Archive for the 'La nostra salute' Category

20/04/2018

 

Dall’articolo n° quarantadue cinquantottesima parte.

 

IL FERRO

 

Il suo simbolo è “Fe”.  Anche questo elemento è di importanza vitale per la vita.  Permette la fissazione dell’ossigeno nel sangue negli alveoli polmonari e la conseguente utilizzazione ai fini della respirazione.  Nell’uomo adulto il contenuto totale di ferro è di 3-5 g,  di cui la maggior parte si trova nei globuli rossi (60-70%),  mentre il 3-5% entra a far parte della mioglobina dei muscoli,  il 16% degli enzimi respiratori.  Una piccola parte di ferro circola nel sangue combinata alla trasferrina,  la rimanente quota si trova distribuita nei diversi tessuti,  concentrata specialmente nel fegato,  nel midollo osseo, nella milza,  sotto forma di ferrina e di emosiderina.  In rapporto al significato biologico delle diverse frazioni,  il ferro si distingue:  ferro attivo,  contenuto nell’emoglobina e negli enzimi respiratori;  ferro di trasporto presente nel sangue,  legato alla tranferrina;  ferro di riserva,  depositato nei tessuti sotto forma di ferritina e di emosiderina.  Sia il contenuto totale di ferro dell’organismo,  sia la percentuale relativa delle varie frazioni sono mantenuti costanti da un meccanismo complesso di regolazione che costituisce il cosiddetto ciclo intraorganico del ferro.  Nell’ambito di questo ciclo,  i tessuti che utilizzano il ferro,  si servono del ferro di deposito oppure della quota che si libera dalla distruzione dei globuli rossi invecchiati.  Una parte di quest’ultumi va a ripristinare i depositi tessutali insieme con il ferro che viene introdotto con gli alimenti. Di norma però una piccola quantità di ferro sfugge a questo ciclo,  in quanto si perde attraverso le unghie,  i peli,  i capelli,  la bile,  le cellule della mucosa intestinale in sfaldamento, ecc.,  per un ammontare di un mg giornaliero.  Continua

 

22/04/2018

Si ritiene che per assicurare l’equilibrio del ricambio del ferro sia suffieciente l’introduzione giornaliera di 1 mg di ferro attraverso gli alimenti. Nella donna aumenta la richiesta di ferro durante la gravidanza,  nell’allattamento e nel periodo mestruale.  Anche nella prima infanzia e nell’adolescenza aumenta la richiesta di ferro.  In tutte queste situazioni potrebbero instaurarsi notevoli carenze di ferro,  manifestandosi con anemia da ferro mancante, ovviamente se l’apporto di ferro con gli alimenti non venga adeguatamente aumentato.  L’assorbimento del ferro avviene nel tratto duodeno-digiunale dell’intestino tenue attraverso un meccanismo di trasporto attivo, consistente nella combinazione dello ione Fe++ con lapoferritinacontenuta nelle cellule della mucosa intestinale e nel successivo trasferimento nel sangue della risultante ferritina.  Nel sangue il ferro si scinde dall’apoferritina,  si ossida a ione ferrico (Fe++),  combinandosi infine con la transferrina,  proteina deputata specialmente al trasporto plasmatico del metallo.  Il ferro di trasporto tende a depositarsi nelle cellule dei vari tessuti dove viene utilizzato o immagazzinato.  una quota del ferro di deposito,  detta “pool del ferro labile”,  è costantemente disponibile per la sintesi dell’emoglobina.  Un’altra parte viene invece utilizzata esclusivamente nel ricambio degli enzimi della catena ossidativa cellulare e pertanto non può essere mobilizzata dai depositi.  in rapporto alle necessità dell’organismo,  il ferro può scindersi dai supporti proteici e passare nel sangue per combinarsi con la transferrina,  dalla quale viene trasportato nel midollo osseo e negli altri organi emopoietici.  A tale livello si fissa sulla membrana degli eritroblasti,  si scinde dalla transferrina,  passando infine nell’interno delle cellule dove viene utilizzato per la sintesi dell’emoglobina.

 

23/04/2018

 

IL COBALTO

 

Il suo simbolo è “Co”.  Il cobalto è un oligoelemento contenuto in quasi tutti gli organismi animali e vegetali. Nel latte vaccino è presente in concentrazioni elevate, in alcuni alimenti vegetali come gli spinaci,  pomodori,  patate, cipolle ecc., è presente nel pancreas,  nei reni, e nel midollo osseo dei mammiferi.  Il cobalto entra nella composizione della vitamina B¹² e a ciò è legato in granparte il suo interesse biologico.  Il cobalto eserciterebbe effetti antianemici non solo come costituente della cianocobalammina,  ma anche per un’azione diretta sull’emopoiesi. Si ritiene infatti che esso stimoli la produzione di eritropoietina da parte del tene,  favorendo in tal modo l’utilizzazione del ferro per la sintesi dell’emoglobina.  la somministrazione di cobalto sotto forma di cloruro,  fornisce ottimi risultati nelle anemie refrattarie ad altri trattamenti,  come ad esempio:  nelle anemie secondarie a malattie renali,  tossinfezioni e neoplasie.  Impiegato ad alte dosi ouò produrre gastroenteriti ed eccitazione del sistema nervoso centrale.  Ciò che si ottiene bombardando con neutroni il cobalto naturale,  è fortemente radioattivo e viene usato per la radioterapia dei tumori.

 

25/04/2018

 

IL LITIO

 

Il simbolo del litio è “Li”.  Questo elemento chimico appartiene alla famiglia dei metalli,  piccole quantità di litio è stata riscontrata nei vegetali e nei tessuti dei mammiferi e in alcuni organi dei pesci. Nei mammiferi il litio ha una compensazione maggiore renale più elevata di quella del sodio,  per cui la sua somministrazone facilita l’eliminazione dell’acqua.  Il tradizionale impiego dei sali di litio e delle acque minerali superlitiose  nella gotta è legato al fatto che le concrezioni articolari di urati si sciolgono rapidamente in una soluzione di carbonato di litio. Edel resto una maggiore eliminazione degli urati sotto l’effetto del litio non si è ancora potuta dimostrare nell’uomo.  Infatti basta una piccola quantità di cloruro di sodio e di siero di sangue nella soluzione perché l’acido urico rimanga insolubile.  Il carbonato di litio viene adoperato con apprezzabili risultati nella terapia di alcune affezioni psichiatriche,  in particolare nelle psicosi maniaco-depressive.  Il litio possiede una forte tossicità a carico del rene;  a causa di un prograssivo accumulo dell’elemento nell’organismo,  gli effetti tossici tendono ad aggravarsi con l’uso ripetuto e protratto dei preparati medicinali di litio.  In seguito all’introdizione del liquido in psichiatria,  in passato furono segnalate frequenti intossicazioni acute anche mortali dovute a gravi lesioni dell’apparato gastroenterico,  del sistema nervoso centrale e del cuore.

 

 

15/04/2018

 

IL SODIO

 

Il simbolo del sodio è “Na”.  La maggior parte del contingente sodico dell’organismo è presente sotto forma di cloruro,  mentre piccole quantità si trovano sotto forma di bicarbonato sodico.  La principale funzione fisiologica del sodio è quella di regolare la pressione osmotica e l’equilibrio acido-base dei liquidi organici.  L’organismo umano contiene all’incirca 100 g di sodio,  corrispondenti a ca. 250 g di cloruro di sodio.  Il metabolismo del sodio è strettamente correlato con quello dell’acqua,  tanto che la ritenzione di questo ione si accompagna costantemente con la ritenzione di acqua e con l’aumento del tenore idrico dei tessuti  (edema).  Una dieta curata porta all’ incirca 10-15 g giornalieri di cloruro di sodio;  questa quantità eccede di molto le richieste ordinarie dell’organismo,  tanto che la maggior parte di sodio introdotto  con la dieta viene passivamente eliminata con le urine.  L’escrezione urinaria aviene  mediante filtrazione glomerulare e parziale assorbimento del sodio da parte dei tubuli renali.   La regolazione del metabolismo del sodio e dei suoi scambi con lo ione potassio è attuata attraverso fattori chimico-fisici  (pressione osmotica,  permeabilità delle membrane biologiche ecc.)  che sono sotto il controllo del sistema nervoso e dell’apparato endocrino.  Particolare importanza nel metabolismo idrosodico hanno gli ormoni della corteccia surrenale,  e specialmente i mineral-corticoidi,  come l’aldosterone, che consentono il riassorbimento del sodio a livello dei tubuli renali e il suo ricambio con il potassio.  Nelle malattie caratterizzate da insufficienza renale  (ad esempio il morbo di Addison) si verifica una grande perdita di ioni di sodio attraverso il rene,  che determina la riduzione del tenore sodico nei liquidi dell’organismo. tale condizione  è accompagnata da nausea,  anoressia,  apatia profonda,  crampi muscolari,  abbassamento della pressione arteriosa fino alla morte per collasso circolatorio.   Disturbi di questo tipo potrebbero verificarsi anche in soggetti sani,  in seguito ad una massiva perdita di sodio  attraverso il sudore per effetto di sforzi fisici durante dove la temperatura è molto elevata.  L’eccesso di sodio, ingerito sotto forma di sale da cucina provoca gonfiore,  ipertensione, ecc.

 

 

LO  IODIO

 

Il simbolo dello iodio è “l”.  È della famiglia degli “alogeni”,  si comporta d aagente catalitico ed è essenziale per il buon funzionamento della tiroide, la ghiandola in rapporto diretto con il controllo del peso corporeo. Si trova nelle acque marine,  nelle alghe,  nel pesce e nei crostacei,  in alcuni vegetali.  Nell’uomo il fabbisogno giornaliero è di ca. o,mg.  Esso viene in massima parte immagazzinato e utilizzato dalla tiroide per la sintesi degli ormoni tiroidei.  La biochimica dello iodio è strettamente collegata con la fisiologia della tiroide.  L’importanza dello iodio nella funzione tiroidea è messa in luce dalla forte incidenza di stati ipofunzionanti della tiroide in regioni relativamente povere di iodio.  Queste condizioni morbose scompaiono o vengono fortemente  attenuate in seguito a somministrazione giornaliera di  piccole quantità di iodio.  Se assunto in grandi quantità oppure in individui perticolarmente sensibili allo iodio può provocare una condizione tossica,  si manifesta con alterazioni infiammatorie, delle vie respiratorie,  dei seni mascellari, e sinusiti, della congiuntive, della mucasa boccale con fenomeni di irritazione e di ipersecrezione delle ghiandole salivari.  Nei casi gravi invece è una tossicosi del sistema nervoso centrale,  che può causare turbe della sensibilità,  della motilità, e dello stato psichico.

 

16/04/2018

 

Come molti sanno l’osteoporosi è una malattia dovuta ad alterazione degeneratva delle ossa,  da diminuzione quantitativa del tessuto osseo,  dovuto ad insufficiente elaborazione della matrice proteica delle ossa colpite per disturbi del ricambio proteico e deficiente assorbimento del calcio.  Ma se un soggetto invece presenta una patologia contraria e cioè un accumulo di calcio intracellulare ecc.  come ci si può curare,  si può?

 

Sì,  io credo di sì,  Ci sono prodotti di sintesi capaci di ridurre l’accumulo intracellulare di calcio a livello del cuore e della muscolatura liscia delle arterie coronarie e di altri sistemi vascolari.  Tramite questo effetto essi sono in grado di dilatare le coronarie,  le arterie e arteriole periferiche,  di ridurre il lavoro cardiaco e la contrattilità miocardica.  Vengono impiegati abitualmente nel controllo della cardiopatia ischemica in alternativa o associazione con i betabloccanti,  soprattutto quando questi o altri farmaci come i nitrati,  sono controindicati o maltollerati.

 

17/04/2017

 

IL CALCIO

 

Il simbolo di questo elemento si contraddistingue con “Ca”.  Il calcio sotto forma di sali pè indispensabile agli organismi viventi per la formazione di endo- ed esoscheletri. nell’organismo il calcio svolge varie e importanti funzioni:  entra nella composizione delle ossa e dei denti, partecipa ai meccanismi della coagulazione ematica,  permette gli scambi materiali attraverso la membrana delle cellule.  Inoltre è di primaria importanza nei processi di contrazione della muscolatura liscia,  scheletrica e del miocardio e prende parte,  come cofattore,  a numerose reazioni enzimatiche.  Negli organismi superiori il calcio rappresenta il componente cationico più abbondante.  Infatti lo scheletro umano contiene 1000-1200 g di calcio;  la sua percentuale media nel sangue è di 10 mg%,  tale quantità è in parte legata all’albumina plasmatica,  in parte libera come calcio-ione o in forma non ionizzata.  Nelle ossa il calcio è presente sotto forma di idrossi-e carbonato apatite.  Questi sali formano depositi insolubili che poi l’organismo può utilizzare all’occorrenza;  a tale fine essi vengono mobilizzati dalle ossa e solubilizzati nel sangue attraverso meccanismi ormonali  (paratormone) oppure con piccole variazioni della concentrazione idrogenionica,  cioè del pH,  dei fluidi circolanti.  L’individuo adulto assume giornalmente con gli alimenti dai 500 agli ottocento mg di calcio,  come complesso calcio proteico o come sale di acidi organici. L’apporto calcico dei sali inorganici (fosfati carbonati bicarbonati ecc.) è invece di scarsa importanza in quanto tali sali figurano negli alimenti in quantità molto modeste.  L’assorbimento intestinale del calcio è favorito dalla vitamina “D” e dai sali biliari,  mentre è inibito dall’acido ossalico e dall’acido fitico.  Questi acidi possono alterare sensibilmente il bilancio calcico dell’organismo specie se,  accanto a un ridotto apporto di calcio alimentare, vengono introdotte forti quantità di verdure ricche di ossalati come ad esempio gli spinaci,  crescione,  barbabietole, pomodori, ecc)  oppure cereali o farine integrali di grano,  orzo,  avena, mais,  che contengono molto acido fitico.  L’escrezionedel calcio avviene per via intestinale e urinaria  (calciuria),  in gran parte sotto forma di ossalato.  In normali condizioni fisiologiche il bilancio calcico è in equilibrio,  pioché la quantità introdotta giornalmente  è pari a quella eliminata.  Ciò si osserva entro certi limiti,  anche con l’assunzione di diete ipocalciche,  in quanto l’organismo può normalizzare il bilancio attraverso la mobilizzazione di adeguate riserve ossee.  Nell’infanzia è necessario un bilancio calcico positivo per assicurare la noemale mineralizzazione dello scheletro: tra il terzo e il tredicesimo anna di vita vengono trattenuti giornalmente ca. 10 mg/kg di peso corporeo di calcio;  tele fenomeno attuato con la vitamina D,  è fondamentale ai fini dell’accrescimento.

 

18/04/2018

 

IL MANGANESE

 

Il simpbolo del manganese è”Mn”. Il manganese è un pligoelemento di importanza biologica molto grande perché interviene come catalizzatore enzimatico nella biosintesi delle porfirine, e quindi nell’emoglobina negli animale e della clorofilla nelle piante verdi. la sua presenza è inoltre indispensabile per l’attività di vari sistemi enzimatici mitocondriali,  e in particolare per l’attività di alcuni enzimi del metabolismo lipidico e dei processi di fosforilazione ossidativa. Negli animali di laboratorio sono state riprodotte diverse sindromi carenziali da manganese, quindi analoghe condizioni di carenza nell’uomo non sono ancora state rese note. L’assunzione di manganese sotto forma di polveri, di fumi o di acqua potabile contaminata dal metallo e dai sali determina oltre ad alterazioni irritative dell’apparato respiratorio,  un’intossicazione cronica ad andamento progressivoe spesso irreversibile,  caratterizzata da lesioni dei gangli basali del sistema nervoso centrale,  e quindi disturbi di tipo extrapiramidale simili a quelli del morbo di Parkinson.  L’uomo introduce giornalmente,  con alimenti,  2,5 mg di manganese,  quantità che si ritiene sufficiente per coprire il fabbisogno ordinario.  Molti alimenti ne sono ricchi come ad esempio la scora d’arancia,  le fragole,  gli asparagi, e nell’uva,  poi lo troviamo in forma più lieve nelle verdure e nelle carni.

 

LO ZINCO

 

IL SIMBOLO DELLO ZINCO è “Zn”. Minime quantità di zinco sono indispensabili a tutti gli organismi viventi perché entrano nella costituzione di alcuni enzimi e coenzimi.  Negli organismi animali lo zinco è per esempio un costituente dell’insulina,  e inoltre dell’enzima che trasporta il biossido di carbonio nei globuli rossi.  Un apporto corretto di zinco è indispensabile per essere sempre in perfetta forma fisica.

 

19/04/2018

 

LO ZOLFO

 

Lo zolfo è uno di quegli elementi importantissimi dal momento che si trova in composizioni essenziali alla vita.  Lo zolfo è negli amminoacidi cisteina,  cistina e metionina,  in ormoni proteici come l’insulina,  l’ossitocina, la vasopressina e negli enzimi la cui attività enzimatica è legata alla presenza di uno o più gruppi solfidrici e anche in alcune vitamine.  Lo zolfo in natura è biologicamente rilevante:  i solfati presenti nel terreno vengono sintetizzati dai vegetali,  raggiungendo tramite le proteine vegetali,  gli organismi animali;  questi ultimi, in parte nelle urine,  in parte attraverso i processi di putrefazione a opera dei batteri aerobi e anaerobi,  eliminano rispettivamente sotto forma di solfato e di idrogeno solforato,  lo zolfo che ritorna così al terreno,  ricominciando il ciclo.  Lo zolfo finemente suddiviso in quantità massicce è tossico.  Lo zolfo elementare è poco solubile,  ma reagisce direttamente con le proteine formando solfuro di idrogeno,  il più tossico composto inorganico dello zolfo;  esso infatti,  oltre a irritare le vie respiratorie e gli occhi, è un veleno del sistema nervoso in grado di portare alla morte. Si ritiene che nell’aria una concentrazione di 0,028 g/m³ sia la massima tollerable,  anche se sopportabile  solo per alcune ore.  Continua nell’articolo “risposte ai lettori quarantadue cinquantanovesima parte”.

 

 

 

05/04/2018

 

Rispondo ai miei amici che mi hanno chiesto l’importanza del potassio.  Voglio ricordare però che le condizioni accentuate di iperpotassiemia o di ipopotassiemia sono molto pericolose per i notevoli riflessi sulla funzione cardiaca.

IL POTASSIO

 

Questo elemento chimico di importanza vitale per il nostro organismo,  il suo simbolo è  la lettera “k”.  È molto importante mantenere nelle cellule e nei liquidi organici un appropriato rapporto quantitativo tra potassio e sodio. Il potassio esercita un’impotante funzione sul muscolo cardiaco, diminuendo la forza di contrazione,  l’eccitabilità, e il buon funzionamento del cuore.  A forti dosi il potassio provoca la contrazione della muscolatura liscia e dei vasi sanguigni,  libera acetilcolina dai depositi tessutali,  stimola i gangli del sistema simpatico e la midollare del surrene,  aumenta la contrattilità dei muscoli scheletrici.  Il potassio viene introdotto nell’organismo con gli alimenti e viene eliminato soprattutto per via renale.  Continua.

 

06/04/2018

 

In certi soggetti con insufficienza renale acuta o cronica, nei quali esiste un deficit dell’eliminazione urinaria del potassio si possono instaurarsi stati si iperpotassiemia a seguito di forti dosi di potassio per via endovenosa.  Mentre a causa di varie situazioni patologiche come vomitoincoercibile,  diarree,  acidosi,  tumori surrenalici,  impiego protratto di certi diuretici,  si può verificare un’eccessiva perdita dell’elemento,  e quindi una condizione di ipopotassiemia caratterizzata dalla perdita dell’appetito,  nausea,  astenia,  crampi muscolari,  ileo paralitico,  confusione mentale,  turbe elettrocardiografiche con inversione dell’onda T e ipotensione.

Come gìa accennato il potassio come il sodio controlla l’equilibrio idrico dell’organismo.  Ha un effetto diretto sul sistema nervoso e si trova nei legumi,  specialmente in quelli secchi, nella  carne, nel pesce,  nella melassa,  nella frutta e nella verdura fresca,  nella frutta secca,  nella paprika,  nell’uva,  nelle patate, nei succhi di mela e di mirtilli,  nelle castagne ecc.

 

09/04/2018

 

IL  MAGNESIO

 

Anche il magnesio come il potassio è un elemento di notevole importanza per il nostro organismo,  in quanto indispensabile per il rilassamento muscolare,  inoltre favorisce l’eliminazione delle scorie. Il suo simbolo si distingue con MG.   Il magnesio è un elemento dotato di importanti funzioni biologiche;  ne sono ricchi i nostri muscoli e le ossa.  Di norma il siero contiene 1.6 mEq /1 di magnesio,  in parte combinato con le proteine plasmatiche.  Delle forti quantità di magnesio auunte con gli alimenti,  soltanto una piccola quantità viene assorbita,  dato che per la presenza del ph dell’intestino il magnesio forma idrossidi che hanno scarsa tendenza a superare la barriera intestinale.  la diminuzione del tasso di magnesio nel sangue (ipomagnesemia) provoca appunto spasmi e  convulsioni muscolari di tipo tetanico,  dovuti all’aumento dell’eccitabilità nervosa e muscolare.  Negli umani si conosce uno stato di carenza magnesiaca,  detta tetania normocalcemica,  associato ad un ridotto assorbimento intestinale dell’elemento e curabile mediante assunzione di magnesio per via parenterale.  Anche gli alcolisti cronici sono molto carenti di magnesio,  e tale carenza viene  da taluni messa in rapporto con le manifestazioni cliniche del delirium tremens.  Un fenomeno biochimico tipico degli stati di carenza di magnesio è costituito del deficit muscolare del potassio.  L’aumento delle concentrazioni ematiche del magnesio (ipermagnesemia)  determina astenia  e depressione del sistema nervoso centrale con paralisi neuromuscolare conseguente al blocco della liberazione di acetil-colina a livello dei nervi motori.  Tale effetto è antagonizzato dalla somministrazione di calcio.  A forti dosi il magnesio deprime il cuore e abbassa la pressione arteriosa per azione sui gangli simpatici.  In medicina molti sono i sali di magnesio adoperati a scpom diagnostico e anche terapeutico,  tra questi ricordiamo: La magnesia bianca,  antiacido, il trisilicato di magnesio,  usato come astringente e antidiarroico,  il citrato e il solfato di magnesio,  che ha proprietà purgative.  Il solfato di magnesio ha inoltre proprietà di  aumentare il flusso biliare,  con azione coleretica a piccole dosi e colagoga a dosi elevate.  C’è anche l’iposolfito di magnesio usato come antiallergico,  per via endovenosa nel trattamento dello shok anafilattico,  e l’ascorbato di magnesio,  usato come cardiodeprimente e neurodeprimente.

Dove si trova il magnesio a livello naturale?  Si trova nelle verdure a foglie,  nei mulluschi,  nelle noci,  nei cereali interi  nel miele naturale,  ecc.

 

10/04/2018

 

IL CLORO

 

 Il simbolo di questo elemento chimico è CI,  il cloro è un normale costituente dei tessuti animali e vegetali.  Negli umani,  o per meglio dire nei loro tessuti,  il cloro è presente in gran parte come cloruro di sodio.  Il sangue  contiene 300 mg di cloro per 100 g,  mentre due g di cloro/litro sono contenuti nei succhi gastrici sotto forma di acido cloridrico.  Esso ha proprietà ossidanti e denaturanti delle proteine inoltre è un tipico veleno del protoplasma  e possiede un’intensa e particolare azione battericida. Ad eccezione dei germi acido resistenti come il bacillo tubercolare,  i microrganismi vengono distrutti già a concentrazioni di 0.1-0,25 parti di cloro per milione.  L’impiego del cloro alimentare viene tuttavia limitato per l’azione irritante e corrosiva a carico dei tessuti.  Si preferiscono quindi i derivati inorganici,  i quali posti in soluzione,  liberano lentamente l’alogeno.  Continua

 

11/04/2018

 

L’azione germicida di questi composti viene definita in base al valore poercentuale del cloro disponibile,  cioè  in rapporto alla misura nella quale liberano in soluzione il cloro nascente.  I principali cloroderivati inorganici ad azione antisettica sono l’ipoclorito di sodio e l’ipoclorito di calcio. Il primo viene spesso adoperato in soluzione acquosa allo 0,5% (liquido di Carrel-Dakin) per detergere e disinfettare ferite e piaghe supurate.  L’ipoclorito di calcio è troppo irritante per essere adoperato sulla cute e sulle mucose;  viene invece largamente adoperato per disinfettare e deodorare locali infetti ecc.  Mentre tra i derivati organici che possiedono azione battericida del cloro vi sono le clorammine,  sostanze che esercitano azione antisettica fino a diluizioni di 1: 10 000.  Le clorammine sono meno attive degli ipocloriti,  ma hanno azione più prolngata,  irritano meno i tessuti e mantengono per lungo temp il loro potere ossidante,  per cui possono essere preparate e conservate in tavolette da sciogliersi nell’acqua al momento dell’uso.  Una clorammina di largo impiego è la tossil-clorammide o diclorina, polvere bianca-giallastra con debole odore di cloro,  contenente il 13% di cloro disponibile.  Per la sua ottima tollerabilità si adopera in soluzione acquosa allo 025-05% come disinfettante chirurgico. A causa del largo impiego del cloro possono avvenire degli avvelenamenti,  provocati dall’inalazione del gas, che è pericoloso già alla concentrazione di 1 :10000 e diventa letale alla concentrazione di 1 :1000.  L’inalazione del cloro provoca intenso spasmo della laringe e dei bronchi,  tosse,  dolore e sensazione di bruciore al petto e penoso senso di soffocamento.  Nei casi gravi compaiono in seguito edema polmonare, disturbi respiratori,  e insufficienza cardiocircolatoria.

 

21/04/2018

 

IL FOSFORO

 

Anche il fosforo è un elemento di grande importanza biologica;  si contraddistingue con la lettera o simbolo “P”.  È molto importante sia per la sua distribuzione ubiquitaria in senso anatomico,  sia per il grande numero di processi metabolici ai quali prende parte sotto forma di fosfato.  Nel sangue e negli altri fluidi fisiologici esso si trova sotto forma di fosfato bisodico e di fosfato monosodico,  solitamente nel rapporto di 4:1.  Nelle strutture ossee è presente sottto forma di fosfato di calcio,  che rappresenta la sostanza minerale dell’osso.  Nelle cellule predominano invece i fosfolipidi e le fosfoproteine oltre ai fosfati organici,  costituenti di numerose e importanti molecole,  tra cui l’adenosintrifosfato (ATP),  LE PURINE E L’ACIDO DESOSSIRIBONUCLEICO (DNA).  Ifosfati intervengono nelle tappe principali del metabolismo glicidico,  lipidico e proteico,  come pure nel meccanismo di eliminazione renale dei cataboliti acidi,  nel mantenimento del (pH) e dei livelli del calcio nel sangue.  I materiali chimici contenuti nelle cellule come prodotti di riserva energetica sono in gran parte costituiti da fosfati,  detti appunto “fosfati ad alto livello energetico”.  Numerose sono le malattie che si accompagnano a squilibri del metabolismo e del ricambio dei fosfati,  sono:  l’osteoporosi, l’osteomalacia,  il rachitismo, l’osteite fibrocistica,  l’insufficienza renale cronica.  Delle forme allotropiche del fosforo ha importanza tossicologica soltanto il fosforo bianco,  a cui si devono,  nell’industria,  non vari avvelenamenti da aspirazione di fumi volatili;  l’uso che si fa del fosforo bianco negli insetticidi e altri veleni,  se ingerito può provocare avvelenamenti che si manifestano con disturbi del tratto gastroenterico e lesioni successive a carico del fegato,  del cuore,  dei reni e soprattutto del sistema nervoso centrale.

Come abbamo capito il fosforo compie le stesse funzioni del calcio,  collabora alla conversione delle proteine in amminoacidi e all’assimilazione dei grassi e dei carboidrati. Ma perché calcio e fosforo vengano assimilati dall’organismo è necessaria la presenza della vitamina “D”.

 

13/04/2018

 

IL RAME

 

Il simbolo di questo elemento chimico è “Cu”.  Esso è presente nella struttura di numerosi enzimi ossidativi e costituisce un elemento essenziale per l’uomo.  Il rame interviene nei processi dell’osteogenesi,  nell’eritropoiesi,  nell’assorbimento intestinale e nel metabolismo del ferro.  L’uomo dovrebbe assumere giornalmente con la dieta 2,5-5 mg di rame,  questa è la quantità che dovrebbe sufficiente a mantenere l’equilibrio metabolico.  Il contenuto totale di rame nell’organismo umanoè valutato nell’ordine di 140-210 mg. le concentrazioni più elevate si hanno nel cervello,  nel cuore e nei reni. i livelli ematici del rame variano da 0,7 a1,6 mg/l e aumentano notevolmente nel corso della gravidanza.  Non si conosce ancora negli umani una sindrome da carenza di rame,  ma negli animali di laboratorio tenuto a dieta priva di rame è emerso che compaiono rapidamente alterazioni gravi come l’anemia, disturbi cardiaci e intestinali, alterazioni ossee,  difetti della pigmentazione del pelo,  ecc.  Mentre nel morbo di Wilson, che è una rara malattia umana dovuta ad un’eccessiva deposizione di rame nei tessuti conseguente al deficit congenito di ceruloplasmina. Negli ultimi anni si è scoperto che una eccessiva assunzione di rame e di ferro potrebbero essere in molti casi responsabili in parte del morbo di Alzheimer.  Continua nell’articolo “risposte ai lettori quarantadue cinquantottesima parte.

 

 

 

16/03/2018

 

ORGANI DI SENSO CAPACI DI

 

REAGIRE A STIMOLI SPECIFICI

 

Condizione essenziale perché l’organismo animale abbia delle relazioni con il mondo esterno e armonizzi le proprie funzioni viscerali è che esso abbia delle informazioni mediante le quali venire a conoscenza del mondo esterno ed interno.  Tali informazioni si basano su una proprietà biologica fondamentale e di portata generale:  l’eccitabilità o capacità di un substrato cellulare di avvertire e modificarsi in risposta a variazioni,  di varia natura,  dell’ambiente.  grazie a queste proprietà tutti gli organismi animali sono eccitabili,  a partire dagli organismi unicellulari (protozoi)  fino agli organismi pluricellulari  più evoluti ( per esempio i mammiferi).  Il fenomeno provocato nell’organismo si chiama eccitamento, i fattori fisici o chimici ambientali che lo provocano di chiamano stimoli.  Mentre tutti i fattori fisici e chimici introdotti in un ambiente lo modificano e modificano l’ambiente delle cellule, e di tutte le cellule, ma non tutti i fattori fisici e chimici possono provocare un eccitamento;  solo alcuni di essi sono in grado di farlo e solo su certe cellule a certe condizioni di intensità  (la minima intensità è detta soglia).  Ovviamente nei protozoi l’unica cellula che li costituisce è anche eccitabile;  ma nei metazoi,  cioè negli animali pluricellulari, non tutte le cellule che compongono l’organismo sono ugualmente eccitabili.  In alcune cellule l’eccitabilità è particolarmente evidente,  tra le quali troviamo le cellule recettrici specializzate.  E fra queste cellule recettrici alcune sono particolarmente sensibili ad un tipo di stimoli,  altre lo sono ad un altro tipo,  in modo che,  a seconda dello stimolo a cui sono più sensibili  (raggi luminosi,  onde sonore,  modificazioni di pressione,  temperatura,  stimoli chimici,  ecc.),  si potranno distinguere recettori visivi, recettori uditivi,  recettori tattili,  recettori termici,  olfattivi,  gustativi ecc.  Continua.

 

17/03/2018

 

L’eccitamento dei recettori,  quindi,  è un fenomeno peculiare che compare per la presenza nell’ambiente di uno stimolo specifico  (o adeguato) e che investe soprattutto la cellula recettrice specifica e poi si propaga a tutte quelle che con essa sono in connessione funzionale. In un certo momento o tempo ed in un certo punto della via di conduzione, diventa un fenomeno transitorio  e tutto o nulla diventa un fenomeno che si autopropaga, sempre uguale a se stesso.  Se ad esempio una compressione maccanica stimola la fibra terminale che caratterizza un recettore tattile cutaneo,  la membrana di questo,  prima carica positivamente verso l’esterno e negativamente verso l’interno,  si depolarizza,  cioè perde parte di questa carica e ne perde tanto più quanto più intensa è la pressione stimolante.  Quando questa depolarizzazione,  che si propaga nella fibra a partire dalla terminazione sensitiva,  arriva ad un certo punto,  innesca un processo inarrestabile e irreversibile che porta addirittura ad una inversione di polarità;  la membrana in questo punto diventa carica negativamente verso l’esterno e positivamente verso l’interno.  Continua.

 

20/03/2018

 

Questo processo una volta iniziato,  come ho già detto è inarrestabile.  Esso cioè una volta iniziato è rappresentato da un fenomeno che,    procede svincolato dalla causa agente e prosegue per conto suo fino al termine della sua corsa,  che è sempre la stessa,  qualunque sia stata la spinta iniziale;  per questa ragione si chiama fenomeno  “tutto o nulla”.  Si potrebbe fare un paragone:  se un qualcosa per esempio una valanga,  è trattenuta su un pendio da un impedimento,  applicando una forza appena sufficiente o maggiore di quella sufficiente, per togliere l’impedimento,  la palla rotolerà giù per il pendio fino in fondo;  tale evento ha una storia completamente indipendente  dal fattore che l’ha iniziata.  Un’altra caratteristica essenziale del fenomeno descritto è quella di autopropagarsi.  In questo esempio l’eccitamento tattile,  iniziato ad un certo punto della terminazione tattile,  automaticamente lungo tutta la fibra nervosa (in direzione cellulipeta) fino al corpo cellulare che si trova nel centro sensitivo ( ganglio spinale) e di là prosegue inalterato,  allontanandosi dalla cellula attraverso un’altra fibra (cellulifuga) fino al suo termine,  in corrispondenza del quale entra in contatto con altre cellule nervose (cfr.  Sistema nervoso di conduzione e centri).  Questo impulso che si propaga rappresenta l’unica lettera dell’alfabeto di questo processo di informazione,  perché i fenomeni sono uguali in tutte le fibre nervose.  Ma vi sono due aspetti diversificanti che caratterizzano l’informazione.  Vi è l’aspetto qualitativo:  ciascun tipo di informazioni viaggia in fibre nervose isolate e diverse cosicché gli impulsi tattili viaggiano in fibre nervose che portano soltanto informazioni tattil, gli impulsi visivi viaggiano solo in vie che portano solo informazioni visive,  quelli termici viaggiano in fibre che portano solamente informazioni termiche e così via.  Continua.

21/03/2018

 

L’altro aspetto è quello quantitativo,  che è in relazione al fatto che la frequenza ed il numero di questi impulsi dipendono dall’intensità e dell’estensione nel tempo dello stimolo.  Se l’intensità dello stimolo pressorio è alta,  la frequenza di impulsi che viaggiano nella fibra nervosa collegata con quella terminazione tattile è alta.  Se lo stimolo pressorio tattile è più prolungato,  gli impulsi si susseguono per un tempo più lungo,  sempre nella stessa fibra.   Riassumendo, la discriminazione qualitativa degli stimoli è possibile perché ciascuno stimolo agisce specificamente sui recettori propri,  intonati a quello stimolo,  e l’eccitamento evocato viaggia solo e isolatamentamente  nelle vie che partono da quei recettori; la discriminazione quantitativa tra stimoli della stessa natura è possibile in quanto i segnali o impulsi che si trasmettono hanno frequenza e durata nel tempo proporzionali all’intensità e alla durata degli stimoli stessi.  A questi due tipi di discriminazioni,  se ne deve aggiungere un terzo che,  in fondo, presuppone le caratteristiche prima descritte:  la localizzazione.  Esiste infatti il problema di localizzare il punto in cui un eccitamento tattile si origina.  Infatti la reazione motoria che eventualmente segue allo stimolo è specificamente orientata a seconda del luogo dello stimolo.  Due stimoli tattili,  se sono sufficientemente distanti nello spazio da colpire due terminazioni tattili,  producono eccitamenti che vengono localizzati in due punti diversi e avvertiti come distinti. Questa capacità di discriminare e localizzare due punti diversi viene chiamata “potere di discriminazione spaziale”.  Questo è molto importante per la conoscenza del mondo esterno,  perché permette di analizzare la forma degli oggetti esterni.

Quelli che ci danno le informazioni sulla forma e sulla consistenza degli oggetti con cui veniamo a contatto si chiamano “recettori tattili”.  Il numero di questi recettori,  per unità di superficie,  è importante perché quanto più in esso è alto tanto più dettagliata è l’analisi tattile della forma;  sui polpastrelli delle dita della mano, e sulla lingua questo numero è massimo.  L’informazione tattile si dilegua rapidamente pur perdurando lo stimolo.  Continua.

 

22/03/2018

 

Infatti noi avvertiamo un oggetto esterno quando inizialmente deforma la superficie cutanea, ma poi,  se la deformazione rimane invariata,  tale sensazione diminuisce e scompare.Questa è la ragione del fatto che, di solito non avvertiamo,  dal punto di vista tattile, i vestiti,  né altre forme di pressione costante.  Da non confondersi con i recettori tattili sono le “terminazioni dolorifiche” presenti in abbondanza sulla superficie della pelle e nella profondità dei tessuti.  Queste terminazioni si chiamano anche ” nocicettori” e ci forniscono l’informazione,  caratteristica per la sua sgradevolezza,  che abbiamo dagli agenti nocivi e lesivi della nostra integrità e che provocano sempre delle risposte di allontanamento e di difesa appunto perché tali agenti sono pericolosi non solo per i tessuti ma per la vita.  Anche per questo tip di informazione esiste la proprietà della localizzazione;  qui però non ha la funzione di permettere la conoscenza della forma degli oggetti,  come nel caso dei recettori tattili.  I nocicettori, inoltre,  provvidenzialmente non vanno incontro ad alcun fenomeno di adattamento con il tempo.  Il dolore permane invariato finché permane l’agente nocivo.  Altri recettori cutanei generali sono i ” termocettori”,  specialmente sensibili alla temperatura. Come ho detto a proposito della termoregolazione,  esistono due tipi di termorecettori per il caldo e quelli per il freddo.  Infatti esistono punti della pelle che danno solo sensazioni di caldo e altri punti che danno sensazione di freddo.  Essi sono molto importanti per il mantenimento della temperatura interna ad un livello costante.  Questo evidentemente richiede che essi inviino ai centri informazioni costanti per una data temperatura esterna costante; si è dimostrato che la frequenza dei loro impulsi è costante per ogni data temperatura.  Ma ciò che contrasta con il fatto empirico le nostre sensazioni termiche tendono a dileguarsi se la temperatura rimane costante,  e s equesta temperatura non è lesiva per l’organismo,  nel quale caso ntervengono altri recettori.  Evidentemente la contraddizione si può spiegare ammettendo che il fenomeno di adattamento è un fenomeno a carico dei centri nervosi a monte dei centri termoregolatori.  Continua.

 

24/03/2018

 

Anche nei muscoli abbiamo dei recettori,  sono importanti per la vita di relazione al pari dei recettiri cutanei (esterocettori); siccome sono sottoposti a stimoli interni, essi si chiamano  “propriocettori”.  I propriocettori ci informano sullo stato di tensione dei muscoli contratti o sullo stato di stiramento dei muscoli decontratti.  Ve ne sono di due tipi.  Uno di essi è una terminazione sensitiva avvolta su una fibra muscolare,  che viene stimolata dal cambiamento di forma della fibra muscolare, per esempio quando il muscolo viene stirato passivamente,  e viene messa a riposo quando il muscolo si accorcia attivamente.  L’altro tipo è rappresentato da una terminazione sensitiva che si ramifica sul tendine in cui continua la fibra muscolare;  essa viene stimolata dallo stiramento del tendine,  soprattutto quando tale stiramento è dovuto alla contrazione del rispettivo muscolo.  Le informazioni trasmesse da questi recettori, oltre a rendere nota la posizione delle parti del corpo fra di loro e lo stato di contrazione dei muscoli,  avviano anche dei riflessi caratteristici,  che riguardano la posizione delle parti del corpo fra di loro e perciò prendono il nome di reflessi “posturali”.  Uno dei più noti di questi riflessi è il riflesso antigravitazionale.  La forza di gravità tende a piegare le gambe a livello delle giunture sotto il peso del corpo.  Continua nel capitolo risposte ai lettori quarantadue cinquantaseiesima parte.

 

 

 

 

 

 

09/03/2018

 

Come agiscono gli ormoni sul sistema cardiocircolatorio? E su quello respiratorio?  Grazie Patty.

 

Gli ormoni agenti sul sistema cardiocircolatorio e sull’apparato respiratorio,  avviene che ogni qualvolta che,  attraverso vie nervose provenienti dal cuore o da altre zone, il centro cardioacceleratore ed il centro respiratorio vengono stimolati;  aumenta anche la dilatazione dei vasi del cuore, e dei muscoli scheletrici,  mentre diminuisce quella dei vasi dei visceri addominali e della pelle.  Le vie bronchiali vengono dilatate in modo da diminuire la resistenza all’aria.  Contemporaneamente a questo effetto,  mediato attraverso vie nervose,  vi è un effetto collaterale sinergico,  mediato attraverso ormoni.  I messaggi motori che partono dal centro cardioacceleratore e da quello respiratorio  vanno anche a stimolare la midollare surrenale.  Le cellule di questa ghiandola endocrina  (cellule cromaffini)  secernano l’adrenalina,  un ormone che ha gli stessi effetti dei messaggi motori simpatici sul cuore,  sui vasi,  sui bronchi.  L’adrenalina come sappiamo è dunque una sostanza cardioacceleratrice e vasodilatatrice nel territorio cardiaco e  in quello muscolare,  vasocostrittrice nel territorio viscerale;  è inoltre  broncodilatatrice.  Continua.

 

10/03/2018

 

Gli ormoni sono sostanze che hanno la caratteristica di essere secrete da ben determinate ghiandole o  cellule e di esercitare azione specifica su determinate finzioni di altre cellule e di organi bersaglio a cui giungono per via sanguigna.  Molte volte tra l’agente che stimola la secrezione di ormoni e le cellule secernenti è inserita una via nervosa.  In questo caso si parla più appropriamente di correlazioni neuro-ormoniche.  Molte funzioni dell’organismo sono quasi esclusivamente regolate da ormoni,  non solo l’apparato respiratorio e cardiovascolare,  ma come ho già scritto in un altro articolo,  vi sono correlazioni ormonali che operano in tutto il nostro organismo.  In questo caso il collegamento con il sistema nervoso è molto più difficile da precisare,  anche se indubbiamente è presente.  Si tratta di funzioni che rivestono un’importanza generale,  come l’accrescimento e la differenziazione dell’organismo,  la maturazione sessuale e i cicli sessuali dell’adulto e certi aspetti generali della macchina chimica che è il corpo umano.

 

12/03/2018

 

Sulla produzione di ormoni che presiedono alla regolazione delle funzioni sopraelencate assume spesso mansione direttiva l’ipofisi ghiandolare, detta anche adenoipofisi o ipofisi anteriore.  Questa poi è intimamente legata alla neuroipofisi estrema appendice dell’ipotalamo al quale convergono un’infinità di informazioni sensitive che viaggiano nel sistema nervoso di conduzione o provengono dalle caratteristiche del sangue stesso  (temperatura,  concentrazione salina,  concentrazione di sostanze alimentati,  ecc.).  È certamente a questo livello che si ha la connessione tra il sistema nervoso e la costellazione endocrina,  cioè un’integrazione che ha il fine di raggiungere lo sviluppo armonico e la salvaguardia dell’individuo e della specie.

La secrezione operante a livello intestinale è provocata dallo stimolo esercitato dal contenuto intestinale direttamente su cellule endocrine,  produttrici di ormoni,  presenti nella mucosa intestinale. praticamente il contenuto intestinale,  appena uscito dallo stomaco,  stimola la secrezione di secretina che a sua volta incrementa la produzione degli enzimi proteolitici propri del pancreas (tripsinogeno e chimotripsinogeno).  I fermenti proteolitici pancreatici continuano e completano la digestione acida dello stomaco.  Il contenuto in grassi dello stesso liquido intestinale stimola invece la secrezione di colecistochinina che a sua volta agisce promuovendo l’espulsione della bile dalla vescica biliare nel duodeno.  la bile contiene gli acidi biliari,  sostanze indispensabili alla digestione dei grassi.

 

13/03/2018

 

La secrezione degli ormoni operante a livello renale,  il contenuto di acqua e di sali di sodio nel sangue esercita la sua influenza su cellule di origine nervosa aventi funzione secernente e chiamate perciò “cellule neuroendocrine”,  localizzate nell’ipotalamo.  Queste cellule producono particolari ormoni polipeptidici,  quali la vasopressina;Questa,  arrivata con il sangue su certi recettori del nefrone,  agisce regolando l’assorbimento di acqua.  Quando il contenuto di acqua nel sangue è elevato e quello del cloruro di sodio è basso,  la secrezione ormonale è depressa e i tubuli collettori non operano il riassorbimento di acqua;  per questa ragione l’urina terminale aumenta.  Quando avviene il contrario invece il contenuto di acqua diminuisce e la concentrazione di cloruro di sodio ematico aumenta,  la secrezione di vasopressina viene attivata ed il nefrone trattiene la maggior quantità di acqua possibile,  perciò l’urina terminale diminuisce di quantità.

 

Quando gli ormoni agenti sugli apparati implicati nella  termoregolazione,  la regolazione della produzione e della dispersione di calore avviene in modo da mantenere costante la temperatura corporea interna.  Tale regolazione non è attuata soltanto attraverso informazioni sensitive,  che giungono ai centri termoregolatori situati nell’ipotalamo,  e attraverso messaggi motori che provengono dagli stessi centri e che raggiungono i visceri,  i muscoli,  e la pelle;  la termoregolazione per via nervosa è infatti coadiuvata anche da ormoni.  Prima di tutto la temperatura del sangue può influire anche direttamente sui centri termoregolatori.  Questi poi sono vicini ed in una connessione con l’ipofisi ghiandolare, da cui può essere secreto un ormone (ormone tireotropo) che incrementa il consumo di ossigeno e la produzione di calore di alcuni tessuti (fegato,  rene,  ecc.).  Sempre dagli stessi centri può essere per via nervosa,  avviata una stimolazione alla midollare della surrenale,  il cui secreto ormonale,  l’adrenalina,  agisce sui muscoli dei peli (delle piume degli uccelli) provocandone l’erezione.  Tale erezione fa aumentare lo strato di aria ferma intorno al corpo e diminuisce pertanto la dispersione di calore. L’adrenalina inoltre,  svolgendo azione vasocostrittrice sui vasi cutanei,  provoca diminuzione della irrorazione della pelle che diventa più fredda,  e anche per questa ragione disperde meno calore.

 

14/03/2018

 

Come ho già detto in un altro articolo,  ci sono ormoni che regolano l’accrescimento e sono gli ormoni somatotropi prodotti dall’ adenoipofisi (parte anteriore dell’ipofisi).  La sintesi proteica e l’accrescimento delle ossa vengono stimolati da questi ormoni.  La loro deficienza patologica produce nanismo,  mentre una patologica iperproduzione  produce gigantismo e acromegalia ( esagerato sviluppo della mandibola e degli arti)  la mineralizzazione delle ossa è anche sotto l’influenza di un altro ormone:  il paratormone,  proteina prodotta dalle paratiroidi.  Le ghiandole paratiroidi sono situate vicino alla tiroide e sono verosimilmente influenzate dall’ipofisi ghiandolare attraverso un ormone  paratireotropo secreto da quest’ultima.  Il paratormone innalza la quantità di calcio nel sangue e favorisce la sua deposizione nelle ossa.  Il livello delle ossidazioni cellulari a certi aspetti del differenziamento evolutivo dei tessuti sono sotto il controllo della tiroxina,  parte attiva dell’ormone prodotto dalla tiroide.  Anche l’attività secretoria della tiroide è sotto il controllo dell’ipofisi ghiandolare attraverso un altro tropo-ormone,  l’ormone tireotropo.

Gli ormoni che regolano lo sviluppo sessuale,  lo sviluppo normale dei caratteri sessuali secondari (femminili e maschili) è essenzialmente guidato da ormoni,  rispettivamente  dell’ovaio (estrogeni ) e del testicolo (androgeni).  Questa secrezione interna a sua volta  è stimolata da tropo-ormoni ipofisari,  le gonadotropine, cioè da ormoni che agiscono sulle gonadi;  infatti nella donna stimolano la crescita del follicolo ovarico (ormone folicolostimolante) e rispettivamente del corpo luteo ( ormone luteinizzante);  nel maschio stimolano la produzione di spermatozoi e la secrezione di ormoni androgeni.  Da quello che ho scritto si comprende  come tutto il ciclo estrale,  caratteristico della femmina dei mammiferi,  sia sotto il controllo delle gonadotropine,  che, mentre inizialmente stimolano lo sviluppo dei follicoli ovarici in cui maturano le uova,  in seguito stimolano la formazione del corpo luteo originato da cellule dello stesso follicolo dopo l’espulsione dell’uovo (gonadotropina luteinizzante).  Continua.

15/03/2018

 

Avvenuta la fecondazione e l’insediamento dell’uovo nell’utero,  il controllo dell’ipofisi ghiandolare continua ad esercitarsi attraverso l’ormone luteinizzante.  Al parto,  infine,  interviene un ormone dell’ipofisi nervosa, l’oxitocina,  che stimola la contrazione della muscolatura uterina per espellere il feto.  Durante la gravidanza e dopo il parto,  l’ipofisi ghiandolare  interviene con un altro ormone,  la prolattina,  la cui funzione nelle femmine  è quella di sviluppare la ghiandola mammaria e di indurre la lattazione.

Infine descrivo gli ormoni che regolano varie attività dell’organismo umano.  Anche in questo campo l’ipofisi ghiandolare assume un ruolo preponderante attraverso un tropoormone,  che influisce sulla funzione secretrice della corteccia delle ghiandole surrenali, l’ormone adrenocorticotropo.  La corteccia surrenale fabbrica ed immette in circolo una serie di ormoni che dal punto di vista della struttura chimica appartengono ai derivati del colesterolo (ormoni steroidei). Alcuni di essi,  il cortisone,  favoriscono l’accumulo di D.glucosio come glicogeno e frenano le reazioni infiammatorie.  Per questa ragione sono molto usati in terapia al fine di ridurre certi stati infiammatori (reumatismo).  Altri steroidi agiscono sul bilancio salino (addosterone)  incrementando la funzione di riassorbimento,  e quindi di risparmio di cloruro di sodio,  dei tubuli renali.  Altri due ormoni oltre al cortisone, interferiscono sul metabolismo del D-glucosio.  Essi sono fabbricati dalle isole di tessuto incluse nel pancreas e chiamate appunto isole di Langerhans. I due ormoni prodotti da queste isole sono l’insulina e il glucagone.  L’insulina fa diminuire il tenore di D-glucosio nel sangue,  in quanto ne favorisce sia l’accumulo,  come glicogeno,  che la itilizzazione  Il glucagone invece fa aumentare il tenore di D-glucosio nel sangue.  La produzione di questi ormoni è regolata dal livello di D-glucosio nel sangue.  Quando questo si abbassa viene  stimolata la produzione di glucagone e inibita la produzione di insulina;  viceversa accade quando il livello di glucosio nel sangue aumenta.

Patty,  ti ho parlato degli ormoni che regolano diverse attività dell’organismo.  Se lo vuoi più complicato devi solo dirmelo.

 

 

 

01/03/2018

 

LA RESPIRAZIONE E IL SUO

 

APPARATO  DUE

 

Dall’articolo precedente.    La superficie respiratoria polmonare e essenziale per il transito dell’ossigeno dall’aria nel sangue e per quello,  in senso contrario,  dell’anidride carbonica.  A questo punto si affaccia però un altro problema,  non meno essenziale,  che è quello del trasporto dei gas nel veicolo sanguigno.  L’ossigeno,  che entra nel sangue a livello della superficie respiratoria, nella massima parte viene utilizzato lontano da essa,  in tutti i tessuti dell’organismo.  E così l’anidride carbonica,  espulsa attraverso la stessa superficie,  proviene con il sangue,  da tutti i tessuti in cui si è formata durante la combustione delle sostanze organiche.  Un rapido conto permette subito di dire che,  Per soddisfare i bisogni dell’organismo,  l’ossigeno e l’anidride carbonica  trasportati dal sangue non possono essere allo stato gassoso,  perché troppo piccolo i volume di questi gas  che può sciogliersi nel sangue e di conseguenza troppo piccolo sarebbe il volume di questi gas già trasportato nel sangue nell’unità di tempo.

I gas in questione non solo devono essere sciolti fisicamente nel sangue,  ma anche combinati chimicamente in modo labile con alcuni componenti del sangue stesso.  Si sa infatti che l’ossigeno per la maggior parte,  è combinato con l’emoglobina a formare un composto labile,  “l’ossiemoglobina”, di colore rosso vivo.  Continua.

 

02/03/2018

 

L’anidride carbonica per la massima parte,  si trova legata agli ioni basici di sodio e di potassio,  a formare dei sali i bicarbonati,  o all’emoglobina stessa,  a formare un composto labile che è la carbodiossiemoglobina. Circa 20 ml di ossigeno si trovano combinati come ossiemoglobina  in 100 ml di sangue normale;  analogamente circa 60 ml di anidride carbonica sono combinati chimicamente in 100 ml di sangue normale;  di questi poco più del 5% è combinato come carbodiossiemoglobina.  Si può allora concludere che l’ossigeno dopo essere entrato in forma gassosa nel sangue della rete capillare polmonare (o bronchiale negli animali acquatici),  si combina rapidamente con l’emoglobina e sotto questa forma è per la maggior parte  trasportato con il sangue ai tessuti.  Qui invece succede il fenomeno contrario a quello fino a qui considerato:   l’ossigeno si stacca dall’emoglobina, e penetra nelle cellule, di nuovo sotto forma gassosa.  Tragitto inverso percorre l’anidride carbonica prodotta dalla combustione cellulare:  essa a livello dei tessuti,  penetra nel sangue sotto forma gassosa, nel sangue si lega alle basi  e all’emoglobina.  Sotto questa forma l’anidride carbonica viene trasportata ai polmoni (o alle branchie),   dove si stacca dai globuli rossi e dalle basi poi esce verso l’ambiente esterno sotto forma gassosa.

È chiaro perciò che nel trasporto dei gas respiratori l’emoglobina,  il pigmento caratteristico del sangue,  gioca un ruolo fondamentale.  Il sangue normale deve avere una certa capacità di trasporto per i gas respiratori,  altrimenti si manifesta una malattia,  nota con il nome di “anemia”.   L’anemia non è propriamente uno stato di deficienza di sangue,  come potrebbe far pensare il nome, ma è soprattutto una carenza di emoglobina.  Il sangue che per deficienza di emoglobina trasporta meno ossigeno,  non è in grado di far fronte alle condizioni di maggior bisogno di ossigeno,  per esempio nel caso di un intenso lavoro muscolare.

Difatti il sangue degli anemici trasporta per unità di volume di sangue,  un volume di ossigeno minore che nei soggetti normali e questo si fa risentire sulla capacità di lavoro dei muscoli,  in quanto hanno a disposizione meno energia.  Uno stato di anemia specialmente se prolungato  e cioè cronico,  altera  lo stato di nutrizione dei tessuti e quindi la funzionalità di tutti gli organi.

Spero che tutto sia stato chiaro.  Elena  Lasagna

 

06/03/2018

 

Grazie,  mi è stato tutto chiaro,  ora mi piacerebbe avere una spiegazione scritta del cuore,  puoi?

 

06/03/2018

 

Sì,  lo farò,  non tutto in un giorno ma ti prometto che l’avrai.

 

IL CUORE

 

Il cuore è una struttura piuttosto complicata, è all’origine ,  anche nel corso del suo sviluppo embrionale nell’uomo,  un tubo con pareti contrattili (miocardio).  Questo tubo poi si ripiega, la sua cavità viene suddivisa in pareti sagittali  (verticali) e trasversali (orizzontali) in quattro scompartimenti:  due atrii situati superiormente e due ventricoli inferiormente. Due solchi perpendicolari,  visibili dall’esterno,  e il decorso dei vasi superficiali che nutrono il cuore,  indicano approssimativamente tale compartimentazione.  Il cuore nel suo insieme è un organo carnoso, grosso press’a poco quanto un pugno,  di forma grossolanamente conica,  con la base superiore e l’apice, che è inferiore rivolto verso sinistra.  È situato nel torace,  tra i polmoni,  davanti all’esofago e all’aorta,  grossa arteria che nasce dal cuore e lo circonda formando un arco che volge a sinistra,  indietro e ben presto in basso.  Il cuore riposa sul diaframma,  sul quale è inserito il sacco pericardico che racchiude il cuore e che bisogna aprire per rendere  visibile l’organo.  Davanti al cuore si trovano il timo o ciò che ne è rimasto nell’adulto, e lo sterno,  e una porzione della cassa toracica.  Dalla base del cuore emergono anche l’arteria polmonare,  le vene cave, e le vene polmonari.  Aprendo il cuore per studiarne la struttura interna,  si vede che ciasun atrio comunica col corrispondente ventricolo per mezzo di un orifizio,  detto atrioventricolare,  munito di valvole che consentono al sangue di passare dall’atrio al ventricolo sottostante,  ma che impediscono il reflusso del sangue dal ventricolo all’atrio e assicurano così un  percorso a senso unico:  vene  →  atrio  →   ventricolo    →   arterie.  la valvola dell’orifizio atrioventricolare destra è detta valvola “tricuspide”,  perché formata da tre lembi laminari triangolari  (cuspidi),  la cui base superiore è saldats al bordo dell’orifizio, e il cui vertice,  l’orlo e la faccia esterna sono connessi per mezzo di corde tendinee ai muscoli papillari,  sporgenze della parete del ventricolo che,  contraendosi, tirano in basso i lembi valvolari e rendono pervio l’orifizio atrioventricolare.  Lo stesso avviene per  l’orifizio atrioventricolare sinistro,  che però è chiuso da una valvola  a due lembi detta biscupide o mitrale.  Continua.

 

07/03/2018

 

Se i  muscoli papillari sono rilassati e per effetto della contrazione ventricolare (sistole),  il sangue viene spinto in alto,  esso sposta nella stessa direzione anche i lembi valvolari che,  avvicinandosi e combaciando,  chiudono l’orifizio e impediscono il passaggio del sangue dal ventricolo all’atrio.  Il sangue invece è convogliato verso  l’arteria corrispondente ( aorta per il ventricolo sinistro e polmonare per il ventricolo destro),  anch’essa munita di valvole,  del tipo detto a “nido di rondine” (semilunari),  che lasciano uscire il sangue dal ventricolo verso l’arteria,  ma ne impediscono il reflusso.   Come ben si nota comunicano tra di loro la parte superiore e quella inferiore della stessa metà del cuore,  ma non comunicano tra di loro  le due metà che sono separate dal setto interatriale e dal setto interventricolare.  In tal modo non è possibile che dopo la nascita, si mescolino il sangue ossigenato a quello non ossigenato,  cioè quello che ancora deve andare ai polmoni con quello che ritorna.  Prima della nascita,  quando l’ossigenazione avviene attraverso la placenta ( e i polmoni non funzionano),  la maggior parte dell’atrio destro passa direttamente nell’atrio sinistro attraverso il foro di Botallo,  aperto nella parete interatriale,  immettendosi nel grande circolo invece di andare ai polmoni (piccolo circolo) che non funzionano ancora.  Un’altra parte del sangue evita il polmone passando dall’arteria polmonare all’aorta mediante un vaso arterioso ,  Il dotto di Botallo, che unisce le due arterie.  Il foro e il dotto di Botallo si occludono alla nascita, e così il grande  e il piccolo circolo vengono separati.  Quindi,  com’è facile comprendere,  la mancanza di tale occlusione è la causa di una malattia che può essere anche mortale,  perché non tutto il sangue venoso andrà ad ossigenarsi e di ciò soffriranno i vari organi e l’intero organismo;  questa patologia è detta “Morbo blu”.  Come in genere si riscontra negli altri organi cavi, le pareti del cuore sono formate da tre tuniche sovrapposte,  ma di natura diversa,  per esempio da quelle del tubo digerente.  Infatti all’interno del cuore  endocardio,  troviamo che continua l’endotelio o tunica interna dei vasi,  ed è formato da cellule di aspetto epiteliale, pavimentose a contorni frastagliati;  in mezzo il miocardio,  o tunica cardiaca media,  costituito da fibre muscolari striate simili a quelle scheletriche ma con particolari e caratteristiche che le distinguono da quelle.  Continua.

 

08/03/2018

 

Tali differenze consistono nella presenza di strie intercalari che sono i punti di unione e di ingranaggio della membrana avvolgente  (sarcolemma) di due fibre adiacenti;  nella posizione delle miofibrille,  situate alla periferia e non al centro come nelle scheletriche,  mentre al centro vi è il citoplasma (sarcoplasma) e il nucleo.  Del miocardio,  oltre al tessuto proprio,  ora descritto,  fa parte anche il tessuto di conduzione,  che è formato da un particolare tessuto muscolare,  costituito da cellule piliedriche  (non allungate) con abbondante citoplasma,  ricco di glicogeno e con scarse miofibrille,  spesso disposte a vortice anziché ordinate in fascetti lungitudinali,  le quali passerebbero nelle fibre del tessuto proprio.

Il tessuto di conduzione forma due accumuli o nodi,  situati uno nella parete del seno venoso dell’atrio  (nodo di Keith e Flack) e l’altro (nodo di Tawara) nella parete posteriore del setto interatriale in corrispondenza del solco atrioventricolare; da questo parte il fascio di Paladino-His che presto si biforca in una branca destra e una branca sinistra,  destinate alle pareti del ventricolo corrispondente.  Ricevuto l’impulso dal nodo del seno il sistema di conduzione è in grado di trasmetterlo rapidamente ai vari segmenti del cuore e così regolare il ritmo e la sequenza temporale della contrazione.  La terza tunica del cuore,  o tunica esterna,  è l’epicardio,  che ha i caratteri di una sierosa (è cioè come il peritoneo e le pleure)  e si continua con quella del sacco fibroso (pericardio),  che come ho già detto racchiude il cuore.

 

 

 

 

 

 

 

22/02/2018

 

Rispondo a Patty che mi ha chiesto una spiegazione dell’apparato respiratorio,  non troppo semplice ma nemmeno con troppi termini medici che non sa.

 

LA RESPIRAZIONE  E IL SUO

 

APPARATO

 

 

 

Incomincio col tenere presente che la degradazione degli alimenti organici nell’organismo, è un processo ossidativo,  lo dico perché questo processo di ossidazione comporta l’ utilizzazione dell’ossigeno atmosferico (aerobiosi) per ossidare l’idrogeno dei composti organici e per formare acqua ed anidride carbonica.  L’ossigeno,  questo elemento vitale per l’uomo,  è un gas che si trova nell’aria,  e l’anidride carbonica, anch’essa gassosa, prodotta dal nostro organismo viene riversata nell’aria;  questo fenomeno si chiama respirazione.  Gli scambi respiratori negli animali più semplici invece avvengono in corrispondenza della loro superficie,  ma con il complicarsi dell’organizzazione degli animali,  crescendo la massa corporea e il livello delle combustioni,  la funzione respiratoria non può essere espletata completamente dalla superficie del corpo.  Si sviluppa così una superficie supplementare che si organizza nelle formazioni lamellari delle branchie,  per gli animali acquatici,  e nei polmoni per quelli terrestri.  Nel complesso tale superficie raggiunge nell’uomo un’area di circa novanta m².  Questa grande estensione viene ottenuta con la suddivisione del volume del sacco polmonare in un’infinità di microscopiche camere,  che sono gli infundibuli e alveoli polmonari.  Continua.

 

23/02/2018

 

Per giungere agli alveoli,  l’aria deve penetrare nei polmoni percorrendo le vie aeree,  una serie di strutture anatomiche in forma di cavità e di canali che si risolvono terminando una ricchissima arborizzazione che costituisce il parenchima polmonare.  L’inizio delle vie aeree superiori, è situato nella testa;  l’aria infatti penetra attraverso le narici,  nelle cavità nasali le cui pareti interne sono tappezzate della mucosa nasale,  che cede umidità dell’aria e la riscalda.  Questi processi sono facilitati dall’aumento di superficie determinato dalla sporgenza dei cornetti dello scheletro sottostante:  sono le ossa turbinate dell’etmoide.  Attraverso le aperture posteriori delle cavità nasali,  dette coane,  l’aria passa nella faringe,  alla quale può giungere anche attraverso la bocca e l’istmo delle fauci.  Dalla faringe l’aria si immette nella laringe che è l’organo della fonazione,  ne attraversa il canale e giunge la trachea,  che ha la forma di un tubo rettilineo lungo circa dodici cm e che decorre verticalmente alla base del collo,  sotto la sporgenza del pomo di Adamo,  sino a circa la metà del torace.  Qui la trachea si biforca nei due tronchi principali,  o esterni,  che poi penetrano nell’ ilo del polmone.

 

La trachea come gli altri corpi tubolari  del nostro corpo è formata da strati o tuniche sovrapposte di tessuti molli di diversa natura (mucosa muscolare liscia e fibrosa),  ma a differenza di altri canali,  essendo necessario che resti pervia per non impedire il passaggio dell’aria,  la trachea è rinforzata da semianelli cartilaginei aperti all’indietro. La mucosa tracheale è tappezzata da epitelio ciliato che si continua anche nei bronchi,  così come avviene per gli anelli cartilaginei che però nei bronchi sono completi,  salvo spezzettarsi con il procedere della ramificazione dell’albero bronchiale.  Penetrati nel polmone,  i tronchi bronchiali si vanno ramificando dicotomicamente e diminuiscono man mano di diametro.  Si passa così ai bronchioli respiratori,  ai condottini alveolari e gli infundiboli che hanno forma di grappolo, essendo ricoperti dalle dilatazioni costituenti  le camerette alveolari.  Da notare come l’epitelio della mucosa, che nella trachea è alto e cilindrico, nei vari segmenti dell’albero bronchiale va assottigliandosi sempre di più,  fino a diventare estremamente appiattito in corrispondenza delle pareti alveolari.  Continua.

 

24/02/2018

 

Qui esso diventa epitelio respiratorio, cioè atto agli scambi tra l’aria e il sangue della fitta rete di capillari che gli stanno a ridosso,  ma che sono separati dall’epitelio per mezzo di una laminetta basale amorfa rafforzata da fibre elastiche.  Tutto il complesso dell’albero bronchiale, fino agli alveoli e al connettivo interposto tra essi,  i nervi e i vasi sanguigni e linfatici costituiscono i polmoni,  due grossi organi che hanno la forma approssimativa di una piramide a base triangolare.  La faccia mediale del polmone è alquanto incavata e in essa è presente l’ilo,  attraverso il quale entrano ed escono i vasi, i bronchi e i nervi;  si distinguono inoltre una faccia esterna o laterale,  convessa,  e una base che poggia sul diaframma;  l’apice giunge fino allo spazio situato dietro la clavicola in corrispondenza della prima costola.  Ogni polmone è diviso in lobi,  che si possono individuare bene all’esterno essendo separati dalle scissure interlobulari.  Nel polmone destro si notano due scissure e tre lobi,  in quello sinistro una scissura e due lobi;  a ciascun lobo corrisponde una suddivisione del bronco principale.  Ogni lobo è a sua volta suddiviso in lobuli,  separati da connettivo.  I polmoni sono rivestiti dalla sierosa pleurica,  pleura viscerale,  che senza interruzione,  si continua nella pleura parietale;  quest’ultima riveste il sacco pericardico e la parte interna della gabbia toracica nonché la faccia superiore del diaframma.  Resta circoscritta per ciascun ramo del torace una cavità completamente chiusa e vuota,  la cavità pleurica,  che circonda il polmone;  quest’ultimo però è esterno a detta cavità.

Ciascun polmone riceve sangue venoso,  cioè carico di anidride carbonica,  per mezzo del ramo omolaterale dell’arteria polmonare proveniente dal ventricolo destro e scarica il sangue ossigenato tramite le vene polmonari che giungono all’atrio sinistro.  Il sangue arterioso è però portato al polmone delle arterie bronchiali che provvedono alla nutrizione delle pareti dell’albero bronchiale e degli altri tessuti polmonari.  Nel polmone vi è anche una notevole rete linfatica tributaria delle numerose linfoghiandole presenti in prossimità dell’ilo e dei bronchi esterni.  Continua.

 

26/02/2018

 

La circolazione polmonare fa passare attraverso i polmoni tutto il sangue espulso dalla parte destra del cuore che contiene sangue venoso.  Il volume del sangue che viene spinto in tutto l resto del corpo(circolo somatico) dal cuore sinistro è uguale a quello espulso dal cuore destro,  cioè la portata sanguigna dei due circoli è la stessa.  L’albero circolatorio polmonare si sfiocca,  come l’albero circolatorio somatico,  in reti capillari.  Una rete capillare polmonare avvolge tutti gli alveoli.  Il sangue impiega circa un secondo a percorrere tale rete capillare e questo tempo è sufficiente a permettere gli scambi gassosi tra sangue e alveoli polmonari.

 

  Come il sangue è continuamente ricambiato,  così anche l’aria alveolare deve essere continuamente ricambiata, altrimenti la sua scorta di ossigeno si esaurirebbe in breve tempo.  Al fine di rimuovere l’aria dagli alveoli polmonari si attua il processo di ventilazione polmonare,  che consiste in ritmiche inspirazioni  (entrata dell’aria)  seguite da altrettante espirazioni  (fuoriuscita dell’aria): quello che si chiama comunemente ritmo respiratorio.  Nei mammiferi e nell’uomo la ventilazione è ottenuta con una ritmica dilatazione e restringimento della cassa toracica.  Queste fasi sono determinate dai muscoli toracici,  che sollevano e abbassano le coste e lo sterno,  e dal muscolo del diaframma,  che si solleva e si abbassa contro i visceri addominali.  I polmoni contenuti nella cassa toracica ne seguono passivamente le escursioni e si dilatano e si sgonfiano ritmicamente. Ogni atto inspiratorio ed espiratorio comporta un rinnovamento solo parziale dell’aria contenuta nei polmoni;  infatti,  nell’uomo una inspirazione introduce circa mezzo litro di aria nuova,  mentre l’aria totale contenuta nei polmoni e di circa cinque litri.  Gli atti respiratori si susseguono con una frequenza che nello stato di riposo,  è di circa quindici al minuto.  Questo ritmo è involontario, tanto è vero che prosegue indisturbato anche in assenza di coscienza,  come nel sonno.  Possiamo tuttavia modificarlo,  intensificandolo o rallentandolo,  e anche arrestarlo, almeno per poco tempo,  con l’ausilio della nostra volontà,  cioè con l’ausilio dei centri nervosi superiori.  Continua.

 

27/02/2018

 

Il ritmo automatico è presieduto da centri nervosi che sono situati nel midollo allungato,  in corrispondenza del quarto ventricolo.   L’interruzione delle connessioni di questi centri con il midollo spinale,  nel quale risiedono i nuclei nervosi per l’innervazione dei muscoli respiratori,  blocca gli atti respiratori e si ha la morte per paralisi respiratoria.   Lo stesso succede quando gli stessi centri respiratori vengono lesi direttamente da traumi e malattia polmonare.  Per esempio,  quando si cammina e si corre,  il consumo di ossigeno è maggiore che in condizioni di riposo;  la ventilazione polmonare aumenta e  con essa aumenta anche il sangue che circola attraverso i polmoni.  Esso infatti non riuscirebbe a ossigenarsi completamente se non vi corrispondesse un incremento del ricambio dell’aria nei polmoni. A tal fine deve verificarsi un aumento sia del ritmo respiratorio che della profondità dei respiri, e cioè il numero di atti respiratori al minuto e il volume dell’aria introdotta ad ogni inspirazione.  Questo fenomeno ha una duplice origine.  Da una parte è dovuto al fatto che l’attività motoria fa aumentare per esempio nella corsa,  i movimenti muscolari delle gambe,  influisce nello stesso senso,  e contemporaneamente,  anche sull’attività dei centri cardioacceleratori e su quella dei centri respiratori;  dall’altra parte,  questo fenomeno è dovuto al fatto che la scarsa ossigenazione del sangue,  e soprattutto  l’accumulo in esso di anidride carbonica,  che si verificano quando la ventilazione è infufficiente,  provocano l’eccitamento di particolari recettori,  chiamati “chemiorecettori”,  che sono situati a livello della biforcazione dell’arteria carotide comune. L’eccitamento di questi recettori ha l’effetto di inviare impulsi nervosi ai centri respiratori e di far aumentare la loro attività.  Anche qui come a livello renale,  si attua un meccanismo di salvaguardia dell’organismo;  esso interviene a regolare l’attività ventilatoria,  in modo da mantenere costante nel sangue la  tensione dei gas, ossigeno e anidride carbonica.  Continua.

 

28/02/2018

 

Nel rene,  la secrezione di un ormone antidiuretico,  controllata dal tasso di acqua, ne regola il riassorbimento da parte dei tuboli renali,  in modo da mantenere costante il livello idrico del sangue.  Nei polmoni la stimolazione dei chemiorecettori carotidei,  ad opera della tensione dei gas respiratori nel sangue,  regola la ventilazione polminare,  agendo sui centri automatici del respiro,  in modo da mantenere costante la tensione dei gas respiratori nel sangue.  C’è anche un’altro tipo di regolazione dell’attività respiratoria polmonare che entra in funzione in condizioni completamente diverse da quelle prima ricordate:  è la regolazione che si mette in atto quando si respira in aria rarefatta,  come in alta montagna o in un aereo il cui interno non sia pressurizzato a una pressione atmosferica corrispondente a quella del livello del mare.  La rarefazione dell’aria comporta la diminuzione della sua pressione totale e delle pressioni parziali dei suoi componenti gassosi;  nell’aria rarefatta quindi la pressione di ossigeno è minore e pertanto è minore anche la differenza di pressione di ossigeno tra aria alveolare e sangue. Conseguentemente diminuisce la quantità di ossigeno che entra nel sangue a livello polmonare.  Se non intervenisse un fenomeno regolatorio,  cioè ancora una iper-ventilazione,  si andrebbe contro ad una deficienza di ossigeno nel sangue (ipoossia).  In questo caso l’iperventilazione può avere solo l’effetto di innalzare la pressione di ossigeno negli alveoli,  la quale permette una normale erogazione di ossigeno.  L’aumento iperventilatorio della pressione di ossigeno qui si verifica anche perché l’iperventilazione provoca contemporaneamente una diminuizione dell’anidride carbonica nell’aria alveolare, oltre che nel sangue (ipocapnia); diminuendo la pressione parziale di anidride carbonica,  può aumentare la pressione parziale di ossigeno.  Mentre l’iperventilazione da lavoro muscolare,  è almeno in parte,  dovuta sia alla diminuzione della pressione di ossigeno che all’aumento della pressione di anidride carbonica nel sangue,  l’iperventilazione da aria rarefatta è dovuta solo ad una diminuzione della pressione di ossigeno nel sangue, e solo questa diminuzione agisce,  eccitando i chemiorecettori carotidei,  e attraverso questi,  i centri respiratori del midollo allungato.  Continua nell’articolo seguente:  La respirazione e il suo apparato due.

 

 

 

12.02.2018

LA SENSIBILITA’ ALLA LUCE DEL SOLE

Author: Elena Lasagna

12/02/2018

 

CHE COS’È LA LUCE?

 

Che bellezza la luce del sole e dell’acqua!   Eppure tutto questo viene considerato dal punto di vista medico una medicina e un cosmetico naturale.  Ma nasconde le sue insidie:  la luce è costituita da onde visibili percepite dall’occhio e che consentono di vedere dai raggi infrarossi,  che emanano calore;  dai raggi ultravioletti UVA e  UVB  ( i raggi UVC vengono arrestati nella loro corsa verso la terra dallo strato di ozono esistente nell’atmosfera). L’irraggiamento UV rappresenta solo il 10% dell’energia solare,  ma è la causa principale dell’insorgere delle allergie alla luce. In un individuo normale l’esposizione alla luce solare  provoca una pigmentazione immediata,  per quanto superficiale ed effimera ;  poi da 6 a 24 ore più tardi,  causa un eritema seguito da pigmentazione accentuata,  più profonda e durevole. Nel corso di qualche giorno si verifica un ispessimento dello strato corneo,  che abbinato alla pigmentazione limita gli effetti dell’esposizione alla luce solare.  Ma quando meno si può aspettarselo,  può instaurarsi una condizione fisica,  biologica ed anche psichica che provoca una reazione negativa della pelle.  La causa di questa condizione può essere determinata da difetti talvolta congeniti esistenti nel sistema fotoprotettivo della pelle:  carenza di acido nicotinico intracellulare,  mancanza di melanina;  difetti del sistema di ripristino dell’acido desossiribonucleico  (ADN);  difetti della sintetizzazione della vitamina PP.  Inoltre a volte può trattarsi di sensibilizzazione dermica provocata da qualche sostanza estranea all’organismo in se stesso,  ma immessa per via esterna.  Continua.

 

13/02/2018

 

Ci sono molte reazioni anomale che elencarle tutte in maniera dettagliata ci  vorrebbero molti giorni e magari poi  non interessano più di tanto,  anche perché  gli errori si fanno e molti non se ne curano affatto,   beh,  fatti loro.  Quello che veramente conta è la loro origine:  Possono essere di origine genetica e/o metabolica,  come pelle chiara,  molto chiara,  rossastra,  albinismo,  xeroderma,,  pigmentosi,  porfiria,  pellagra,  ecc.  Poi abbiamo le dermatosi aggravate dall’esposizione come ad esempio l’erpete,  vitiligo,  lichenismo,  discromie,  cloasma,  ecc.  Poi abbiamo le patologie derivanti dall’esposizione alla luce solare ripetuta e prolungata nel tempo,  come:  pelle prematuramente senile e cheratinizzata,  cheilite cronica e attinica,  ecc.

Le forme fototossiche con eritema e manifestazioni collateral,  forme fotoallergiche con prurito eczema acuto, lupus eritematoso, ecc. Eruzioni cutanee polimorfe di natura attino-reticolare,  la cui origine è forse ancora sconosciuta.  Da questa indagine di massima risultano sei gruppi di anomalie di base,  tra le quali l’albinismo,  che comporta l’essenza totale di pigmenti,  è una forma non più molto rara. Tutte le altre forme di fotosensibilizzazione sono invece molto diffuse anche se la maggior parte della gente tende cocciutamente ad ignorare.

 

Come ho già fatto notare negli anni precedenti,  i raggi assorbiti cronicamente dalla pelle possono alterare gravemente la struttura del tessuto connettivo.  Il risultato non è solo l’invecchiamento precoce della pelle,  ma,  sotto l’azione dei raggi ultravioletti,  le lesioni subite dall’ADN  (acidodesossiribonucleico, che costituisce l’elemento di base per il rinnovo delle cellule)  vengono riparate da speciali enzimi.  A lungo termine questi enzimi  svolgono sempre di più torbidamente la loro funzione,  per cui possono verificarsi delle mutazioni fisiobiologiche che tendono ad accentuarsi col passare degli anni.  A volte può svilupparsi persino una forma cancerosa.  Continua.

 

14/02/2018

 

Le principali malattie che vengono scatenate e/o aggravate dalla luce e che purtroppo sempre in aumento sono:  l’herpes,  che si insidia in prossimità di un orifizio naturale,  (bocca, narici, ecc.);  il cloasma,  una maschera d’ingrossamento dei tessuti che si forma in mezzo alla fronte e si ripartisce quindi su ambedue i lati sopra l’arcata sopracciliare.  La follicolite, che si presenta in forma di eruzione,  con piccole pustole simili all’acne localizzate sul viso,  sul petto e sulla schiena.  La regola generale da seguire è inequivocabile:  non bisognerebbe mai trascurare nemmeno la più piccola anomalia dermatologica e medica.  Sarà utile spiegare alle pazienti con questi disturbi di seguire alcune regole da non trascurare come ad esempio:  cercare di non restare a lungo nelle zone troppo soleggiate,  modificazioni drastiche di abbigliamento (coprirsi in modo adeguato)  Frenare o sospendere un uso incontrollato di medicinali,  cosmetici e altro,  ma proteggere la pelle usando un ottimo prodotto molto filtrante che blocchi i raggi UV ed accresce la resistenza naturale della pelle.  Oppure usando un prodotto  schermo totale caratterizzato da un fattore opacizzante,  costituito da una composizione inerte tipo ossido di zinco e diossido di titanio.  Questo prodotto ha il compito di riflettere i raggi UV,  bloccando la penetrazione profonda nella pelle.  Continua.

 

17/02/2018

 

Le sostanze comunemente definite fotosensibilizzanti,  cioè quelle che sotto l’azione dei raggi solari acutizzano la sensibilità cutanea,  impregnano l’epidermide e si verificano due tipi di reazione:  una normale e l’altra anormale.  Un’imprevista esagerazione della reazione normale:  si tratta di un eritema più o meno edermatoso del tipo “colpo di sole”,  che può arrivare fino all’ustione.  Le lesioni sono limitate alle zone esposte all’irraggiamento solare.  L’incubazione è breve,  dura solo qualche ora.

Reazione Anormale:  in questo caso la reazione è del tutto anomala e si presenta in forma di orticaria,  eczema,  prurito.  Si tratta di una reazione di tipo allergico,  definita “fotoallergia”;  l’incubazione si svolge in un periodo che va da sette a ventun giorni.  Fototossicità e fotoallergia si sovrappongono frequentemente l’una all’altra,  aggravando notevolmente la situazione.  In un gran numero di casi la sostanza fotosensibilizzante non può essere identificata (gruppo 6) e allora si parla di “lucite idiopatica”,  che comprende l’eruzione solare polimorfa,  l’attinoreticolosi, le varie idroanomalie,  ecc.

Le manifestazioni più correnti sono:  dermatite arborea,  si tratta  di una dermatosi abbastanza frequente,  che si instaura nei primi giorni di esposizione  all’irraggiamento solare.  È caratterizzata da macchie brunastre infiammate e ricoperte da rotonde bollicine pruriginose,  che riproducono con estrema precisione i contorni e le nervature delle piante e del fogliame con i quali la pelle è stata in contatto.  Poi abbiamo le dermatiti pigmentogene che sono caratterizzate da macchie bruno-scuro,  molto durature ed inestetiche.  Abbiamo la “dermatite classica” (chiamata a ciondolo)  Si presenta in forma tondeggiante  quasi perfetta più o meno largamente dimensionata,  di colore rosso-brunastro e situata nel bel mezzo del petto. Continua.

 

19/02/2018

 

L’argomento è di portata vastissima,  e questo elenco è piuttosto approssimativo e non troppo esauriente,  ma offre comunque alcune indicazioni molto affidabili al riguardo delle sostanza che danno sensibilizzazione alla luce,  le più cattive e già note ed accertate.

 

Incominciamo con “le furocurmarine”  sono presenti nel prezzemolo,  nel geranio,  nel finocchio,  fichi,  bergamotto,  vaniglia,  essenza di lavanda,  legno di sandalo,  ecc.

I “salici lanilidi alogeni e loro derivati”:  si tratta di sostanze antibatteriche,  tra cui la più comune  l’esaclorofene e d altre sostanze che sembrano essere state ritirate dal commercio.

 

Le “cicline e sulfamidici”  fenotiazine contenute nei psicotropici,  energetici, ecc.

 

Il “fluorocromo”,  contenuto in un colorante molto diffuso (l’eosina)  presente anche nei cosmetici come nei comuni rossetti per labbra,  ecc.

Come combattere questa fotosensibilità?  Si può ricorrere agli antistaminici,  che cortocircuitano lallergia;  alle gammaglobuline,  che rinforzano il sistema immunitario;  alla vitamina PP;  ai preparati antimalarici sintetici e in casi estremi,  ai corticoidi.  A volte possono essere utili alcune sedute preventive desensibilizzanti ai raggi UV,  che aiutano la pelle alla luce e limitano l’impatto dell’irraggiamento solare nei luoghi molto soleggiati.  Una particolare attenzione ai medicinali sulfamidici,  antibiotici,  tranquillanti,  diuretici,  lassativi,  contraccettivi,  tendono a fotosensibilizzare la pelle.

02/02/2018

 

 

LE   GHIANDOLE  PARATIROIDI

 

 

Le paratiroidi sono situate nel collo in prossimità della tiroide. Negli esseri umani sono quattro,  due suoperiori o interne,  site posteriormente alla tiroide nel suo stesso spessore,  e due inferiori o esterne,  poste sulla faccia posteriore dei lobi laterali tiroidei,  tra i rami dell’arteria tiroidea inferiore.  in alcuni individui possono trovarsi altre ghiandole paratiroidee chiamate paratiroidi ectopiche site in altre regioni del collo o nel mediastino,  mentre ammassi di tessuto analogo a quello proprio delle paratiroidi possono trovarsi anche nello spessore di altri organi come ad esempio “il timo”.  Hanno dimensioni molto piccole,  di forma ovale dal colorito giallo-bruno;  presentano una struttura follicolare,  con cellule disposte a cordoni,  e sono sempre ben delimitate da una lamina connettivale riccamente vascolarizzata.  La loro funzione è quella di secernere un ormone detto paratiroideo o paratormone,  che è il principale regolatore del livello ematico del calcio e interferisce quindi in molti processi biochimici generali dell’organismo.  Disfunzioni nell’attività paratiroidea possono provocare tetania (in caso di ipoparatiroidismo) ovvero atonia muscolare, calcolosi renale,  aterazioni ossee in caso di iperparatiroidismo.

 

11/02/2018

 

L’ormone paratiroideo o

 

paratormone.

 

Il paratormone è un ormone polipeptidico prodotto appunto dalle cellule principali delle ghiandole paratiroidee.  Il ruolo fisiologico del paratormone è legato strettamente al metabolismo del calcio.  L’ormone favorisce l’assorbimento del calcio introdotto con gli alimenti,  collaborando in questo con la vitamina D;   riduce l’escrezione renale del calcio e ne manda la mobilizzazione a livello delle ossa.   Attraverso questi effetti il paratormone regola l’eccitabilità nervosa,  controlla i processi della coagulazione e i processi contrattili a livello della muscolatura scheletrica e cardiaca,  determina infine il tenore calcico della parte minerale dell’osso. In caso di deficienza di paratormone o ipoparatiroidismo,  che si verificano di solito nel corso di processi tumorali a carico delle paratiroidi o in seguito all’asportazione chirurgica di queste ghiandole  si instaura una grande ipocalcemia,  con convulsioni tetaniche  che portano a morte per paralisi dei muscoli respiratori.  Nei bambini una lieve insufficienza di paratormone,  se associata alla mancanza di calcioo di vitamina  nella dieta, può essere responsabile di uno stato di eccitabilità muscolare o spasmofilia,  in cui seguono brusche contrazioni muscolari all’appicazione di stimoli anche lievissimi sui nervi o sui muscoli.  L’eccesso invece di ormone paratiroideo è una condizione piuttosto rara,  dovuta ad un tumore secernente delle paratiroidi.  Le caratteristiche dell’iperparatiroidismo sono l’ipercalcemia,  la decalcificazione di ampie zone delle ossa e la deposizione di sali di calcio sul rene e in altri tessuti.

 

05/02/2018

 

Mio marito ha una sciatica,  prima è stato colpito all’arto destro,  ora anche al sinistro,  è vero che la sciatica è una malattia psicosomatica?  Grazie!

Agnese

 

Non è da escludere che in qualche modo siano legate  anche alla psicogenesi,  quando si parla di nervi tutto è possibile.  Ovviamente i battibecchi a lungo andare non giovano alla salute in generale perché la sciatica è una nevralgia da irritazione del nervo sciatico.  Essa si manifesta con dolore superficiale e profondo,  intenso e trafittivo lungo il decorso del nervo e delle sue branche terminali.  All’inizio localizzato alla regione lombare,  poi si prolunga in quella glutea,  alla faccia posteriore della coscia ed esterna della gamba e del piede,  mentre in sede lombare tende a diminuire;  infine,  in fase regressiva alle regioni alte dell’arto.  Il dolore costringe all’immobilità e ad atteggiamenti antalgici,  decubito laterale sul lato sano con l’arto malato lievemente flesso al ginocchio, stazione eretta sull’arto sano con il tronco flesso verso il lato malato,  deambulazione a passi brevi con l’arto malato un po’ flesso mandando sempre avanti l’arto sano ecc.  Oltre la sciatica vera esistono altre due forme cliniche:  la sciatica radicolare o funicolare,  sostenuta da fattori artritici,  artrosici,  ernia discale,  ecc. a carico del rachide lombosacrale,  caratterizzata da una fase lombare del dolore molto più lunga e da un’insorgenza da sforzi muscolari.  E la sciatica plessurale legata ad artrite sacroiliaca,  di solito scatenata da un brusco movimento di torsione del tronco e  da altra causa occasionale,  si manifesta con dolori diffusi nella parte alta della natica.

 

LE  GHIANDOLE  SURRENALI

 

Le ghiandole surrenali sono poggiate sul polo superiore di ogni rene,  sono a forma di cappuccio e vi si riconoscono una parte gialla periferica o sostanza corticale o corteccia surrenale,  ed una parte centrale più scura,  detta sostanza midollare.  La parte corticale è costituita da cordoni cellulari che appaiono raggomitolati su se stessi nella parte più esterna  (zona glomerulare,  poi scendono dritti verso il centro della ghiandola (zona fascicolata) per terminare con un andamento disordinato,  anastomizzandosi fra loro (zone reticolare)tra i cordoni,  come in tutte le ghiandole endocrine,  corrono numerosi capillari sinusoidali.  le cellule della zona più esterna sono ricche di grassi e determinano il colore dell’organo.  Questa corteccia surrenale rappresenta una ghiandola endocrina distinta dalla midollare;  da essa sono state isolate numerose sostanze con funzione ormonale,  tutte derivate da un’unica struttura chimica steroidea,  ma con attività in parte comuni e in parte differenziate.  Sono stati descritti, ed alcuni anche sintetizzati ed usati in terapia,  come composti ad azione glicoattiva,  dei quali il principale rappresentante è il cortisone,  che interferiscono nel ricambio degli zuccheri ed in quello delle proteine,  hanno un’intensa attività antinfiammatoria ed incidono negativamente nei fenomeni immunitari.  Altri composti fra i quali l’aldosterone,  hanno maggiore attività sul ricambio dell’acqua,  del sodio e del potassio,  altri steroidi surrenalici sono del tutto simili agli ormoni sessuali.  La midollare surrenale è invece costituita da  vari tipi di cellule alcune delle quali sono dette cromaffini perché si colorano elettivamente con certi sali di cromo.  Da queste cellule derivano l’adrenalina e la noradrenalina,  due sostanze molto semplici che rappresentano i mediatori naturali delle sinapsi periferiche del sistema nervoso simpatico ed una certa quota di sinapsi del sistema nervoso centrale.  La loro attività provoca una vaso-costrizione periferica con conseguente ipertensione,  un aumento della gettata cardiaca,  un aumento dellaproduzione di calore,  una degradazione dei depositi di glicogeno,  e quindi “iperglicemia”,  una dilatazione dei bronchi,  un certo stato di eccitazione ecc.  Queste sostanze sono prodotte anche da altre piccole formazioni pseudoghiandolari distribuite lungo i nervi periferici o presso i grossi vasi,  queste formazioni sono note come “paragangli o organi cromaffini”.

 

08/02/2018

 

LE  ISOLE  DI  LANGERHANS

 

Le isole di Langerhans sono piccoli ammassi globosi di cordoni cellulari separati da capillari sinusoidali,  presenti in grandi quantità nel pancreas, esattamente nel “parenchima”  soprattutto nella porzione corrispondente alla  coda.  Tra gli acini ghiandolari del pancreas esocrino si trovano sparsi ammassi di cellule epiteliali in cui si riconosce una struttura a cordoni anastomizzanti,  frammisti a capillari sinusoidi.  Le cellule possono essere distinte in due categorie:  cellule pccole con granuli acidofili che non vengono sciolti dai trattamenti con l’alcool,  usato per l’allestimento dei preparati istologici,  e cellule più grandi,  con granuli che vengono invece disciolti dall’alcool.  Le prime dette cellule α o A, producono il glucagone;  le seconde dette β o B basofile producono l’insulina.  Alcuni studiosi descrivono altri tipi di cellule  (ϒ o C e D) che si trovano più o meno costantemente e la cui attività funzionale è incerta.

 

LA FUNZIONE DELL’INSULINA

 

Questo ormone secreto dalle cellule delle isole di Langerhans del pancreas,  permette alle cellule di tutto il corpo di ossidare il glucosio producendo energia.  La mancanza di insulina determina glicemia e glicosuria,  e cioè il “diabete”  (diabete mellito).  Prima della scoperta dell’insulina (scoperta nel 1921), e della sua somministrazione ai diabetici,  questi erano condannati a morire in un periodo di tempo abbastanza breve.  oggi l’insulina che è una proteina solforata,  si prepara allo stato cristallino e viene somministrata ai diabetici per via parenterale.  Con l’nsulina estratta dal pancreas di bue  e di maiale vengono effettuate varie preparazioni farmaceutiche che trovano impiego proprio nella terapia del diabete mellito.  Quand’è che si parla di insulino-resistenza? Quando occorrono più di 200U.I.  di insulina giornaliera per mantenere i valori glicemici nella norma. L’insulino resistenza può essere acuta o cronica.  La forma acuta si associa di solito a incidenti traumatici,  interventi chirurgici,  infezioni,  forti emozioni,  ecc. ed è dovuta a fattori antinsulinici nel plasma e negli organi.  la forma cronica deriva invece dalla formazione di anticorpi anti-insulina e si verifica dopo un certo periodo di terapia insulinica del diabete;  a essa si ricorre  utilizzando preparati insulinici ottenuti da una diversa specie animale.

 

10/02/2018

 

Si dice che il “timo” non sia importante,  e addirittura in molte persone si atrofizza,  è vero?

 

Detta così,  è molto superficiale,  in realtà è un organo molto importante ed anche di notevoli dimensioni nell’infanzia,  si atrofizza in maniera progressiva dopo la pubertà.  Si trova in uno spazio della cavità toracica,  nella parte mediana tra i due polmoni delimitato in avanti dallo sterno,  in basso del diaframma, posteriormente dalla colonna vertebrale,  mentre superiormente è in diretta comunicazione con lo spazio viscerale del collo.  Questa regione è distinta in due parti:  una anteriore,  più estesa e l’altra posteriore;  nella parte anteriore si trova questa ghiandola o organo che è un’importante stazione linfatica che regolerebbe nel feto e nel bambino lo sviluppo delle attività immunitarie.  Mano a mano che il bambino cresce,  dopo la pubertà,  perde la capacità di elaborare linfociti che in origine è più accentuata di quella degli altri organi linfopoietici  (milza, linfoghiandole).  La struttura del timo presenta una parte corticale costituita dal tessuto linfoide e una parte midollare contenente linfociti e grappoli di cellule situati in un reticolo  (corpuscoli di Hassall).  Il timo è un organo linfoide,  Sotto la sua influenza in epoca infantile si formano le cellule responsabili della produzione degli anticorpi che intervengono nelle reazioni di rigetto di tessuti omologhi trapiantati e delle reazioni  di ipersensibilità ritardata.  Si ritiene che la funzione del timo si svolga attraverso un ormone,  questo agirebbe sulle cellule degli organi linfoidi trasformandole in linfociti immunocompetenti,  precisamente in strutture capaci di formare anticorpi contro proteine estranee.  Il timo sembra anche coinvolto o implicato nella patogenesi delle malattie autoimmunitarie,  come l’artrite reumatoide,  il lupus eritematoso disseminato,  in cui si osservano reazioni di ipersensibilità nei confronti dei componenti dello stesso organismo.

 

 

 

26.01.2018

RISPOSTE AI LETTORI QUARANTADUE CINQUANTESIMA PARTE

Author: Elena Lasagna

26/01/2018

 

Vorrei che ci parlassi di alcune ghiandole endocrine in maniera approfondita,  grazie!

 

Alessandra e  Giovanni

 

28/01/2018

L’IPOFISI   (prima versione)

Incominciamo dall’ipofisi,  una delle ghiandole più importanti,  è piccola di forma ovoidale,  pesa circa 600 mg e si trova nella sella turcica.  La sua parte anteriore o adenoipofisi è costituita da cordoni di cellule epiteliali intercalati a capillari sinusoidali;  la parte posteriore o neuroipofisi è formata da cellule simili alla nevroglia.  Tra le due sezioni c’è anche una parte intermedia con struttura simile all’adenoipofisi.  I cordoni cellulari dell’ipofisi anteriore riversano direttamente nei sinusoidi il loro  e cioè gli ormoni somatotropo (o STH,  da somato Tropic Hormone),  IL CORTICOTROPO  (o  ACTH, da Adreno Cortico  Tropic Hormone),  il tireotropo  (o  TSH,  da Tireo Stimulating  Hormone),  le gonadotropine e la prolattina.  L’ormone somatotropo stimola lo sviluppo dello schelettro e delle parti molli,  il corticotropo e il tireotropo stimolano il trofismo e quindi la funzione rispettivamente delle ghiandole surrenali e della tiroide.  Le gonadotropine sono distinte in ormone follicolostimolante ( o  FSH, da Follicle  stimulating Hormone)  e ormone leutinizzante  ( o LH,  da Luteinizing Hormone)  che determinano la maturazione del follicolo ooforo e la stimolazione della spermatogenesi il primo,lo scoppio del follicolo e la stimolazione delle cellule interstiziali del testicolo il secondo;  la prolattina è un terzo ormone gonadotropo  (  o  LTH, da Luteo Tropic Hormone)  che regola la secrezione del corpo luteo e la produzione del latte.  Dalla neuroipofisi sono stati estratti l’Ormone antidiuretico  ( o ADH,  da Antidiuretic Hormone)  che favorisce l’assorbimento dell’acqua nei tuboli renali e provoca vasocostrizione,  e l’ossitocina che determina la contrazione del miometrio gravido. L’immissione nel sangue degli ormoni ipofisari è sollecitata da sostanze provenienti dalla neuroipofisi e soprattutto da certi nuclei ipotalamici ad essa collegati;  la secrezione inoltre è regolata per alcuni ormoni dal principio del  feed-back, nel senso che la produzione di una tropina è inibita da un certo livello ematico dell’ormone prodotto dall’organo bersaglio.

 

IPOFISI   (seconda versione) scegli quella che ti piace di più.

 

Come ho già descritto sopra,  l’ipofisi è una ghiandola molto importante,  localizzata nella testa entro la sella turcica dello sfenoide,  in stretta connessione anatomica funzionale con l’ipotalamo.  È detta anche ghiandola pituitaria.  L’ipofisi è di forma ovoidale,  può essere distinta morfologicamente,  funzionalmente ed embriologicamente in due parti:  la neuro-ipofisi,  che deriva come l’ipotalamo,  dalle pareti del terzo ventricolo e che deve essere considerata anche funzionalmente una parte dell’ipotalamo,  costituisce la porzione postriore della ghiandola  (lobo posteriore dell’ipofisi),  e  per la sua struttura è detta anche pars nervosa o lobo nervoso.  L’adeno-ipofisi,  che deriva da una invaginazione dell’ectoderma buccale detta tasca di Rathke e che sebbene strettamente controllata dall’ipotalamo,  è una vera ghiandola endocrina.  La neuro-ipofisi si presenta come un prolungamento dell’eminenza mediana ipotalamica formata da una parte sottile (stelo infundibolare) e da una parte allargata ( processo infundibolare o lobo posteriore dell’ipofisi).  L’adeno-ipofisi è formata da una parte tuberale che avvolge lo stelo infundibolare,  da una parte distale o lobo anteriore dell’ipofisi e una parte intermedia o lobo intermedio dell’ipofisi. L’asportazione dell’ipofisi determina conseguenze gravi ma non letali.  Dopo il taglio del peduncolo ipofisario la neuro-ipofisi si riorganizza,  continuando a mettere in circolo i suoi secreti a livello del moncone.  Si fa invece sentire la mancanza dell’adeno-ipofisi:  la tiroide,  le gonadi e la corteccia delle surrenali che diventano ipofunzionanti:  se l’individuo è ancora in crescita, la crescita si arresta,  compaiono alterazioni del metabolismo dei carboidrati e delle proteine.  L’adeno-ipofisi si presenta inoltre come un aggregato di cellule poliedriche disposte in cordoni,  le quali si distinguono in:  acidofile, basofile e cromofobe.  Sono stati identificati sei ormoni adeno-ipofisari,  l’ormone somatotropo,  o STH,  detto anche ormone della crescita;  la corticotropina o ACTH;  l’ormone luteotropo o prolattina o LTH;  l’ormone follicolo-stimolante o FSH;  l’ormone luteo-stimolante o LH;  l’ormone tireotropo o TSH.  Gli ormoni adeno-ipofisari vengono secreti dall’ipofisi sotto il controllo dell’ipotalamo.  Nella porzione dell’adeno-ipofisi detta pars intermedia viene secreto un ormone (intermedina o MSH o ormone melanocitostimolante) il quale favorisce la pigmentazione cutanea aumentando la sintesi delle melaninee disperdendo i granuli di pigmento entro i melanociti.    La neuro-ipofisi può essere considerata,  dal punto di vista sia morfologico sia funzionale,  una porzione dell’ipotalamo.  Le cellule che secernano gli ormoni neuro-ipofisari (la ossitocina e la vasopressina sono raccolte in due nuclei ipotalamici, il nucleo sopraottico e il nucleo paraventricolare.  L’attività della neuro-ipofisi viene compromessa irreversibilmente da lesioni di questi nuclei,  con la comparsa di gravi alterazioni del  metabolismo idrico (diabete insipido).  La distruzione dell’ipofisi può essere provocata da situazioni patologiche di natura displasica,  neoplastica, ecc.  per proliferazione tumorale o per semplice iperplasia si può avere invece un aumento numerico delle cellule ghiandolari secernenti,  a cui sono legate manifestazioni di iperpituitarismo. tra gli ipopituitarismi figurano il nanismo e l’infantilismo ipofisario, la cachessia ipofisaria o morbo di Simmonds,  la distrofia adiposo-genitale o morbo di Fröhlich, il diabete insipido. Le espressione di iperpituitarismo sono il gigantismo ipofisario, l’acromegalia,  la malattia di Morgagni o sindrome dell’enostosi frontale.  Continua con la tiroide.

 

LA  TIROIDE

 

La tiroide è una grossa ghiandola  dalla forma a farfalla situata nella parte anteriore del tubo taringotracheale.  È composta da due lobi laterali uniti da un istmo presenta spesso un prolungamento centrale detto piramide di Morgagni.  È costituita da tante piccole formazioni rotondeggianti (follicoli)  ciascuna delle quali presenta una cavità interna,  piena di una sostanza detta colloide e un involucro di cellule epiteliali che producono la colloide  e secernono l’ormone tiroideo.  I follicoli poggiano su uno stroma collettivale insieme con i capillari sanguigni e con isolotti di particolari cellule  (cellule parafollicolari)  che secernono la tirocalcitonina.  La tiroide è uno degli organi più abbontantemente vascolarizzati.  Essa secerne due tipi di ormoni:  la tirocalcitonina polipeptide secreto dalle cellule follicolari che controlla la calcemia,  e le iodotironine,  amminopacidi prodotti dalle cellule dei follicoli, i cui effetti sono rivolti essenzialmente al controllo del metabolismo.  Il nucleo delle iodotironine è costituito dalla forma levogira della  tironina alla quale possono legarsi due atomi di iodio (3.3- diiodotironina) oppure tre (3,5,3′-triiodotironina)  o quattro (  3,5,3’5′-triiodotironina o tiroxina)  Solo le due ultime iodotironine (T3 e T4)  sono attive dal punto di vista fisiologico e rappresentano perciò i veri ormoni tiroidei.  Nel sangue la tiroxina si trova per lo più legata a proteine,  nella concentrazione di 9 mcg/ 100 ml.  Solo la quota libera circolante,  pari a o’004 mcg /100 ml,  esercita l’azione fisiologica.  La T3 è più attiva della tiroxina,  rispetto alla quale è meno legata alle proteine plasmatiche.  Gli effetti fisiologici degli ormoni tiroidei sono rivolti essenzialmente al controllo del metabolismo. Le iodotironine aumentano il consumo di ossigeno in tutti i tessuti metabolicamente attivi e aumentano la produzione di calore.  Tale effetto inizia dopo parecchie ore dalla somministrazione,  diventa massimo dopo 5- 6 giorni per poi scomparire lentamente.  Gli ormoni tiroidei aumentano la glicogenolisi,  aumentano l’assorbimento del glucosio da parte dell’intestino e diminuiscono la produzione di insulina,  provocando di conseguenza l’iperglicemia,  con curva da carico di glucosio di tipo diabetico.  L’azione sul metabolismo lipidico consiste essenzialmente nella diminuzione della colesterolemia determinata all’aumento dell’eliminazione biliare del colesterolo.  Piccole dosi di ormoni tiroidei,  in sinergismo con l’ormone somatotropo attivano l’ anabolismo proteico; per contro dosi elevate lo accelerano negativizzando il bilancio dell’azoto.  Nell’ipertiroidismo il bilancio azotato è pertanto positivo;  l’eccesso di proteine tende ad accumularsi nei liquidi interstiziali provovando il mixedema.  La tiroxina esercita effetti stimolanti sul cuore:  aumenta la frequenza cardiaca e la gittata sistolica,  come pure l’eccitabilità del miocardio e la velocità del circolo.  L’ormone stimola inoltre l’accrescimeto scheletrico,  la maturazione sessuale e lo sviluppo psichico.  La secrezione tiroidea è regolata dalla tireotropina dell’ipofisi. L’ipofisectomia  provoca atrofia e ipofunzione della tiroide,  mentre la somministrazione di estratti ipofisari esalta la captazione dello iodio e la secrezione ormonale.

 

L’EPIFISI

 

L’epifisi è una piccola formazione aderente all’estremità posteriore del lV ventricolo.  La sua funzione endocrina avrebbe una certa influenza sullo sviluppo sessuale.  Questa ghiandola è situata nel fondo della scissura traversa del cervello,  nella regione diencefalica,  a ridosso del terzo ventricolo.  È  una piccola ghiandola di colore grigio rossastro,  del volume di un pisello. La sua base è collegata con il talamo ottico mediante un peduncolo formato da tre cordoncini per lato (peduncoli anteriori  o ambedue,  medi e inferiori).  L’epifisi è costituita da cellule poligonali con prolungamenti unici infossati a clava o sfioccati a pennello,  da cellule della nevroglia,  tra le quali sono presenti piccole cavità contenenti concentrazioni calcaree.  Malgrado la sua struttura non sia tipicamente ghiandolare,  essa produrrebbe un ormone (melatonina)  che agirebbe in senso depressivo sugli organi genitali;  la sua ablazione provoca infatti abnorme sviluppo delle gonadi da alcuni studiosi attribuita,  però alla lesione contemporanea di alcuni centri encefalici circostanti.  Ciascuna delle estremità delle ossa lunghe (epifisi ossea).  Le epifisi hanno anche forma varia,  in genere espansa;  sono costituite da una massa centrale di tessuto spugnoso,  rivestite da tessuto osseo, e in  corrispondenza delle articolazioni,  da cartilagine.Un sottile disco cartilagineo  (cartilagine epifisaria o di congiunzione),  che separa l’epifisi dalla diafisi,  ha capacità di produrre tessuto osseo e nella fase dello sviluppo,  provvede all’accrescimento in lunghezza dell’osso.  Nel prossimo articolo parlerò delle apratiroidi e della loro importanza.