secretoria della tiroide è sotto il controllo dell’ipofisi ghiandolare attraverso un altro tropo-ormone,  l’ormone tireotropo.

Gli ormoni che regolano lo sviluppo sessuale,  lo sviluppo normale dei caratteri sessuali secondari (femminili e maschili) è essenzialmente guidato da ormoni,  rispettivamente  dell’ovaio (estrogeni ) e del testicolo (androgeni).  Questa secrezione interna a sua volta  è stimolata da tropo-ormoni ipofisari,  le gonadotropine, cioè da ormoni che agiscono sulle gonadi;  infatti nella donna stimolano la crescita del follicolo ovarico (ormone folicolostimolante) e rispettivamente del corpo luteo ( ormone luteinizzante);  nel maschio stimolano la produzione di spermatozoi e la secrezione di ormoni androgeni.  Da quello che ho scritto si comprende  come tutto il ciclo estrale,  caratteristico della femmina dei mammiferi,  sia sotto il controllo delle gonadotropine,  che, mentre inizialmente stimolano lo sviluppo dei follicoli ovarici in cui maturano le uova,  in seguito stimolano la formazione del corpo luteo originato da cellule dello stesso follicolo dopo l’espulsione dell’uovo (gonadotropina luteinizzante).  Continua.

15/03/2018

 

Avvenuta la fecondazione e l’insediamento dell’uovo nell’utero,  il controllo dell’ipofisi ghiandolare continua ad esercitarsi attraverso l’ormone luteinizzante.  Al parto,  infine,  interviene un ormone dell’ipofisi nervosa, l’oxitocina,  che stimola la contrazione della muscolatura uterina per espellere il feto.  Durante la gravidanza e dopo il parto,  l’ipofisi ghiandolare  interviene con un altro ormone,  la prolattina,  la cui funzione nelle femmine  è quella di sviluppare la ghiandola mammaria e di indurre la lattazione.

Infine descrivo gli ormoni che regolano varie attività dell’organismo umano.  Anche in questo campo l’ipofisi ghiandolare assume un ruolo preponderante attraverso un tropoormone,  che influisce sulla funzione secretrice della corteccia delle ghiandole surrenali, l’ormone adrenocorticotropo.  La corteccia surrenale fabbrica ed immette in circolo una serie di ormoni che dal punto di vista della struttura chimica appartengono ai derivati del colesterolo (ormoni steroidei). Alcuni di essi,  il cortisone,  favoriscono l’accumulo di D.glucosio come glicogeno e frenano le reazioni infiammatorie.  Per questa ragione sono molto usati in terapia al fine di ridurre certi stati infiammatori (reumatismo).  Altri steroidi agiscono sul bilancio salino (addosterone)  incrementando la funzione di riassorbimento,  e quindi di risparmio di cloruro di sodio,  dei tubuli renali.  Altri due ormoni oltre al cortisone, interferiscono sul metabolismo del D-glucosio.  Essi sono fabbricati dalle isole di tessuto incluse nel pancreas e chiamate appunto isole di Langerhans. I due ormoni prodotti da queste isole sono l’insulina e il glucagone.  L’insulina fa diminuire il tenore di D-glucosio nel sangue,  in quanto ne favorisce sia l’accumulo,  come glicogeno,  che la itilizzazione  Il glucagone invece fa aumentare il tenore di D-glucosio nel sangue.  La produzione di questi ormoni è regolata dal livello di D-glucosio nel sangue.  Quando questo si abbassa viene  stimolata la produzione di glucagone e inibita la produzione di insulina;  viceversa accade quando il livello di glucosio nel sangue aumenta.

Patty,  ti ho parlato degli ormoni che regolano diverse attività dell’organismo.  Se lo vuoi più complicato devi solo dirmelo.

 

 

 

01/03/2018

 

LA RESPIRAZIONE E IL SUO

 

APPARATO  DUE

 

Dall’articolo precedente.    La superficie respiratoria polmonare e essenziale per il transito dell’ossigeno dall’aria nel sangue e per quello,  in senso contrario,  dell’anidride carbonica.  A questo punto si affaccia però un altro problema,  non meno essenziale,  che è quello del trasporto dei gas nel veicolo sanguigno.  L’ossigeno,  che entra nel sangue a livello della superficie respiratoria, nella massima parte viene utilizzato lontano da essa,  in tutti i tessuti dell’organismo.  E così l’anidride carbonica,  espulsa attraverso la stessa superficie,  proviene con il sangue,  da tutti i tessuti in cui si è formata durante la combustione delle sostanze organiche.  Un rapido conto permette subito di dire che,  Per soddisfare i bisogni dell’organismo,  l’ossigeno e l’anidride carbonica  trasportati dal sangue non possono essere allo stato gassoso,  perché troppo piccolo i volume di questi gas  che può sciogliersi nel sangue e di conseguenza troppo piccolo sarebbe il volume di questi gas già trasportato nel sangue nell’unità di tempo.

I gas in questione non solo devono essere sciolti fisicamente nel sangue,  ma anche combinati chimicamente in modo labile con alcuni componenti del sangue stesso.  Si sa infatti che l’ossigeno per la maggior parte,  è combinato con l’emoglobina a formare un composto labile,  “l’ossiemoglobina”, di colore rosso vivo.  Continua.

 

02/03/2018

 

L’anidride carbonica per la massima parte,  si trova legata agli ioni basici di sodio e di potassio,  a formare dei sali i bicarbonati,  o all’emoglobina stessa,  a formare un composto labile che è la carbodiossiemoglobina. Circa 20 ml di ossigeno si trovano combinati come ossiemoglobina  in 100 ml di sangue normale;  analogamente circa 60 ml di anidride carbonica sono combinati chimicamente in 100 ml di sangue normale;  di questi poco più del 5% è combinato come carbodiossiemoglobina.  Si può allora concludere che l’ossigeno dopo essere entrato in forma gassosa nel sangue della rete capillare polmonare (o bronchiale negli animali acquatici),  si combina rapidamente con l’emoglobina e sotto questa forma è per la maggior parte  trasportato con il sangue ai tessuti.  Qui invece succede il fenomeno contrario a quello fino a qui considerato:   l’ossigeno si stacca dall’emoglobina, e penetra nelle cellule, di nuovo sotto forma gassosa.  Tragitto inverso percorre l’anidride carbonica prodotta dalla combustione cellulare:  essa a livello dei tessuti,  penetra nel sangue sotto forma gassosa, nel sangue si lega alle basi  e all’emoglobina.  Sotto questa forma l’anidride carbonica viene trasportata ai polmoni (o alle branchie),   dove si stacca dai globuli rossi e dalle basi poi esce verso l’ambiente esterno sotto forma gassosa.

È chiaro perciò che nel trasporto dei gas respiratori l’emoglobina,  il pigmento caratteristico del sangue,  gioca un ruolo fondamentale.  Il sangue normale deve avere una certa capacità di trasporto per i gas respiratori,  altrimenti si manifesta una malattia,  nota con il nome di “anemia”.   L’anemia non è propriamente uno stato di deficienza di sangue,  come potrebbe far pensare il nome, ma è soprattutto una carenza di emoglobina.  Il sangue che per deficienza di emoglobina trasporta meno ossigeno,  non è in grado di far fronte alle condizioni di maggior bisogno di ossigeno,  per esempio nel caso di un intenso lavoro muscolare.

Difatti il sangue degli anemici trasporta per unità di volume di sangue,  un volume di ossigeno minore che nei soggetti normali e questo si fa risentire sulla capacità di lavoro dei muscoli,  in quanto hanno a disposizione meno energia.  Uno stato di anemia specialmente se prolungato  e cioè cronico,  altera  lo stato di nutrizione dei tessuti e quindi la funzionalità di tutti gli organi.

Spero che tutto sia stato chiaro.  Elena  Lasagna

 

06/03/2018

 

Grazie,  mi è stato tutto chiaro,  ora mi piacerebbe avere una spiegazione scritta del cuore,  puoi?

 

06/03/2018

 

Sì,  lo farò,  non tutto in un giorno ma ti prometto che l’avrai.

 

IL CUORE

 

Il cuore è una struttura piuttosto complicata, è all’origine ,  anche nel corso del suo sviluppo embrionale nell’uomo,  un tubo con pareti contrattili (miocardio).  Questo tubo poi si ripiega, la sua cavità viene suddivisa in pareti sagittali  (verticali) e trasversali (orizzontali) in quattro scompartimenti:  due atrii situati superiormente e due ventricoli inferiormente. Due solchi perpendicolari,  visibili dall’esterno,  e il decorso dei vasi superficiali che nutrono il cuore,  indicano approssimativamente tale compartimentazione.  Il cuore nel suo insieme è un organo carnoso, grosso press’a poco quanto un pugno,  di forma grossolanamente conica,  con la base superiore e l’apice, che è inferiore rivolto verso sinistra.  È situato nel torace,  tra i polmoni,  davanti all’esofago e all’aorta,  grossa arteria che nasce dal cuore e lo circonda formando un arco che volge a sinistra,  indietro e ben presto in basso.  Il cuore riposa sul diaframma,  sul quale è inserito il sacco pericardico che racchiude il cuore e che bisogna aprire per rendere  visibile l’organo.  Davanti al cuore si trovano il timo o ciò che ne è rimasto nell’adulto, e lo sterno,  e una porzione della cassa toracica.  Dalla base del cuore emergono anche l’arteria polmonare,  le vene cave, e le vene polmonari.  Aprendo il cuore per studiarne la struttura interna,  si vede che ciasun atrio comunica col corrispondente ventricolo per mezzo di un orifizio,  detto atrioventricolare,  munito di valvole che consentono al sangue di passare dall’atrio al ventricolo sottostante,  ma che impediscono il reflusso del sangue dal ventricolo all’atrio e assicurano così un  percorso a senso unico:  vene  →  atrio  →   ventricolo    →   arterie.  la valvola dell’orifizio atrioventricolare destra è detta valvola “tricuspide”,  perché formata da tre lembi laminari triangolari  (cuspidi),  la cui base superiore è saldats al bordo dell’orifizio, e il cui vertice,  l’orlo e la faccia esterna sono connessi per mezzo di corde tendinee ai muscoli papillari,  sporgenze della parete del ventricolo che,  contraendosi, tirano in basso i lembi valvolari e rendono pervio l’orifizio atrioventricolare.  Lo stesso avviene per  l’orifizio atrioventricolare sinistro,  che però è chiuso da una valvola  a due lembi detta biscupide o mitrale.  Continua.

 

07/03/2018

 

Se i  muscoli papillari sono rilassati e per effetto della contrazione ventricolare (sistole),  il sangue viene spinto in alto,  esso sposta nella stessa direzione anche i lembi valvolari che,  avvicinandosi e combaciando,  chiudono l’orifizio e impediscono il passaggio del sangue dal ventricolo all’atrio.  Il sangue invece è convogliato verso  l’arteria corrispondente ( aorta per il ventricolo sinistro e polmonare per il ventricolo destro),  anch’essa munita di valvole,  del tipo detto a “nido di rondine” (semilunari),  che lasciano uscire il sangue dal ventricolo verso l’arteria,  ma ne impediscono il reflusso.   Come ben si nota comunicano tra di loro la parte superiore e quella inferiore della stessa metà del cuore,  ma non comunicano tra di loro  le due metà che sono separate dal setto interatriale e dal setto interventricolare.  In tal modo non è possibile che dopo la nascita, si mescolino il sangue ossigenato a quello non ossigenato,  cioè quello che ancora deve andare ai polmoni con quello che ritorna.  Prima della nascita,  quando l’ossigenazione avviene attraverso la placenta ( e i polmoni non funzionano),  la maggior parte dell’atrio destro passa direttamente nell’atrio sinistro attraverso il foro di Botallo,  aperto nella parete interatriale,  immettendosi nel grande circolo invece di andare ai polmoni (piccolo circolo) che non funzionano ancora.  Un’altra parte del sangue evita il polmone passando dall’arteria polmonare all’aorta mediante un vaso arterioso ,  Il dotto di Botallo, che unisce le due arterie.  Il foro e il dotto di Botallo si occludono alla nascita, e così il grande  e il piccolo circolo vengono separati.  Quindi,  com’è facile comprendere,  la mancanza di tale occlusione è la causa di una malattia che può essere anche mortale,  perché non tutto il sangue venoso andrà ad ossigenarsi e di ciò soffriranno i vari organi e l’intero organismo;  questa patologia è detta “Morbo blu”.  Come in genere si riscontra negli altri organi cavi, le pareti del cuore sono formate da tre tuniche sovrapposte,  ma di natura diversa,  per esempio da quelle del tubo digerente.  Infatti all’interno del cuore  endocardio,  troviamo che continua l’endotelio o tunica interna dei vasi,  ed è formato da cellule di aspetto epiteliale, pavimentose a contorni frastagliati;  in mezzo il miocardio,  o tunica cardiaca media,  costituito da fibre muscolari striate simili a quelle scheletriche ma con particolari e caratteristiche che le distinguono da quelle.  Continua.

 

08/03/2018

 

Tali differenze consistono nella presenza di strie intercalari che sono i punti di unione e di ingranaggio della membrana avvolgente  (sarcolemma) di due fibre adiacenti;  nella posizione delle miofibrille,  situate alla periferia e non al centro come nelle scheletriche,  mentre al centro vi è il citoplasma (sarcoplasma) e il nucleo.  Del miocardio,  oltre al tessuto proprio,  ora descritto,  fa parte anche il tessuto di conduzione,  che è formato da un particolare tessuto muscolare,  costituito da cellule piliedriche  (non allungate) con abbondante citoplasma,  ricco di glicogeno e con scarse miofibrille,  spesso disposte a vortice anziché ordinate in fascetti lungitudinali,  le quali passerebbero nelle fibre del tessuto proprio.

Il tessuto di conduzione forma due accumuli o nodi,  situati uno nella parete del seno venoso dell’atrio  (nodo di Keith e Flack) e l’altro (nodo di Tawara) nella parete posteriore del setto interatriale in corrispondenza del solco atrioventricolare; da questo parte il fascio di Paladino-His che presto si biforca in una branca destra e una branca sinistra,  destinate alle pareti del ventricolo corrispondente.  Ricevuto l’impulso dal nodo del seno il sistema di conduzione è in grado di trasmetterlo rapidamente ai vari segmenti del cuore e così regolare il ritmo e la sequenza temporale della contrazione.  La terza tunica del cuore,  o tunica esterna,  è l’epicardio,  che ha i caratteri di una sierosa (è cioè come il peritoneo e le pleure)  e si continua con quella del sacco fibroso (pericardio),  che come ho già detto racchiude il cuore.

 

 

 

 

 

 

 

22/02/2018

 

Rispondo a Patty che mi ha chiesto una spiegazione dell’apparato respiratorio,  non troppo semplice ma nemmeno con troppi termini medici che non sa.

 

LA RESPIRAZIONE  E IL SUO

 

APPARATO

 

 

 

Incomincio col tenere presente che la degradazione degli alimenti organici nell’organismo, è un processo ossidativo,  lo dico perché questo processo di ossidazione comporta l’ utilizzazione dell’ossigeno atmosferico (aerobiosi) per ossidare l’idrogeno dei composti organici e per formare acqua ed anidride carbonica.  L’ossigeno,  questo elemento vitale per l’uomo,  è un gas che si trova nell’aria,  e l’anidride carbonica, anch’essa gassosa, prodotta dal nostro organismo viene riversata nell’aria;  questo fenomeno si chiama respirazione.  Gli scambi respiratori negli animali più semplici invece avvengono in corrispondenza della loro superficie,  ma con il complicarsi dell’organizzazione degli animali,  crescendo la massa corporea e il livello delle combustioni,  la funzione respiratoria non può essere espletata completamente dalla superficie del corpo.  Si sviluppa così una superficie supplementare che si organizza nelle formazioni lamellari delle branchie,  per gli animali acquatici,  e nei polmoni per quelli terrestri.  Nel complesso tale superficie raggiunge nell’uomo un’area di circa novanta m².  Questa grande estensione viene ottenuta con la suddivisione del volume del sacco polmonare in un’infinità di microscopiche camere,  che sono gli infundibuli e alveoli polmonari.  Continua.

 

23/02/2018

 

Per giungere agli alveoli,  l’aria deve penetrare nei polmoni percorrendo le vie aeree,  una serie di strutture anatomiche in forma di cavità e di canali che si risolvono terminando una ricchissima arborizzazione che costituisce il parenchima polmonare.  L’inizio delle vie aeree superiori, è situato nella testa;  l’aria infatti penetra attraverso le narici,  nelle cavità nasali le cui pareti interne sono tappezzate della mucosa nasale,  che cede umidità dell’aria e la riscalda.  Questi processi sono facilitati dall’aumento di superficie determinato dalla sporgenza dei cornetti dello scheletro sottostante:  sono le ossa turbinate dell’etmoide.  Attraverso le aperture posteriori delle cavità nasali,  dette coane,  l’aria passa nella faringe,  alla quale può giungere anche attraverso la bocca e l’istmo delle fauci.  Dalla faringe l’aria si immette nella laringe che è l’organo della fonazione,  ne attraversa il canale e giunge la trachea,  che ha la forma di un tubo rettilineo lungo circa dodici cm e che decorre verticalmente alla base del collo,  sotto la sporgenza del pomo di Adamo,  sino a circa la metà del torace.  Qui la trachea si biforca nei due tronchi principali,  o esterni,  che poi penetrano nell’ ilo del polmone.

 

La trachea come gli altri corpi tubolari  del nostro corpo è formata da strati o tuniche sovrapposte di tessuti molli di diversa natura (mucosa muscolare liscia e fibrosa),  ma a differenza di altri canali,  essendo necessario che resti pervia per non impedire il passaggio dell’aria,  la trachea è rinforzata da semianelli cartilaginei aperti all’indietro. La mucosa tracheale è tappezzata da epitelio ciliato che si continua anche nei bronchi,  così come avviene per gli anelli cartilaginei che però nei bronchi sono completi,  salvo spezzettarsi con il procedere della ramificazione dell’albero bronchiale.  Penetrati nel polmone,  i tronchi bronchiali si vanno ramificando dicotomicamente e diminuiscono man mano di diametro.  Si passa così ai bronchioli respiratori,  ai condottini alveolari e gli infundiboli che hanno forma di grappolo, essendo ricoperti dalle dilatazioni costituenti  le camerette alveolari.  Da notare come l’epitelio della mucosa, che nella trachea è alto e cilindrico, nei vari segmenti dell’albero bronchiale va assottigliandosi sempre di più,  fino a diventare estremamente appiattito in corrispondenza delle pareti alveolari.  Continua.

 

24/02/2018

 

Qui esso diventa epitelio respiratorio, cioè atto agli scambi tra l’aria e il sangue della fitta rete di capillari che gli stanno a ridosso,  ma che sono separati dall’epitelio per mezzo di una laminetta basale amorfa rafforzata da fibre elastiche.  Tutto il complesso dell’albero bronchiale, fino agli alveoli e al connettivo interposto tra essi,  i nervi e i vasi sanguigni e linfatici costituiscono i polmoni,  due grossi organi che hanno la forma approssimativa di una piramide a base triangolare.  La faccia mediale del polmone è alquanto incavata e in essa è presente l’ilo,  attraverso il quale entrano ed escono i vasi, i bronchi e i nervi;  si distinguono inoltre una faccia esterna o laterale,  convessa,  e una base che poggia sul diaframma;  l’apice giunge fino allo spazio situato dietro la clavicola in corrispondenza della prima costola.  Ogni polmone è diviso in lobi,  che si possono individuare bene all’esterno essendo separati dalle scissure interlobulari.  Nel polmone destro si notano due scissure e tre lobi,  in quello sinistro una scissura e due lobi;  a ciascun lobo corrisponde una suddivisione del bronco principale.  Ogni lobo è a sua volta suddiviso in lobuli,  separati da connettivo.  I polmoni sono rivestiti dalla sierosa pleurica,  pleura viscerale,  che senza interruzione,  si continua nella pleura parietale;  quest’ultima riveste il sacco pericardico e la parte interna della gabbia toracica nonché la faccia superiore del diaframma.  Resta circoscritta per ciascun ramo del torace una cavità completamente chiusa e vuota,  la cavità pleurica,  che circonda il polmone;  quest’ultimo però è esterno a detta cavità.

Ciascun polmone riceve sangue venoso,  cioè carico di anidride carbonica,  per mezzo del ramo omolaterale dell’arteria polmonare proveniente dal ventricolo destro e scarica il sangue ossigenato tramite le vene polmonari che giungono all’atrio sinistro.  Il sangue arterioso è però portato al polmone delle arterie bronchiali che provvedono alla nutrizione delle pareti dell’albero bronchiale e degli altri tessuti polmonari.  Nel polmone vi è anche una notevole rete linfatica tributaria delle numerose linfoghiandole presenti in prossimità dell’ilo e dei bronchi esterni.  Continua.

 

26/02/2018

 

La circolazione polmonare fa passare attraverso i polmoni tutto il sangue espulso dalla parte destra del cuore che contiene sangue venoso.  Il volume del sangue che viene spinto in tutto l resto del corpo(circolo somatico) dal cuore sinistro è uguale a quello espulso dal cuore destro,  cioè la portata sanguigna dei due circoli è la stessa.  L’albero circolatorio polmonare si sfiocca,  come l’albero circolatorio somatico,  in reti capillari.  Una rete capillare polmonare avvolge tutti gli alveoli.  Il sangue impiega circa un secondo a percorrere tale rete capillare e questo tempo è sufficiente a permettere gli scambi gassosi tra sangue e alveoli polmonari.

 

  Come il sangue è continuamente ricambiato,  così anche l’aria alveolare deve essere continuamente ricambiata, altrimenti la sua scorta di ossigeno si esaurirebbe in breve tempo.  Al fine di rimuovere l’aria dagli alveoli polmonari si attua il processo di ventilazione polmonare,  che consiste in ritmiche inspirazioni  (entrata dell’aria)  seguite da altrettante espirazioni  (fuoriuscita dell’aria): quello che si chiama comunemente ritmo respiratorio.  Nei mammiferi e nell’uomo la ventilazione è ottenuta con una ritmica dilatazione e restringimento della cassa toracica.  Queste fasi sono determinate dai muscoli toracici,  che sollevano e abbassano le coste e lo sterno,  e dal muscolo del diaframma,  che si solleva e si abbassa contro i visceri addominali.  I polmoni contenuti nella cassa toracica ne seguono passivamente le escursioni e si dilatano e si sgonfiano ritmicamente. Ogni atto inspiratorio ed espiratorio comporta un rinnovamento solo parziale dell’aria contenuta nei polmoni;  infatti,  nell’uomo una inspirazione introduce circa mezzo litro di aria nuova,  mentre l’aria totale contenuta nei polmoni e di circa cinque litri.  Gli atti respiratori si susseguono con una frequenza che nello stato di riposo,  è di circa quindici al minuto.  Questo ritmo è involontario, tanto è vero che prosegue indisturbato anche in assenza di coscienza,  come nel sonno.  Possiamo tuttavia modificarlo,  intensificandolo o rallentandolo,  e anche arrestarlo, almeno per poco tempo,  con l’ausilio della nostra volontà,  cioè con l’ausilio dei centri nervosi superiori.  Continua.

 

27/02/2018

 

Il ritmo automatico è presieduto da centri nervosi che sono situati nel midollo allungato,  in corrispondenza del quarto ventricolo.   L’interruzione delle connessioni di questi centri con il midollo spinale,  nel quale risiedono i nuclei nervosi per l’innervazione dei muscoli respiratori,  blocca gli atti respiratori e si ha la morte per paralisi respiratoria.   Lo stesso succede quando gli stessi centri respiratori vengono lesi direttamente da traumi e malattia polmonare.  Per esempio,  quando si cammina e si corre,  il consumo di ossigeno è maggiore che in condizioni di riposo;  la ventilazione polmonare aumenta e  con essa aumenta anche il sangue che circola attraverso i polmoni.  Esso infatti non riuscirebbe a ossigenarsi completamente se non vi corrispondesse un incremento del ricambio dell’aria nei polmoni. A tal fine deve verificarsi un aumento sia del ritmo respiratorio che della profondità dei respiri, e cioè il numero di atti respiratori al minuto e il volume dell’aria introdotta ad ogni inspirazione.  Questo fenomeno ha una duplice origine.  Da una parte è dovuto al fatto che l’attività motoria fa aumentare per esempio nella corsa,  i movimenti muscolari delle gambe,  influisce nello stesso senso,  e contemporaneamente,  anche sull’attività dei centri cardioacceleratori e su quella dei centri respiratori;  dall’altra parte,  questo fenomeno è dovuto al fatto che la scarsa ossigenazione del sangue,  e soprattutto  l’accumulo in esso di anidride carbonica,  che si verificano quando la ventilazione è infufficiente,  provocano l’eccitamento di particolari recettori,  chiamati “chemiorecettori”,  che sono situati a livello della biforcazione dell’arteria carotide comune. L’eccitamento di questi recettori ha l’effetto di inviare impulsi nervosi ai centri respiratori e di far aumentare la loro attività.  Anche qui come a livello renale,  si attua un meccanismo di salvaguardia dell’organismo;  esso interviene a regolare l’attività ventilatoria,  in modo da mantenere costante nel sangue la  tensione dei gas, ossigeno e anidride carbonica.  Continua.

 

28/02/2018

 

Nel rene,  la secrezione di un ormone antidiuretico,  controllata dal tasso di acqua, ne regola il riassorbimento da parte dei tuboli renali,  in modo da mantenere costante il livello idrico del sangue.  Nei polmoni la stimolazione dei chemiorecettori carotidei,  ad opera della tensione dei gas respiratori nel sangue,  regola la ventilazione polminare,  agendo sui centri automatici del respiro,  in modo da mantenere costante la tensione dei gas respiratori nel sangue.  C’è anche un’altro tipo di regolazione dell’attività respiratoria polmonare che entra in funzione in condizioni completamente diverse da quelle prima ricordate:  è la regolazione che si mette in atto quando si respira in aria rarefatta,  come in alta montagna o in un aereo il cui interno non sia pressurizzato a una pressione atmosferica corrispondente a quella del livello del mare.  La rarefazione dell’aria comporta la diminuzione della sua pressione totale e delle pressioni parziali dei suoi componenti gassosi;  nell’aria rarefatta quindi la pressione di ossigeno è minore e pertanto è minore anche la differenza di pressione di ossigeno tra aria alveolare e sangue. Conseguentemente diminuisce la quantità di ossigeno che entra nel sangue a livello polmonare.  Se non intervenisse un fenomeno regolatorio,  cioè ancora una iper-ventilazione,  si andrebbe contro ad una deficienza di ossigeno nel sangue (ipoossia).  In questo caso l’iperventilazione può avere solo l’effetto di innalzare la pressione di ossigeno negli alveoli,  la quale permette una normale erogazione di ossigeno.  L’aumento iperventilatorio della pressione di ossigeno qui si verifica anche perché l’iperventilazione provoca contemporaneamente una diminuizione dell’anidride carbonica nell’aria alveolare, oltre che nel sangue (ipocapnia); diminuendo la pressione parziale di anidride carbonica,  può aumentare la pressione parziale di ossigeno.  Mentre l’iperventilazione da lavoro muscolare,  è almeno in parte,  dovuta sia alla diminuzione della pressione di ossigeno che all’aumento della pressione di anidride carbonica nel sangue,  l’iperventilazione da aria rarefatta è dovuta solo ad una diminuzione della pressione di ossigeno nel sangue, e solo questa diminuzione agisce,  eccitando i chemiorecettori carotidei,  e attraverso questi,  i centri respiratori del midollo allungato.  Continua nell’articolo seguente:  La respirazione e il suo apparato due.

 

 

 

12.02.2018

LA SENSIBILITA’ ALLA LUCE DEL SOLE

Author: Elena Lasagna

12/02/2018

 

CHE COS’È LA LUCE?

 

Che bellezza la luce del sole e dell’acqua!   Eppure tutto questo viene considerato dal punto di vista medico una medicina e un cosmetico naturale.  Ma nasconde le sue insidie:  la luce è costituita da onde visibili percepite dall’occhio e che consentono di vedere dai raggi infrarossi,  che emanano calore;  dai raggi ultravioletti UVA e  UVB  ( i raggi UVC vengono arrestati nella loro corsa verso la terra dallo strato di ozono esistente nell’atmosfera). L’irraggiamento UV rappresenta solo il 10% dell’energia solare,  ma è la causa principale dell’insorgere delle allergie alla luce. In un individuo normale l’esposizione alla luce solare  provoca una pigmentazione immediata,  per quanto superficiale ed effimera ;  poi da 6 a 24 ore più tardi,  causa un eritema seguito da pigmentazione accentuata,  più profonda e durevole. Nel corso di qualche giorno si verifica un ispessimento dello strato corneo,  che abbinato alla pigmentazione limita gli effetti dell’esposizione alla luce solare.  Ma quando meno si può aspettarselo,  può instaurarsi una condizione fisica,  biologica ed anche psichica che provoca una reazione negativa della pelle.  La causa di questa condizione può essere determinata da difetti talvolta congeniti esistenti nel sistema fotoprotettivo della pelle:  carenza di acido nicotinico intracellulare,  mancanza di melanina;  difetti del sistema di ripristino dell’acido desossiribonucleico  (ADN);  difetti della sintetizzazione della vitamina PP.  Inoltre a volte può trattarsi di sensibilizzazione dermica provocata da qualche sostanza estranea all’organismo in se stesso,  ma immessa per via esterna.  Continua.

 

13/02/2018

 

Ci sono molte reazioni anomale che elencarle tutte in maniera dettagliata ci  vorrebbero molti giorni e magari poi  non interessano più di tanto,  anche perché  gli errori si fanno e molti non se ne curano affatto,   beh,  fatti loro.  Quello che veramente conta è la loro origine:  Possono essere di origine genetica e/o metabolica,  come pelle chiara,  molto chiara,  rossastra,  albinismo,  xeroderma,,  pigmentosi,  porfiria,  pellagra,  ecc.  Poi abbiamo le dermatosi aggravate dall’esposizione come ad esempio l’erpete,  vitiligo,  lichenismo,  discromie,  cloasma,  ecc.  Poi abbiamo le patologie derivanti dall’esposizione alla luce solare ripetuta e prolungata nel tempo,  come:  pelle prematuramente senile e cheratinizzata,  cheilite cronica e attinica,  ecc.

Le forme fototossiche con eritema e manifestazioni collateral,  forme fotoallergiche con prurito eczema acuto, lupus eritematoso, ecc. Eruzioni cutanee polimorfe di natura attino-reticolare,  la cui origine è forse ancora sconosciuta.  Da questa indagine di massima risultano sei gruppi di anomalie di base,  tra le quali l’albinismo,  che comporta l’essenza totale di pigmenti,  è una forma non più molto rara. Tutte le altre forme di fotosensibilizzazione sono invece molto diffuse anche se la maggior parte della gente tende cocciutamente ad ignorare.

 

Come ho già fatto notare negli anni precedenti,  i raggi assorbiti cronicamente dalla pelle possono alterare gravemente la struttura del tessuto connettivo.  Il risultato non è solo l’invecchiamento precoce della pelle,  ma,  sotto l’azione dei raggi ultravioletti,  le lesioni subite dall’ADN  (acidodesossiribonucleico, che costituisce l’elemento di base per il rinnovo delle cellule)  vengono riparate da speciali enzimi.  A lungo termine questi enzimi  svolgono sempre di più torbidamente la loro funzione,  per cui possono verificarsi delle mutazioni fisiobiologiche che tendono ad accentuarsi col passare degli anni.  A volte può svilupparsi persino una forma cancerosa.  Continua.

 

14/02/2018

 

Le principali malattie che vengono scatenate e/o aggravate dalla luce e che purtroppo sempre in aumento sono:  l’herpes,  che si insidia in prossimità di un orifizio naturale,  (bocca, narici, ecc.);  il cloasma,  una maschera d’ingrossamento dei tessuti che si forma in mezzo alla fronte e si ripartisce quindi su ambedue i lati sopra l’arcata sopracciliare.  La follicolite, che si presenta in forma di eruzione,  con piccole pustole simili all’acne localizzate sul viso,  sul petto e sulla schiena.  La regola generale da seguire è inequivocabile:  non bisognerebbe mai trascurare nemmeno la più piccola anomalia dermatologica e medica.  Sarà utile spiegare alle pazienti con questi disturbi di seguire alcune regole da non trascurare come ad esempio:  cercare di non restare a lungo nelle zone troppo soleggiate,  modificazioni drastiche di abbigliamento (coprirsi in modo adeguato)  Frenare o sospendere un uso incontrollato di medicinali,  cosmetici e altro,  ma proteggere la pelle usando un ottimo prodotto molto filtrante che blocchi i raggi UV ed accresce la resistenza naturale della pelle.  Oppure usando un prodotto  schermo totale caratterizzato da un fattore opacizzante,  costituito da una composizione inerte tipo ossido di zinco e diossido di titanio.  Questo prodotto ha il compito di riflettere i raggi UV,  bloccando la penetrazione profonda nella pelle.  Continua.

 

17/02/2018

 

Le sostanze comunemente definite fotosensibilizzanti,  cioè quelle che sotto l’azione dei raggi solari acutizzano la sensibilità cutanea,  impregnano l’epidermide e si verificano due tipi di reazione:  una normale e l’altra anormale.  Un’imprevista esagerazione della reazione normale:  si tratta di un eritema più o meno edermatoso del tipo “colpo di sole”,  che può arrivare fino all’ustione.  Le lesioni sono limitate alle zone esposte all’irraggiamento solare.  L’incubazione è breve,  dura solo qualche ora.

Reazione Anormale:  in questo caso la reazione è del tutto anomala e si presenta in forma di orticaria,  eczema,  prurito.  Si tratta di una reazione di tipo allergico,  definita “fotoallergia”;  l’incubazione si svolge in un periodo che va da sette a ventun giorni.  Fototossicità e fotoallergia si sovrappongono frequentemente l’una all’altra,  aggravando notevolmente la situazione.  In un gran numero di casi la sostanza fotosensibilizzante non può essere identificata (gruppo 6) e allora si parla di “lucite idiopatica”,  che comprende l’eruzione solare polimorfa,  l’attinoreticolosi, le varie idroanomalie,  ecc.

Le manifestazioni più correnti sono:  dermatite arborea,  si tratta  di una dermatosi abbastanza frequente,  che si instaura nei primi giorni di esposizione  all’irraggiamento solare.  È caratterizzata da macchie brunastre infiammate e ricoperte da rotonde bollicine pruriginose,  che riproducono con estrema precisione i contorni e le nervature delle piante e del fogliame con i quali la pelle è stata in contatto.  Poi abbiamo le dermatiti pigmentogene che sono caratterizzate da macchie bruno-scuro,  molto durature ed inestetiche.  Abbiamo la “dermatite classica” (chiamata a ciondolo)  Si presenta in forma tondeggiante  quasi perfetta più o meno largamente dimensionata,  di colore rosso-brunastro e situata nel bel mezzo del petto. Continua.

 

19/02/2018

 

L’argomento è di portata vastissima,  e questo elenco è piuttosto approssimativo e non troppo esauriente,  ma offre comunque alcune indicazioni molto affidabili al riguardo delle sostanza che danno sensibilizzazione alla luce,  le più cattive e già note ed accertate.

 

Incominciamo con “le furocurmarine”  sono presenti nel prezzemolo,  nel geranio,  nel finocchio,  fichi,  bergamotto,  vaniglia,  essenza di lavanda,  legno di sandalo,  ecc.

I “salici lanilidi alogeni e loro derivati”:  si tratta di sostanze antibatteriche,  tra cui la più comune  l’esaclorofene e d altre sostanze che sembrano essere state ritirate dal commercio.

 

Le “cicline e sulfamidici”  fenotiazine contenute nei psicotropici,  energetici, ecc.

 

Il “fluorocromo”,  contenuto in un colorante molto diffuso (l’eosina)  presente anche nei cosmetici come nei comuni rossetti per labbra,  ecc.

Come combattere questa fotosensibilità?  Si può ricorrere agli antistaminici,  che cortocircuitano lallergia;  alle gammaglobuline,  che rinforzano il sistema immunitario;  alla vitamina PP;  ai preparati antimalarici sintetici e in casi estremi,  ai corticoidi.  A volte possono essere utili alcune sedute preventive desensibilizzanti ai raggi UV,  che aiutano la pelle alla luce e limitano l’impatto dell’irraggiamento solare nei luoghi molto soleggiati.  Una particolare attenzione ai medicinali sulfamidici,  antibiotici,  tranquillanti,  diuretici,  lassativi,  contraccettivi,  tendono a fotosensibilizzare la pelle.

02/02/2018

 

 

LE   GHIANDOLE  PARATIROIDI

 

 

Le paratiroidi sono situate nel collo in prossimità della tiroide. Negli esseri umani sono quattro,  due suoperiori o interne,  site posteriormente alla tiroide nel suo stesso spessore,  e due inferiori o esterne,  poste sulla faccia posteriore dei lobi laterali tiroidei,  tra i rami dell’arteria tiroidea inferiore.  in alcuni individui possono trovarsi altre ghiandole paratiroidee chiamate paratiroidi ectopiche site in altre regioni del collo o nel mediastino,  mentre ammassi di tessuto analogo a quello proprio delle paratiroidi possono trovarsi anche nello spessore di altri organi come ad esempio “il timo”.  Hanno dimensioni molto piccole,  di forma ovale dal colorito giallo-bruno;  presentano una struttura follicolare,  con cellule disposte a cordoni,  e sono sempre ben delimitate da una lamina connettivale riccamente vascolarizzata.  La loro funzione è quella di secernere un ormone detto paratiroideo o paratormone,  che è il principale regolatore del livello ematico del calcio e interferisce quindi in molti processi biochimici generali dell’organismo.  Disfunzioni nell’attività paratiroidea possono provocare tetania (in caso di ipoparatiroidismo) ovvero atonia muscolare, calcolosi renale,  aterazioni ossee in caso di iperparatiroidismo.

 

11/02/2018

 

L’ormone paratiroideo o

 

paratormone.

 

Il paratormone è un ormone polipeptidico prodotto appunto dalle cellule principali delle ghiandole paratiroidee.  Il ruolo fisiologico del paratormone è legato strettamente al metabolismo del calcio.  L’ormone favorisce l’assorbimento del calcio introdotto con gli alimenti,  collaborando in questo con la vitamina D;   riduce l’escrezione renale del calcio e ne manda la mobilizzazione a livello delle ossa.   Attraverso questi effetti il paratormone regola l’eccitabilità nervosa,  controlla i processi della coagulazione e i processi contrattili a livello della muscolatura scheletrica e cardiaca,  determina infine il tenore calcico della parte minerale dell’osso. In caso di deficienza di paratormone o ipoparatiroidismo,  che si verificano di solito nel corso di processi tumorali a carico delle paratiroidi o in seguito all’asportazione chirurgica di queste ghiandole  si instaura una grande ipocalcemia,  con convulsioni tetaniche  che portano a morte per paralisi dei muscoli respiratori.  Nei bambini una lieve insufficienza di paratormone,  se associata alla mancanza di calcioo di vitamina  nella dieta, può essere responsabile di uno stato di eccitabilità muscolare o spasmofilia,  in cui seguono brusche contrazioni muscolari all’appicazione di stimoli anche lievissimi sui nervi o sui muscoli.  L’eccesso invece di ormone paratiroideo è una condizione piuttosto rara,  dovuta ad un tumore secernente delle paratiroidi.  Le caratteristiche dell’iperparatiroidismo sono l’ipercalcemia,  la decalcificazione di ampie zone delle ossa e la deposizione di sali di calcio sul rene e in altri tessuti.

 

05/02/2018

 

Mio marito ha una sciatica,  prima è stato colpito all’arto destro,  ora anche al sinistro,  è vero che la sciatica è una malattia psicosomatica?  Grazie!

Agnese

 

Non è da escludere che in qualche modo siano legate  anche alla psicogenesi,  quando si parla di nervi tutto è possibile.  Ovviamente i battibecchi a lungo andare non giovano alla salute in generale perché la sciatica è una nevralgia da irritazione del nervo sciatico.  Essa si manifesta con dolore superficiale e profondo,  intenso e trafittivo lungo il decorso del nervo e delle sue branche terminali.  All’inizio localizzato alla regione lombare,  poi si prolunga in quella glutea,  alla faccia posteriore della coscia ed esterna della gamba e del piede,  mentre in sede lombare tende a diminuire;  infine,  in fase regressiva alle regioni alte dell’arto.  Il dolore costringe all’immobilità e ad atteggiamenti antalgici,  decubito laterale sul lato sano con l’arto malato lievemente flesso al ginocchio, stazione eretta sull’arto sano con il tronco flesso verso il lato malato,  deambulazione a passi brevi con l’arto malato un po’ flesso mandando sempre avanti l’arto sano ecc.  Oltre la sciatica vera esistono altre due forme cliniche:  la sciatica radicolare o funicolare,  sostenuta da fattori artritici,  artrosici,  ernia discale,  ecc. a carico del rachide lombosacrale,  caratterizzata da una fase lombare del dolore molto più lunga e da un’insorgenza da sforzi muscolari.  E la sciatica plessurale legata ad artrite sacroiliaca,  di solito scatenata da un brusco movimento di torsione del tronco e  da altra causa occasionale,  si manifesta con dolori diffusi nella parte alta della natica.

 

LE  GHIANDOLE  SURRENALI

 

Le ghiandole surrenali sono poggiate sul polo superiore di ogni rene,  sono a forma di cappuccio e vi si riconoscono una parte gialla periferica o sostanza corticale o corteccia surrenale,  ed una parte centrale più scura,  detta sostanza midollare.  La parte corticale è costituita da cordoni cellulari che appaiono raggomitolati su se stessi nella parte più esterna  (zona glomerulare,  poi scendono dritti verso il centro della ghiandola (zona fascicolata) per terminare con un andamento disordinato,  anastomizzandosi fra loro (zone reticolare)tra i cordoni,  come in tutte le ghiandole endocrine,  corrono numerosi capillari sinusoidali.  le cellule della zona più esterna sono ricche di grassi e determinano il colore dell’organo.  Questa corteccia surrenale rappresenta una ghiandola endocrina distinta dalla midollare;  da essa sono state isolate numerose sostanze con funzione ormonale,  tutte derivate da un’unica struttura chimica steroidea,  ma con attività in parte comuni e in parte differenziate.  Sono stati descritti, ed alcuni anche sintetizzati ed usati in terapia,  come composti ad azione glicoattiva,  dei quali il principale rappresentante è il cortisone,  che interferiscono nel ricambio degli zuccheri ed in quello delle proteine,  hanno un’intensa attività antinfiammatoria ed incidono negativamente nei fenomeni immunitari.  Altri composti fra i quali l’aldosterone,  hanno maggiore attività sul ricambio dell’acqua,  del sodio e del potassio,  altri steroidi surrenalici sono del tutto simili agli ormoni sessuali.  La midollare surrenale è invece costituita da  vari tipi di cellule alcune delle quali sono dette cromaffini perché si colorano elettivamente con certi sali di cromo.  Da queste cellule derivano l’adrenalina e la noradrenalina,  due sostanze molto semplici che rappresentano i mediatori naturali delle sinapsi periferiche del sistema nervoso simpatico ed una certa quota di sinapsi del sistema nervoso centrale.  La loro attività provoca una vaso-costrizione periferica con conseguente ipertensione,  un aumento della gettata cardiaca,  un aumento dellaproduzione di calore,  una degradazione dei depositi di glicogeno,  e quindi “iperglicemia”,  una dilatazione dei bronchi,  un certo stato di eccitazione ecc.  Queste sostanze sono prodotte anche da altre piccole formazioni pseudoghiandolari distribuite lungo i nervi periferici o presso i grossi vasi,  queste formazioni sono note come “paragangli o organi cromaffini”.

 

08/02/2018

 

LE  ISOLE  DI  LANGERHANS

 

Le isole di Langerhans sono piccoli ammassi globosi di cordoni cellulari separati da capillari sinusoidali,  presenti in grandi quantità nel pancreas, esattamente nel “parenchima”  soprattutto nella porzione corrispondente alla  coda.  Tra gli acini ghiandolari del pancreas esocrino si trovano sparsi ammassi di cellule epiteliali in cui si riconosce una struttura a cordoni anastomizzanti,  frammisti a capillari sinusoidi.  Le cellule possono essere distinte in due categorie:  cellule pccole con granuli acidofili che non vengono sciolti dai trattamenti con l’alcool,  usato per l’allestimento dei preparati istologici,  e cellule più grandi,  con granuli che vengono invece disciolti dall’alcool.  Le prime dette cellule α o A, producono il glucagone;  le seconde dette β o B basofile producono l’insulina.  Alcuni studiosi descrivono altri tipi di cellule  (ϒ o C e D) che si trovano più o meno costantemente e la cui attività funzionale è incerta.

 

LA FUNZIONE DELL’INSULINA

 

Questo ormone secreto dalle cellule delle isole di Langerhans del pancreas,  permette alle cellule di tutto il corpo di ossidare il glucosio producendo energia.  La mancanza di insulina determina glicemia e glicosuria,  e cioè il “diabete”  (diabete mellito).  Prima della scoperta dell’insulina (scoperta nel 1921), e della sua somministrazione ai diabetici,  questi erano condannati a morire in un periodo di tempo abbastanza breve.  oggi l’insulina che è una proteina solforata,  si prepara allo stato cristallino e viene somministrata ai diabetici per via parenterale.  Con l’nsulina estratta dal pancreas di bue  e di maiale vengono effettuate varie preparazioni farmaceutiche che trovano impiego proprio nella terapia del diabete mellito.  Quand’è che si parla di insulino-resistenza? Quando occorrono più di 200U.I.  di insulina giornaliera per mantenere i valori glicemici nella norma. L’insulino resistenza può essere acuta o cronica.  La forma acuta si associa di solito a incidenti traumatici,  interventi chirurgici,  infezioni,  forti emozioni,  ecc. ed è dovuta a fattori antinsulinici nel plasma e negli organi.  la forma cronica deriva invece dalla formazione di anticorpi anti-insulina e si verifica dopo un certo periodo di terapia insulinica del diabete;  a essa si ricorre  utilizzando preparati insulinici ottenuti da una diversa specie animale.

 

10/02/2018

 

Si dice che il “timo” non sia importante,  e addirittura in molte persone si atrofizza,  è vero?

 

Detta così,  è molto superficiale,  in realtà è un organo molto importante ed anche di notevoli dimensioni nell’infanzia,  si atrofizza in maniera progressiva dopo la pubertà.  Si trova in uno spazio della cavità toracica,  nella parte mediana tra i due polmoni delimitato in avanti dallo sterno,  in basso del diaframma, posteriormente dalla colonna vertebrale,  mentre superiormente è in diretta comunicazione con lo spazio viscerale del collo.  Questa regione è distinta in due parti:  una anteriore,  più estesa e l’altra posteriore;  nella parte anteriore si trova questa ghiandola o organo che è un’importante stazione linfatica che regolerebbe nel feto e nel bambino lo sviluppo delle attività immunitarie.  Mano a mano che il bambino cresce,  dopo la pubertà,  perde la capacità di elaborare linfociti che in origine è più accentuata di quella degli altri organi linfopoietici  (milza, linfoghiandole).  La struttura del timo presenta una parte corticale costituita dal tessuto linfoide e una parte midollare contenente linfociti e grappoli di cellule situati in un reticolo  (corpuscoli di Hassall).  Il timo è un organo linfoide,  Sotto la sua influenza in epoca infantile si formano le cellule responsabili della produzione degli anticorpi che intervengono nelle reazioni di rigetto di tessuti omologhi trapiantati e delle reazioni  di ipersensibilità ritardata.  Si ritiene che la funzione del timo si svolga attraverso un ormone,  questo agirebbe sulle cellule degli organi linfoidi trasformandole in linfociti immunocompetenti,  precisamente in strutture capaci di formare anticorpi contro proteine estranee.  Il timo sembra anche coinvolto o implicato nella patogenesi delle malattie autoimmunitarie,  come l’artrite reumatoide,  il lupus eritematoso disseminato,  in cui si osservano reazioni di ipersensibilità nei confronti dei componenti dello stesso organismo.

 

 

 

26.01.2018

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CINQUANTESIMA PARTE

Author: Elena Lasagna

26/01/2018

 

Vorrei che ci parlassi di alcune ghiandole endocrine in maniera approfondita,  grazie!

 

Alessandra e  Giovanni

 

28/01/2018

L’IPOFISI   (prima versione)

Incominciamo dall’ipofisi,  una delle ghiandole più importanti,  è piccola di forma ovoidale,  pesa circa 600 mg e si trova nella sella turcica.  La sua parte anteriore o adenoipofisi è costituita da cordoni di cellule epiteliali intercalati a capillari sinusoidali;  la parte posteriore o neuroipofisi è formata da cellule simili alla nevroglia.  Tra le due sezioni c’è anche una parte intermedia con struttura simile all’adenoipofisi.  I cordoni cellulari dell’ipofisi anteriore riversano direttamente nei sinusoidi il loro  e cioè gli ormoni somatotropo (o STH,  da somato Tropic Hormone),  IL CORTICOTROPO  (o  ACTH, da Adreno Cortico  Tropic Hormone),  il tireotropo  (o  TSH,  da Tireo Stimulating  Hormone),  le gonadotropine e la prolattina.  L’ormone somatotropo stimola lo sviluppo dello schelettro e delle parti molli,  il corticotropo e il tireotropo stimolano il trofismo e quindi la funzione rispettivamente delle ghiandole surrenali e della tiroide.  Le gonadotropine sono distinte in ormone follicolostimolante ( o  FSH, da Follicle  stimulating Hormone)  e ormone leutinizzante  ( o LH,  da Luteinizing Hormone)  che determinano la maturazione del follicolo ooforo e la stimolazione della spermatogenesi il primo,lo scoppio del follicolo e la stimolazione delle cellule interstiziali del testicolo il secondo;  la prolattina è un terzo ormone gonadotropo  (  o  LTH, da Luteo Tropic Hormone)  che regola la secrezione del corpo luteo e la produzione del latte.  Dalla neuroipofisi sono stati estratti l’Ormone antidiuretico  ( o ADH,  da Antidiuretic Hormone)  che favorisce l’assorbimento dell’acqua nei tuboli renali e provoca vasocostrizione,  e l’ossitocina che determina la contrazione del miometrio gravido. L’immissione nel sangue degli ormoni ipofisari è sollecitata da sostanze provenienti dalla neuroipofisi e soprattutto da certi nuclei ipotalamici ad essa collegati;  la secrezione inoltre è regolata per alcuni ormoni dal principio del  feed-back, nel senso che la produzione di una tropina è inibita da un certo livello ematico dell’ormone prodotto dall’organo bersaglio.

 

IPOFISI   (seconda versione) scegli quella che ti piace di più.

 

Come ho già descritto sopra,  l’ipofisi è una ghiandola molto importante,  localizzata nella testa entro la sella turcica dello sfenoide,  in stretta connessione anatomica funzionale con l’ipotalamo.  È detta anche ghiandola pituitaria.  L’ipofisi è di forma ovoidale,  può essere distinta morfologicamente,  funzionalmente ed embriologicamente in due parti:  la neuro-ipofisi,  che deriva come l’ipotalamo,  dalle pareti del terzo ventricolo e che deve essere considerata anche funzionalmente una parte dell’ipotalamo,  costituisce la porzione postriore della ghiandola  (lobo posteriore dell’ipofisi),  e  per la sua struttura è detta anche pars nervosa o lobo nervoso.  L’adeno-ipofisi,  che deriva da una invaginazione dell’ectoderma buccale detta tasca di Rathke e che sebbene strettamente controllata dall’ipotalamo,  è una vera ghiandola endocrina.  La neuro-ipofisi si presenta come un prolungamento dell’eminenza mediana ipotalamica formata da una parte sottile (stelo infundibolare) e da una parte allargata ( processo infundibolare o lobo posteriore dell’ipofisi).  L’adeno-ipofisi è formata da una parte tuberale che avvolge lo stelo infundibolare,  da una parte distale o lobo anteriore dell’ipofisi e una parte intermedia o lobo intermedio dell’ipofisi. L’asportazione dell’ipofisi determina conseguenze gravi ma non letali.  Dopo il taglio del peduncolo ipofisario la neuro-ipofisi si riorganizza,  continuando a mettere in circolo i suoi secreti a livello del moncone.  Si fa invece sentire la mancanza dell’adeno-ipofisi:  la tiroide,  le gonadi e la corteccia delle surrenali che diventano ipofunzionanti:  se l’individuo è ancora in crescita, la crescita si arresta,  compaiono alterazioni del metabolismo dei carboidrati e delle proteine.  L’adeno-ipofisi si presenta inoltre come un aggregato di cellule poliedriche disposte in cordoni,  le quali si distinguono in:  acidofile, basofile e cromofobe.  Sono stati identificati sei ormoni adeno-ipofisari,  l’ormone somatotropo,  o STH,  detto anche ormone della crescita;  la corticotropina o ACTH;  l’ormone luteotropo o prolattina o LTH;  l’ormone follicolo-stimolante o FSH;  l’ormone luteo-stimolante o LH;  l’ormone tireotropo o TSH.  Gli ormoni adeno-ipofisari vengono secreti dall’ipofisi sotto il controllo dell’ipotalamo.  Nella porzione dell’adeno-ipofisi detta pars intermedia viene secreto un ormone (intermedina o MSH o ormone melanocitostimolante) il quale favorisce la pigmentazione cutanea aumentando la sintesi delle melaninee disperdendo i granuli di pigmento entro i melanociti.    La neuro-ipofisi può essere considerata,  dal punto di vista sia morfologico sia funzionale,  una porzione dell’ipotalamo.  Le cellule che secernano gli ormoni neuro-ipofisari (la ossitocina e la vasopressina sono raccolte in due nuclei ipotalamici, il nucleo sopraottico e il nucleo paraventricolare.  L’attività della neuro-ipofisi viene compromessa irreversibilmente da lesioni di questi nuclei,  con la comparsa di gravi alterazioni del  metabolismo idrico (diabete insipido).  La distruzione dell’ipofisi può essere provocata da situazioni patologiche di natura displasica,  neoplastica, ecc.  per proliferazione tumorale o per semplice iperplasia si può avere invece un aumento numerico delle cellule ghiandolari secernenti,  a cui sono legate manifestazioni di iperpituitarismo. tra gli ipopituitarismi figurano il nanismo e l’infantilismo ipofisario, la cachessia ipofisaria o morbo di Simmonds,  la distrofia adiposo-genitale o morbo di Fröhlich, il diabete insipido. Le espressione di iperpituitarismo sono il gigantismo ipofisario, l’acromegalia,  la malattia di Morgagni o sindrome dell’enostosi frontale.  Continua con la tiroide.

 

LA  TIROIDE

 

La tiroide è una grossa ghiandola  dalla forma a farfalla situata nella parte anteriore del tubo taringotracheale.  È composta da due lobi laterali uniti da un istmo presenta spesso un prolungamento centrale detto piramide di Morgagni.  È costituita da tante piccole formazioni rotondeggianti (follicoli)  ciascuna delle quali presenta una cavità interna,  piena di una sostanza detta colloide e un involucro di cellule epiteliali che producono la colloide  e secernono l’ormone tiroideo.  I follicoli poggiano su uno stroma collettivale insieme con i capillari sanguigni e con isolotti di particolari cellule  (cellule parafollicolari)  che secernono la tirocalcitonina.  La tiroide è uno degli organi più abbontantemente vascolarizzati.  Essa secerne due tipi di ormoni:  la tirocalcitonina polipeptide secreto dalle cellule follicolari che controlla la calcemia,  e le iodotironine,  amminopacidi prodotti dalle cellule dei follicoli, i cui effetti sono rivolti essenzialmente al controllo del metabolismo.  Il nucleo delle iodotironine è costituito dalla forma levogira della  tironina alla quale possono legarsi due atomi di iodio (3.3- diiodotironina) oppure tre (3,5,3′-triiodotironina)  o quattro (  3,5,3’5′-triiodotironina o tiroxina)  Solo le due ultime iodotironine (T3 e T4)  sono attive dal punto di vista fisiologico e rappresentano perciò i veri ormoni tiroidei.  Nel sangue la tiroxina si trova per lo più legata a proteine,  nella concentrazione di 9 mcg/ 100 ml.  Solo la quota libera circolante,  pari a o’004 mcg /100 ml,  esercita l’azione fisiologica.  La T3 è più attiva della tiroxina,  rispetto alla quale è meno legata alle proteine plasmatiche.  Gli effetti fisiologici degli ormoni tiroidei sono rivolti essenzialmente al controllo del metabolismo. Le iodotironine aumentano il consumo di ossigeno in tutti i tessuti metabolicamente attivi e aumentano la produzione di calore.  Tale effetto inizia dopo parecchie ore dalla somministrazione,  diventa massimo dopo 5- 6 giorni per poi scomparire lentamente.  Gli ormoni tiroidei aumentano la glicogenolisi,  aumentano l’assorbimento del glucosio da parte dell’intestino e diminuiscono la produzione di insulina,  provocando di conseguenza l’iperglicemia,  con curva da carico di glucosio di tipo diabetico.  L’azione sul metabolismo lipidico consiste essenzialmente nella diminuzione della colesterolemia determinata all’aumento dell’eliminazione biliare del colesterolo.  Piccole dosi di ormoni tiroidei,  in sinergismo con l’ormone somatotropo attivano l’ anabolismo proteico; per contro dosi elevate lo accelerano negativizzando il bilancio dell’azoto.  Nell’ipertiroidismo il bilancio azotato è pertanto positivo;  l’eccesso di proteine tende ad accumularsi nei liquidi interstiziali provovando il mixedema.  La tiroxina esercita effetti stimolanti sul cuore:  aumenta la frequenza cardiaca e la gittata sistolica,  come pure l’eccitabilità del miocardio e la velocità del circolo.  L’ormone stimola inoltre l’accrescimeto scheletrico,  la maturazione sessuale e lo sviluppo psichico.  La secrezione tiroidea è regolata dalla tireotropina dell’ipofisi. L’ipofisectomia  provoca atrofia e ipofunzione della tiroide,  mentre la somministrazione di estratti ipofisari esalta la captazione dello iodio e la secrezione ormonale.

 

L’EPIFISI

 

L’epifisi è una piccola formazione aderente all’estremità posteriore del lV ventricolo.  La sua funzione endocrina avrebbe una certa influenza sullo sviluppo sessuale.  Questa ghiandola è situata nel fondo della scissura traversa del cervello,  nella regione diencefalica,  a ridosso del terzo ventricolo.  È  una piccola ghiandola di colore grigio rossastro,  del volume di un pisello. La sua base è collegata con il talamo ottico mediante un peduncolo formato da tre cordoncini per lato (peduncoli anteriori  o ambedue,  medi e inferiori).  L’epifisi è costituita da cellule poligonali con prolungamenti unici infossati a clava o sfioccati a pennello,  da cellule della nevroglia,  tra le quali sono presenti piccole cavità contenenti concentrazioni calcaree.  Malgrado la sua struttura non sia tipicamente ghiandolare,  essa produrrebbe un ormone (melatonina)  che agirebbe in senso depressivo sugli organi genitali;  la sua ablazione provoca infatti abnorme sviluppo delle gonadi da alcuni studiosi attribuita,  però alla lesione contemporanea di alcuni centri encefalici circostanti.  Ciascuna delle estremità delle ossa lunghe (epifisi ossea).  Le epifisi hanno anche forma varia,  in genere espansa;  sono costituite da una massa centrale di tessuto spugnoso,  rivestite da tessuto osseo, e in  corrispondenza delle articolazioni,  da cartilagine.Un sottile disco cartilagineo  (cartilagine epifisaria o di congiunzione),  che separa l’epifisi dalla diafisi,  ha capacità di produrre tessuto osseo e nella fase dello sviluppo,  provvede all’accrescimento in lunghezza dell’osso.  Nel prossimo articolo parlerò delle apratiroidi e della loro importanza.

 

 

 

17/1/2018

 

In questa seconda parte delle patologie che colpiscono il cervello vorrei chiarire alcuni termini medici che per certe persone  sono sconosciuti.  Ad esempio nelle forme cliniche che sono rappresentate da:  deliquio,  sincope vagale.  Il deliquio sta ad indicare la perdita temporanea della coscienza che nel linguaggio medico è lo stesso di lipotimia.  Poi, la  sincope  vagale in anatomia significa che è in relazione col nervo vago,  quindi innervazione vagale,  riflesso vagale;  improvvisa perdita di coscienza improvvisa completa o transitoria.  Poi abbiamo le crisi ipertensive che sono rappresentate da paralisi improvvise e transitorie,  monoplegie, emianopsia o emiparesi,  apoplessia, disfagia,  disartria, atassia.  Incominciamo con il termine “monoplegia”  questo termine significa paralisi  che interessa solo un arto.  Si dice parziale o dissociata quando i disturbi paralitici sono limitati ad un segmento dell’arto,  mentre gli altri segmenti conservano la loro motilità  oppure anche quando la paralisi è circoscritta ad alcuni gruppi muscolari di un determinato segmento.  La monoplegia è il tipo di paralisi che si osserva più frequentemente nelle lesioni corticali a focolaio.  Passiamo alla “emianopsia”  disturbo della visione consistente nella cecità limitata a metà del campo visivo.  La zona del campo visivo interessata può essere uguale in entrambi gli occhi,  o diversa  (emianopsia incongruente).  Il disturbo è sempre secondario a lesioni centrali.  “L’ emiplegia,  è paralisi che interessa metà laterale del corpo;  nella forma più comune risulta soprattutto evidente a carico di alcuni nervi cranici  (facciale,  ipoglosso) e dei due arti.  L’emiplegia è dovuta a lesioni vascolari (embolie,  trombosi emorragie)  o tumorali che interessano le aree motorie dell’emisfero cerebrale controlaterale, a seconda delle zone colpite e del loro livello,  la paralisi  può accompagnarsi a deficit sensoriali o assumere caratteri particolari (paralisi spastica o flaccida).   Se la lesione si verifica a livelli più bassi dei peduncoli cerebrali per la presenza nelle regioni pontina bulbare dei nuclei dei nervi cranici e della complessa disposizione delle vie sensitive,  si producono le cosiddette emplagie alterne o paralisi nelle quali al deficit motorio e/o sensitivo della metà controlaterale del corpo, fa riscontro l’interessamento di uno o più nervi cranici dello stesso lato della lesione ed un’eventuale emisindrome cerebellare.

 

Nell’apoplessia che in medicina è sinonimo di  (” ictus”,  colpo apoplettico),  complesso di sintomi caratterizzato da improvvisa perdita della coscienza e delle funzioni cerebrali di relazione;  nella maggioranza dei casi è dovuta alla rottura di un vaso cerebrale con conseguente emorragia.  La sua gravità dipende dall’importanza del vaso interessato,  dalla consistenza dell’emorragia e dalla regione cerebrale implicata.  Il soggetto colpito da apoplessia  cade improvvisamente al suolo privo di conoscenza; inoltre presenta respirazione profonda,  polso irregolare e il viso appare congestionato.  Nelle forme più gravi la morte sopraggiunge dopo qualche ora o anche qualche giorno,  in quelle forme medie è compromessa l’intelligenza mentre in quelle lievi il miglioramento può risultare anche quasi immediato e il ripristino funzionale completo.  Per estensione si intende per apoplessia qualsiasi lesione vascolare acuta del cervello.  Questo termine indica anche l’infarcimento emorragico di un organo con necrosi del parenchima  (apoplessia placentare,  polmonare ovarica ecc.)

 

La disfagia,  che è un disturbo della deglutizione qualunque sia la causa e il livello dell’ostacolo.  Le cause più comuni sono la stenosi esofagea,  la presenza di diverticoli esofagei, l’ulcera dell’esofago, inoltre possono verificarsi le disfagie di tipo nervoso eccole che ci siamo alle disfagie isteriche da spasmo della muscolatura esofagea e feringea da paralisi bulbare,  ecc.

Nella “disartria” succede qualsiasi difficoltà nell’effettuare i movimenti necessari dell’articolazione della parola.  Interessa un complesso di fonemi ed è provocata da un’alterazione delle vie motorie che governano il complesso dei muscoli fonatori o da un’alterazione di questi ultimi; Il disegno centrale della parola o del discorso,  al contrario delle afasie ,  è conservato.

Passiamo all”atassia”,  disturbo della coordinazione dei movimenti sia per quel che riguarda la loro direzione   sia per quanto concerne la successione dei diversi movimenti elementari in cui si può scomporre un movimento complesso.  Si conoscono diverse sindromi atassiche secondo la lesione neurologica che ha provocato l’atassia, ognuna con una specifica sintomatologia.  Si distinguono così l’atassia cerebrale,  secondaria a lesioni della corteccia frontale,  l’adiadococinesi,  l’asinergia,  l’atassia labirintica,  caratterizzata da disturbi dell’equilibrio,  infine l’atassia da lesione delle vie della sensibilità profonda.  Da osservare che nell’atassia mancano fenomeni di paresi,  quindi la forza muscolare rimane intatta.  E adesso aspetterò qualche vostra domanda.

 

Mi hanno chiesto come fare per non ammalarsi di queste patologie, che sono anche molto gravi,  a volte mortali e se sono ereditarie.

 

Ho imparato che  certe malformazioni sono congenite,  ma per il resto queste patologie sono dovute ad uno stile di vita errato o meglio ancora c’è chi eredita un portamento per uno stile di vita sbagliato  come in altre malattie che ho descritto fin dall’inizio, faccio l’ esempio  della gotta,  ecc.

 

L’astenia è una malattia che riguarda il nostro cervello?

 

Fede

 

Molte sono le malattie che partono dal cervello sia direttamente che indirettamente e questo è un discorso molto ma molto lungo e complicato.  L’astenia in genere può essere dovuta a costituzione individuale, al superlavoro,  a stati di stress,  a malattie a lungo decorso e a insufficienze ormonali ecc.  Le astenie si manifestano con perdita di forza,  l’incapacità di produrre uno sforzo specie se prolungato.  Esse si differenziano in: astenie nervose,  sostenute da esaurimento del sistema nervoso;  astenie mentali,  caratterizzate da diminuita concentrazione intellettuale; astenie muscolari,  che possono essere fisiologiche,  quando i muscoli presentano insufficienza funzionale,  dopo uno sforzo prolungato, oppure patologiche se tale insufficienza è legata all’esistenza di processi patologici specifici come (miopatie e miastenie).

23/01/2018

 

Vorrei sapere se l’idiozia è una patologia del cervello oppure è dovuta solo alla cattiveria e alla crudeltà?  Grazie!

 

Titti

 

Quando ci sono persone che non ci rispettano,  oppure fanno del male a chi credono sia più debole perché è buono,  noi diciamo spesso che è un’idiota,  o un imbecille ecc.  dovremmo usare termini diversi che esistono e sono più appropriati.  Perché l’idiozia è una patologia del cervello che  chi ne è affetto non ne ha nessuna colpa.

L’idiozia è una sindrome psichica che insieme all’imbecillità fa parte di un gruppo di malattie mentali dette oligofrenie o frenastenie,  inquadrabili nella patologia dell’intelligenza.  L’idiozia è determinata da cerebropatie della vita intrauterina o infantile  (encefaliti, parti distocici con traumi da forcipe o fenomeni asfittici  ecc.)  che provocano alterazioni più o meno grossolane del cervello fetale o infantile, oppure da fattori eredo-generativi quali la lue e l’alcolismo degli ascendenti.  Da forme con sintomi psichici scarsi e predominanti segni di focolaio  (emipara- menoplegie, coreo- atetosi,  paresi oculari ecc.)  Si arriva a forme nelle quali per diffusione delle lesioni si ha difetto di sviluppo psichico fino a completa assenza di vita intellettuale residuando il puro soddisfacimento degli istinti fondamentali, in assenza o quasi di fenomeni neurologici (cerebroplegie psichiche).  Secondo il contegno gli idioti si distinguono in:  impulsivi quando sono in agitazione continua;  apatici quando sono privi di qualsiasi iniziativa o atonia espressiva. nelle forme gravi il linguaggio articolato è abolito o notevolmente compromesso;  le tendenze caratteristiche degli idioti sono la clastomania ( la distruzione di determinati oggetti),  l’esibizionismo e il collezionismo il tutto esagerato.  Altre forme spaciali di idiozia sono :  la sclerosi tuberosa,  l’idiozia amaurotica di Tay Sachs, familiare,  insorge di solito nei primissimi anni di vita,  con deficit mentale, accessi convulsivi,  gravi disturbi del visus,  con reperto oftalmoscopico caratteristico (degenerazione del fascio maculare);la varietà infanto-giovanile di Spielmeyer-Vogt compare più tardivamente dal 6° e il 14° anno di vita con regressione dello sviluppo psichico,  convulsioni,  paresi,  retinite pigmentosa.  Poi c’è l’idiozia mongoloide con spiccati segni di mongolismo,  ritardo di sviluppo o di ossificazione,  alterazioni psichiche tipo infantilismo o idiozia grave.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

10.01.2018

LE ALTRE PATOLOGIE DEL CERVELLO

Author: Elena Lasagna

10/01/2018

 

LE ALTRE PATOLOGIE CHE COLPISCONO IL

CERVELLO

 

Oltre a quelle già descritte,  le patologie che colpiscono il cervello sono molte.  Le sindromi traumatiche che,  solitamente considerate sotto l’aspetto di commozione,  contusione e lacerazione,  comprendono le turbe della coscienza, come il coma,  stupore, stato confusionale e automatismo,  le emorragie cerebrali,  le sindromi ipertensive e ipotensive endocraniche, le sindromi circolatorie, determinate soprattutto da aterosclerosi, tromboangioite obliterante, pariarterite nodosa,  anomalie vasali,  ecc.  Le forme cliniche sono prevalentemente rappresentate dal deliquio, sincope vagale;  crisi ipertensive (paralisi improvvise e transitorie,  menoplegie,  emianopsia, ecc.).  Apoplessia; cerebropatie vascolari acute ( trombosi bulbare con vertigine violente, disfagia,  disartria, nausea,  atassia, mentre la coscienza rimane integra).  Cerebropatie vascolari con turbe nervose lentamente progressive ( rigidità muscolare aterosclerotica,  paralisi pseudobulbare,  trombosi della carotide interna)  e  a seconda dei casi,  crisi di disorientamento nel tempo e nello spazio,  progressiva impotenza psichica e funzionale,  possibile demenza di tipo progressivo.  Le sindromi flogistiche comprendono forme di origine infettiva e di tipo probabilmente allergico (encefaliti, meningoencefaliti, ascessi cerebrali).  Le sindromi degenerative,  per lo più congenite,  ereditarie,  raramente sporadiche,  caratterizzate da un decorso progressivo fino alla distruzione totale dell’intera zona o sistema cerebrale interessato,  sono: le malattie congenite (idiozia mongoloide),  le malattie infantili tardive e giovanili (sclerosi tuberosa,  sclerosi lobare);  le malattie degli adulti (sclerosi multipla);  le forme del periodo involutivo (morbo di Pick, morbo di Parkinson,  demenza senile).  Le sindromi tumorali si manifestano con segni di irritazione focale locale,  che possono anche mancare e una sindrome di ipertensione endocranica,  che in molti casi compare precocemente e spesso è l’unico sintomo del tumore.

 

IL  CERVELLETTO

 

Le lesioni che possono colpire il cervelletto sono varie e comprendono le malformazioni congenite,  le atrofie acquisite, le emorragie e i rammollimenti,  gli ascessi e la flogosi acuta.  Isintomi che ne conseguono in generale sono rappresentati da asimmetrie di posizione,  da ipotonie, ipertonie, bradicinesia,  dismetria,  tremori, atassia,  disturbi della parola e della scrittura,  disturbi dell’equilibrio ecc.

Il cervelletto,   questa parte dell’encefalo,  posta tra il midollo allungato e il cervello,  dal quale è superiormente separato dal tentorio,  espansione della dura madre,  e situata nella parte postero-inferore della cavità cranica.  Si divide in due emisferi, emisferi cerebellari o neocerebello,  collegati al cosiddetto verme,  che insieme ai flocculi costituisce il paleocerebello.  esternamente è percorso da solchi lungitudinali,  all’incirca paralleli fra loro (solchi di I e solchi di II ordine)  che dividono il cervelletto in lobuli e lamelle.  Si trova collegato al mesencefalo dai peduncoli cerebellari superiori,   al ponte  di Varollo dai peduncoli cerebellari medi, al midollo allungato ai peduncoli cerebellari inferiori( detti rispettivamente brachia coniunctiva,   brachia pontis, corpora restiformia).  Continua…

 

11/01/2018

 

Come ho già descritto in passato,  la corteccia cerebellare,  formata da sostanza grigia, è costituita da tre strati:  quello esterno o molecolare,  l’intermedio o delle cellule del Purkinje,  e l’interno o granulare,  costituito da piccoli neuroni.  Dentro la corteccia si ramifica una sostanza bianca chiamata l’albero della vita,  in cui si trovano i nuclei di sostanza grigia.  Il cervelletto è organo di ricezione di impulsi sensitivi propriocettivi ed esterocettivi  ed influenza i nervi motori e i centri associativi encefalici,  modificando la loro soglia di eccitabilità.  Ecco perché il cervelletto viene definito il grande modulatore della funzione nervosa.  Esso influisce sul tono muscolare, anche sui muscoli gravitazionali e quindi sul tono posturale,  sui movimenti riflessi, sui movimenti volontari.  Al cervelletto arrivano gli stimoli propriocettivi dai muscoli e dai tendini e stimoli esterocettivi tattili,  acustici e visivi;  e poi il cervelletto influisce sulle aree cerebrali visive e uditive.  Note ricerche hanno chiarito che le parti del cervelletto anteriori alla fessura  prima sono connesse con l’attività motoria,  quelle posteriori con la sfera della sensibilità.

 

IL CERVELLO

 

Un’altra descrizione del cervello,  più completa ma stringata.

 

Il cervello è costituito da telencefalo,  diencefalo,  mesencefalo,  provenienti dal proencefalo emorionale.  Il telencefalo formato da due emisferi cerebrali,  è la parte più voluminosa del cervello.  Gli emisferi sono separati medialmente e in profondità fino ad un nucleo di sostanza bianca detto corpo calloso,  dalla scissura enteremisferica  in cui penetrano le meningi.  Insieme alle scissure di Rolando e di Silvio,  esso divide ogni emisfero in quattro lobi:  frontale,  parietale,  temporale,  occipitale. Lobi minori sono i lobi dell’insula sul fondo della scissura di Silvio e il lobo orbitario che  poggia sulla volta dell’orbita.  Ogni lobo è diviso da solchi in circonvoluzioni e in ognuna di queste si riconoscono aree e funzione specifica,  motorie o sensorie,  dette aree di proiezione.  Gli emisferi sono percorsi da cavità o ventricoli derivati dal primitivo tubo neutrale:  Il primo e il secondo sono posti lateralmente al piano di simmetria,  ciascuno nello spessore di un emisfero,  il terzo che comunica con i due primi,  è situato sul piano di simmetria;  i talami ottici si stendono fra questi e i precedenti ventricoli.  Continua…

14/01/2018

 

Il terzo ventricolo si continua con le rimanenti cavità dell’encefalo.  Le pareti degli emisferi sono formati da sostanza grigia,  ricca di neuroni,  che riveste la sostanza bianca formata da fibre.  I principali nuclei di sostanza bianca sono il corpo calloso,  posto a volta sotto la scissura interemisferica,  il fornice o trigono cerebrale,  lamina posta sotto il corpo calloso.  Fra i due è tesa una lamina trasparente o setto pellucido.  Nello spessore della sostanza bianca sono compresi nuclei di sostanza grigia,  i più importanti sono:  L’ippocampo o corpo di ammone in rapporto con la corteccia olfattoria,  più dorsalmente i talami ottici ed esternamente a questi i corpi striati.   L’ipotalamo di forma conica si collega all’ipofisi ed è assai ricco di vasi sanguigni.   Particolare valore funzionale,  ha la corteccia cerebrale che può essere sensitiva,  motrice,  associativa ed è collegata a centri sottocorticali,  come il talamo,  l’ipotalamo,  i corpi striati.  La corteccia sensitiva riceve le vie afferenti provenienti dal talamo che conducono stimoli somatestesi e specializzati provenienti da tutto il corpo.  Dalle aree motrici partono impulsi motori attraverso la via piramidale.  In genera i centri corticali di un emisfero sono in relazione con le regioni controlaterali del corpo: ad es.  una paralisi della parte destra del corpo è in relazione con un’alterazione dell’emisfero sinistro. Continua.

 

15/01/2018

 

Le aree associative interposte fra i vari centri servono ad integrare le varie sensazioni,  a serbarne la memoria e il processo di ideazione,  di consapevolezza,  di volontà,  a ciò che noi chiamiamo coscienza.  Tuttavia non vi sono limiti retti fra le varie aree,  né ogni area ha una singola funzione  e d’altro canto essa ha molteplici collegamenti con altre zone della corteccia e con i centri cerebrali sottocorticale,  sicché  malgrado le localizzazioni cerebrali,  il cervello funziona come un organo unitario.  Le zone del cervello in cui sono localizzati i più importanti centri sono:  l’area motrice,  anteriore alla scissura di Rolando (corteccia precentrale)  dalla quale dipendono i movimenti del capo e degli arti;   l’area posteriore alla medesima scissura (area postcentrale)  che è l’area in cui è localizzata la sensibilità per le medesime parti;  il lobo occipitale,  in cui si proietta la sensibilità visiva,  i lobi temporali e la sensibilità acustica,  la circonvoluzione dell’ippocampo per la sensibilità olfattiva e gustativa.  Centri particolari sono:  il verbo-motore e il verbo-acustico,  il centro motore e il centro visivo della scrittura,  le cui lesioni provocano rispettivamente afasia e sordità verbale,  agrafia e cecità verbale.  Dei centri sottocorticali il talamo,  come già ricordato,  è il centro riflesso delle emozioni che provocano il pianto e il riso;  il corpo striato controlla il tono dei muscoli schelettrici e regola i movimenti automatici;  l’ipotalamo regola la temperatura,  il sonno,  il ricambio dell’acqua,  dei glucidi,  dei grassi, ecc.

 

 

 

 

19/12/2017

 

LA  VITA

 

 

Perché si viene colpiti dall’angina pectoris?

 

Gabri

 

Questa sindrome è detta anche stenocardia,  è un’insufficienza coronarica anatomico-funzionale con conseguente anossiemia miocardica.  E’ un termine che parla da sé,  formazione di scorie acide e stimolazione anomala delle terminazioni sensitive nervose dei vasi coronarici.  La sintomatologia è rappresentata dal caratteristico dolore anginoso,  della durata di alcuni secondi o addirittura di alcuni minuti,  la cui frequenza è molto varia,  può dare violenti accessi dolorosi,  soprattutto nella regione retrosternale o cardiaca con irradiazione tipica alla spalla,  al braccio,  al polso sinistro e perfino alla parte sinistra della mascella associati spesso anche a sensi di angoscia.  Nell’ecografia si riscontrano alterazioni del complesso ventricolare,  anomalie dell’onda T, slivellamento del tratto S-T,  comparsa di onde Q… ad alto voltaggio.  L’angina pectoris colpisce con maggiore frequenza il sesso maschile,  quasi sempre dai quaranta ai cinquant’anni. Si differenziano una forma di angina pectoris  da sforzo che insorge successivamente  all’esecuzione di uno sforzo di qualsiasi genere,  anche emotivo,  è una forma da decubito,  che compare in pieno sonno,  specialmente nelle prime ore della notte:  L’accesso notturno in genere è meno violento ma più prolungato di quello da sforzo.  L’angina pectoris risulta spesso associato ad affezioni extracardiovascolari  (litiasi biliare, ascessi sottofrenici ecc.) ad intossicazioni croniche come il tabacco,  a taluni stati diatesici (gotta,  diabete,  obesità, ecc.)   e a cardiopatie.

 

21/12/2017

 

E’ vero che con i cibi conservati in casa si può andare incontro al botulismo?

Maria B.

 

Non è così,  poi ti spiegherò più avanti,  intanto vediamo in che cosa consiste il “Botulismo”.  Il botulismo è un’intossicazione provocata dal botulino,  sia nell’uomo e anche negli animali.  Nell’essere umano il botulismo è causato dall’ingestione di cibi avariati:  in genere di tratta di salumi, o di carni, o vegetali conservati in scatola o sottolio senza rispettare le norme igieniche, o il procedimento di conservazione che dovrà essere sterile.  Quindi se vogliamo conservare i cibi dovremmo usare tutte le precauzioni necessarie come ad esempio cuocere gli alimenti e badare che vengano  messi in recipienti sterilizzati,  e sotto vuoto;  quando si aprirà il vaso o la bottiglia o altro,  i cibi dovranno essere ancora sottovuoto,  solo così  resteranno inalterati perfettamente.  Ma in ogni caso quando si apre un vasetto si può assaggiare l’alimento sulla punta della lingua senza deglutire,  se è alterato si capisce dal pizzicore insolito che lascia sulle labbra.  Su queste cose non bisogna scherzare,  perché dopo un periodo di incubazione da quattro-cinque ore a otto giorni si stabilisce un quadro clinico caratterizzato da paralisi oculare bilaterale dell’accomodazione, e talvolta dei nervi motori dell’occhio in quanto la tossina neurotropa elaborata dal Clostridium botulinum si fissa elettivamente sul mesencefalo e sui nuclei dei nervi oculomotori.  Può comparire anche secchezza delle fauci e delle vie respiratorie,  disturbi della fonazione e della deglutizione,  che possono portare a polmonite da aspirazione,  con rapido aggravamento delle condizioni generali.

 

29/12/2017

 

Che differenza c’è tra il “diazepan” e il”diazossido”?

 

Angela

 

 C’è una grande differenza, non devi confondere questi due farmaci,  in quanto hanno azioni specifiche e diverse.  Il primo è stato prescritto a te,  e contiene “diazepan”, mentre il secondo è stato prescritto a tuo marito ed è un antiipertensivo. Il Diazepan o la medicina che contiene questo principio attivo è uno psicofarmaco e appartiene al gruppo delle benzodiazepine.  Ha proprietà miorilassanti,  ansiolitiche e anticonvulsive,  ed ha anche un modesto effetto ipnotico.  Viene usato nei trattamenti dei disturbi ansiosi,  nell’epilessia,  nella preanestesia chirurgica per appunto facilitare il rilassamento muscolare;  e in tutti gli stati di agitazione dovuta ad alcolismo ecc.  Il diazossido o la medicina che  contiene questo principio attivo viene adoperato per abbassare la pressione arteriosa, e l’aumento della gittata cardiaca.  È usato per combattere i bruschi aumenti di pressione che si manifestano in varie condizioni patologiche.  Questo farmaco antiipertensivo  agisce direttamente sui vasi pre-capillari,  riducendo la resistenza del flusso.

 

31/12/2017

 

Parlami della differenza tra eccitamento,  eccitazione e eccitabilità!  Grazie!

 

Giovanni

 

Allora,  incominciamo dall’eccitamento:  è  un’attivazione di un elemento del sistema nervoso,  subito dopo  alla comparsa di una serie di impulsi che provengono da altri elementi neutrali o di energia  adeguata dall’esterno del sistema nervoso.

Mentre l’eccitazione non è altro che uno stato emotivo contrassegnato da un’accelerazione dei processi psichici,  un aumento dell’attività motoria e verbale,  spesso è impulsiva e incoerente.  L’eccitazione può dar via a fenomeni di insonnia,  anche se a volte non ha alcun significato patologico,  specialmente se è dovuta a una momentanea tensione emotiva e se transitorio.   Ma può essere anche sintomo di psicosi, o una conseguenza di intossicazioni come l’alcool,  droga ecc.

L’eccitabilità è una proprietà di alcune strutture viventi che consiste nella capacità di rispondere a stimoli di varia natura:  elettrici, chimici,  meccanici,  ecc. con modificazioni caratteristiche del proprio stato fisico.  Esiste una soglia di eccitabilità al di sotto della quale il substrato è ineccitabile,  mentre per stimoli più intensi di quelli liminari la risposta resta invariata,  cioè non aumenta proporzionalmente all’intensità dello stimolo.  L’eccitazione di un substrato biologico determina l’aumento del consumo di energia e del metabolismo cellulare.  Pertanto,  stimoli ripetuti possono provocare l’esaurimento delle riserve energetiche cellulari e l’accumulo nella cellula di materiali di rifiuto.  Tale condizione si accompagna a uno stato transitorio di ineccitabilità,  detto ineccitabilità da fatica, che non va confuso con il fenomeno della refrattarietà,  cioè con il blocco completo o la riduzione dell’eccitabilità che si verificano fisiologicamente subito dopo lo stimolo. Per effetto di stimoli troppo intensi o prolungati alcuni recettori possono ridurre la propria eccitabilità attraverso l’aumento della soglia di stimolazione;  tale fenomeno viene detto adattamento. Un esempio tipico è l’adattamento dei fotorecettori della retina a stimoli luminosi intensi.  D’altra parte l’eccitabilità è influenzata largamente dalle condizione del tessuto,  e in particolare,  dal livello di ossigeno e di nutrizione delle cellule.  A livello cardiaco stati di ipossia o alterazioni del circolo coronarico,  che compromettano la regolare nutrizione del miocardio,  sono spesso la causa dei disturbi dell’eccitabilità,  che si manifestano sotto forma di aritmie  (extrasistoli,  flutter,  fibrillazione,  tachicardia parossistica,  ecc).  I farmaci che vengono adoperati in tali circostanze,  agiscono come dei normalizzatori dell’eccitabilità cardiaca.

 

05/01/2018

 

Qual è la vera causa del “Patereccio”?  Si guarisce?

 

Roberta

 

La vera causa di questo processo infiammatorio è dovuta agli agenti patogeni,  i comuni piogeni (stafilococchi e streptococchi),  ma anche altri germi possono essere la causa.  Il patereccio è un processo infiammatorio delle dita con interessamento dei tessuti molli ossei.  La sua localizzazione può essere superficiale,  appena sotto l’epidermide o addirittura in superficie,  a volte si manifesta attorno all’unghia,  quello che noi chiamiamo  volgarmente “giradito” o si manifesta nel profondo  con interessamento delle formazioni ossee,  tendinee e articolari.  Il patereccio segue a ferite, escoriazioni,  punture di qualsiasi genere,  se queste poi verranno trascurate allora andremo incontro a cose molto gravi. A volte esso rimane circoscritto,  mentre a volte si diffonde all’arto specialmente quando sono interessati il primo e il quinto dito.:  trattandosi infatti di “tenosinovite” digitopalmare,  la flogosi si diffonde facilmente verso l’avambraccio.  Spesso forme semplici quando sono trascurate evolvono verso quadri di una certa gravità,  estendendosi in profondità fino a sepsi generalizzate.  Si manifesta con dolore,  rossore,  tumefazione febbre con brividi,  fluttuazione;  e il patereccio osseo tende a fistolizzarsi,  mentre quello articolare esita in “.anchilosi”  Per quello che riguarda le cure si prevedono cure locali a cure antibiotiche e chemioterapiche;  tutto dipende dalla non trascuratezza,  dalla gravità e dalla sua manifestazione.

 

06/12/2017

 

 

LE CARATTERISTICHE DELLA

 

VITA

 

 

Quali sono secondo te le caratteristiche della vita oltre a quelle  già note?

 

Elisa

 

La caratteristica della vita è anche quella di trovare una varia maniera di estrinsecarsi,  adattandosi a situazioni ambientali diverse.  Se si considera la vita come risultato di evoluzione,  ossia affermazione delle variazioni,  nel corso dei milioni di anni susseguitisi dopo la comparsa della prima forma di vita sulla terra,  questa si manifesta oggi in moltissimi modi,  rappresentati dalle innumerevoli forme  e specie di viventi,  dai virus, ai microrganismi, ai protisti,  e si constata che crescendo di complessità,  sino alle piante e agli animali superiori,  nei quali le strutture anatomiche specializzate,  cioè  la complessità di un individuo fanno da substrato a funzioni specializzate.

 

07/12/2017

 

Di “Legionella “si muore?

Cristiana

 

Sì,  a volte la Legionella può essere mortale.  Questa infezione batterica acuta causata dalla legionella pneumophila a volte è proprio mortale,  è caratterizzata da polmonite,  da febbre elevata,  brividi,  tosse secca.  la malattia è stata individuata nel 1976 in seguito ad un’epidemia di casi di polmonite tra i membri di un’associazione americana per reduci di guerra  (American Legion, e da qui ha preso il nome).  Retrospettivamente essa è stata riconosciuta come casi di epidemie che si sono verificate subito dopo la seconda guerra mondiale.Il contagio si verifica per via aerea,  di solito in ambienti chiusi,  spesso tramite i condizionatori d’aria.

 

E di leishmaniosi? Riscontrando questa malattia si muore?

 

Cristiana

 

Questa malattia sostenuta da protozoi Leishmania e trasmessa da pappataci  è un gruppo di malattie endemiche nel bacino del Mediterraneo,  in America e in Oriente.  Le forme cliniche più importanti sono appunto la Leishmaniosi viscerale che colpiscono l’uomo e il cane. La Leishmaniosi cutanea,  dovuta a Leishmania tropica,  è caratterizzata da una comparsa di una macchia rossa nella zona della puntura dei pappataci in una parte scoperta della cute.  La macchia si trasforma in papula,  quindi in nodulo che si ulcera al centro,  cicatrizzandosi in uno o due anni.  La Leshmaniosi viscerale  dovuta a leishmania donovani,  ha un inizio subdolo,  con febbre irregolare,  disturbi gastrointestinali,  con notevole e progressivo aumento del fegato e della milza, stato anemico e leucopenia, eruzioni cutanee nodulari.  Non si muore ma il decorso è cronico.

 

09/12/2017

 

Perché molte persone sono colpite da “frinoderma”?  Si può guarire?

 

Fede

 

Questa malattia colpisce le popolazioni povere,  dove hanno poco da nutrirsi o si nutrono esclusivamente di sostanze povere di vitamine:  in questo caso la vitamina mancante è la vitamina A.  E’ una dermatosi,  probabilmente dovuta ad avitaminosi  “A”,  caratterizzata da papule e da polinevrite.  Come ad esempio la carenza di vitamina  ” C ” provoca lo “scorbuto” ecc.

 

10/12/2017

 

E’ vero che le labirintiti vanno trattate chirurgicamente,  non c’è altra via d’uscita?

 

Sara

 

Dipende dalla gravità,  Questo processo flogistico dell’orecchio interno,  che in rapporto alle cause  può essere primitivo o secondario,  e decorrere in forma acuta o cronica.  La labirintite acuta di solito insorge a seguito di un’otite media,  acuta o più spesso cronica,  per erosione ossea del canale semicircolare esterno,  per petrosite o attraverso le finestre ovale e rotonda.  Può essere circoscritta o diffusa,  purulenta e sierosa;  si manifesta con ipoacusia,  nistagmo,  vertigini e vomito.  La labirintite cronica è caratterizzata da un decorso lento e subdolo,  diffuso o circoscritto alla parte anteriore o posteriore dell’orecchio interno e dà luogo alla cosiddetta sindrome della fistola da osteite del canale semicircolare (paralabirintite),  nella quale si hanno sordità e nistagmo istantaneo orizzontale rotatorio verso il lato malato e vertigine determinabili mediante compressione del condotto uditivo.  Qui la terapia è chirurgica.  Le labirintiti traumatiche sono possibili nelle gravi fratture della base cranica con interessamento della rocca petrosa,  emorragie nella coclea,  vestibolo e meato interno e rottura dell’organo di Corti;  Nei traumi senza fratture evidenziabili si determina spesso una particolare forma di labirintite,  detta commozione labirintica,  quasi sempre associata a commozione cerebrale.

 

13/12/2017

 

Dall’uretrite si guarisce o diventa cronica?

 

Pietro

 

 Nelle uretriti non di rado si riscontrano forme del tutto asettiche.  Questa infiammazione dell’uretra a decorso acuto o cronico,  è dovuta a vari agenti patogeni gonococco,  virus erpetico, virus della malattia di Nicolas e Favre ecc.)  I germi si localizzano nell’uretra sia per via ascendente dall’esterno sia discendente dalla vescica nel corso di cistiti acute o croniche.   le forme cliniche più importanti vengono classificate secondo il criterio eziologico.  L’uretrite blenorragica o gonococcica è sostenuta dal gonococco  (Neiseria gonorroheae) :  si manifesta con prurito,  dolore,  bruciore nella minzione e secrezione uretrale siero-purulenta;  dopo 3-4 settimane l’infezione si propaga all’uretra posteriore e alla vescica,  provocando un’uretrocistite cronicizzandosi.  Possibili  complicazioni nell’uomo sono prostatiti,  epidimiti e orchiepidimiti;  nella donna vulviti,  vaginiti, cerviciti,  endometriti,  salpingiti, ovariti,  bartoliniti, proctiti ecc.  L’uretrite sifilitica rappresenta la localizzazione uretrale di una lesione luetica.  L’uretrite tubercolare è quasi sempre secondaria, a forme tubercolari della prostata e delle vescichette seminali,  e si manifesta con lesioni nodulari o ulcerative.  L’uretrite erpetica da virus erpetico si accompagna di solito all’herpes  genitalis.   L’uretrite traumatica viene determinata da traumi locali  e si manifesta con dolore e fuoriuscita di sangue;   può complicarsi per infezione da parte di germi locali.  Esita spesso in cicatrici retraenti con stenosi del canale uretrale.  Le uretriti asettiche invece sono caratterizzate dall’assenza di germi patogeni e da secrezione mucosa.

 

25/12/2017

 

Che cosa sono i desmoidi?

 

Sara

 

Sono delle neoformazioni prodotte da progressiva proliferazione fibroblastica nelle fasce o nell’endometrio dei muscoli retti addominali.  I desmoidi che possono raggiungere dimensioni grandi si riscontrano in genere in donne pluripare o in soggetti che hanno subito traumi o interventi chirurgici all’addome.  La loro struttura istologica varia da quella da un fibroma solido,  povero di cellule a quella ricca di cellule di un fibrosarcoma.