Archive for the 'La nostra salute' Category

29.07.2017

RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE QUARANTADUESIMA PARTE

Author: Elena Lasagna

29/07/2017

 

 

Ciao,  sono  Gina,  da quando sono tornata dal mare,  ho sempre il mal di testa nella zona sopra gli occhi;    prima di ritornare a casa sono stata dal medico e mi ha detto che secondo lui di tratta di un fenomeno oftalmico,  io non avevo confidenza e ho annuito così,  tanto poi sapevo che sarei andata dalla mia dottoressa,  ma oggi è sabato e non c’è,  che cosa significa ” fenomeno oftalmico”?   Grazie!

 

Oftalmico significa che è in relazione con gli occhi:  arteria oftalmica,  ramo collaterale della carotide interna che provvede all’irrorazione del globo oculare.  Nervo oftalmico e branca oftalmica,  primo ramo sensitivo del nervo del trigemino,  che emerso dal ganglio di Gasser,  penetra nell’orbita attraverso la fessura sfenoidale,  suddividendosi in tre rami terminali,  ecc.

 

È un termine generico per indicare alcune affezioni oculari.  C’è oftalmia da sole per esempio,  l’oftalmia traumatica,  l’oftalmia simpatica.  L’oftalmia simpatica è abbastanza preoccupante perché interessa l’uvea dell’occhio sano e consegue a lesioni traumatiche dell’altro occhio,  anche dopo sei,  otto settimane,  la prognosi è sempre riservata perché spesso il processo evolve fino a portare cecità completa,  sempre se non si provvede tempestivamente all’enucleazione dell’occhio simpatizzante.

 

31/07/2017

 

Perché molte donne ancora giovani hanno perdite urinarie?

Daria

 

Le cause sono molte,  una di queste potrebbe essere data da una ritenzione   acuta o cronica,  parziale o totale,  delle urine in vescica;  per iscuria paradossa che è la condizione in cui la pressione della vescica sovradistesa supera la resistenza degli sfinteri e quindi l’urina viene emessa involontariamente.

Elena  Lasagna

 

31/07/2017

 

A che cosa serve realmente il “triptofano”?

Rosalba

 

Questo amminoacido è di vitale importanza in quanto  un suo deficit determina la carenza di nicotinamide;  ciò spiega l’alta incidenza della pellagra nelle regioni in cui l’alimentazione è basata essenzialmente sul consumo di farina di mais, che contiene proteine molto povere di triptpfano.  Questo amminoacido interviene anche come fattore di regolazione della bionsintesi della glutammina.  I prodotti terminali del suo metabolismo sono l’indolo e lo scatolo.  Il malassorbimento del triptofano provoca una malattia metabolica ereditaria  (se così si può chiamare) detta malattia di Hartnup, con sintomi cutanei di tipo pellagroso,  accompagnati da alterazioni psichiche e cerebellari,  alla cui origine è l’incapacità dei tuboli renali di riassorbire proprio il trptofano che di conseguenza viene eliminato in grandi quantità con le urine.  questa malattia può anche dare un difetto dell’assorbimento intestinale del triptofano introdotto con gli alimenti.  In altre forme il ridotto assorbimento di triptofano comporta una accentuata sua degradazione di opera dei batteri componenti la flora dell’intestino;  ecc.  Con la dieta mediterranea si assume ogni giorno la giusta quantità di triptofano senza il bisogno di integratori.

 

09/08/2017

 

Come si forma l’adrenalina?

Patty

 

L’adrenalina è un ormone secreto nella porzione midollare delle ghiandole surrenali e presente anche nelle fibre nervose simpatiche e nelle strutture innervate da tali fibre.  L’ormone che fu isolato per la prima volta nel 1901,  può essere ottenuto  sia per estrazione dal surrene di animali sia per sintesi.  L’adrenalina è uno dei mediatori della trasmissione nervosa nel sistema nervoso autonomo.  La sua liberazione a livello delle terminazioni nervose adrenergiche produce effetti caratteristici:  aumento della pressione arteriosa e del tono vasale,  con l’eccezione dei vasi muscolo scheletrici che vengono rilasciati,  stimolazione cardiaca,  rilassamento della muscolatura bronchiale,  costrizione della milza,  inibizione del tono e della motilità gastrointestinale,  aumento del metabolismo basale.  L’adrenalina è particolarmente indica nell’asma bronchiale,  nelle emorragie capillari,  nei gravi deficit del cuore,  negli stati congestizi della congiuntiva e delle mucose,  nello shock.   Ovviamente è controindicata nell’ipertiroidismo,  negli scompensi cardiaci, nell’insufficienza coronarica e in alcuni stati di ipertensione.

 

13/08/2017

 

La neurosi è una patologia mentale?

Angela

 

Con il termine “neurosi” s’intende una turba mentale con sintomatologia estremamente variabile caratterizzata da ansia e insicurezza,  non legata a fattori organici,  senza alterazioni qualitative delle funzioni psichiche.  Secondo la scienza che insegna la psicanalisi che in genere si occupa di disturbi nevrotici,  la neurosi ha un’origine psicogena e deriva dal conflitto fra le pulsioni istintuali rimosse e le istanze etico-sociali.  Questo conflitto si può ricercare nell’infanzia del paziente e a seconda delle sue turbe le neurosi si classificano in 1)  psiconevrosi,  quando appunto si ricercano nell’infanzia;  2)  nevrosi attuali distinte in nevrosi d’angoscia,   neurastenia e ipocondria nell’inadeguatezza  attuale del soddisfacimento sessuale;  3)  una distinzione importante nella classificazione psicanalitica delle nevrosi è tra isteria di conversione,  in cui si ha somatizzazione dei sintomi,  isteria d’angoscia,  caratterizzata dalle fobie,  e nevrosi ossessivo compulsive,  caratterizzate da idee ossessive e da azioni coatte.  Le definizioni delle nevrosi sono state definite e classificate in modo diverso da vari autori,  e  all’interno delle diverse concezioni teoriche.

18/08/2017

 

È vero che la lidocaina è una droga?  Non dovrebbe esserci la vendita libera di certe sostanze.

Angela

 

Certe persone non dovrebbero acquistare sostanze di cui non  sanno come svolgere il proprio uso.  E poi non credo che questo anestetico sia in vendita così liberamente anche perché la xilocaina ha azione pronta,  intensa di lunga durata e viene adoperata anche nel trattamento delle aritmie ventricolari durante la chirurgia cardiaca o in seguito a infarto del miocardio.  Io sono d’accordo che tutti i farmaci che assumiamo dovrebbero essere prescritti dal medico curante.

Elena  Lasagna

 

23/08/2017

 

È vero che abbiamo il liquore nel cervello?

Angela

 

Come no,  quello che usiamo per fare i dolci  da dove credi che lo estraggano?

Si chiama liquor,  è un liquido che riempie le cavità del cervello e lo spazio compreso tra la massa cerebrale e le meningi:  lo spazio leptomeningeo.  È detto anche il liquido cerebro-spinale o cefalo-rachidiano.  È un liquido trasparente,  senza colore,  con reazione alcalina e peso specifico 1005.  La sua composizione è analoga a quella del plasma sanguigno,  manca quasi completamente di costituenti proteici.  Il liquor svolge funzioni fisiologiche importanti,  la prima tra le quali ha un’azione protettiva di tipo meccanico,  che impedisce la compressione della massa cerebrale per effetto della forza di gravità,  di urti ecc.  Partecipa inoltre agli scambi di metaboliti e di materiali nutrizionali tra il cervello e il sangue.  Infine mantiene costanti la pressione e il volume endocranici adeguando il suo volume alle variazioni del flusso ematico e della massa cerebrale.  Alterazioni di natura chimico-fisici,  al volume e alla pressione del liquor indicano processi altamente patologici.

25/08/2017

 

Come ci si ammala di blefarite?

Agnese

 

La blefarite è un’infiammazione del margine palpebrale che può estendersi alla cute,  alla congiuntiva,  ai follicoli, alle ghiandole ciliari e a quelle di Meibonio.  le blefariti possono essere provocate da fattori costituzionali allergici, endocrini,  ambientali,  da avitaminosi,  dispepsie,  autointossicazioni alimentari,  diabete,  infezione batterica stafilicoccica.  Le blefariti hanno un’azione subacuta o cronica,  con resistenza ai trattamenti terapeutici con tendenza alle recidive. Ecco alcune forme di blefarite:  La blefarite angolare,  è una forma ulcerosa che colpisce la commisura mediale palpebrale o angolo palpebrale.  Blefarite ciliare: è la più frequente,  appare in soggetti linfatici o con disfunzioni endocrine;  colpisce i follicoli e le ghiandole,  che secerno un essudato giallastro,  caratterizzata da un arrossamento della mucosa e della cute.  poi abbiamo la blefarite eritematosa:  caratterizzata da lieve edema del bordo palpebrale con iperemia del bordo ciliare.  Più frequente nelle pelli bionde.  Poi,  la blefarite seborroica o squamosa:  può essere di natura allergica o concomitante con seborrea del cuoio capelluto e dermatite seborroica del viso.  È  caratterizzata da squame biancastre furfuracee o giallastre facilmente staccabili dalle palpebre.  La blefarite ulcerosa provocata da infezione stafilicoccica e caratterizzata da croste aderenti ai bordi palpebrali.  Gli attacchi ripetuti di blefarite ulcerosa può provocare la caduta parziale delle ciglia e ulcerazioni alla cornea.  Ovviamente le cure di tutte queste forme di blefarite è di competenza medica.

31/08/2017

Che cosa succede quando ci ammaliamo di miopia?

Angela

 

Questo disturbo della vista, è dovuto alla variazione dei mezzi diottrici per cui i raggi incidenti paralleli,  provenienti da grandi distanze,  convergono in un fuoco situato non sulla retina ma davanti ad essa.  Le cause principale sono diverse,:  abnorme lunghezza dell’asse ottico,  difetti della curvatura corneale,  eccesso del potere di rifrazione dei mezzi diottrici,  gravi alterazioni della carotide.  La miopia ha carattere ereditario,  inizia nell’infanzia e aumenta progressivamente.  Per ridurre i circoli di diffusione, e avere una visione più nitida la persona affetta da miopismo tende a socchiudere le palpebre.  Se si tratta di forme lievi inferiori a 4-5 diottrie, risulta diminuita l’acutezza visiva per gli oggetti lontani,  mentre è buona la visione di oggetti vicinie nella lettura;  nelle forme superiori a 4-5 diottrie,  si ha una diminuzione della vista anche per gli oggetti vicini e tendenza durante la lettura ad avvicinare sempre più il testo vicino agli occhi.  A volte la miopia si associa ad alterazioni distrofico-degenerative della coroide e della retina,  con possibili complicazioni e distacco della retina,  anche spontanee.

 

11.07.2017

RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE QUARANTUNESIMA PARTE

Author: Elena Lasagna

11/07/2017

 

 Mi daresti una definizione perfetta dell’osteoporosi  (non troppo lunga ma completa).

 

Dott.  Robert

 

Alterazione degenerativa o atrofia  caratterizzata da diminuzione quantitativa della sostanza organica fondamentale del tessuto osseo,  senza sensibili variazioni del suo contenuto minerale.  È dovuta a insufficiente elaborazione della matrice proteica delle ossa, derivante in genere per diminuita attività osteoblastica o per disturbi del ricambio proteico e deficiente assorbimento di calcio.  Per senilità,  denutrizione,  carenze ormonali, o inattività degli arti in seguito a infermità di qualsiasi natura o per paralisi.  Questo processo irreversibile che colpisce in maniera più o meno imponente tutte le persone dopo una certa età,  ma può sopravvenire  prematuramente soprattutto nel sesso femminile in seguito ad una menopausa precoce o chirurgica.  La migliore arma contro l’osteoporosi è la prevenzione.  Si manifesta con dolori  nelle regioni colpite,  con facili fratture ossee spontanee,  diminuzione dell’altezza corporea per cifosi dorsale.  Ovviamente la diagnosi si basa soprattutto sulla diminuita densità ossea riscontrabile all’esame radiologico.

 

13/07/2017

 

Che cos’è il  “frenico”?  Un nervo o che altro?  Poi ti rivelo il perché.

Fede

 

Il frenico, è un processo patologico che interessa il diaframma:  centro frenico,  ascesso subfrenico;  nervo frenico,  ramo discentdente del plesso cervicale destro o sinistro.  Origina principalmente dal quarto,  in parte dal terzo,   e quinto paio di nervi spinali cervicali,  discende poi, lungo il collo del muscolo scaleno anteriore,  entra nel torace passando dietro la clavicola,  attraversa il mediastino scorrendo tra ” pleura e pericardio” ,  raggiungendo infine il diaframma.  Nel suo decorso invia rami sensitivi alla pleura e al pericardio, rami muscolari motori al diaframma e rami frenico-addominali che,  attraverso il diaframma,  precipitano alla formazione del plesso nervoso diaframmatico.  La funzione del nervo frenico è particolarmente respiratoria.

16/07/2017

 

Si sente poco parlare di “dura madre” in realtà che cos’è esattamente?

Fede

 

La dura madre è una meninge,  una delle tre meningi che avvolgono il cervello e il midollo spinale.  È una membrana di tessuto fibroso con fibre elastiche,  è la più grande e la più esterna,  sulla faccia interna è rivestita di endotelio.  La parte cranica ricopre completamente la tavola interna del cranio,  avvolge l’encefalo, si prolunga fra cervello e cervelletto,  fra i due emisferi cerebrali,  e costituisce un setto teso  sopra la sella turcica che è la tenda dell’ipofisi.  La parte spinale comincia a livello del foro occipitale,  si prolunga per tutto il canale vertebrale  e termina a forma di cono a livello della seconda vertebra sacrale.  Nello spessore della dura madre encefalica sono presenti alcuni canali,  i seni della dura madre,  ove vi circola il sangue venoso.

 

17/07/2017

Che cosa sono le leggi di “Mendel”?

 

Alessandro e Federica

 

 

Mendel ha  effettuato ed enunciato modernamente in tre leggi quelle osservazioni riguardanti il meccanismo della trasmissione naturale dei caratteri specifici (ereditari) da una generazione all’altra.

La prima legge,  detta della dominanza o principio dell’uniformità della prima generazione (F1), dice che quando due individui omozigoti,  differenti  per un paio di alleli (AA e aa) vengono incrociati,  tutta la F1 è composta da individui uniformi per la manifestazione del carattere controllato da tali alleli e precisamente esprimono uno solo dei due aspetti possibili (A e a) che,  salvo eccezioni,  è quello dominante.  La legge seconda,  detta della disgiunzione o principio della segregazione indipendente dei caratteri,  dice che i membri di una coppia di alleli (A e a, oppure A e A,  oppure a e a) si separano si segregano indipendentemente quando si formano le cellule germinali.  La legge terza,  detta dell’indipendenza o principio dell’assorbimento indipendente dei caratteri,  dice che i membri di differenti coppie di alleli vengono assortiti indipendentemente l’uno dall’altro quando si formano le cellule germinali.  Continua domani…

19/07/2017

 

Mendel,  giunse a queste conclusioni dopo aver incrociato opportunamente vari ceppi di piselli differenti per caratteristiche ben rilevanti (piante alte con piante nane,  piante a semi lisci con piante a semi grinzosi,  ecc).  Uno degli incroci compiuti da Mendel,  che permette di chiarire la prima e la seconda legge,  avvenne tra piante con semi lisci (AA)  e piante con semi rugosi (aa).   In un incrocio di tale tipo tutte le piante delle F1,  hanno semi lisci (seconda legge).  Se autofecondate queste piante producono discendenti tra i quali  il carattere recessivo (rugosità del seme) riappare nel 25% della seconda generazione (F2), mentre il 75% presenta il carattere dominante ( seme liscio).  In seguito ad autoimpollinazione della F2 tutti i piselli con seme omozigote si mantengono puri, producono cioè solo piante con semi omozigote.  I piselli della F3 risulteranno per circa 1/3 lisci con carattere omozigote,  per circa 1/3 ancora rugosi omozigoti,  per i rimanenti lisci  eterozigoti.  Il riapparire in F2 del carattere recessivo che non era più riscontrabile fenotipicamente in F1 conferma l’indipendenza della segregazione dei caratteri ereditari,  considerati da Mendel come unità discrete,  discontinue.

20/07/2017

 

Le frequenze genotipiche e fenotipiche ottenute nella F1  e nelle generazioni seguenti dei veri incroci attuati sono giustificati in base alla teoria cromosomica dell’ereditarietà.  Ogni individuo formerà infatti due tipi di gameti (nel caso si consideri un solo carattere controllato da un’alternativa mendeliana semplice (A o a) in questo durante la meiosi la coppia di omologhi sulla quale sono situati i due alleli si separa e in un gamete si verrà a trovare un cromosoma con un allele e nell’altro gamete l’omologo con il secondo allele.  È chiaro che un individuo omozigote formerà gameti identici in base al carattere considerato.  Considerando l’incrocio tra piante con più di un carattere differenziale, ad esempio seme giallo o verde e liscio e grinzoso,  è possibile interpretare la terza legge di Mendel.  Incrociando un ceppo con semi gialli (G) e lisci (R),  caratteri entrambi dominanti,  con un ceppo a semi verdi (g) e grinzosi (r),  caratteri entrambi recessivi, tutta la F1 è a semi gialli e lisci.  Incrociando tra loro le piante della F1, oltre ai due fenotipi originali si ottengono dei nuovi tipi detti ” ricombinati”:  giallo- grinzoso e verde-liscio.  I rapporti con cui sono presenti i quattro tipi possibili sono di nove giallo-lisci;  tre verdi-lisci;  tre gialli-grinzosi;  e un verde-grinzoso.  Infatti,  potendo assortire indipendentemente l’uno dall’altro i vari alleli si formano vari tipi di gameti,  dall’unione casuale dei quali si formano,  vari tipi di zigoti,  alcuni con la medesima combinazione di alleli e quindi di caratteri dei genitori,  altri con combinazioni del tutto nuove.  Continua…

21/07/2017

 

Sono proprio questi ad essere detti “ricombinanti” e a presentare nuove associazioni di caratteri.  Generalmente si dice che delle caratteristiche specifiche seguono un modello di ereditarietà mendeliana,  quando sono in accordo con le tre leggi di Mendel.  Vi sono infatti delle caratteristiche ereditarie che non seguono le tre leggi in quanto i fattori che le determinano non sono portati dai cromosomi,  come nei casi di eredità citoplasmatica,  o sono fattori multipli.  Comunque un simbolismo introdotto da Mendel si è mantenuto per tutti questi anni ed è tuttora utilizzato universalmente.

 

22/07/2017

 

È vero che il mughetto è anche una malattia?

Gina

 

Sì,  è un nome volgare per indicare la stomatite sostenuta da un fungo  (Candida albicans). È favorito dall’acidosi della bocca e si sviluppa con la formazione di granuli o di placche bianco-giallastre su fondo molto arrossato e congesto.  Viene curato con pennellature di antimicotici e altro.  A volte è molto evidente in persone che parlano molto,  dalla loro bocca esce come una bava granulosa che si deposita sugli angoli delle labbra.

26/07/2017

 

Che differenza c’è tra nevralgia e nevrite?

Giancarlo

 

La nevrite si differenzia dalla nevralgia per i nervi che presentano lesioni parechimatose (nevriteparenchimatosa) co interessamento del cilindrasse (nevrite assile) o della guaina mielinica (nevrite periassile),  oppure lesioni interstiziali concernenti il connettivo intra-e perifascicolare  (nevriti interstiziali).  Le mononevriti insorgono in seguito a un trauma del nervo interessato,  (ferite,  contusioni,  trazioni violente)  o a un’infezione. Si manifestano con paralisi flaccida e atrofia dei muscoli innervati nel nervo offeso, anestesia superficiale nei territori cutanei dipendenti da questo, abolizione dei riflessi tendinei,  disturbi vasomotori,  secretori e trofici.  le forme cliniche delle mononevriti dipendono dalla localizzazione e dalla natura della lesione e dall’interruzione completa  (paralisi totale) o incompleta del tronco nervoso (paralisi parziale o dissociata).   La natura della lesione che ha compromesso l’integrità di un tronco nervoso ha influenza sulla sintomatologia;  le lesioni irritative da ferite infette con penetrazione di corpi estranei danno nevriti di tip irritativo con sintomi di natura sensitiva e trofica.  Di natura incerta è invece la nevrite ascendente,  forma rara,  che si osserva come complicazione di piccole ferite ( punture di aghi, infissioni di schegge ecc)  localizzate alla punta delle dita delle mani,  specie nella zona innervata del nervo cubitale.  Dopo qualche tempo compaiono dolori,  che interessano successivamente il dito leso,  la mano e l’intero arto,   seguiti da fenomeni atrofici e da grave limitazione funzionale;  l’evoluzione è lenta.  Le polinevriti si osservano nel corso di infezioni,  intossicazioni endogene  (gotta,  diabete,  colemia)  ed esogene  (piombo,  arsenico, fosforo ecc.)  di avitaminosi; anche il raffreddamento sembra favorirne l’insorgenza.  Si manifestano con paralisi flaccide,  multiple nel dominio dei nervi spinali;  ipotonia e astrofia degenerativa;  eventualmente paralisi nel dominio dei nervi cranici  (nevrite ottica),  anestesia,  specie alle estremità distali degli arti;  abolizione o diminuzione dei riflessi tendinei;  disturbi vasomotori,  trofici,  secretori nelle parti paralitiche;  eventuali alterazioni delle funzioni psichiche.  Il decorso può essere acuto,  subacuto o cronico;  le forme cliniche dipendono dalla predominanza di alcuni sintomi rispetto ad altri (forme motrici o sensitive)  o dall’agente patogeno.  Continua per Annalisa.

27/07/2017

 

La nevralgia è una crisi dolorosa che può essere scatenata da raffreddamento  (nevralgie cosiddette reumatiche),  gravi anemie,  malattie infettive,  intossicazioni endogene  (diabete, uricemia,  gotta) ed esogene (alcool,  piombo,  mercurio,  fosforo),  traumi (ferite laceranti,  contusioni,  fratture ossee,  compressioni),  suppurazioni croniche localizzate (sinusiti, carie dentarie,  focolai ostiomielitici),  ecc.  Questa sindrome caratterizzata da dolori spontanei,  continui e parossistici,  che non trovano spiegazione in lesioni anatomiche evidenti delle fibre nervose. Si manifesta con indolenzimento continuo,  profondo,  gravativo,  interrotto con intermittenza da fitte improvvise parossistiche,  provocate talvolta da un movimento,  da un colpo di tosse,  dal caldo o dal freddo,  oppure spontaneamente.  Il dolore si acdentua esercitando la compressione sui punti di emergenza dei tronchi nervosi dolenti o dei loro rami.  Nel decorso delle nevralgie si possono verificare fenomeni di natira motoria (contrazioni toniche e cloniche),  espressioni di fatti irritativi;  atteggiamenti antalgici,  ipereccitabilità muscolare;  fenomeni vasomotori e disturbi secretori;  Mancano invece alterazioni importanti della motilità volontaria,  del trofismo muscolare e dei riflessi.  Le sedi più frequenti di nevralgie sono legate al decorso dei vari tronchi nervosi.  La nevralgia del trigemino e,  di solito,  unilaterale e interessa una sola branca,  la mascella o la mandibolare,  raramente l’oftalmica;  nel primo caso il dolore è localizzato alla guancia,  al naso,  al labbro superiore,  nel secondo al mascellare inferiore,  al mento,  all’orecchio,  alla lingua,  nel terzo nella regione sopraorbitaria e al bulbo oculare con lacrimazione e arrossamento della congiuntiva.  La nevralgia occipitale è dovuta a irritazione del nervo grande occipitale di Arnold e si manifesta nella regione occipitale e alla nuca.  La nevralgia bronchiale,  sostenuta da interessamento del plesso bronchiale di destra o di sinistra,  scatena una sindrome dolorosissima a carico dell’arto superiore omolaterale.  Nelle nevralgie intercostali i dolori si evidenziano nella parte laterale e anteriore del torace, e seguono il decorso degli spazi intercostali;  possono essere esacerbati dai profondi movimenti respiratori,  dai colpi di tosse,  dallo starnuto ecc.  La nevralgia sciatica è dovuta a irritazione del nervo grande sciatico,  associata talvolta a quello del piccolo sciatico;  i dolori sono localizzati all’anca dietro al grande trocantere e s’irradiano in alto verso l’osso sacro e in basso lungo il margine laterale della coscia,  al poplite,  alla testa del perone fino al malleolo mediale.

 Annalisa,  spero di essere stata chiara.  Ciao,  al prossimo articolo.

29.06.2017

RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE QUARANTESIMA PARTE

Author: Elena Lasagna

29/06/2017

 

LE  MALATTIE  VARICOSE

 

Continua dall’articolo 92 trentanovesima parte.

 

Da questa condizione di riassorbimento,  la cattiva stoffa del connettivo,  nelle strutture venose,  ripermettendo,  in ortostatismo ed immobilità,  (mancanza della spinta del piede e del polpaccio) l’allargamento delle varici,  caccia ancora l’ipertensione nei capillari, rivince sempre più in permanenza la pressione oncotica,  inibisce stabilmente il riassorbimento dai tessuti verso i capillari, si ha edema permanente,  indurente, alterazione e sclerosi connettivale,  morte cellulare anche per effetti di microtrombosi.  In conclusione,  dove si accumulano troppi scarti infiammabili,  nasce anche la possibilità dell’incendio, l’infiammazione estensibile nelle safene (flebiti esterne);  più destruente se nel circolo profondo (flebiti interne e aspetto di flegmasia alba dolens,  con sequele di trombosi,  anche emboligene,  distruzione valvolare,  sindrome post-flebitica con il massimo disagio,  ed impotenza della gamba grossa,  recidiva ad eczemi e ad ulceri gravi).  Per l’intimità fra i capillari ed i tessuti,  si compromettono anche i linfatici,  nelle situazioni sopra descritte: più edema,  per il loro mancato drenaggio,  più danno. Continua…

30/06/2017

 Si è detto che questa malattia è in prevalenza femminile,  si hanno infatti sindromi funzionali dolorose,  come la sindrome diurna delle gambe pesanti fin dal mattino;  la sindrome notturna delle gambe cellulitiche  (travaglio somatopsichico del nostro tempo,  per la componente stasi,  nelle turbe vascolari della gravidanza;  nell’uso della pillola;  per mitigarne certi aspetti negativi in soggetti predisposti a cui può non essere negata;  nelle turbe del ciclo mestruale(dismenorree essenziali:  alterazioni dei cicli).  Nei fenomeni congestizi (algie pelviche,  crisi ipertensive labili,  vampate di calore, emorroidi) ;  nella patologia capillare,  vedi l’acrocianosi;  nella patologia linfatica vedi edema ciclico.  Tutta questa patologia  non è proprio minore per turbe dolorose e ancora per turbe estetiche.  La terapia è sempre una strategia,  vince chi ne prevede le varianti per le mosse opportune e chi conosce il terreno bene, le armi e il nemico;  vince chi è vaccinato di speranza,  egli ha più di una chance ma molte di più.  La miglior difesa è l’attacco.  Attaccare prima,  in prevenzione con sostanze naturali,  non nocive può essere un’ottima chance per disarmare.  Ogni sforzo è volto ad impedire la degradazione del connettivo,  il cedimento delle impalcature,  l’ipertensione venosa edemizzante,  destruente.  La lunghezza totale dei capillari è di 100 mila chilometri:  essi coprono una superficie di 6300 m² la materia vivente in sospensione e soluzione,  copre 20 milioni m²:  è evidente l’importanza dell’irrigazione capillare raggiungibile anche attraverso la pelle,  che è il nostro organo più pesante:  da qualche chilo a qualche decine in caso di obesità)  superficie variabile da poco meno di m² a più di m² 2,5.  Il cuore getta in ogni sistole da 80 a 100 cm³ al minuto ;  il volume circolante varia da 6400 a 7000 cm³,  cioè circa 7 litri di sangue ( in un’ora 420 litri,  in 24 ore 10 tonnellate…) linfa circolante: 4 tonnellate per 24 ore.  Il fegato riceve ogni ora 100 litri di sangue e 40 litri di linfa,  abbiamo bisogno di 126000 litri di aria con 26000 litri di ossigeno,  in media per 24 ore.  Continua domani con le domande di Angela.

03/07/2017

 

Tutto sommato ti racconto la flebite in poche righe:  posso dirti che è un processo infiammatorio,  che può essere acuto o cronico,  a carico di una vena o di un suo segmento.  Abbiamo visto la sintomatologia,  e tutto quello che può scatenare una flebite:  uno di questi può essere l’accelerazione del tempo di coagulazione,  il rallentamento del circolo periferico,  tumori della prostata,    l’aumento delle piastrine,  lesioni delle pareti venose,  gravidanze e parti,  operazioni ginecologiche,  cancro del retto, ecc.  Le flebiti si localizzano frequentemente alle vene degli arti inferiori,  alla vena cava inferiore,  alle vene pelviche e ai seni della dura madre.  Si hanno talora flebiti migranti successivamente in vari distretti venosi.  Come ho già descritto nell’articolo,  la sintomatologia è caratterizzata da dolore unilaterale,  prima sordo,  poi tagliente,  impotenza funzionale dell’arto colpito,  rialzo febbrile, tachicardia,  si poi un ingrossamento dell’arto per edema molle, luccica,  ed è possibile palpare la vena come un cordone duro,  dolente e arrossato che emana calore,   poi c’è un certo interessamenteo delle linfoghiandoleregionali (adenopatia  satellite).  Le complicazioni più temibili sono:  embolie,  le trombosi venose locali,  (tromboflebiti)  e possibili escare e gancrena dell’arto per partecipazione arteritica,  ecc.

 

In che cosa consiste la  cura chirurgica della flebite?  Grazie.

 

Ovviamente è l’intervento chirurgico attuato per asportare una vena:  spesso la grande safena  (ma solo in casi gravi).

 

Vorrei sapere se la cellulite colpisce solo le persone obese.  Grazie.

Angela

 

No,  diciamo che l’obesità può essere uno dei fattori scatenanti la cellulite.  Abbiamo detto che la cellulite è un’infiammazione dei tessuti connettivi interstiziali che sono di origine infettiva,  con tendenza alla diffusione.  La diffusione è dovuta principalmente alla virulenza del germe patogeno e a volte anche a traumi continuati o anche alla diminuita resistenza dell’organismo.  Essa può localizzarsi alla cute,  nel sottocutaneo, e anche nei tessuti più profondi;  quindi abbiamo visto persone obese che non avevano un filo di cellulite,  mentre persone molto magre con la pelle che mostrava la malattia,  è vero le persone obese possono essere più soggette.   Sulla cellulite ho scritto degli articoli anche nelle ricette di cucina e vedi alla voce “la nostra salute”.

 

06/07/2017

Le fistole si devono asportare?  Grazie!

Marina

 

Sì,  si possono asportare,  dopo un esame radiologico di un tragitto fistoloso reso visibile radiologicamente con un mezzo contrasto introdotto nell’orifizio esterno della fistola.  Così viene eseguita in preparazione dell’intervento chirurgico di asportazione radicale della fistola.

 

Le fistole si possono formare in qualsiasi parte del corpo ma tuttavia vi sono localizzazioni più frequenti. Le cause sono quasi sempre di origine flogistica, infettiva,  parassitaria.  La fistola bronchiale si può formare per rottura in un bronco di una cisti da echinococco, situata nel parenchima polmonare.  La fistola pleuropolmonare si può osservare spesso quando la cisti da echinococco del polmone si rompe in cavità pleurica;  la stessa possibilità  si presenta nell’actinomicosi, nella tubercolosi e nelle neoplasie del polmone.  Queste condizioni determinano poi una pleurite purulenta o empiema.  La fistola pleurobronchiale rappresenta una delle complicanze più frequenti dell’ascesso epatico che si apre in pleura con empiema e si fistolizza poi fino a raggiungere un bronco.  La fistola duodenale invece si riscontra spesso nei processi ulcerativi del duodeno quando a fatti periduodenitici,  che fissano l’organo ad altri vicini,  segue la perforazione dell’ulcera e la formazione di un tragitto che mette in comunicazione lo stesso duodeno con il pancreas,  con la cistifellea o con le vie biliari. La fistola duodenale può pure rappresentare una delle più frequenti e precoci e complicanze di interventi chirurgici di resezione gastrica o di gastroenterostomia;  una delle complicanze tardive della gastroenteroanastomosi è l’ulcera peptica,  con sede nella parete intestinale della bocca anastomotica,  che può perforarsi nel colon,  dando luogo ad una fistola gastrodigiunocolica.  Continua…

07/07/2017

 

Fistole perianali,  assai frequenti,  si formano in seguito ad ascessi perianali,  o perirettali a contenuto purolento,  o di natura tubercolARE,  con apertura nella fossa ischio-rettale o nello spazio pelvirettale superiore,  in rapporto all’anello anorettale possono essere intra-,  trans-,  extrasfinterichesecondo che decorrano nel suo contesto, al di sopra o al di sotto di esso.Queste fistole inoltre possono decorrere con tragitto unico o con diramazioni multiple,  aperto alle due estremità (complete) o a fondo cieco.

Fistole tubercolari,  costituiscono l’esito più comune delle localizzazioni ossee o articolari della tubercolosi,  con evoluzione verso la suppurazione e la formazione di un ascesso ossifluente,  che tende a farsi strada attraverso muscoli e cute all’esterno.  Quando è interessata la colonna vertebrale nel segmento cervicale l’ascesso può raggiungere la regione retrofaringea o il mediastino posteriore(fistola retrofaringea e fistola mediastinica),  il cavo sopraclaveare e l’ascella (fistola sopraclaveare e fistola ascellare).  Se è interessato il segmento dorsale gli ascessi si insinuano negli spazi intercostali e si fanno superficiali a livello dei nervi perforanti (fistole toraciche);  se interessano il segmento lombare,  gli ascessi seguono di solito la guaina del muscolo psoas,  arrivano all’inguine e passano sotto l’arcata crurale fino al triangolo di scarpa  (fistola inguinale e fistola crurale).  Nelle sacroileiti specifiche,  se l’ascesso è anteriore si rende intrapelvico e d esce lungo lo psoas  verso il piccolo trocantere(fistola trocanterica) oppure attraverso la grande incisura ischiatica verso la regione glutea (fistola glutea),  se l’ascesso è posteriore si esteriorizza verso la regione lombare o nel grande gluteo (fistola lombare).  Anche le forma tubercolari del gomito,  del polso, non rare nei bambini,  esitano spesso in fistole (fistola del gomito e fistola carpale). La terapia delle fistole è chirurgica,  ma se sono di origine tubercolare è preferibile la cura medica con…

 

10/07/2017

 

Colgo l’occasione per rispondere a quelle persone che mi hanno domandato se è vero che un massaggio fatto da mani esperte può stimolare notevolmente la produzione delle endorfine.

 

Sulle tante ipotesi che sono state avanzate sui meccanismi di azione del massaggio,  la più attendibile ed anche la più attuale è certamente quella relativa alla produzione di endorfine,  sostanze che vengono emesse anche dal cervello e che costituiscono una difesa naturale contro il dolore.  Nell’organismo umano esistono punti che,  sotto stimolazione,  producono queste sostanze che hanno il potere di innalzare la soglia del dolore,  fino a farlo scomparire.  Ma è evidente che come per qualsiasi altro analgesico,  questo meccanismo svolge un’azione temporanea e quindi la sua validità rappresenta un  giusto rimedio solo nei casi di dolore acuto,  che si ripresenterà però a distanza di qualche giorno se non sarà stata rimossa,  a monte la causa scatenante.

 

Il massaggio se bene eseguito,  già dalle prime sedute provocherà un allentamento della tensione nervosa,  un senso di leggerezza e un miglioramento delle funzioni corporee. Il suo scopo principale è quello di depurare l’organismo;  questo processo si manifesta subito con un’aumentata diuresi,  una maggiore motilità gastrica e intestinale e una migliore respirazione.  Per raggiungere questi risultati dunque si dovrà prendere iin considerazione i singoli apparati,  secondo la loro logica sequenza e procedere a un massaggio generale, che dovrà sempre costituire la fase preparatoria.  Per una terapia corretta ed efficace sarà perciò necessario procedere a una stimolazione generale di tutti gli apparati e,  in seguito,  insistere sugli organi interessati alle singole malattie.

 

 

17.06.2017

RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE TRENTANOVESIMA PARTE

Author: Elena Lasagna

17/06/2017

 

Come ci si accorge di essere malati di depressione?

 

Beatrice

 

La depressione non è un semplice disturbo,  ma uno stato patologico.  Molti sono i sintomi che ci fanno capire, quando siamo in depressione o meglio quando il nostro medico ci diagnostica la depressione.   Uno dei sintomi più frequenti è un abbassamento del tono dell’umore,  ,  sfiducia in se stessi,  rallentamento dell’ attività motoria,  rallentamento dell’ideazione,  tristezza,  incapacità di rispondenza con l’esterno  e ovviamente tutto accompagnato da ansia.  Può essere uno dei sintomi della psicosi maniaco-depressiva e allora contrassegna la fase depressiva di tale forma,  accompagnandosi spesso a deliri e ad allucinazioni.  È spesso presente  nella schizzofrenia,  in particolare nella forma pseudoneurotica,  di cui costituisce il principale sintomo.  Si distingue dalle neurosi per la totale assenza di coscienza di malattia. È frequente  nelle neurosi,  in forma meno acuta e meno protratta che nelle psicosi.  La depressione reattiva è una turba psiconeurotica contrassegnata soprattutto da ansia  e di depressione abitualmente di durata e di intensità limitate,  secondaria a traumi psichici recenti subiti dall’individuo.

 

23/06/2017

 

Vorrei che mi parlassi delle vene varicose,  è vero che sono pericolose?

Maria

 

La malattia varicosa è una delle poche malattie che hanno una diagnosi quasi esclusivamente clinica.  Una precisa anamnesi e l’età dei pazienti servono poi a stabilire se la sua genesi è primaria o secondaria.  I vari stadi della progressione della malattia, sono in rapporto all’evoluzione dei sintomi che sono:

  1.  Prevaricoso caratterizzato dalla sensazione della pesantezza delle gambe,  a volte con la comparsa di dolenzia nella stessa sede,  con una colorazione leggermente cianotica della cute,  con prurito e crampi notturni.

  2. ) Varicoso con la presenza di dilatazione delle safene e delle loro collaterali. La pesantezza si trasforma abitualmente in dolenza ed anche in vero dolore specie nella regione malleolare.

  3. ) Stasi venosa che provoca una caratteristica sintomatologia nel terzo distale della gamba e del piede con pigmentazione di colore bruno alternata con zone di atrofia bianca.

  4. )  Le compicanze della malattia sono di tre tipi:

    A)  Varicoflebite che è la trombosi della safena e delle sue collaterali.  È di natura benigna e guarisce spontaneamente e anche rapidamente con un bendaggio elastico.

    B)  Rottura di una vena varicosa con conseguente emorragia causata spontaneamente per la presenza di alterazione della cute legata all’ipertensione venosa.  Solo il mancato soccorso può aggravare la situazione perché basta distendersi e sopraelevare l’arto perché l’emorragia  cessi.

           C)Ulcerazione tipica della sede malleolare interna.  Può   essere dovuta alla presenza delle vene perforanti di Crockett o può essere conseguenza di una trombosi venosa profonda.  Continua domani…

25/06/2017

 

Le perforanti di Crockett sono vene incontinenti,  distali, brevi,  coperte di scarso tessuto sottocutaneo,  che sboccano nella safena accessoria e non in quella interna.  L’ulcera può anche ingrandirsi fino a formare un manicotto di tutta la regione malleolare. La terapia è assolutamente competenza del medico specialista.  Ma la terapia consiste nella sterilizzazione con antibiotici,  nella detersione con farmaci topici e nella compressione per permettere al paziente non solo di camminare, ma anche di lavorare.  Prima di parlare di mezzi attuali per formare la diagnosi di malattia venosa bisogna ricordare la ben nota prova dell’esame con il laccio elastico, manovra ben nota a tutti i medici.  Poi l’indagine in uso in questa forma morbosa è la velocimetria Doppler.  Si usa la sonda Doppler,  come si fa con la testa del fonendoscoppio,  appoggiandola sulla vena tibiale posteriore o sulla grande safena al malleolo.  A monte si mette un manicotto pneumatico gonfiato determinando così la pressione venosa in ortostatismo per valutare la gravità di un’ipertensione venosa da incontinenza delle valvole delle vene.   È perciò un metodo assolutamente incruento.  Si può inoltre determinare la direzione del flusso venoso nelle safene in ortostatismo durante la manovra di Valsalva,  si può identificare la sede di eventuali vene perforanti incontinenti e la direzione del flusso ematico nelle vene varicose.  Dopo avere sintetizzato la genesi della malattia varicosa,  si può parlare delle varie terapie di questa malattia.  Continua…

25/06/2017

 

Questa definizione le lasciamo agli specialisti angiologi.  Ma  diciamo soltanto che quando la malattia venosa è grave ed ha dato luogo a complicanze di notevole entità,  bisogna ricorrere alla terapia chirurgica;  ma sottolineiamo tutto ciò che si dovrebbe fare per evitare di ricorrere alla chirurgia incominciando dalla prevenzione.

 

26/06/2017

 

Sono buone regole preventive il rispetto di adeguate norme dietetiche ed igieniche,  come il camminare,  il nuotare,  l’andare in bicicletta,  evitare di stare a lungo in piedi ed infine ricorrere al medico specialista alla prima comparsa della sintomatologia precisata all’inizio dell’articolo.  Dopo le norme preventive esistono farmaci efficaci,  ben tollerati e soprattutto con alto indice terapeutico.  Certi farmaci sono consigliati principalmente nella prevenzione, ma anche coadiuvanti  nei successivi stadi della malattia,  quando si richiede l’uso di farmaci più specifici e quando si usano provvedimenti sclerosanti o chirurgici, tutti naturalmente scrupolosamente vagliati.  Tutto ciò deve sempre avere il valido contributo della terapia elastocompressiva graduata.

Oltre a certi farmaci di natura vegetale  come ad esempio l’ippocastano, vi sono farmaci per vari stadi della malattia venosa,  come i flebotonici, gli antinfiammatori, i fibronolitici, gli anticoagulanti, gli antibiotici.  iò ha grande importanza ai fini dell’instaurazione di quelle prime terapie medicamentose, che se risultano inutili nelle fasi più avanzate, possono invece in fasi precoci assicurare qualche vantaggio. I malati,  più spesso donne che uomini, comincia ad accusare un certo senso di pesantezza agli arti inferiori,  dopo una giornata trascorsa in posizione eretta,  oppure i crampi notturni al polpaccio,  oppure ancora dolori puntori nella regione sopramalleolare.  Vengono valorizzati la significativa del facile affaticamento e delle parestesie del piede, delle flebectasie, sicché il problema estetico si affaccia di pari passo con il problema emodinamico. Da questo punto in poi,  un esame delle sequenze semeiologiche di un’infermità tanto diffusa e comune sembra inutile:  presto o tardi la sindrome varicosa così innescata si manifesterà con il suo completo profilo clinico.  Continua…

27/o6/2017

 

Il medico deve preoccuparsi ogni qualvolta si trovi di fronte una paziente di media età,  pluripara,  con tendenza all’obesità,  che abbia problemi di connettivo(ernie,  emorroidi,  appiattimento della volta plantare,  ecc…),  di pensare alla incombente minaccia di varici agli arti inferiori.  Si è data gran parte della responsabilità alle mutate condizioni di vita della donna,  oggi che secondo le statistiche sembra un numero esagerato di persone che soffrono di questa patologia. Ma varia di Paese in Paese,  ad esempio le donne del sud  soffrono meno di disturbi venosi agli arti inferiori,  e questo ci fa pensare molto;  si evidenzia persino fra le diverse aree geografiche non solo del nostro territorio nazionale ma di quello  mondiale.  Questa patologia non è tanto collegata a fattori genetici quanto ad abitudini comportamentali:  lo stare in piedi a lungo  senza camminare,  l’uso di impedimenti meccanici:  come guaine calze riduttive,  calze strette sotto al ginocchio,  poco movimento ,  un’alimentazione troppo raffinata,  e  un’eccessiva esposizione al sole degli arti inferiori. Esistono poi condizioni fisiologiche particolari come ad esempio la gravidanza, o patologiche come la stitichezza, la pinguedine,  che favoriscono l’insorgenza e aumentano la gravità delle vene varicose.   Le conseguenze di questi disturbi non sono da sottovalutare perché accanto ai problemi di carattere estetico esiste anche un’implicazione sociale di primaria importanza, rappresentata dall’elevatissimo numero di giornate lavorative perse,  nell’ordine di qualche milione ogni anno.  La patologia venosa rappresenta un argomento di primaria importanza,  anche sul punto di vista terapeutico,  sia per l’indubbia gravità che può toccare nelle forme di maggior impegno,  sia per l’attenzione che il paziente,  specie di sesso femminile,  le attribuisce collegandola a considerazioni estetiche più che funzionali.  Di qui la necessità di un’opera attenta di informazione che il medico pratico deve saper svolgere circa i pericoli della prolungata stazione eretta,  delle calzature inadeguate,  dei tacchi troppo alti o bassi,  rispetto ai quattro cm fisiologici e sulla opportunità di indossare calze collant a elasticità differenziata sicuramente utili.  Nonostante questo,  la patologia può conclamarsi.  Anzi,  nella maggior parte dei casi,  il medico pratico interviene a patologia già conclamata e il medico ospedaliero vede in prima istanza:  prima cioè del flebologo e del chirurgo vascolare,  le più frequenti complicazioni delle varici. Continua…

28/06/2017

A questo punto il farmaco torna ad essere un presidio essenziale,  coadiuvato dal riposo, e da tutte le altre via di prevenzione già descritte.  Siamo abituati a vedere la vena varicosa nella sua indecorosa goffaggine di serbatoio sinuoso che trattiene nelle gambe il sangue viziato.  Il peso sfiancante di questa colonna liquida retrograda si comunica a tutti i capillari.  I capillari,  i tessuti costituiscono l’unità morfofunzionale istangica  Come nella quale avvengono gli scambi vitali,  nell’apporto dei terminali arteriosi, nella ripresa dei terminali venosi.  Questa fucina metabolica in gran parte misteriosa si altera per  effetto dell’ipertensione venosa retrograda (da cedimento strutturale delle pareti,  delle valvole, ecc…).  Se vediamo finalmente  questa situazione al microscopio,  perché da essa dipende la macroscopica:  varici e complicazioni,  eczemi,  ulcere,  flebiti (più drammatica),  ma anche tante manifestazioni prevaricose,  morfofunzionali importantissime,  oggi le prime da considerarsi in prevenzione e terapia per non passare spesso al peggio.  Il tessuto connettivo,  ci connette ovunque è il maggior costituente del nostro organismo del quale rappresenta circa la metà del peso secco.  Gli studiosi definiscono la malattia varicosa come affezione metabolica spesso famigliare del connettivo vascolare.  Alterato il connettivo,  si altera fino ai capillari la struttura vasale,  si alterano poi i rapporti di filtrazione e riassorbimento verso gli spazi intercellulari ed i capillari per effetto della già citata ipertensione venosa.  Nella normalità,  la pressione idrostatica,  ossia l’estrema propaggine della spinta cardiaca nutritiva,  spinge i liquidi dai capillari ai tessuti, (dal tratto arteriolare del capillare);  la pressione oncotica, indotta invece dalle proteine del plasma,  (nel tratto venulare del capillare)  dall’interstizio tissutale fa entrare i liquidi  (e scarti metabolici) nei capillari.  Se dal versante venoso,  per ipertensione venosa si supera la pressione oncotica,  si rompe il delicato equilibrio di scambi così sommariamente accennato  (quel va e vieni iniziale che meglio risponde al più intimo moto harveyano che alla voce,  sia pur estremamente iniziale di circolazione),  si ha filtrazione superiore al riassorbimento,  dai capillari ai tessuti,  accumulo liquido (edema) diciamo anche tossico,  reversibile la notte in posizione sdraiata,  meglio ad arto un po’ sollevato,  per annullamento della condizione ipertensiva venosa ( il sangue venoso ha ritrovato la giusta direzione del ritorno al cuore.  Continua… nel prossimo articolo.

 

14/06/2017

Nell’articolo precedente ho parlato di come si cura lo stress,  nemico numero due della cellulite. Oggi parliamo di respirazione ma questo argomento l’ho già trattato in precedenza in un altro articolo.  Comunque ricominciamo d’accapo.

 

La respirazione

 

Importante per il controllo della cellulite,  anzi di importanza vitale che esista cellulite o no. La respirazione, cioè l’inspirazione di ossigeno e l’espirazione di ossido di carbonio,  purifica il sangue e favorisce la combustione delle scorie che costituiscono la materia prima della cellulite.  Purtroppo ben pochi sanno respirare correttamente,  anzi lo sanno ma con la vita di oggi che è tutta una corsa le persone se ne dimenticano.  Ad ogni respiro riempiamo i nostri polmoni solo per un terzo della loro effettiva capacità.  La piena  e profonda respirazione invece produce una maggiore ossigenazione che brucia,  di conseguenza una maggiore quantità di scorie.  Poiché questa combustione aiuta a sciogliere la cellulite,  dobbiamo cercare di inspirare ed espirare la maggior quantità di aria possibile.  la respirazione è una forma di nutrimento.  Il corpo per funzionare deve essere alimentato di ossigeno.  Una perfetta e profonda respirazione ci aiuterà ad avere un aspetto migliore,  prima di tutto ci farà sentire meglio,  poi anche l’aspetto assumerà un tono più luminoso;  in quanto rivitalizzerà la carnagione e calmerà i nervi,  quindi un valido aiuto anche per il controllo dello stress.

Adesso passiamo alla quarta fase anche’essa molto importante per il controllo della cellulite:  il movimento. Il movimento sotto forma di nuoto per le persone cellulitiche è la via migliore,  perché non si affaticano i muscoli e di conseguenza non ci sarà una produzione di acido lattico che per la cellulite è molto negativo.

Passiamo alla fase numero cinque:  la ginnastica,  lo stesso discorso vale quello del movimento,  si possono fare esercizi leggeri,  delle camminate dolci;  sia il movimento che la ginnastica non dovremmo usarle come piano d’attacco contro la cellulite,  proprio per non peggiorare la situazione.

Piano numero sei:  il massaggio fatto da mani esperte è molto importante per combattere la cellulite.  Ma deve essere eseguito da mani esperte,  perché insisto su questa parola?  Perché se il massaggio viene fatto senza seguire  una vera prassi,  da mani molto aggressive,  invece di aiutare a sconfiggere la cellulite si provocherà l’effetto contrario.

Piano numero sette:  Una sauna abbinata a bagni freddi,  meglio se idromassaggio,  non potrà che giovare molto alla cellulite e anche al sistema nervoso,  che come abbiamo detto è  responsabile  della formazione della cellulite.

Piano numero otto: sarebbe quello di eliminare disfarsi di tutti gli indumenti che compromettono il buon funzionamento dell’apparato circolatorio.

Il piano nove è il relax:

Per quanto umano e fragile possa apparire il nostro corpo è sempre un meraviglioso trionfo più complesso e intricato strumento di precisione che possa esistere così allo stato naturale. Ed ovviamente perché lo strumento funzioni bene tutto deve essere in perfetto equilibrio.  Quando il nostro organismo funziona nel migliore dei modi significa che è in buona salute;  e quando è in buona salute il corpo può facilmente disfarsi delle sostanze tossiche.  Mentre invece se siamo stanchi sia fisicamente che psicologicamente  l’organismo avrà difficoltà a eliminare le tossine.  E questo purtroppo è uno dei motivi della cellulite.  Una certa misura di fatica è normale,  anzi,  perfino auspicabile,  è una specie di campanello d’allarme dell’organismo per avvertire che l’attività mentale e fisica sta superando i limiti del sopportabile.  Per questo tipo di fatica l’unico antidoto è il sonno.  Sia uomini che donne siamo ugualmente soggetti al ritmo affannoso, pressante della vita moderna che è probabilmente il maggior responsabile della tensione.  Ma noi in quanto donne siamo ancor più soggette alla fatica perché il nostro organismo deve fare i conti con un periodico flusso di ormoni che alterano regolarmente l’equilibrio chimico del corpo.  Ognuno di noi cerca di rilassarsi leggendo un libro,  o magari restare in compagnia con amici e amiche,  passeggiando con il cane,  ecc…

Passiamo al piano numero dieci:  facciamoci aiutare da una brava estetista con l’elettrotermoterapia.

 

Prendiamo in considerazione che il nostro organismo,  ogni nostra parte del corpo,  ogni nostro tessuto è formato da cellule,  le cellule sono composte da varie sostanze formate da molecole,  le  molecole sono un insieme di atomi(l’organismo umano contiene: ossigeno, carbonio,  idrogeno,  azoto,  i quali sono i principali e quelli presenti in quantità maggiori;  ed inoltre calcio,  fosforo, potassio,  azoto zolfo,  sodio, magnesio ecc…) ed è proprio nell’atomo, composto di elettroni,  neutroni, protoni,  che per differenze di cariche negative o positive avvengono i fenomeni elettrici che permettono i processi biofisici dell’organismo.  Le cellule dello strato corneo sono caricate negativamente perché esse sono formate dall’evoluzione cheratinocita  basale,  così chiamato per il motivo che elabora una sostanza detta cheratina,  la quale è una proteina formata da aminoacidi (cistina e cisteina)  i quali sono combinati fra loro acquistando o cedendo  elettroni dei vari elementi che li compongono e da qui l’elettronegatività del corneo,  perché evidentemente all’ultimo passaggio,  acheratinogenesi ultimata,  c’è stato un acquisto di elettroni che si sa sono di carica negativa.  Non tutta l’epidermide è elettronegativa,  il fenomeno di elettronegatività si riscontra solo dagli strati lamellari inferiori del corneo,  fino agli strati inferiori del lucido,  quindi alle soglie del granuloso e poi la cute è elettropositiva;  quindi esiste un potenziale elettrico (lavoro che occorre per spostare una carica elettrica nel campo elettrico da un punto all’ altro;  questo lavoro lo compiono le forze del campo elettrico,  dato dallo strato corneo elettronegativo,  fortemente acido perché ad elevato contenuto di ioni H,  ed un potenziale elettrico dato dallo strato malpighiano leggermente alcalino ( ioniOH). Tutto iò per conseguenti scambi di elettroni,  porta all’insorgere di una differenza di potenziali (dato da un certo lavoro di spostamento fra più cariche,  compiuto;  è la tensione elettrica esistente fra due punti di un campo elettrico, questo fenomeno crea una barriera chimicofisica detta elettrofisiologica ( di Rein o di Blanc o di Szakall ).  Essa controlla l’entrata e l’uscita degli elettroliti= ioni caricati elettronicamente positivi o negativi delle sostanze che verranno a contatto con la cute.  La cute oltre ad avere carica elettrica è anche un cattivo conduttore di elettricità;  quindi ha una certa resistenza  (rapporto tra differenza di potenziale e intensità= flusso di cariche che attraversa la sezione di un conduttore nella unità di tempo;  (questo rapporto è costante),  che varia a seconda degli individui,  delle condizioni patologiche  (ferite,  dermatosi, ecc.) e ambientali:  umidità,  se la pelle è bagnata  ha una resistenza minore (si può morire con soli 25 volt)  se invece la resistenza è alta si avranno solo ustioni molto gravi.

Quali sono le misure di sicurezza per evitare appunto ustioni ecc. La terapia diaforetica è una terapia che permette  una profusa sudorazione,  per far sì che attraverso la pelle possa avvenire una migliore depurazione eliminando cataboliti che ristagnano negli spazi interstiziali del tessuto cutaneo.  Per terapia ionoforetica si intende quella che permette il passaggio degli ioni medicamentosi attraverso le barriere epidermiche (per via ostio-follicolare,  compresa la barriera vasale dermica), per vari scopi: depolimerizzanti,  decontrattanti, (analgesici) mineralizzanti ecc… a mezzo della corrente unidirezionale o galvanica o raddrizzata,  o diodinamica, così detta perché raddrizza mediante diodi (ponte di Graetz) dato che la corrente che ci giunge  dalle prese E.N.E.L. è alternata sinusoidale (ha le semionde positive uguali a quelle negative)  ;  questa è una corrente che nel tempo non muta mai di segno(intendo quella raddrizzata). Applicata al corpo umano,  facendola scorrere tra due piastre conduttrici, produce effetti interessanti biologicamente.  Le regole generali per l’uso della ionoforesi sono:

  1. le spugne degli elettrodi o piastre (catodo e anodo) devono essere preventivamente bagnate con acqua distillata.)

  2. Versare la soluzione del farmaco da usare su un’apposita salvietta di carta da filtro,  che andrà posta sulla parte da trattare,  su di essa  va posta la spugna bagnata,  così le spugne saranno salve dalla contaminazione batterica o micotica.  Inoltre si evita la concentrazione della soluzione medicamentosa in un solo punto della spugna,  che potrebbe provocare “l’effetto di punta” passaggio di corrente elevata sul punto dove insiste il medicamento concentrato che funge da conduttore elettrico,  con conseguente possibile scarica).

  3.  La placca o elettrodo sarà introdotta nella spugna.  La placca di segno positivo (rossa),  andrà posta sulla zona da trattare se il farmaco sarà dello stesso segno positivo,  perché due segni uguali ovviamente si respingono;  mentre la placca negativa (nera) in questo caso è detta elettrodo indifferente perché viene usata la soluzione positiva.  Questa sarà applicata nella zone vicina o posteriore alla zona da trattare in modo che attiri la soluzione facendola passare attraverso i tessuti della zona interessata.

  4. Prima di applicare le placche provare sempre la resistenza corporea distrettuale.

  5. Evitare la concentrazione ionica che si ha quando gli ioni non penetrano perché il m.A   è basso e non permette il passaggio e non permette il passaggio di questi,i quali si concentrano formando macromolecole e spingono sulla cute facendo avvallamenti,  senza passare.  Infatti,  dopo aver misurato la resistenza corporea, starà al medico o all’ortodermista capire se è il caso di usare una determinata sostanza o no,  tenendo presente a quale m.A deve essere veicolata per svolgere il suo effetto;  es: se una persona ha resistenza l l m.a deve essere veicolata a 7 m.A la terapia è possibile.  Continua… domani

     se la persona ha resistenza 9 m.A e la sostanza va veicolata a 7 m.A, si riduca il tempo di applicazione (la sostanza veicola prima) se la resistenza corporea è 7 m.A e la sostanza va veicolata a 7 m.A si sostituisce la terapia con massaggio manuale.  Ginnastica passiva, terapia con impiego di correnti variabili,  è la ginnastica muscolare in cui il muscolo viene fatto contrarre non dalla volontà del paziente ma a mezzo di variazioni improvvise di corrente;  applicata al muscolo tramite elettrodi che,  nella prassi generale vengono applicati all’esterno del corpo cioè sulla pelle.  Le correnti principali usate sono:  la pulsante,  ricavata da corrente sinusoidale raddrizzata con un diodo (tramite utilizzatore vengono utilizzate solo le semionde positive) ; parte da 0 volt(=unità di misura della differenza di potenziale),  sale ad un massimo poi ridiscende a zero, più volte al secondo.  Le più usate sono a 50 p.s. (pause secondo), e a 100 p.s.

    La rettangolare o esponenziale che parte da zero, sale istantaneamente al massimo,  vi permane un certo tempo,  improvvisamente ridiscende a zero.  Questa può variare in frequenza e nella larghezza del rettangolo (durata d’impulso).  + + + La faradica, parte da zero,  sale istantaneamente al massimo per poi ritornare a zero con una certa lentezza;  oppure sale lentamente al massimo per poi tornare rapidamente a zero.  Tutte queste forme fanno contrarre il muscolo,  ma vengono generalmente usate per scopi differenti:  le prime in fisiochinesiterapia, perché sono altamente analgesiche.  Le rettangolari invece vengono usate dai neurologi per la diagnosi delle disfunzioni nervose terminali (misure di neurobase, che vuol dire reazioni su basi neurologiche).  La faradica invece viene usata per la ginnastica passiva,  per i muscoli atoni stando attenti a non provocare tetanizzazione dei muscoli ( esagerata produzione di acido lattico);  questa corrente viene usata in fisioterapia.  La corrente esponenziale viene usata per aiutare a spingere in avanti lo ione utilizzato in precedenza con la ionoforesi.  La corrente continua della ionoforesi,  per far sì che le sostanze da veicolare nella cute,  possano penetrare, permette un importante fenomeno che è l’elettrolisi:  se mettiamo una sostanza acida o basica o un sale (sostanza elettroliti) in acqua otteniamo una soluzione acquosa in cui è avvenuta idrolisi  ( o dissociazione elettrolitica),  le molecole del sale,  della base o dell’acido,  si dissociano negli ioni che le compongono.

    Questi ioni possono essere caricati positivamente (cationi) o negativamente ( anioni) a seconda se sono rimasti con più elettroni rispetto ai protoni dei rispettivi nuclei o viceversa;  questo accade perché le molecole d’acqua hanno una particolare conformazione che consente loro di avere una capacità residua di combinarsi con gli ioni della sostanza elettrolitica pur non scindendosi (l’acqua) dando così origine agli ioni idratati.  Se però nell’acqua dove è contenuta la soluzione,  noi mettiamo due elettrodi (conduttori metallici),  uno collegato al polo positivo detto anodo e uno collegato al polo negativo detto catodo,  abbiamo un’ulteriore scissione della soluzione e cioè,  anche alcune (non tutte) molecole di acqua si scindono formando ioni  e ioni OH,  quindi se nell’acqua era stato messo dell’Na Cl (cloruro di sodio)  avremo ioni Na+ (cationi) e Cl (anioni). Accade che:  gli ioni Cl corrono verso l’anodo (elettro-positivo) e cedono ad esso gli elettroni in più che possiedono,  nel frattempo alcuni ioni H+ si sono diretti verso le ione Cl di segno opposto;  gli ioni Na+ diretti al catodo (elettronegativo),  ricevono da questi gli elettroni di cui erano deficitari,  nel frattempo gli ioni OH si dirigono verso gli ioni Na+ di segno opposto.  Infatti ad elettrolisi terminata,  se si pulisce gli elettrodi,  si trova sull’anodo residui di HCl (sost. acida) e sul cadoto NaOH (sostanza basica.  l’apparecchio impiegato per attuare l’elettrolisi è il voltometro o cella elettrolica,  composto da una vasca contenente soluzione,  due elettrodi uno positivo e l’altro negativo;  si genera corrente continua.  Da notare quindi che nei conduttori metallici,  come ad esempio : il rame, viaggia un flusso di elettroni,  mentre nelle soluzioni  elettroliche,  gli elettroni non viaggiano da soli ma associati allo ione negativo (anione),  infatti ionoforesi significa passaggio di ioni attraverso i fori della cute perché più grandi degli elettroni singoli ed anche perché il corneo è elettronegativo e se lo ione da utilizzare è elettronegativo verrebbe respinto; se invece elettropositivo  verrebbe respinto dalla barriera elettrofisiologica che è positiva. Una volta passate le barriere di difesa cutanee,  lo ione raggiunge le pareti cellulari, queste possono essere immaginate come un mare di grasso,  nel quale stanno immerse parzialmente o completamente le proteine.  Le proteine immerse meno profondamente, fanno da intermediari fra le membrane e le sostanze che provengono dall’esterno della cellula,  (ormoni, farmaci,  ecc…).  Le proteine che attraversano da parte a parte il doppio strato di  grasso invece,  consentono,  grazie ad un loro canale interno,  il passaggio attraverso la membrana di molecole solubili in acqua,  che altrimenti non potrebbero superare la barriera lipidica perché idrofobica e quindi il passaggio degli ioni che devono intervenire in caso di anomalie.  Il passaggio di questi ioni attraverso il canale proteico,  avviene sempre grazie alla differenza di carica ellettrica esistente tra la proteina che ha una testa polare idrofila elettronegativa, la quale attira il sodio  (Na e il potassio K),  regolatori dell’idratazione intra ed extra cellulare,  che si portano appresso l’acqua contenuta nei tessuti circostanti  ( il sodio 0 idratazione fuori dalle cellule;  potassio= esce dalle cellule e prende il sopravanzo di liquidi contenuti negli spazi interstiziali portandoli nelle cellule. Se lo ione utilizzato è invece elettronegativo,  si avrà modo di provvedere alle anomalie al di fuori delle cellule come ad esempio: l’iperpolimerizzazione del gel mucopolisaccaridico,  in cui si usa la soluzione di ioduro di potassio perché lo iodio ha il potere di sciogliere il gel che si è iperpolimerizzato e il potassio ha funzione drenante porta via i prodotti ottenuti  dallo scioglimento dell’iperpolimerizzazione, facendo entrare queste sostanze nelle cellule,  le quali si trasformano in cataboliti che vengono poi eliminati per via linfatica,  renale, sudorale,  ecc…

Il  passaggio degli ioni medicamentosi, è ulteriormente aiutato dal massaggio manuale,  il quale stimola la circolazione sanguigna,  e dalla ginnastica passiva che smuovendo tutte le fibrille muscolari aiuta molto la diffusione in loco  (derma)  della sostanza da utilizzare per la risoluzione di problemi distrettuali della pelle:  mesenchimopatie,  obesità,  troppa acqua e grassi nelle cellule, anelasticità,  aumentandone il tono muscolare e il ricambio metallico ossido-riduttivo delle cellule.  Come già accennato,  la terapia diaforetica è ottima per l’eliminazione di cataboliti mediante sudorazione;  il principio  applicato agli apparecchi diaforetici è il seguente: un conduttore percorso da corrente elettrica genera calore per l’attrito generato dall’urto fra gli elettroni e gli atomi della materia (conduttore) attraversata.  La quantità di calore sviluppata dal conduttore è direttamente proporzionale alla corrente elettrica;  alla resistenza del conduttore e al tempo,  quindi il lavoro compiuto dalle cariche elettriche che attraversano un conduttore si converte totalmente in calore come l’effetto Joule:  conversione di energia elettrica termica.  Finirò il capitolo domani,  grazie per l’attenzione.

16/06/2017

 

Ci sono altri fenomeni elettrici che avvengono sulla cute,  sono a mezzo di prodotti ad uso topico (terapia osmotica)  contenenti ioni deficitari nel terreno operativo di fondo,  (cute)  per permettere alle cellule un rapido scambio di principi attivi ed un altrettanto  rapida fuoriuscita di catabolidi.  Questi prodotti devono avere la capacità di oltrepassare il mantello idrolipidico il quale ha il potere di determinare uno stato di isolamento elettrico conferitogli il fatto che essendo una fine emulsione O/A o A/O (sebo + sudore) ha una certa concentrazione idrogenionica,  cioè un quantitativo di ioni H+ che gli danno una certa acidità ed anche una piccola percentuale di ioni OH-,  sempre per le differenze di potenziale gli ioni di alcune sostanze passano,  altri no,  es.: detergenti ionici,  anionici di carica negativa,  cationici di carica positiva e non ionici.  Naturalmente quelli che avranno minore difficoltà a far passare i loro ioni saranno i cationici elettropositivi i quali dovranno però giungere solo fin sotto lo strato lucido:( questi vengono attratti dal corneo elettronegativo),  ed inoltre questo film idrolipidico aiuta la pelle a tamponare sostanze acide ed alcaline che possono venire a contatto con essa;  cioè alza o abbassa il suo Ph rendendolo più o meno acido a seconda della sostanza.  Questa variazione si ha con l’aumentata o diminuita produzione di sebo o con l’aumentata o diminuita produzione di sudore.  Se il mantello idrolipidico non riesce a tamponare la sostanza come nel caso di NaOH o KoOH  (sostanze basiche)  queste provocano l’ammorbidimento cutaneo e permettono al principio attivo del prodotto di penetrare.   L’emulsione O/A è data dal tensioattivo naturale che è il colesterolo,  il quale ha un gruppo idrofobico,  questi due gruppi gli permettono di combinarsi sia col sebo cutaneo che col sudore,  abbassando la tensione superficiale sia delle molecole dell’uno che dell’altro.  Ovviamente,  come per tutte le cose sia per le terapie con l’uso delle correnti elettriche,  sia per quelle a mezzo di prodotti ad uso topico senza l’impiego di correnti,  bisogna avere la diligenza di procedere con accortezza osservando tutte le norme di sicurezza.  Quindi da tener presente che:  la corrente continua,  se si lascia troppo a lungo scinde gli elettrodi del samgue,  al fine di una corretta applicazione ionoforetica, l’apparecchio deve essere provvisto di uno strumento atto a misurare la resistenza corporea sapendo che i valori di sicurezza di corrente nel corpo umano vanno da un minimo di 6 m.A. (amper= intensità di corrente;  m.A. = millesima parte di un amper,  quindi(  se si hanno 12 milliamper corrispondono a 0,0012 amper) ad un massimo di 30 m.A. (peròè discutibile perché a seconda della zona corporea dove viene applicato e a seconda della resistenza individuale anche 30 m.A. possono non essere mortali).   Quindi osservare l’amperometro che indicherà se l’individuo a causa per esempio di nervosismo,  per aumentata sudorazione diminuisce la resistenza;  conoscere i grafici delle varie correnti,  grafici che appaiono sul monitor dell’apparecchio ionoforetico,  sapendo che esistono materiali  di conduttori di corrente  elettrica,  chiedere alla paziente  prima di applicare gli elettrodi,  se porta la spirale,  o protesi di qualsiasi genere, come ad esempio le arcate dei denti in metallo ecc.  L’elettroterapia,    come dice il termine stesso,  è la materia che comprende le scienze di elettrologia e di termologia applicate alle terapie curative ed estetiche,  ci consente di avere la conoscenza di quanto ho detto fino ad ora.   Quindi solo se si osserverà con ricercata precisione tutte le regole  e le nozioni apprese  si è in grado di usare l’elettroterapia  e tutto quello che comportano queste cure con l’elettricità.

 

31  /05/2017

 

IL  MASSAGGIO  MALE  ESEGUITO

 

 

Perché la massoterapia sia un trattamento efficace  deve essere eseguita con delicatezza e con movimenti  ritmici di spremitura.  Se invece è violenta,  al fine di ottenere un’azione disgregatrice della massa cellulitica,  non fa che mortificare i tessuti, rompere i capillari ed irritare le pareti vasali.  La fuoriuscita di globuli bianchi e di globuli rossi,  nell’interstizio dei tessuti,  ne è la logica conseguenza.  Tutto ciò si traduce in un aumento  dell’edema dei tessuti,  inoltre,  ulteriori alterazioni,  provocano l’infiammazione lenta del connettivo.  Riassumendo,  con dei massaggi mal fatti,  non solo si ottiene alcun benefico effetto ,  ma  addirittura,  si mettono in moto dei processi biochimici che portano alla formazione della cellulite.  Continua…

 

01/06/2017

 

È vero che la ginnastica su persone cellulitiche fa male?

 

Cinzia  B.

 

Precedentemente si è visto come la ginnastica sia utile per prevenire l’insorgere della cellulite.  Oggi addirittura viene confinata tra  trattamenti dannosi, Perché?  Solo apparentemente non ha senso.  Lo sforzo fisico,  infatti,  che questi esercizi comportano,  non fa che richiamare sangue ai tessuti,  che hanno bisogno di un’ossigenazione superiore,  a causa di un’eccelerazione delle combustioni cellulari.  Ora i tessuti infiltrati da cellulite,  già carenti a soddisfare i loro bisogni a causa  di un’ossigenazione ridotta,  non potranno certo soddisfare una richiesta improvvisa ed eccessiva dovuta alla fatica.  Ma non basta,  è noto che uno sforzo fisico ‘produce acido lattico che sommandosi agli altri acidi già presenti nel tessuto sofferente,  determina un netto peggioramento metabolico accelerando i  processi di insorgenza della cellulite.

 

A CHE ETÁ SI MANIFESTA LA CELLULITE?

 

La cellulite può venire ad ogni età. Sono stati descritti casi di bambini piccoli,  colpiti da cellulite;  comunque essa compare frequentemente nella pubertà.  La cellulite dell’adolescente si estende,   di solito,  molto rapidamente ed invade ben presto gran parte degli arti inferiori.  Inizia di solito nella parte media della coscia e sul lato esterno.   Come ho già detto si sviluppa molto rapidamente e nella giovane è facile trovarla anche nella parte interna del ginocchio, con deformazione vistosa della linea della gamba,  sia a livello del polpaccio che della caviglia.  Essendo una cellulite giovane e quindi neoformata,  prevale la componente edematosa rispetto alla compromissione connettivale (primo stadio) e perciò sarà cellulite dura.  Nel camminare si avverte una sensazione di gambe legnose e pesanti,  e il fenomeno della buccia d’arancia o non esiste o è scarsamente rappresentato.  Alcune volte l’indurimento del tessuto cellulitico,  diventa così notevole,  da produrre un’irritazione continua alle terminazioni nervose che si sfioccano in quella zona.  Si ha così l’apparire di dolori senza causa, a volte scambiati erroneamente come reumatici.  All’inizio del trattamento della cellulite, ho detto che l’edema produce edema.  Ebbene,  l’edema,  provocando ulteriormente stasi sul sistema venoso che fa refluire il sangue al cuore,  produce altro edema il quale a lungo andare,  riesce persino a comprimere i vasi arteriosi,  molto più robusti e muscolati di quelli venosi,  con il risultato di una cattiva nutrizione dei tessuti, si ha così l’insorgenza di crampi,  intorpidimento e sensazione di piedi freddi e una colorazione della pelle che a volte sembra marmorizzata,  a volte rossastra e a volte violacea.

 

LA CELLULITE DELL’ETÁ FECONDA

 

Ho detto prima che la cellulite dura è tipica della giovane ma ovviamente la si può trovare anche nella donna in età adulta,  se l’insorgenza di questa forma morbosa viene più avanti negli anni.  L’aggravamento poi della prima fase porta al secondo stadio della cellulite,  con ispessimento della sostanza fondamentale,  con aumento del numero delle fibre connettivale netta sofferenza del grasso sottocutaneo.  Alla palpazione si avverte una consistenza gommosa,  pastosa ma elastica.  Si avverte la spostabilità della pelle e del sottocutaneo  dai piani profondi ed è classico tra le dita l’aspetto a buccia d’arancia.  Questo tipo di cellulite è più inestetico ma è meno doloroso perché comprime meno i vasi ed i nervi del sottocutaneo.  Continua…

 

04/06/2017

 

LA CELLULITE  NELL’ETÁ  DELLA  MENOPAUSA

 

Nella menopausa,  il più delle volte,  la cellulite non è altro che la continuazione delle forme precedenti.  La degenerazione della cellulite è un processo molto lento,  che può durare anni ed anni.  Il tessuto infiltrato di cellulite,  degenera in fibrosi,  le fibre elastiche del connettivo lo sclerotizzano, inglobando sali,  acqua,  cellule normali e cellule adipose. I tralci fibrosi,  aderendo qua e là alla pelle e ai tessuti profondi,  determinano nelle anche e nei glutei,  quelle gobbe e quei buchi caratteristici della cellulite  vissuta.  La cellulite molle o flaccida, ultimo stadio della degenerazione cellulitica,  si può manifestare anche con nodosità  più o meno prominenti o con fine granulìa,  che alla palpazione dà la sensazione di tanti nodulini sotto la pelle,  il perché di questo è abbastanza intuibile:  corrisponde al massimo addensamento possibile del tessuto connettivale,  e massima fibrosi e sclerosi delle fibre elastiche del connettivo,  con completo sovvertimento strutturale e irreversibile del tessuto adiposo.  Questa forma di cellulite è molto difficile da trattare.  La localizzaziione elettiva è la stessa della cellulite dell’età feconda,  ma più spesso delle altre forme si presenta con notevole grado di inestetismo:  è piene di bozzi e buchi,  con colorazione bluastra della pelle e reticoli venosi ben visibili.   Continua…

05/06/2017

 

VEDIAMO  COSA SUCCEDE SE LA CELLULITE NON VIENE

TRATTATA.

 

La cellulite non trattata può generare delle complicanze e queste assumono  spesso un aspetto evidentissimo specialmente a livello degli arti inferiori.  in primo luogo si osserva con molta frequenza,  nelle cosce e nelle gambe,  la presenza di varici.  È certo che le varici derivano da una deficienza costituzionale del sistema venoso del soggetto,  ma è altrettanto certo che l’edema e l’addensamento del connettivo impediscono il normale deflusso del sangue. Questa situazione favorisce la dilatazione varicosa.  E che le manifestazioni varicose siano accentuate dalla cellulite è chiaramente dimostrato dal fatto che esse migliorano sensibilmente quando la cellulite scompare.  Alle altre possibili complicazioni ho già accennato,  comunque voglio riportarle qui come pro- memoria:  piedi freddi,  arti pesanti e dolenti,  difficoltà a camminare,  crampi muscolari.  Tutta una costellazione di sintomi che dovrebbe mettere in guardia le donne che li registrano e che forse fino ad oggi,  non li hanno collegati alla cellulite di cui sono affette.  Continua…

06/06/2017

 

Per numerosi motivi di salute,  la cellulite dovrebbe essere combattuta e,  possibilmente risolta.  Come affrontiamo questo problema che non è da poco conto,  non è solo l’aspetto estetico  chiamato in causa ma addirittura la salute di tutto il nostro corpo.  Da dove incominciamo? In articoli precedenti e anche negli articoli di cucina ho già parlato di come si combatte la cellulite:

1)  La celulite si combatte anche a tavola.

2) Mettiamo a KO lo stress.

3)  Aiutiamoci con una corretta respirazione.

4)  Aiutiamoci col movimento.

5)  Non  intraprendiamo ginnastica pesante ma il nuoto è sufficiente.

6)  Il massaggio fatto da mani esperte è un valido aiuto.

7)  Sauna alternata a bagno freschi meglio se idromassaggio.

8)  Eliminiamo tutti gli indumenti che trattengono il buon funzionamento della circolazione ( tipo calze contenitive,  e tutto quello che ci fa perdere sul momento una taglia ma poi ci vediamo segnati perché stringono bloccando la respirazione della pelle.

9)  appena possiamo concediamoci un po’ di relax.

10)  Facciamoci aiutare da una brava estetista con l’elettrotermoterapia. Infine,  se ci  rispettiamo di più la cellulite non si formerà mai più.

La cellulite si combatte a tavola ed è vero,  l’importante però è non seguire diete prese dai giornali o trovate su internet,  o quella che hanno prescritto all’amica ecc… ma con gli esami ematici,  il medico indicherà la dieta giusta per ognuno di noi.

Mettiamo a KO lo stress.  Ma che cos’è lo stress?

Lo stress può essere definito l’insieme delle risposte mentali,  fisiche e chimiche che il nostro organismo dà a qualsiasi evento emozionale,  positivo o negativo.  Relazioni che spesso sono talmente impercettibili da passare del tutto inosservate.  Altre volte si rivelano effetti inconfondibili,  come palpitazioni,  mani fredde,  ipersudorazione,  insonnia,  incapacità di concentrarsi.  Tutti sintomi che alla lunga possono diventare problemi seri.  Quando lo stress non è controllato,  nella catena dei meccanismi di autodifesa di un organismo sottoposto a frequenti situazioni di stress,  è l’anello più debole che si spezza per primo.  Per alcuni l’anello più debole è il sistema cardiovascolare,  dal quale derivano disturbi a livello cerebrale,  cardiaco o un’elevata pressione sanguigna.  Per altri è il sistema gastrointestinale che subisce ulcere e disturbi al colon. Per altri ancora la parte più vulnerabile è il sistema autoimmunitario che predispone a continui attacchi di ogni cosa tipo raffreddori,  infezioni,  influenze ecc.  In parole povere se l’organismo viene attaccato dallo stress,  di conseguenza debilitato,  in breve tempo può subire un vero e proprio crollo.

Problemi psicologici e fisiologici.

 

Lo stress se trascurato può quindi originare un’infinità di disturbi:  insonnia,  incubi notturni,  disturbi alla pressione sanguigna,  disturbi renali,  eclampsia,  artriti reumatiche e reumatoidi, disturbi infiammatori alla cute e agli occhi, allergie e ipersensibilizzazioni,  infezioni,  disturbi nervosi e psichiatrici,  disfunzioni sessuali,  problemi di digestione,  una diminuzione generale delle capacità di reazione agli agenti batterici,  cancro.  Oltre a questi sintomi clinici facilmente rilevabili,  possono essere osservati fenomeni di tipo psicologico come:  l’irritabilità,  la depressione,  i battiti cardiaci accelerati,  l’impulsività,   l’incapacità di concentrarsi,  la sensazione di irrealtà,  le vertigini,  la debolezza, la predisposizione all’affaticamento,  l’ansia,  la tensione,  il tremolio,  la risata nervosa,  l’aridità della bocca e della gola,  balbettio,  la cattiva digestione,  le emicranie,  la perdita di appetito, un aumentato consumo di alcool nicotina e medicinali.  Continua…

07/06/2017

 

È inutile sottolineare che tutti questi disturbi,  generalmente definiti “secondari”,  vanno presi in seria considerazione e curati con opportune terapie.

Come combattere lo stress:

Dalle mie ricerche è emerso un metodo rivoluzionario,  che può condurre ad un riposo molto profondo. Altre ricerche,  fra le quali quelle svolte dalla NASA,  sulla privazione sensoriale e della sua influenza sugli astronauti.  Sarebbe il metodo della vasca relax,  costituita in vetroresina molto resistente; per isolare la vasca dal punto di vista termico e per mantenere un buon rendimento energetico,  la parte esterna della vasca,  un monoblocco in resina,  è stata spruzzata con una speciale sostanza isolante.  Grazie a questo,  i suoni e le vibrazioni esterne diventano impercettibili.  La vasca viene riempita con 33 cm di acqua,  nella quale si discioglie gradatamente del cloruro di sodio,  e/o  del magnesio di sodio fino ad ottenere una densità impercettibile.  La vasca è corredata da un sistema di controllo termostatico la cui funzione è di mantenere costantemente la temperatura della soluzione a 33,36 gradi C.  Nella parte superiore della vasca vi sono due aperture per la ventilazione che permettono di mantenere,  all’interno della vasca una quantità di ossigeno pari al 20% della pressione atmosferica.  Gli accessori esistenti nella parte inferiore della vasca sono collegati ad un filtro che garantisce la limpidezza e la purezza della soluzione.

 

L’USO DI QUESTA VASCA  NECESSITA DI UN’IGIENE PERSONALE MOLTO ACCURATA.

Prima di entrare in vasca,  ci si deve spogliare di tutti gli eventuali gioielli (anelli,  catene,  orecchini,  ecc…) fare una doccia,  lavarsi i capelli e tutte le cure necessarie che che ci fanno sentire bene con noi stessi.  Molte persone che la usano,  mi hanno raccontato che dopo  essersi seduti in vasca e abbassato  la tapparella della vasca o altro, trovano un notevole comfort nel galleggiare sul dorso tenendo le braccia lungo il corpo e le mani dietro la nuca.  Normalmente il paziente si abitua in pochissimo tempo all’assenza di stimoli esterni.  La luce,  il suono,  la spinta e l’attrazione gravitazionale sono completamente annullati.  Generalmente una volta adattati all’ambiente si diventa praticamente insensibili all’acqua e di conseguenza non si avrà più l’impressione di galleggiare. All’inizio le sedute durano un’ora.    Non serve avere una conoscenza e un’attitudine particolare al galleggiamento,  perché la densità della soluzione salina assicura questo fenomeno.  Non esiste dunque metodo migliore per galleggiare.  L’unica caratteristica particolare è la comodità,  e proprio per questo molti si addormentano nella vasca.  La leggerezza e la semplicità del meccanismo di apertura aiutano ulteriormente l’individuo che può uscire ed entrare della vasca ogni qualvolta lo desideri.  Si consiglia alle persone che praticano questo esercizio di riposarsi in modo da riadattarsi all’ambiente esterno prima di ricominciare altre attività.  Normalmente,  alla fine di ogni seduta ,  è sufficiente fare una doccia per eliminare i residui della soluzione salina,  asciugarsi e rivestirsi.

Questo rilassamento ottenuto per mezzo  del galleggiamento dà origine ai cambiamenti  psicologici e fisiologici che i soggetti desiderano raggiungere,  e siccome che galleggiando in acqua calda o tiepida, senza fatica,  ci si dimentica di avere un corpo e i sensi non percepiscono nessuno stimolo. E queste sono le condizioni ideali per rilassarsi.  È stato provato che immediatamente prima e subito dopo la seduta,  i ricercatori hanno misurato il livello di rilassamento autoavvertito,  l’attività  Theta del cervello e quella elettrica dei muscoli.  Dopo il galleggiamento si è notata un’accentuazione dell’attività Theta,  che è generalmente associata alla tensione fisica. Inoltre,  i pazienti grazie a questa vissuta esperienza,  si sono sentiti più rilassati del solito. Ovviamente nel giro di tre mesi questi effetti benefici sono scomparsi,  ma sono riapparsi in fretta dopo alcune sedute.

Queste vasche sono state inserite in numerosi programmi terapeutici diretti da medici,  psicologi,  psichiatri,  specialisti della salute,  fisioterapisti e la loro diffusione in tutto il mondo aumenta con il costante aumento dei più comuni motivi di stress e di tensione causati dalla vita di ieri e di oggi.  Nel prossimo articolo parlerò della terza causa responsabile della formazione della cellulite.  Continua nel prossimo articolo.

 

26.05.2017

I GERMI, MICROBI E IGIENE DUE

Author: Elena Lasagna

26/05/2017

 

COME SI INFETTA UN ORGANISMO

 

Per infettare un organismo,  bisogna che i germi una volta avvenuta la contaminazione possano superare le barriere di difesa,  rappresentate dalla cute e dalle mucose che rivestono le cavità naturali.  Si può ritenere che la cute assolutamente integra,  rappresenti per i germi una barriera insuperabile,  e ciò grazie specialmente allo strato corneo più resistente della pelle stessa,  ed all’elasticità della secrezione sebacea.  La penetrazione avviene se sulla nostra pelle esistono ferite.  È perfettamente comprensibile come in una ferita lacerocontusa o da proiettile da arma da fuoco,  possono entrare piccole quantità di terriccio, contenenti le spore del tetano ed altri germi pericolosi per l’integrità della nostra salute.  ma non sono sempre necessarie grandi ferite,  bastano spesso lesioni piccolissime.  Le mucose invece,  sono certamente più pervie della via cutanea agli agenti infettivi.  La mucosa nasale ad esempio è la via d’ingresso più frequente del meningococco,  del virus poliomielitico,  dell’ultravirus influenzale,  ed anche del bacillo della difterite.  Ad altre infezioni,  la mucosa resiste bene,  o per intrinsiche capacità battericide,  o per il muco che solitamente la riveste.  L’istmo delle fauci,  le tonsille con le loro cripte e sinuosità,  vengono direttamente attaccate dal bacillo difterico e dai germi della suppurazione esse poi danno passaggio ad altri microbi.  Secondo una teoria di alcuni anni fa, le infezioni intestinali,  come il tifo,  i paratifi,  il colera,  avrebbero una porta d’ingrasso nelle tonsille;  di qui i germi passano nel circolo sanguigno e raggiungono la mucosa intestinale da tergo.

Il periodo di incubazione presenta una grande importanza.  Per periodo di incubazione si intende il tempo che passa dall’entrata del germe patogeno nell’organismo sino al mantenersi nei primi sintomi della malattia.  Il periodo di incubazione non è uguale per tutte le infezioni,  ma varia moltissimo.  Così passiamo,  per esempio dal colera che può avere un periodo di incubazione di poche ore,  alla lebbra il cui periodo può durare anche per alcuni decenni.  È facile comprendere l’importanza che riveste la conoscenza della durata del periodo di incubazione.  Sapendo per esempio che questo periodo per la peste è di sei giorno,  se una persona è stata a contatto con un malato di peste,  e dopo sei giorni non presenta alcun sintomo della malattia,  bisogna ritenere che non l’abbia contratta.  Quindi la persona non è più pericolosa per un’eventuale propagazione del morbo. Trattando l’epidermiologia speciale,  si precisa quale sia il periodo di incubazione delle varie malattie infettive.  Continua…

 

29/05/2017

 

Durante una malattia infettiva,  e talvolta anche per qualche tempo dopo la guarigione clinica,  vengono eliminati all’esterno germi patogeni,  da parte dell’organismo colpito.  Tale eliminazione può verificarsi sia attraverso le normali secrezioni ed escrezioni,  sia attraverso produzioni nuove,  originate dalla malattia stessa (pus,  essudati vari,  ecc…).  Prendendo in considerazione le varie modalità,  per quanto riguarda il rene,  si ritiene che,  se esso è perfettamente integro,  il passaggio dei germi nelle orine non avvenga.  Tale passaggio si può verificare quando gli agenti patogeni o i loro prodotti tossici abbiano leso,  sia pure in maniera molto leggera,  le zone interne del rene stesso.  Nelle infezioni tifose,  si può avere l’eliminazione di notevoli quantità di germi con le urine.  Con le feci,  in condizioni fisiologiche di stato naturale di salute,  si elimina una grande quantità di germi,  ordinariamente non patogeni, tant’è vero che più della metà del peso delle feci è costituito da microbi.  Con esse però in caso di malattia si può avere anche l’eliminazione di microrganismi patogeni,  come nelle infezioni tifose,  nella dissenteria bacillare e anemica,  nel colera ecc.  Nel caso del tifo vengono eliminati sia i germi localizzati nell’apparato linfatico del colon ascendente,  sia quelli che nell’intestino giungono con la bile in seguito a una colicistite tifosa.  Con le secrezioni delle mucose dell’apparato respiratorio,  si può pure avere l’eliminazione dei germi localizzati nell’apparato medesimo.  le ghiandole salivari di norma non eliminano germi patogeni: fa eccezione il virus rabico,  che per via nervosa giunge alle ghiandole salivari,  e da queste viene eliminato.  Anche nel secreto congiuntivale ed in quello nasale possono localizzarsi germi patogeni che poi col secreto e lo sternuto vengono diffusi nell’ambiente esterno.Senza che ci sia bisogno di sviluppare lungamente queste nozioni,  è indiscutibile che gli individui  colpiti da malattie infettive,  seminano attorno a loro,  a mezzo delle cavità aperte all’esterno,  i germi patogeni che essi albergano.  A secondo della localizzazione abituale dei virus specifici è attraverso la bocca,  il ringofaringe,  lo stomaco,  l’intestino,  le urine,  che essi contagiano tutto ciò che li circonda:  individui sani,  oggetti,  biancheria,  locali,  suolo,  aria,  acqua.  Essi diffondono germi in maggiore o minore quantità,  secondo la natura della malattia,  e secondo la ricchezza microbica di ogni localizzazione anatomica.

Il nostro organismo ha un’efficace difesa nello strato corneo della pelle,  come nel sudore e nel sebo.  Anche le mucose che rivestono le cavità,  vengono difese dai microbi,  mediante vari prodotti di secrezione delle ghiandole o del movimento delle ciglia;  queste ultime,  sono numerosissime e sempre in movimento nelle via respiratorie,  cosicché i germi che vi penetrano vengono ricacciati all’esterno,  particolarmente attraverso i colpi di tosse.   I globuli bianchi del sangue sono addirittura “fagociti”  cioè possono inghiottire e distruggere i batteri.  Quando i microbi penetrano,  attraverso ferite,  numerosi globuli si affrettano verso il luogo del infortunio ed ingaggiano una lotta con gli invasori, lotta dal cui esito dipende lo stato di salute o di malattia di un individuo.  Nello stesso tempo,  il luogo invaso dai microbi, si gonfia  (edema infiammatorio)  per dilatazione dei vasi capillari e fuoriuscita del liquido circolante.  Poco dopo il loro ingresso,  i microbi  trovano anche nel sangue certe particolari sostanze,  distinte in varie categorie e chiamate genericamente “anticorpi”,  capaci spesso di difendere l’organismo da successive infezioni.  Essi costituiscono una risposta di questo alla presenza di sostanze estranee,  rappresentate dai corpi batterici e dalle loro tossine,  dette genericamente antigeni;  a seconda del loro meccanismo di azione contro i batteri,  gli anticorpi  possono chiamarsi:  batteriolisine,  che lisano, precipitine,  che precipitano,  agglutinine,  che agglutinano il corpo dei nostri nemici,  mentre le antitossine neutralizzano le tremende sostanze da essi emesse.  Continua…

 

30/05/2017

Altre difese efficaci sono rappresentate dalle ghiandole linfatiche,  capaci di ingrossarsi notevolmente e di contrastare il progredire dei germi pericolosi, l’emorragia,  in casi di ferite,  che li allontana dal sangue circolante;  anche la coagulazione del sangue stesso,  rappresenta una barriera alle successive possibili penetrazioni.  Infine i germi che entrano nel corpo attraverso l’apparato digerente,  incontrano l’acido cloridrico del succo gastrico,  capace di sminuire l’aggressività.  Con riferimento a varie condizioni fisiche sfavorevoli,  si rileva la possibilità dell’organismo di opporsi spesso vantaggiosamente: per esempio,  al caldo eccessivo,  con la sudorazione,  al troppo freddo,  mediante la pelle d’oca ed i brividi,  che rappresentano una forma particolare di movimento,  alla lunga esposizione ai raggi solari.

L’immunità è un particolare stato di resistenza dell’organismo, all’azione dei germi e delle loro tossine.  Vi sono individui che sembrano insensibili ai microbi di una determinata malattia,  indipendentemente dai meccanismi di difesa dell’organismo,  come trattarsi di un carattere eriditato dai genitori:  si parla di immunità naturale,  ancora in parte oscura.  Al contrario l’Immunità Acquisita  si produce in un individuo,  ad un certo momento della sua esistenza,  per aver superato una certa infezione,  contratta nel suo ambiente di vita  o attraverso inoculzione artificiale.  Nel primo caso si parla di immunità acquisita naturale,  i cui esempi sono ben noti:  un bambino che ha superato il morbillo,  quasi sicuramente non contrarrà più la malattia;  nelle gravi pestilenze da cui era afflitta l’Europa nei secoli scorsi,  per tutto quanto potesse riguardare il contatto con i cadaveri infetti,  venivano scelti individui guariti dalla malattia,  i cosiddetti monatti,  che erano risultati immuni al contagio.  Gli studi sull’immunità acquisita artificialmente, si sono compiuti sulla base di tre tappe fondamentali che portano i nomi gloriosi di :  Jenner, Pasteur,  Behring.  Continua…

31/05/2017

 

Jenner aveva osservato che gli addetti alla mungitura delle mucche,  a seguito di certe eruzioni alle mani, erano refrattari al vaiolo:  così nacque la vaccinoterapia,  che consiste nell’inoculare entro il corpo germi uccisi o attenuati,  oppure tossine batteriche inattivate,  affinché il sangue sfoderi le proprie difese.  Si applica su larghissima scala,  ad esempio,  contro il vaiolo,  la cui vaccinazione era obbligatoria per tutti.  Più tardi Pasteur,  scoprì la possibilità di ottenere l’immunità inoculando germi viventi,  ottenuti dalle colture artificiali di laboratorio.  Infine Behring trovò la possibilità di inoculare,  nell’organismo umano,  per difenderlo da certe malattie,  il siero del sangue di animali che le avevano superate:  nacque così la sieroterapia.

I sieri antibatterici e antitossici,  danno una immunità passiva,  poiché si introducono anticorpi già formati;  molto in uso quelli che provengono e difendono dalla difterite e dalla rabbia.  Qualche volta si associa l’inoculazione del siero con quella dei germi attenuati o anche virulenti,  cioè si pratica la siero-vaccinazione.  Una reazione dell’organismo,  che può considerarsi in opposizione all’immunità è l’anafilassi.  Questa rappresenta uno stato di ipersensibilità che si forma nell’organismo stesso,  dopo aver inoculato una certa quantità di proteine estranee,  specie di origine batterica,  in seguito all’introduzione successiva di quantità anche piccolissime delle stesse sostanze;  tale fatto può portare crisi violente, anche mortali. L’argomento continua si approfondisce sempre di più ma in sede privata.

 

17.05.2017

I GERMI, MICROBI E IGIENE

Author: Elena Lasagna

17/05/2017

 

I  MICROBI

 

 

Sappiamo  già che innumerevoli specie di viventi,  animali o vegetali,  differenti per forma,  grandezza e complessità,  popolano la terra e i mari.  Microbio,  significa “piccola vita”per questo si differenziano solo al microscopio ottico,  ma anche questo non ci consente di vedere  e distinguere tutte le specie di microbi.  Vi sono infatti numerosi microrganismi,  i cosiddetti “virus filtrabili”, i quali a causa delle loro piccolissime dimensioni ,  possono essere resi visibili solo con l’uso del microscopio elettronico ecc… I rapporti tra microbi e uomo sono di straordinaria importanza.  Con nessun’altra categoria di viventi,  l’uomo ha rapporti tanto stretti e intensi.  L’interessi per i microbi,  non è solo racchiuso nel fatto che alcuni di essi sono agenti temibili malattie dell’uomo o degli animali.  In una visione universale della vita microbica,  la potenzialità offensiva dei microbi,  benché di enorme importanza,  è soltanto un aspetto.  Oltre ai microbi nefasti esistono quelli utili che compiono azioni indispensabili ed importantissime in natura,  ed altri che sono stati giudicati indifferenti.  Volendo ora eseguire le tappe principali del corso del pensiero umano sui microbi e sulle loro azioni, buone e cattive, possiamo stabilire una data importante per la microbiologia. È il 1876,  esattamente il 24 aprile il giorno in cui alla stupefatta vista di LEEUWENHOEK,  curvo ad osservare attraverso un rudimentale microscopio, una goccia di infuso di pepe,  apparve un’incredibile quantità di piccoli esseri viventi di forma diversa;  si dice che egli per primo vide  quelle forme chiamate microbi e di essi precisamente quelle forme che si chiamano batteri.  Le nostre conoscenze sull’importanza dei microbi e sulla loro posizione nel mondo vivente si sono sviluppate seguendo l’avvincente itinerario,  prima nebuloso e poi sempre più luminoso.  Continua…..

19/05/2017

 

Per molti secoli si era erroneamente creduto che esseri viventi,  anche di notevoli dimensioni,  fossero generati spontaneamente nel corso della loro decomposizione della materia organica.  Il primo colpo alla teoria della generazione spontanea,  venne inferto dal medico italiano Francesco redi (1626-1697).  Il Redi dimostrò che le larve che brulicano a volte nelle carni in decomposizione,  non sono opera di generazione spontanea,  ma si sviluppano dalle uova deposte da alcune specie di mosche.  In effetti,  proteggendo le carni con dei veli, non si verificava sviluppo di larve.  Ma la battaglia facilmente vinta dagli oppositori della generazione spontanea, sul terreno dei grossi animali e delle larve di insetti,  si trasferiva successivamente alle “infusioni”.  Così cominciò la guerra delle infusioni. Un infuso di una sostanza nutritiva,  vegetale o animale, contenuto in un vaso va incontro,  dopo qualche tempo,  a decomposizione.  Osservando anche a piccolo ingrandimento,  l’infuso appare popolato da una miriade di piccoli esseri,  chiamati infusori.

Anche il grande Spallanzani,  generalmente sperimentando,  dimostrava nel 1775,  che anche in questo l’idea che i piccoli esseri viventi presenti negli infusi fossero  spontaneamente generati, era erronea.  Infatti,  se gli infusi dopo la loro preparazione,  venivano riscaldati,  e i vasi che li contenevano accuratamente tappati,  essi potevano conservarsi a lungo senza subire alterazioni e senza sviluppo di piccoli esseri.

Spallanzani anticipa dunque la “sterilizzazione” e i procedimenti di conservazione degli alimenti.  La parola fine sulla controversia della generazione spontanea,  non ancora sedata dopo le classiche ricerche di Spallanzani,  viene scritta nel 1861 da Luigi Pasteur.  Egli dimostra in maniera irrefutabile che gli infusi nutritivi si mantengono definitivamente “sterili”.  Non esiste dunque generazione spontanea,  ogni essere vivente anche di dimensioni microscopiche deriva da un altro uguale essere vivente.  “Vita -EX Vita”.

Questa verità appare di incalcolabile valore per il successivo orientamento del pensiero scientifico:  non solo si conosce finalmente che i microbi,  lungi dal nascere per magia,  sono generati da altri microbi, ma si comincia ad avere documentata dimostrazione delle azioni che essi sono capaci di svolgere.  Così come un infuso di carne va in decomposizione qualora esso venga contaminato dai microbi,  allo stesso modo il mosto va in fermentazione per opera di speciali microrganismi;  allo stesso modo si produce la malattia infettiva se nell’uomo o nell’animale o anche nelle piante,  penetrino e si moltiplichino germi patogeni,  cioè capaci di produrre azioni morbose. Continua…

 

22/05/2017

 

Pasteur dimostrò in maniera scientifica che la corruzione dei liquidi nutritivi è legata all’ingresso e alla moltiplicazione in essi di germi che si trovano nell’aria.  Egli provò che era possibile far pervenire aria a tali liquidi nutritivi senza provocare sviluppo di germi,  purché l’intrusione dell’aria nei recipienti avvenisse attraverso un tappo di cotone,  che filtra e cioè trattiene le particelle di polvere ed i germi presenti nell’aria.  Inoltre Pasteur diede prova che la generazione spontanea non esisteva, non solo negli infusori,  ma anche nei batteri.  Egli precisò il concetto di sterilizzazione, quell’operazione che assicura l’assenza di ogni forma di vita.  Egli praticò la sterilizzazione sia con il vapore secco che con il vapore acqueo saturo,  sotto pressione nell’autoclave.  Il concetto di sterilità di un liquido nutritivo è la dimostrazione che in esso si sviluppano microrganismi solo se questi ultimi vi vengono introdotti dall’esterno,  costituiscono la dimostrazione scientifica della insistenza della generazione spontanea.

Un breve cenno sulla storia del pensiero umano  sui microbi non è inutile. Non solo perché la storia riveste di calore umano le fredda realtà scientifica e meglio la colpisce nella nostra mente, ma anche in considerazione del fatto che in alcuni strati meno voluti dalla popolazione, allignano ancora idee mitiche,  che furono dei nostri antenati, non ancora illuminati dal progresso scientifico.  Questo i fa pensare a quali pensieri e quali sentimenti animassero gli uomini vissuti in era premicrobiologica  a quasi un secolo e mezzo fa,  di fronte all’imperversare improvviso di malattie pestilenziali:  la peste,  il colera,  il tifo esantematico,  il vaiolo,…malattie che allora seminavano di tempo in tempo un’infinità di lutti,  stremando e decimando fiorenti popolazioni.  Sgomento,  smarrimento, si pensava all’ira di deità offese, ed Omero cantava nell’Iliade: …..Nove giorni volar pel campo Acheo le divine quadrella…..

Si abbozzavano tentativi di spiegazioni,  non del tutto privi di un rudimentale intendimento scientifico,  nei quali si intravedeva un possibile collocamento tra pestilenze e fenomeni naturali,  come ad esempio le esalazioni miasmatiche del suolo e delle acque. È forse impossibile stabilire in quale cervello sia balenata per la prima volta l’idea che le materie infettive siano causate dalla pullulazione nel corpo umano di piccoli invisibili esseri viventi,  capaci di trasferirsi da uomo a uomo. Continua…

 

23/05/2017

 

Si guarisce dall’infezione all’endocardio?

Riccardo

 

Bisogna vedere a cosa ti riferisci o cosa intendi per infezione.  C’è l’infiammazione all’endocardio che consegue all’azione di agenti infettivi. Presenta un’alterazione endoteliale associata a stratificazioni di tipo trombotico;  le lesioni più gravi si riscontrano nelle valvole cardiache,  solitamente compromesse dal punto di vista funzionale anche dopo la guarigione di questa patologia.  ma se ti riferisci all’endocardite batterica acuta infettiva maligna che è dovuta allo streptococco emolitico,  allo pneumococco, al gonococco e raramente ad altri germi che provengono da un focolaio infettivo situato in altre regioni del corpo.  E qui si ha la distruzione del tessuto valvolare con deposito trombotico di varia entità.  La sintomatologia è soprattutto rappresentata da tachicardia,  embolie micotiche, instaurazione di un vizio valvolare,  ed eventualmente insufficienza cardiaca.  L’endocardite batterica subacuta, si instaura di solito in un cuore già colpito da precedenti manifestazioni morbose.  le valvole tendono ad alterarsi come nella forma acuta ma con minore tendenza all’ulcerazione del tessuto.  I sintomi più comuni sono:  ipertermia protratta,  dolori articolari,  pallore,  dimagrimento,  sono i sintomi più comuni;  l’emocoltura è positiva.  Poi passiamo all’endocardite acuta reumatica, questa è indotta dal reumatismo articolare acuto;  la sintomatologia può essere indefinita,  con lieve febbre,  senso di malessere,  tachicardia,  alterazione dei toni cardiaci,  comparsa di soffi.  Le terapie sono tutte mirate:  per quest’ultima c’è la terapia antireumatica,  per la seconda  e per la prima le terapie sono antibiotiche.

 

E adesso passiamo all’argomento dei microbi,  batteri e germi.

 

L’idea  che le malattie infettive siano causate dalla pullazione nel corpo umano di piccoli invisibili esseri  viventi è stata mirabilmente espressa e annunciata nel 1546 dal veronese Girolamo Fracastoro,  nel suo libro:  ” Del contagio e dei morbi contagiosi”.  Egli parlò di piccoli e minutissimi germi quali cause delle malattie infettive,  di un contagio vivo,  illustrò alcune modalità di trasmissione delle malattie infettive;  intuì che la tubercolosi polmonare è un’affezione contagiosa.

Si classificano così col nome di infezione o malattie infettive,  tutte le forme morbose prodotte da esseri viventi,  vegetali o animali.  Si considerano abitualmente come infezioni propriamente dette,  gli stati morbosi procurati da esseri viventi monocellulari,  siano essi vegetali o animali ( batteri,  protozoi) riservando il nome di malattie parassitarie o da infestazione per gli stati morbosi cagionati da esseri viventi pluricellulari.  In generale parlando di infezione,  bisogna tenere presenti questi tre dati fondamentali:

a)  La manifestazione morbosa è dovuta ad un essere specifico.

b)  È possibile la trasmissione da un essere malato ad un essere sano,  sia pure con modalità diverse.

c)  La moltiplicazione dell’agente nell’individuo colpito.

In qualche caso questa ultima possibilità non si avvera,  tipico  esempio il caso di botulismo,  in cui la malattia non è dovuta tanto al germe quanto alla tossina da questi elaborata.

L’importanza delle malattie infettive e della lotta contro di esse,  si comprende facilmente quando si pensa alla tendenza che esse hanno ad estendersi tra la popolazione;  non sono cioè come le malattie organiche inevitabili ed individuali,  ma collettive.  Continua…

24/05/2017

 

Ancora oggi le malattie infettive incidono fortemente sulla mortalità generale,  e questo anche nei paesi igienicamente più progrediti.

 

La trasmissione delle malattie infettive

 

La trasmissione delle malattie infettive da un organismo ad un altro può verificarsi secondo due modalità:

a)  Trasmissione immediata

b)  Trasmissione mediata

La trasmissione immediata si ha solo per i microrganismi che non hanno bisogno di svolgere un ciclo evolutivo in ospiti diversi.

 

La trasmissione mediata è legata invece all’intervento di un ospite trasmettitore intermedio,  obbligato ed esclusivo negli organi del quale il parassita deve necessariamente compiere un ciclo di vita,  o perlomeno moltiplicarsi attivamente.

 

 

Ritornando alla trasmissione immediata la si può così schematicamente classificare:

a)  Trasmissione per contatto diretto

b)  Trasmissione per contatto indiretto

c)   Trasmissione per ospiti vettore (es insetti come mosche ecc…)

d)  Trasmissione per veicolo  (es.  aria,  acqua,  alimenti,  ecc…)

La trasmissione per contatto diretto è quello che si realizza tra materiale virulento appena emesso,  o localizzato in focolai,  ed organismo sano.  Tipico di questa modalità di trasmissione,  è quello delle malattie veneree e della rabbia.

Per esempio nel caso della difterite,  il germe può essere portato dalle fauci alle labbra con la saliva, ed un bambino sano può contrarre la malattia dando un bacio al bambino malato.  Come ad esempio nel caso del tifo,  in cui un individuo sano può contagiarsi stringendo la mano non pulita di una persona malata che ha urinato o defecato senza lavarsi le mani, e portando poi senza pensarci le mani alla bocca o al naso.

 

La trasmissione per contatto indiretto invece si realizza per mezzo di oggetti infetti,  che sono principalmente rappresentati dagli abiti o dalla biancheria,  ecc.   Ad esempio gli abiti di un tubercoloso possono spesso portare il bacillo tubercolare,  e anche sui camici dei medici e del personale che assiste i malati di difterite,  si è spesso riscontrato il bacillo di “Loffler”.  Con i copricapi possono venire trasmesse malattie del cuoio capelluto  (tigna,  funghi ecc…).  Anche con le calzature possono essere portati nelle abitazioni tracce di materiale infetto che noi calpestiamo ovunque. È evidente che la biancheria del letto di un malato infettivo,  possa essere contaminata per aver raccolto una certa quantità di escreti dell’ammalato,  come urine feci, saliva ecc…

La trasmissione per ospiti vettori avviene tramite ospiti vettori nei quali non si svolge un ciclo di vita obbligata del microrganismo patogeno,  o una moltiplicazione.  Naturalmente in questo caso si parla di ospite facoltativo,  perché non è condizione necessaria la trasmissione della malattia a mezzo di esso.  Tale è il caso delle mosche,  vettrici della febbre tifoide,  ed in generale di tutte le malattie intestinali;  esse si posano su materiali infetti (feci, pus, rifiuti di ogni genere) che a loro volta trasmettono sugli alimenti.  Come ad esempio in tale forma di trasmissione,  possiamo citare quello dei lombrichi che trasportano alla superficie del terreno i bacilli del carbonchio,  dalla profondità dove sono sepolte carogne carbonchiose.  Continua…

25/05/2017

 

Quando la trasmissione avviene per veicoli inanimati:  tale trasmissione è molto frequente,  essa può verificarsi per veicolo aereo,  veicolo idrico,  veicolo alimentare.

Nel veicolo idrico i microrganismi patogeni che ci interessano nei rapporti di una possibile via idrica,  sono in generale emessi col materiale focale:  bacillo tifico,  paratifico,  dissenterici,  vibrione del colera,  e altri. Questi germi ad una temperatura di 10-15 gradi centigradi cioè alla temperatura media dell’acqua dei nostri climi,  vivono  10-15 giorni e anche di più.

Nel veicolo alimentare è nozione elementare che gli alimenti possano essere causa d’ infezione,  primo fra tutti il latte,  e moltissimi dei suoi derivati.  Il latte deve essere considerato sotto due aspetti diversi: come vera e propria sorgente di infezione e come veicolo.  Nel primo caso esso porta già dalla sua origine i germi infettanti,  come quelli della tubercolosi,  della brucellosi, ecc.  nel secondo caso si inquina durante la mungitura,  oppure nel trasporto dal luogo d’origine al consumatore.  Il latte può essere inquinato o perché il mungitore ha le mani infette,  o perché i recipienti di raccolta sono stati lavati con acqua contaminata.  Può essere infettato da mosche,  o per immissione di polvere durante la raccolta e il trasporto,  o dalle persone che lo manipolano al momento della lavorazione di trasformazione.

Oltre alla tubercolosi,  alla brucellosi,  ed alle infezioni tifoidee, il latte può causare epidemie da infezioni streptococchiche,  particolarmente nei bambini della prima infanzia,  che trovano la loro origine in lesioni della mammella dovute a particolari streptococchi.

Quanto si è detto per il latte vale anche per i suoi derivati crudi:  burro appena fatto, formaggi, in cui i germi possono vivere abbastanza a lungo. Anche la carne può costituire un veicolo d’infezione sia per essere inquinata originariamente e secondariamente.  Frequenti le infezioni di paratifo B per ingestioni di carni infette.  Le carni poi sono veicolo di infezione di molte parassitosi (tenia ecc…).  Le ostriche,  i ricci di mare e altri molluschi eduli, se coltivati in acque infette,  possono trattenere germi,  specialmente il bacillo tifico e il vibrione del colera.  Anche i dolci,  come i gelati fatti con uova e latte non bolliti.

 La trasmissione mediata è legata al compiersi di un ciclo evolutivo dell’agente patogeno in due ospiti diversi,  che sono rappresentati,  uno dall’organismo superiore parassitato (l’uomo)  e l’altro dall’ospite trasmettitore,  che nella maggior parte dei casi è costituito da artropodi ematofagi.  Il ciclo di vita del microparassita nel corpo dell’ospite trasmettitore può compiersi secondo due modalità: a) o si ha un complicato ciclo evolutivo,  come nel caso del plasmodio della malaria,  nel corpo della zanzara anofele. B)  o una semplice moltiplicazione,  come nel caso del bacillio della peste nel corpo della pulce.

I portatori:  una particolare sorgente di virus è rappresentata dai portatori,  col quale nome si indicano tutti quegli individui che ospitano ed eliminano germi patogeni,  senza mostrare le usuali evenienze dell’infezione.  Una distinzione ancora valida tra i vari tipi di portatori può essere la seguente: Primari:  sono individui che non hanno mai i sintomi clinici della malattia,  o sono nel periodo di incubazione.

Secondari:  sono i convalescenti che continuano ad eliminare germi per un certo tempo dalla guarigione clinica.

Terziari:  sono i portatori che eliminano costantemente i germi,  dopo aver superato la malattia.

La sterilizzazione dei portatori si presenta irta di difficoltà,  e costituisce uno dei problemi più ardui della profilassi delle malattie infettive.Continua nell’articolo “Germi microbi e igiene due”

15.05.2017

IL MASSAGGIO ESTETICO

Author: Elena Lasagna

15/05/2017

 

IL  MASSAGGIO  ESTETICO   DEL VISO

 

 QUANTO È IMPORTANTE?  COME

 

ANDREBBE  ESEGUITO?

 

 

 

Il massaggio estetico è una delle più antiche terapie di bellezza. Nella storia dell’uomo sono passati millenni ed il massaggio eseguito  sia a scopo terapeutico che a scopo estetico,  ha accompagnato il suo cammino in tutte le più remote parti del mondo.  Ciò basterebbe da solo a dimostrare la validità di un  mezzo di oggi,  grazie ad una disciplina ben precisa e a cognizioni mediche,  che ha raggiunto un’alta specializzazione.

In questo articolo parlerò solo del massaggio estetico ed in particolare di quello del viso e del decolté.  Perché da un massaggio  si ottengano dei risultati,  occorre che venga praticato in maniera uniforme e in più prima di incominciare ad eseguire il massaggio si dovranno osservare con scrupolosità alcune regole per una perfetta igiene del viso e del corpo.

 UN’IGIENE PROFONDA  PRIMA DEL MASSAGGIO?

 PERCHE?

PER NON MANDARE IN CIRCOLO LE TOSSINE ANNIDATE NELL’EPIDERMIDE E NEGLI STRATI PIÚ PROFONDI,  NEL DERMA E NON SOLO MA ADDIRITTURA NEL CIRCOLO LINFATICO E NEL SANGUE.  CONTINUA STASERA…

 

I latti e le creme detergenti sono i prodotti meglio rispondenti alla moderna igiene cutanea giornaliera,  costituiti da olii di origine vegetale e animale, emulsionati ad acque distillate di fiori od erbe oltre a sostanze stabilizzanti, antisettiche e profumate, ecc….. Questi detergenti moderni non sono troppo untuosi,  non alterano il P.H.,  detergono perfettamente rispettando l’integrità cutanea.

I detergenti sono prodotti che esplicano la loro azione a livello degli strati più esterni dell’epidermide,  il loro compito è di avvolgere e rimuovere dalla superficie cutanea qualunque sostanza estranea, non devono penetrare perché hanno il ben preciso scopo di avvolgere e rimuovere qualunque sostanza estranea, non devono penetrare perché il loro compito è quello di allontanare,  quindi sia ben chiaro che tutti i detergenti sono prodotti di superficie;  e che un detergente alle vitamine non è altro che un’invenzione commerciale.  Una volta ben pulito il viso dovrebbe essere pulito in profondità con dei bagni di vapore,  in questo modo  si aprono i pori per espellere le impurità racchiuse in profondità.  Terninata l’operazione si possono usare tonici validi che contengano in piccole quantità disinfettanti,  rinfrescanti, disintossicanti e ovviamente idratanti e leggermente astringenti. Spesso nei tonici si aggiungono dosi di polialcooli,  che hanno funzione antidisidratante:  hanno reazione tonoficante, purificante, e rigorosamente specifica.

Per azione tonificante s’intende un’azione attivante sulla muscolatura,  sulle terminazioni nervose,  sulle pareti dei capillari, e complessivamente sul metabolismo cellulare.  Per specificazione si intendono le proprietà diverse a seconda delle diverse acque di base usate o principi attivi disciolti.  Per cui in una detersione attuata con detergenti specifici, detersione con vapore  e tonificazione avremo un’azione eudermica di superficie dovuta alla detersione superficiale e un’azione eudermica più profonda dovuta al vapore e al tonico.

L’importanza dei prodotti idonei è pari all’importanza della tecnica in cui si usano i prodotti: 1)  i movimenti che si adoperano per questi esercizi vanno eseguiti con la massima precisione oltreché  con molta leggerezza perché la cute non si sposti sui piani sottostanti.  Una volta che la pelle sarà trattata come si deve apparirà vellutata e trasparente vigorosa per ricevere il massaggio del viso e decolté.

 

Incominciamo con il massaggio del viso e

decolté

 

Per eseguire un massaggio al viso e decolté perfetto occorre essere padroni di una tecnica esatta,  conoscere minuziosamente i muscoli nel loro decorso e nelle modalità d’impianto.  I muscoli che in cui si lavora sono inseriti nel tessuto sottocutaneo, oppure sulle ossa della testa o sull’osso ioide.  Sono muscoli estremamente delicati,  sia per la gran mobilità che la loro funzione mimica richiede,  sia anche per la loro limitata estensione.  Ne consegue perciò la necessità di una delicatezza di manovra perfettamente dosata;  perché traumatizzare sistematicamente i muscoli del viso,  si otterrebbe esattamente l’effetto contrario a quello desiderato e cioè un cedimento precoce dei contorni del volto, con rughe indelebili (tempo fa successe alla malcapitata signora di non ancora quarant’anni,  le si era allungata la pelle del viso e decolté proprio per le forti manovre esercitate dalla sua estetista).

 

Gli scopi e le finalità del massaggio estetico sono quelle di dare al nostro viso  omogeneità,  distensione,  elasticità per mantenere la giovinezza nel tempo.  Questi risultati sono la premessa indispensabile per una buona riuscita di ogni trattamento estetico;  soprattutto al giorno d’oggi le persone sono sottoposte ad un continuo surmenage e che ben pochi sono i momenti di assoluta distensione conseguente al benessere psicofisico.  Anche perché il massaggio riattiva la circolazione sanguigna, linfatica e periferica,  favorendo così una maggiore irrorazione sanguigna della pelle e dei muscoli.  Di conseguenza si avrà un maggiore apporto di ossigeno e di sostanze necessarie al metabolismo cellulare, ed una più riattivante eliminazione di scorie,  e ovviamente un più rapido processo di rigenerazione cellulare.

Per ottenere una distensione delle rugosità nulla è più indicato del massaggio fatto come si deve,  perché un massaggio fatto come si deve  la pelle si manterrà pulita, trasparente rassodata, elastica dunque giovane.  Le modalità del massaggio al viso e decolté,  ovviamente comprendono diversi movimenti.  ci sono i movimenti dolci,  leggeri, eseguito con lentezza.  I movimenti più sentiti,  eseguito circolarmente su di una superficie ristretta,  con il polpastrello di un solo dito,  generalmente il medio.  I movimenti più profondi,  che affermano dolcemente i muscoli da lavorare,  stimolandoli ritmicamente.  Poi i movimenti ritmati e dosati di effetto stimolante.  E i movimenti alternati,  ritmati con cui si prende e si lascia una porzione di pelle.  Inoltre vanno ricordati i movimenti di modellamento del viso,  che sono sfioramenti combinati con una pressione leggera. Alla sensibilità ed intelligenza dell’estetista sarà poi deciso di personalizzare il massaggio, insistendo in determinati movimenti per raggiungere un dato scopo ed eliminarne altri, che risulterebbero superflui e o in casi particolari anche dannosi.

 

Quando non si deve eseguire il massaggio?  Continua domani…..

16/05/2017

 

Tempo fa si diceva che  con l’azione meccanica di tutte le tecniche del massaggio permettessero l’allontanamento di qualsiasi scoria superficiale;  facilitava lo svuotamento dei follicoli e di conseguenza anche l’eventuale successivo assorbimento di particolari sostanze  che in un secondo tempo si volessero applicare.

 

Federica

 

Vedi che in questo ragionamento c’è qualcosa che torna e qualcosa che non torna,  come ad esempio,  il massaggio facilita l’assorbimento delle sostanze attive che si applicano sull’epidermide è vero,  ma ti pare giusto che del massaggio si dica che elimini anche le scorie superficiali,  non sarebbe meglio toglierle prima? Per facilitare l’assorbimento delle cure? Ma soprattutto per non ostruire i pori con le scorie ossia la sporcizia che ci ritroviamo alla sera quando facciamo la detersione al viso.  Ma ritorniamo alle controindicazioni del massaggio.

Il massaggio non va eseguito se: ci troviamo davanti a pelli traumatizzate,  su pelli infette o con sospetto d’infezione;  in questo caso si indirizza la cliente a cure mediche che precederanno le cure estetiche.

Poi, il massaggio non va eseguito se la cliente presenta evidenti capillati rotti  (teleangectasie) oppure su pelli eritrosiche((arrossate) può nascondersi qualsiasi disturbo o patologia come stasi sanguigna ecc;  su pelli acneiche o seborroiche perché il massaggio completo stimolerebbe le ghiandole sebacee a produrre più sebo.  Su pelli macchiate (discromie da alterazioni del pigmento) perché prima si dovrà iniziare una cura,  solo quando la pelle si sarà uniformata allora si eseguirà il massaggio ma leggero con movimenti mirati e seguenti ma niente picchiettamento,  né impastamento ecc. solo la frizione leggera.

 

L’ASSORBIMENTO  TRANSCUTANEO  DEI PRODOTTI CURATIVI

E  DI  BELLEZZA DEL VISO

 

Per assorbimento transcutaneo si intende la diffusione di una sostanza nei diversi strati della pelle, più esattamente la penetrazione di particolari prodotti destinati a superare lo strato corneo e di esercitare la loro azione a livello dello strato germinativo.I requisiti essenziali di una sostanza nutritiva cutanea per la sua validità sono:  la sua affinità con la pelle,  il grado di assorbimento da parte della cute, la liposolubilità.

Per affinità ovviamente si intende che le sostanze che verranno applicate sulla pelle per essere assunte dovranno avere la medesima composizione o almeno la più vicina possibile.  Il manto cutaneo è dotato di una selettività naturale che gli consente di assorbire alcune sostanze e fino a un determinato livello e di respingere decisamente altre.  La liposolubilità basterà considerare strutturalmente la pelle per rendersi conto di quanto sia importante questo requisito ai fini dell’assorbimento.  L’assunzione di sostanze  attraverso la cute avviene principalmente mediante i follicoli pilosebacei,  i quali a livello della papilla del pelo alla base del follicolo stesso,  presentano una sola fila di cellule non cheratinizzate,  ciò a livello dello strato germinativo che risulta così separato dall’ambiente esterno solo dal secreto sebaceo e dai detriti della desquamazione.  Le sostanze affini che che arrivino a superare tali ostacoli potranno sicuramente essere assimilate.   Continua nel prossimo articolo…..

17/05/2017

Credo risulti chiarissimo da quanto sopra descritto,  il concetto di assorbimento cutaneo o transcutaneo,  è ormai definitivamente uscito dall’empirismo;  ma che è determinante invece la scelta dei vari componenti di un prodotto cosmetico di classe,  il quale si differenzierà nella scelta  sia degli eccipienti che delle sostanze attive a seconda delle funzioni che dovrà compiere.  Un detergente ha un’intensità di penetrazione diversa da quella di una crema nutriente ed altrettanto dicasi di un idratante rispetto ad un prodotto specifico antirughe e così via…  Esteticamente si debbono avere chiari questi concetti:  com’è strutturata la pelle e quali siano le sostanze che possano giungervi per recare l’effetto curativo e cosmetico desiderato. Oggi la farmacia e la cosmetologia sono effettivamente in grado di offrire preparati di assoluta validità per ottenere lo scopo desiderato.  Ovviamente come ho già menzionato non bastano i prodotti appropriati e la diagnosi della pelle,  ma occorre creare le condizioni preliminari che permettono l’attuazione effettiva di tale programma.

 

28.04.2017

RISPOSTE AI LETTORI NOVANTADUE TRENTOTTESIMA PARTE

Author: Elena Lasagna

28/04/2017

 

Da dove viene il “colera”  come ci  si contagia?

Annamaria

 

Il colera è una malattia contagiosa nell’uomo dovuta all’agente  “Vibriocomma” lo si incontra in alcuni paesi asiatici  in India.  Dopo il periodo di incubazione da 1 a 3 giorni,  il colera incomincia a manifestarsi con:  nausea,  vomito, diarrea,  febbre di grado variabile,  dolori addominali dovuti all’effetto del virus sull’ileo.  Con l’aggravarsi della diarrea e del vomito si ha un’eliminazione  fino a venti litri di liquido simile ad acqua e riso,  portando grande disidratazione dei tessuti arrecando sete intensa,  oliguria debolezza e crampi muscolari fino ad acidosi e perdita dei cloruri.  La fase più avanzata è caratterizzata da collasso cardio circolatorio con cianosi, ipotermia e  soppressione completa della funzione renale e delirio.

Nella  patologia di questa grave perdita di liquidi e di sali è responsabile della gravità dell’infezione,  è causata dall’azione di una enterotossina (colerageno) a livello delle cellule intestinali.  Essa determina un accumulo di AMP-ciclico attraverso l’attivazione dell’adenilciclasi.  Ne consegue un’attiva secrezione di acqua e di elettroliti nel lume intestinale.  La mucosa intestinale appare morfologicamente integra dato che il danno è di tipo funzionale.  La profilassi del colera consiste in norme medicamentose (vaccinazione anticolerosa effettuata in due tempi con somministrazione sottocutanea del vaccino anticoleroso;  assunzione di disinfettanti intestinali per il periodo di esposizione al contagio) e igieniche personali.  Per quanto riguarda la nutrizione,  oltre a consumare acqua bollita e protetta da inquinamento,  sono consigliabili solo cibi cotti sul momento.  La profilassi del colera consiste nella diagnosi precoce della malattia e nell’accurato isolamento del paziente e del convalescente,  e in tutte le misure igieniche attuabili per stroncare la diffusione dell’infezione, unitamente alla denuncia di ogni caso di colera.

N.B.  Si può incontrare il colera anche mangiando frutti di mare ed alimenti contaminati se mangiati crudi (ricci di mare,  ostriche ecc.)

30/04/2017

 

Perché dopo quattro o cinque ore di digiuno molte persone hanno lo stomaco che borbotta?  È il colon irritabile o colite?

Angela

 

Significa che lo stomaco è vuoto e si contrae.  Il colon irritabile è un’altra cosa,  in quanto alla colite ci sono molte varietà di colite compreso il colon irritabile.   Il colon irritabile è la colite spastica in gergo.  È caratterizzato da disturbi addominali vaghi,  dolori lungo il decorso del colon,  stipsi alternata a diarrea,  borboritmi,  meteorismo.  Può essere anche di origine psicosomatica,  ma si  guarisce.

 

03/05/2017

 

 Come ci si ammala di miocardosi?  Una persona affetta da miocardosi può guarire o sono solo false speranze?

Maria

 

Maria,  a tutto c’è rimedio,  solo dalla morte non si può ritornare indietro quasi mai!  La miocardosi è una condizione patologica caratterizzata da processi  degenerativi del miocardio dovuta a malattie infettive o tossiche a decorso acuto.   Ci sono  alcune varietà di miocardosi,  le più importanti sono:  La miocardosi albuminoidea,  nella quale le fibre miocardiche risultano rigonfiate e contengono nel loro citoplasma fini granulazioni proteiche;  la miocardosi adiposa nella quale,  gruppi di cellule muscolari si presentano infarcite da goccioline di grasso.  Sul piano clinico  queste alterazioni si traducono in una diminuzione dell’efficienza miocardiaca.  Lo stesso termine viene usato per affezioni miocardiche prive di un evidente substrato anatomopatologico.

 

04/05/2017

 

Rispondo alla domanda che mi ha fatto ieri sera Paola.  Come ci si contagia di Trichomonas vaginalis e Candida vaginalis?  E cos’è?

Il Trichomonas vaginalis è un’insieme di protozoi mastifori dell’ordine tricomonadidi, che comprende numerose specie dal corpo piriforme con quattro flagelli liberi in posizione anteriore e un quinto deposto lungo il margine esterno della membrana ondulante.  Tutte le specie di Trichomonas sono parassite e tre di esse si rinvengono nell’organismo umano:  Trichomonas Hominis,  di forma assai mutevole,  vive come commensale nell’intestino:  Trichomonas elongata,  di aspetto assai simile,  frequenta come posto per nutrirsi il cavo orale;  infine Trichomonas vaginalis,  piriforme e fusiforme,  è causa di vaginiti nella donna e di uretriti nell’uomo.

Come ci si contagia?  Il Trichomonas vaginalis si trasmette anche  attraverso i rapporti sessuali;  per scarsa igiene intima,  o per meglio dire per un’igiene intima non appropriata:  ad esempio nell’igiene intima ci sono regole da rispettare:  1)  usare sempre acqua corrente e non lavarsi in senso contrario;  2) cambiare ogni volta l’asciughino che deve essere sterilizzato;  3)  non usare quasi mai detergenti schiumogeni ma a PH acido;  4)  attenzione ai WC pubblici o nei posti di lavoro;  5)  le stesse regole dovrebbero essere seguite anche dai partner.

In quanto alla Candida vaginalis  sono funghi  il genere Monilia  Oidium, funghi deuteromiceti appartenenti alla famiglia delle Ctyptococcacee,  costituiti da cellule ovali o rotonde  con presenza di germogli;  possono formare miceli filamentosi.  S i riproducono soprattutto per gemmazione multilaterale e raramente per fissione.  Tra le numerose specie di Candida abbiamo la Candida tropicalis,  Candida Krusei,  Candida Stellatoidea,  ma solo la candida albicans è patogena per l’uomo  POssono manifestarsi infezioni acute e croniche prevalentemente a carico della cute,  unghie,  membrane mucose;  lesioni a carico dell’apparato respiratorio, sistema nervoso centrale e visceri.  Viene isolata raramente dalla cute di soggetti sani,  mentre è presente sulle loro membrane mucose quali ( bocca,  vagina)  e nelle feci. Come prevenire l’infezione vale lo stesso discorso cioè  rispettare le stesse regole  adottate per il Trichomonas.

 

08/05/2017

 

Si guarisce dalla colibacillosi?

Antonia

 

Sì,  dalla colibacillosi si guarisce.  Questa infezione dovuta al colibacillo e ,  in genere ai batteri aerobi gramnegativi presenti abitualmente nell’intestino degli umani.  Sono due le forme cliniche che la colibacillosi può assumere:  La forma localizzata con il quadro sintomatologico proprio della sede dell’infezione  (intestino,  vie primarie,  apparato genitale, vie biliari);  la forma generalizzata,  piuttosto rara rappresentata da da una vera setticemia colibacillare.  La diagnosi di quest’ultima è affidata agli esami di laboratorio,  mentre la forma localizzata deve essere sospettata se il processo ha evoluzione a carattere suppurativo con pus ecc. ecc. ecc.

 

11/05/2017

 

Che cosa insegna la “Frenologia”?

Federica

 

La Frenologia è una dottrina,  allora di grande interesse, oggi è del tutto superata, dalle moderne acquisizioni automatiche;  al suo ideatore restava tuttavia il merito di aver anticipato,  sia pure su basi errate,  la teoria delle localizzazioni cerebrali neurologiche  (riguardanti cioè i movimenti, la sensibilità, i sensi,  le funzioni della vita vegetativa) e dell’antropologia patologica. Questa teoria neuropsicosomatica,  ideata e sostenuta da F.  G.  Galli verso la fine del secolo XIX,  che localizzava le varie facoltà psichiche dell’uomo in precise zone della corteccia cerebrale.  Lo sviluppo evolutivo di tali centri,  proporzionale a quello delle singole facoltà veniva valutato dalla conformazione di corrispondenti zone della teca cranica.  Di conseguenza l’esame  dei particolari morfologici del capo ( linee,  depressioni,  bozze) permetteva di risalire alla determinazione delle qualità della psiche e della personalità dell’individuo.

 

12/05/2017

 

 Perché ci si ammala di blefarite? Si può curare la blefarite?

Ugo

 

Le blefariti  hanno , un’evoluzione subacuta o cronica,  con resistenza ai trattamenti terapeutici e straordinaria tendenza alle recidive.  È quell’ infiammazione del margine palpebrale che può estendersi alla cute, alla congiuntiva,  ai follicoli,  alle ghiandole ciliari e a quelle di Meibonio.  Possono essere provocate da fattori costituzionali,  allergici, endocrini,  ambientali (polvere,fumo, calore),  da avitaminosi,  dispepsie,  autointossicazioni alimentari,  diabete o da infezione batterica,  generalmente stafilococcica.

  1.  La blefarite angolare: è una forma ulcerosa che colpisce la  commisura mediale palpebrale.

  2. Blefarite ciliare:  è la più frequente,  appare in soggetti linfatici o con disfunzioni endocrine;  colpisce i follicoli,  e le ghiandole che secernono un essudato giallastro ed è caratterizza da da arrossamento della mucosa e della cute.

  3. Blefarite eritematosa:  è  caratterizzata da un lieve edema del bordo palpebrale e iperemia del bordo ciliare.

  4.  (  Blefarite seborroica, o blefarite squamosa:  può essere di natura allergica o concomitante con seborrea del cuoio capelluto e dermatite seborroica del viso. È caratterizzata da squame bianche furfuracee o giallastre e molli, facilmente staccabili dalle palpebre.

  5.  Blefarite ulcerosa:  provocata da infezione stafilococcica e caratterizzata da croste aderenti ai bordi palpebrali.  ( Gli attacchi ripetuti di blefarite ulcerosa  ripetuti possono provocare ulcerazioni della cornea.  Le terapie di tutte queste affezioni sono di natura medica, che siano locali o generali,  in rapporto alla loro eziologia e varia di caso in caso.